sabato 16 ottobre 2010

Rifiuti


Rifiuti, denuncia su Consorzi bacino: in 1250 pagati per non lavorare

Napoli, 13 ott (Il Velino/Il Velino Campania) - Il caos rifiuti in Campania si arricchisce, sul fronte burocratico, di nuove pagine. Nuove denunce aprono, infatti, squarci di cattiva gestione. Il Consorzio unico di bacino sta affondando nei debiti perché i Comuni non pagano. In una lettera di cinque cartelle indirizzata ai prefetti di Napoli e Caserta e alla magistratura, il commissario liquidatore Gianfranco Tortorano denuncia il paradosso: da una parte le stesse amministrazioni che dichiarano di non avere soldi per il Consorzio li trovano inaspettatamente per stipulare contratti con i privati; dall’altra questi distacchi per i contribuenti si traducono in un servizio pagato due volte. Un corto circuito evidente - poi - per i dipendenti (1250 solo per l’articolazione casertana) retribuiti - magari a singhiozzo, ma comunque retribuiti - per non svolgere il loro lavoro.


Rifiuti e tumori, scandalo Campania

INTERNAPOLI. È l’inizio del 2007 e la comunità scientifica internazionale lancia un allarme: c’è un aumento esponenziale dei tumori in alcune aree del napoletano del casertano. Tutto sarebbe legato allo smaltimento illecito dei rifiuti tossici , dall’inquinamento delle falde acquifere. L’opinione pubblica è allarmata e corre ai ripari la Regione che vuole vederci chiaro.


E decide di «allargare la quota di popolazione coperta da registri tumori, in particolare
estendendo l’osservazione alla provincia di Caserta e all’intera provincia di Napoli». La delibera è del 17 luglio e arriva l’ok unanime della giunta per stanziare 2,5 milioni di euro. E invece? E invece del registro non c’è traccia. Impossibile, quindi, istituire procedimenti penali per disastro ambientale o epidemia colposa. Perché non bastano pubblicazioni scientifiche o pur serie indagini epidemiologiche: occorre il registro ufficiale dei tumori che in Campania è istituito solo in provincia di Salerno e presso la ex Asl Napoli4.

Ci rientra per un pelo solo Acerra ma rimangono fuori comuni considerati a rischio come Giugliano, Villaricca o Qualiano. E Napoli, soprattutto. Tanto che ieri il pm Stefania Buda è costretta a chiedere l’archiviazione (si decide a novembre) dell’inchiesta per i presunti veleni smaltiti nella discarica di Pianura. Perché non bastano i dati a dispozione per dimostrare che abbiano inciso sulla salute di chi ha vissuto per anni accanto alla ex Difrabi. E così sarà per ogni inchiesta simile a meno che la presunta fonte di inquinamento non sia compresa nei 35 comuni dell’ex Napoli 4 o nel salernitano. 

Lo sappia in anticipo e si metta l’animo in pace chi abita vicino la discarica di Chiaiano o accanto quella di Terzigno. Nessuna inchiesta, nessuna ipotesi di futura class action senza il registro dei tumori. Senza contare che la finalità dello strumento è anche quella di sorvegliare l’insorgenza di patologia neoplastica in rapporto all’esposizione a sostanze cancerogene, biologiche e ad altri fattori di rischio. Niente da fare, per ora. 

«Ci fu un allarme e decidemmo - spiega l’ex assessore regionale alla Sanità Angelo Montemarano - di intervenire per evitare panico tra la popolazione. Coinvolgemmo pure l’Istituto superiore della Sanità e il ministero della Salute che inviò i propri tecnici per monitorare la situazione». E il registro per cui furono stanziati anche 2,5 milioni di euro? «Onestamente da lì a poco - spiega - lasciai la carica. E non saprei dirle perché non se ne fece nulla». Tre anni di buco, l’oblio sino alla richiesta di archiviazione per l’indagine di Pianura. Perché per dimostrare eventuali nessi tra le discariche e le morti non basta il registro dei decessi. «Il finanziamento fu stanziato ma non è mai seguito l’atto dirigenziale che erogava materialmente i fondi per il registro», spiega Vittoria Operato, giovane avvocato specializzata in tematiche ambientali e iscritta a Generazione Italia, l’associazione di Gianfranco Fini.

La legale segue l’associazione «la Terra dei fuochi», il gruppo che ogni giorno mette in rete i video dei roghi appiccatti nel Giuglianese per smaltire rifiuti tossici. Materie plastiche e copertoni, soprattutto. Miasmi terribili che appestano la salute della gente. «Se pure si istituisse il registro domani, ci vorrebbero almeno un paio d’anni - spiega il legale - per istituire un eventuale procedimento per il giuglianese. Altrimenti il muro delle risultanze probatorie non verrà mai scavalcato. Il registro delle morti, infatti, non basta a dimostrare nell’inquinamento ambientale la causa dei decessi».

Adolfo Pappalardo
ilmattino.it - 12/10/2010
http://www.internapoli.it

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