mercoledì 10 giugno 2015

Camorra:arresti e sequestri da 13mln contro clan Nuvoletta

(di Francesca Brunati)
   (ANSA) - MILANO, 10 GIU - E' un 'piccolo' impero dal valore di 13 milioni di euro quello sequestrato a Giovanni Nuvoletta, il figlio del boss morto anni fa Lorenzo, finito in cella all'alba di oggi con le accuse di associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, reimpiego di capitali illeciti e trasferimento fraudolento di valori.

A 'decapitare' il clan dei Nuvoletta, con due ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip di Napoli Egle Pilla, nell'ambito di un'indagine avviata dalla dda milanese e trasmessa per competenza a quella di Napoli, sono stati i militari del Gico della Guardia di Finanza di Milano. Le fiamme gialle hanno portato in carcere Giovanni Nuvoletta, ammanettato a Pogliano Milanese, e hanno notificato i provvedimenti anche a Antonio Manzo e Cosimo Migliore, entrambi gia' detenuti per altri reati.

Arresti domiciliari a Baranzate invece per la moglie Annunziata Manzo, i figli, e due nipoti e altre persone. E poi perquisizioni nelle province di Milano, Napoli e Caserta. Secondo le indagini, oltre ad aver agevolato i clan camorristici come la fazione Bidognetti, Nuvoletta, consapevole "'del timbro di mafiosita'' legato al suo cognome, conosciuto soprattutto in Campania", nel 2011 si e' trasferito, con i suoi piu' stretti familiari al Nord, in Lombardia, "perche' non c'e' la pressione. - sono le sue considerazioni in una intercettazione del dicembre 2013 - (...) ti conoscono... ma non ti conoscono... allora(...) ti vedono lavorare e non sanno quello che tu sei.. invece qua ti vedono sotto un'altra ottica, sei visto male in partenza".

E in Lombardia, si legge in uno dei provvedimenti del gip, tramite un meccanismo di 'scatole cinesi', ha reinvestito i capitali accumulati in passato con il traffico di droga, in "attivita' commerciali" e societa' intestandole a prestanomi - familiari e non - conservando la posizione di socio occulto e "di fatto esercitando" la loro la gestione. E non solo: sempre in una conversazione intercettata, il figlio Ciro ha ventilato l'idea "di riciclare denaro contante presso un casino'".

Tra le varie societa' al centro delle indagini ci sono quella Agricola Amozzarella, azienda produttrice di latticini con tanto di 800 bufale (da una trattativa poi sfumata per la loro vendita in Algeria si evince che il loro valore e' di oltre 2 milioni) e ristorante con sedi rispettivamente a Pogliano Milanese e Baranzate. Oppure la Cloudlet Horse Racing Team srl, che gestiva una scuderia ippica per la partecipazione a competizioni e gare nazionali e la vendita e l'acquisto di cavalli da corsa come 'Oianez', che ha partecipato anche al prix de Avignon, 'Pier Grif', 'Taikon' o 'Magico Capar'.

Le due societa' fanno parte dei beni mobili e immobili sequestrati oggi al clan per un valore di 13 milioni. Infatti la gdf ha messo i sigilli a 39 unita' immobiliari, 13 auto, 8 moto, 8 complessi aziendali (tra cui l'azienda zootecnica con superficie di 93 ettari con le bufale da latte), cavalli di razza, quote di otto societa' e numerosi conti correnti.

Oltre a cio' a Giovanni Nuvoletta, con la seconda ordinanza, e'stato contestato di aver messo a disposizione dei Casalesi, tra il 2007 e il 2009, il Lido Felix di Castelvolturno, lo stabilimento balneare di cui era titolare, per consentire agli affiliati di riunirsi in incontri "per concordare strategie organizzative" e nascondere le "armi del clan", tra cui quelle da guerra come due mitragliatori Kalashnikov e uno tipo AR7090, favorendo in particolare la "fazione Bidognetti" .

Infine, il figlio del boss defunto di Marano, con il traffico internazionale di stupefacenti che risale al 2000, ha agevolato "le attivita' dell'omonima organizzazione camorristica" di cui il padre Lorenzo era capo indiscusso.

sabato 6 giugno 2015

Casalesi e il «pizzo», nel mirino 350 aziende: 10 arresti, c'è anche nipote di «Sandokan»

Dieci persone, ritenute appartenenti alla fazione Schiavone del clan camorristico dei Casalesi, sono state arrestate dai carabinieri di Santa Maria Capua Vetere in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea.

Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni, detenzioni e porto d'armi, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbero imposto il pizzo a numerosi esercizi commerciali.

Nel corso delle indagini, partite nel 2013 e concluse a settembre 2014, i carabinieri hanno ricomposto una sorta di «Pagine Gialle» dell'estorsione sequestrando, in più occasioni, documentazione varia sulla quale gli estorsori hanno annotato, complessivamente, i dati relativi a circa 350 esercizi commerciali del Casertano ritenuti verosimilmente dagli inquirenti vittime delle richieste di pizzo. Le misure cautelari, 7 in carcere e 3 ai domiciliari, sono state emesse dal gip del tribunale di Napoli su richiesta Procura Antimafia partenopea.

Il meccanismo estorsivo utilizzato dal gruppo della fazione Schiavone del clan dei Casalesi, secondo gli inquirenti, è lo stesso usato per imporre gadget pubblicitari a negozianti dal gruppo guidato da Emanuele Libero Schiavone (uno dei figli dell'ex boss Francesco Schiavone), arrestato nell'aprile del 2012 e poi condannato.

Tra i destinatari degli arresti figura anche Omar Schiavone, 26 anni, nipote di «Sandokan». I carabinieri hanno individuato e sequestrato, nell'agenzia pubblicitaria ADV Service di San Marcellino (Caserta), riconducibile a uno degli arrestati, Raffaele Biondino, detto Lello, alcune liste manoscritte con i nomi di circa 300 commercianti che hanno consentito agli inquirenti di ricostruire l'entità dell'attività estorsiva. I quantitativi di gadget imposti alle vittime venivano convogliati proprio nella ADV Service. A coordinare l'attività illecita era Romolo Del Villano, dal carcere, attraverso ordini impartiti al figlio Giuseppe, detto «Romolino» (anche lui tra gli arrestati). 

Gli investigatori hanno individuato le cosiddette «nuove leve» del clan, che gestivano il pizzo tra Grazzanise e i comuni limitrofi tenendosi in contatto con gli affiliati più esperti in carcere. Le «nuove leve» si sono rese protagoniste anche di una rapina a mano armata ai danni di un bar di Casal di Principe, avvenuta il giorno di Capodanno del 2014. Il gruppo aveva a sua disposizione, inoltre, numerose armi (pistole e fucili) utilizzate per mettere a segno le attività illecite. Complessivamente sono stati ricostruiti undici episodi estorsivi anche se sono in corso ulteriori indagini per fare luce su numerose altri episodi. Le altre persone finite in carcere sono Federico Barrino detto «Paciotto»; Carmine Lavagna e Romeo Scarano.
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Maxi bliz contro i clan Vannella Grassi e Leonardi: ecco i nomi di tutti gli arrestati nell’area Nord

44 arrestiHINTERLAND - Sono 44 le persone arrestate nella giornata di ieri, durante la maxi operazione dei militari dell’Arma della Compagnia Vomero. Gli arrestati sono tutti affiliati ai clan Vannella Grassi e Leonardi, i gruppi criminali che da circa due anni dominavano Scampia e Secondigliano. Dei 44 arrestati, 9 affiliati risiedono in diversi comuni dell’area a nord di Napoli. Ecco tutti i nomi:
Strazzulli Francesco, 47enne di Mugnano; Magelli Gennaro, 26 anni di Qualiano; Michele Silvestro 31 anni di Giugliano; Parziale Gaetano 31enne di Giugliano; Esposito Marco 36 anni di Melito; Aurilio Vincenzo 53 anni di Melito; Minichini Giuseppe 29 anni di Melito; Barone Francesco 26 anni di Melito; Guarino Rosario 32 anni di Melito.

Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo camorristico, traffico di droga, detenzione di armi comuni e da guerra. Tra le accuse anche quelle di due tentati omicidi: l’agguato a Giovanni Esposito il 4 luglio 2012 a Secondigliano e quello a cui scampò Giovanni Giordano a Qualiano il 12 novembre del 2012.

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giovedì 4 giugno 2015

Scacco alla camorra di Secondigliano: 44 arresti, tra loro anche esponenti di Mugnano, Melito e Qualiano

L'arresto di uno degli affiliati (ilmattino.it)di Matteo Giuliani

NAPOLI. Nelle prime ore di questa mattina, a Scampia, in altri quartieri della zona settentrionale di Napoli ed in diverse città italiane, la Compagnia Carabinieri del Vomero e la Squadra Mobile di Napoli hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare che ha disposto il carcere per 44 indagati, emessa dal GIP presso il Tribunale di Napoli, su richiesta di questa Direzione distrettuale antimafia, nei confronti degli affiliati della consorteria camorristica denominata gruppo Leonardi, parte integrante del clan denominato Vanella Grassi.

Il provvedimento cautelare colpisce affiliati al gruppo Leonardi, a seguito delle indagini, sempre coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che avevano preso l'avvio nel pieno della terza faida, guerra che nel 2012-2013 aveva insanguinato Scampia e Secondigliano e che aveva contrapposto la Vanella Grassi, di cui la consorteria Leonardi era un pilastro fondamentale, al cartello Abete – Abbinante – Notturno.
Secondo quanto ritenuto dal Gip nell'ordinanza cautelare, attraverso le indagini, svolte in stretta sinergia dalla Squadra Mobile di Napoli, dai Carabinieri della Compagnia Vomero e dal Gico della GdF, si è giunti all'individuazione dei soggetti operanti quali gruppo di fuoco del clan Leonardi nonché organizzatori, direttori e gestori dell'articolata struttura di narcotraffico dei Leonardi, con forti propaggini anche nella capitale, ma irradiante da Scampia e da Secondigliano.

Apporto fondamentale alle indagini emerge dalle dichiarazioni di Antonio Leonardi e dei suoi tre figli (Alfredo, Felice e Giovanni), divenuti collaboratori agli inizi del 2014 ma altresì di centrale importanza sono indagini tecniche e sequestri operati dalle Forze dell'Ordine nel periodo 2012-2014. 

Sempre sulla scorta della valutazione del Gip, risulta di particolare importanza, sul piano investigativo, non solo la ricostruzione delle fattispecie associative (associazione camorristica e finalizzata al narcotraffico) e dell'organigramma di una consorteria estremamente articolata sia sul piano imprenditoriale che militare ma, al tempo stesso, l'avere fatto luce su alcuni episodi di natura 'militare' che si inseriscono a pieno titolo nella faida del 2012-2013, tra cui la completa identificazione di mandanti ed esecutori del tentato omicidio di Giovanni Esposito, capo del clan Abbinante, vicenda che diede ufficialmente inizio alla faida del 2012 (Secondigliano, 4.7.2012), nonché del tentato omicidio di Giovanni Giordano (Qualiano, 12.11.2012), altro affiliato degli Abbinante, sottogruppo Bastone; inoltre, di alcuni raid armati sulle principali piazze di spaccio, come Lotto P e Vela Celeste, veri e propri attacchi e contrattacchi militari alle roccaforti dei clan di Scampia. Contestualmente all'esecuzione dell'ordinanza cautelare, il Gico del Nucleo PT della GdF di Napoli ha eseguito un decreto di sequestro preventivo disposto in via d'urgenza dalla Dda nei confronti di beni riconducibili a congiunti e prestanome dei Leonardi.

Il contesto di queste vicende descrive quindi la storia recente degli assetti e delle fibrillazioni delle organizzazioni camorristiche dell'area di Scampia e di Secondigliano, ripercorrendo l'ascesa e la dissoluzione del gruppo Leonardi, nel periodo che copre e segue la guerra di camorra che li ha visti, alleati alla Vanella Grassi, contrapposti al clan Abete – Abbinante – Notturno.
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mercoledì 3 giugno 2015

Appalti a Casalesi, 10 anni all'ex sindaco di Villa Literno ed ex consigliere regionale Fabozzi

Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha condannato a 10 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa l'ex sindaco Pd di Villa Literno (Caserta) ed ex consigliere regionale Enrico Fabozzi. Il pm della Dda di Napoli Antonello Ardituro aveva chiesto 14 anni di reclusione.

All'ex consigliere regionale del Pd, sospeso dal partito nel 2010, dopo l'arresto, è stata contestata la concessione a metà degli anni 2000 di numerosi appalti a ditte legate al clan dei Casalesi, in particolare alla fazione Bidognetti, allora capeggiata da Luigi Guida detto «'o drink».

Il boss si è poi pentito accusando Fabozzi; le sue dichiarazioni furono poi confermate anche dal capoclan Antonio Iovine, divenuto collaboratore di giustizia nel giugno dello scorso anno.

Tra i condannati anche altri due pentiti: Massimo Iovine e Francesco Diana, i quali sono stati determinanti nel ricostruire l'accusa ai danni di Fabozzi e per questo hanno beneficiato dell'attenuante della collaborazione.

I giudici hanno condannato ad 8 anni anche i due imprenditori che avrebbero beneficiato degli appalti, Pasquale e Giuseppe Mastrominico, mentre due anni sono stati inflitti per il reato di voto di scambio all'imputato Nicola Caiazzo. Assolto l'imprenditore di Casal di Principe (Caserta) Raffaele Pezzella.

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Mugnano, colpo al clan “Amato-Pagano”: arrestato l’omicida di Francesco Feldi

francescoFeldi_secondigliano-liguoriMUGNANO - Colpo delle forze dell’ordine al clan “Amato-Pagano”. Carabinieri del nucleo Investigativo di Napoli hanno dato esecuzione a un’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere emessa dal GIP di Napoli a carico di Attanasio Liguori, 37 anni, di Mugnano di Napoli affiliato al clan camorristico degli “Amato – Pagano”.

Le indagini dei militari dell’Arma hanno consentito di individuarlo come uno dei responsabili dell’omicidio del 41enne Francesco Feldi, un appartenente al clan “Sacco – Bocchetti” –i rivali degli “Amato – Pagano”- ucciso a colpi d’arma da fuoco la sera del 19 febbraio 2011 a Secondigliano, esattamente nel rione Berlingieri.

L’omicidio si inscrive nell’ambito della faida di camorra di Scampia. L’eliminazione di Francesco Feldi, detto “o Tufano”, sarebbe stata decisa per contrasti tra i clan nella gestione degli affari illeciti sul territorio, in particolare per il controllo delle piazze della droga.

La svolta nelle indagini è arrivata grazie alle dichiarazioni di 3 collaboratori di giustizia e altre persone; tra queste, Mirko Romano, un 27enne di Napoli, rinvenuto cadavere il 3 dicembre 2012 sulla Strada Statale 162, anch’egli ucciso da numerosi colpi d’arma da fuoco.

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Camorra, guerra tra clan: polizia e carabinieri arrestano 40 persone

Carabinieri del comando provinciale di Napoli e agenti della Polizia di Stato della Questura del capoluogo campano stanno eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei riguardi di una quarantina di persone ritenute responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi, comuni e da guerra, e di tentati omicidi. 

La Guardia di Finanza di Napoli, inoltre, sta eseguendo un decreto di sequestro di beni per circa quattro milioni di euro nei confronti di alcuni degli indagati. Durante le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Polizia e Carabinieri hanno accertato i progetti di vendetta, compresi eventuali omicidi, messi a punto nell'ambito dei conflitti tra i gruppi camorristici «Leonardi» e «Vanella Grassi», ai quali - secondo l'accusa - fanno riferimento gli arrestati, contrapposti al gruppo «Abete - Abbinante». Il conflitto fra i clan di camorra - sempre secondo gli investigatori - era causato dal controllo delle attività illecite nell'area Nord di Napoli e nei comuni limitrofi di Melito e Mugnano. Nelle indagini, inoltre, è stata ricostruita la rete e l'organizzazione del traffico e dello spaccio di stupefacenti in quell'area.
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