domenica 20 febbraio 2011

Chiamando i caschi blu

[El País]
Rinchiuso nel Palazzo di Barbarossa, con il suo esercito di irriducibili e i suoi berretti verdi che cominciano a minacciare di disertare (a Bossi è scappato stasera “i giudici esagerano ma se Silvio è lì una ragione ci sarà”), Vaticalia è entrata con televisioni e video messaggi nella seconda fase della Repubblica di Salò, dopo aver superato di gran lunga le 120 notti di Gomorra.
Pasolini lo aveva preannunciato prima di essere ridotto a brandelli all’idroscalo di Ostia, ma i suoi eredi naturali sono degli autentici mentecatti, assordati dal denaro e accecati dai privilegi, non hanno mai capito le sue profezie (oggi compiute) sul potere della televisione e sulla degenerazione del linguaggio.
Giocando a fare i progressisti, gli antimoralisti e i garantisti, ma essendo in realtà semplici complici assoldati, piazzati con le loro figlie e nipoti nel calore della grande tostatrice della holding del vespone, hanno rinunciato vilmente alla propria tradizione partigiana, si sono dimenticati la questione morale di Berlinguer nella tasca del cappotto di pelo di cammello, immergendosi in libri e discorsi nel più ridicolo compromesso storico con il capoclasse.
Non hanno voluto capire che Falcone, Borsellino, Colombo, Boccassini, Di Pietro ed altri riformatori illuminati che rischiavano la vita fino a perderla a volte nell’impegno di cambiare il paese, erano le vere guide. Superbi, amorali, e arroganti, hanno pensato che i loro pari rispettabili non fossero quei magistrati rozzi che non capivano l’arte della politica; hanno piuttosto deciso di fumare e fare comunella nel Transatlantico di Montecitorio con tipi raffinati come il bibliofilo Marcello Dell’Utri, impiegato siciliano dello stalliere di Arcore (l’eroe Mangano), che ha fondato Forza Italia per salvare dal carcere sicuro B. ed è finito condannato lui stesso per associazione mafiosa, ma sempre sul suo trono.
Nel frattempo, il magnate del denaro prestato (non si sa da chi), circondato ovunque da pregiudicati, delinquenti economici e conti offshore, elargiva libri, champagne scadente, pizza riscaldata, viaggi lontani, serie e film di bassocosto e ben remunerati posti da opinionista agli intellettuali di sinistra, a condizione che non approvassero nessuna legge sul conflitto d’interessi.
E così Cosa Nostra e la Democrazia Cristiana continuavano a negoziare il bene del paese, Comunione e Fatturazione riduceva a un presepe vivente la Diocesi Ambrosiana del cardinal Martini, la Camorra si arricchiva ripulendo i rifiuti del nord e avvelenando i miserabili del sud, l’ IOR emetteva estratti senza timbri, Tremonti faceva la faccia da liberale bostoniano mentre la ‘Ndrangheta diventava la mafia di Milano e l’evasione fiscale e il debito pubblico raggiungevano quote mai viste. Periodo ripugnante suggellato due anni fa dal socialista e beato Sacconi che promosse un decreto illegale di discendenza neofascista dichiarando con mendacità superlativa, quando la Corte Costituzionale autorizzò la morte di Eluana Englaro, che fino a che fosse stato lui ministro, nessuno sarebbe più morto di fame o sete (e senza crocifisso) in Vaticalia.
La corruzione è come il poker e ha questo prezzo: vince sempre chi è più professionale, chi gioca meglio le carte, le buone e le cattive. Coloro che ricevono la bustarella per far finta di non aver visto nulla non passano neanche alla storia, quando il capoccia capitola. Sono soldati, comparse del capo. Quelli che hanno uno stecchino in bocca e avvisano quando arrivano gli sbirri. The Wire insegna questo, fra le tante altre cose: Stringer Bell è sempre Stringer Bell e quando crepa nessuno lo può sostituire: i rivali sono stati annientati prima, i suoi subalterni si dissolvono in preda al panico… È o lui o il caos.
A questo si è ridotta la un tempo celebre e ammirabile sinistra: comparse della famiglia rivale, collaboratori necessari de Il Ventennio. Avevano la coscienza sporca delle bombe delle Brigate Rosse, dell’elegante cortina di ferro, dei viaggi e dei sussidi del PCUS (Partito Comunista dell’Unione Sovietica), delle regalie sindacali, del non essersi potuti sottrarre all’abbraccio dell’orso mafioso. Hanno rinunciato ai loro principi. Lo capiamo. Lavorare stanca. Soprattutto a Vaticalia.
Ora il tram è arrivato alla stazione. È l’ora della verità. Stringer Bell è stato crivellato da Omar, il cecchino giusto, il tipo che conosce e fa rispettare le regole del gioco. La legge è legge, ed è la stessa per tutti. Questo è il gioco, amico. Però Stringer ha deciso di morire uccidendo. Il suo sigillo, il sua unica lascito, oltre all’annientamento del nemico, e all’imposizione della sua non-cultura e dei suoi non-valori, è l’impunità. A qualunque prezzo. Non importa (anzi è meglio) se lungo il cammino cade la Tavola di Mosè, cioè la Costituzione, o l’intero Stato di Diritto.
Il rumore di spade è assordante. Il clima è quello dell’11 Marzo della “Spagnaznar”, ma senza 192 morti. La menzogna è stata elevata al rango di ragion di Stato. Di anti-Stato. Non si tratta più di insultare l’altro dicendogli “non toccarmi la maglietta che si macchia“, né di tentare di comprare l’arbitro della partita e dire che lo ha comprato la squadra avversaria. Adesso si tratta di sostenerla, di mettere fuori causa l’Ordine degli Arbitri, di nascondersi nelle menzogne e scappare dal rogo volando il più alto possible, ossia fino al Quirinale. E denunciando approfittando dell’occasione, questo Stato golpista, questa avanguardia rivoluzionaria che vuole sovvertire la volontà popolare e per questo non esita a ricoprire di merda il nome dell’Italia.
La domanda è: Chi difenderà Omar, il giusto? Joe Proposizione? Lo stesso Omar? McNulty, Greggs e il suo tenente disilluso?
Temo proprio che la risposta sia questa: Napolitano con l’aiuto dei Caschi Blu.
O, come diceva Montanelli, una rivolta autorizzata dai Carabinieri.
Per coloro che non hanno visto The Wire, nella guerra fra Berlusconi e la Giustizia, il Parlamento e le televisioni sono il braccio armato per neutralizzare e piegare le toghe. In un esperimento di fissione a freddo in laboratorio, un golpe postmoderno e non cruento: l’ultima espressione del populismo imprenditoriale, perturbatore ed insaziabile, e per tanto paradossale, perché divora se stesso. Sempre che i bilanci funzionino. Il Partito Democratico, Fini e Casini insieme, non sembrano capaci di evitarlo. La stampa ci prova ma ha poco peso..
L’italia ha molle e contrappesi istituzionali sufficienti per sopportare quest’ultimo attacco disperato? Verrà Piazzale Loreto o l’esilio ad Antigua?
Fate le vostre scommesse.
Viva Vaticalia (o, alla fine, quello che ne rimane).

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