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venerdì 4 gennaio 2019

La Cassazione conferma l'ergastolo per l'assassino di Gelsomina Verde

Non ci sarà nessuna revisione della condanna all'ergastolo per Ugo De Lucia, il killer della camorra accusato di aver ucciso Gelsomina Verde, la ragazza napoletana di 22 anni torturata e bruciata nel 2004 nell'ambito delle violenze della faida di Scampia tra gli scissionistì e il clan Di Lauro. Lo ha deciso la Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso con il quale De Lucia sosteneva che «pentitì, non meglio identificati, lo scagionerebbero».
Gelsomina venne seviziata per costringerla a rivelare il nascondiglio di Enzo Notturno degli scissionistì. La ragazza non era in grado di fornire notizie: fu uccisa a colpi di pistola e bruciata nella sua auto. Per la Cassazione, il killer non ha «alcun documento o atto che possa richiamarsi al concetto di prova nuova limitandosi a lamentare l'esistenza di mere asserzioni prive di qualsiasi sostegno». Confermata l'ordinanza della Corte di Appello di Roma che il 31 maggio 2018 aveva detto no alla revisione della condanna emessa dalla Corte di Appello di Napoli il 19 aprile 2007.

https://www.ilmattino.it

venerdì 10 novembre 2017

Vittima innocente di camorra, giustizia per Genny. I camorristi chiedono perdono: «Siamo stati noi»

NAPOLI. Hanno chiesto perdono. Hanno ammesso la colpa. Hanno sparato anche loro a Genny Cesarano, il ragazzino al quale la Sanità ha dedicato un monumento nella piazza principale, morto il 6 settembre 2015, vittima innocente della camorra che fa fuoco e uccide anche chi non c'entra. "Ero venuto al processo per giocarmela - ha detto l'imputato Mariano Torre nella sua appassionata dichiarazione resa dopo la requisitoria del pm - ma di fronte al padre di quel ragazzo presente in aula non me la sento di negare che c'ero anche io quella sera, nel gruppo che ha sparato". 
Questo potrebbe trasformare l'ergastolo chiesto per loro dal pm in una condanna con attenuanti generiche. Nel corso di un'udienza alla quale, come per tutte le altre, era presente in aula il padre di Genny, Antonio, i due alla sbarra, Mariano Torre - assistito dall'avvocato Sergio Morra - e Luigi Cutarelli, hanno chiesto scusa alla famiglia della vittima. Con Ciro Perfetto e Antonio Buono attenderanno la sentenza annunciata per il 6 dicembre. 
In parte prevedibile, l'ammissione degli addebiti e la richiesta di perdono dei due imputati sotto esame ieri, dopo quella già fatta da Perfetto, prima della requisitoria del pm della Procura di Napoli Enrica Parascandolo. La ricostruzione dell'omicidio non cambia, è la stessa che conosciamo. Il raid armato fu ordinato da Carlo Lo Russo, ex boss del quartiere di Miano, ora collaboratore di giustizia, che in una delle sue prime confessioni aveva raccontato di aver chiesto ai suoi ragazzi "una stesa per punire l'offesa del capoclan avversario, Pietro Esposito ", che venne ucciso l'anno dopo, responsabile a sua volta di una "stesa" dimostrativa al rione don Guanella, sempre a Miano, la zona dove pure risiedono i "Capitoni" Lo Russo. 
Cutarelli, che ha vent'anni e ha già un ergastolo a suo carico, e Torre - stessa pena - ieri mattina, prima delle discussioni dei difensori, hanno ammesso di aver partecipato all'omicidio. È stata anche data parziale lettura in aula di una lettera inviata ai giudici da Lo Russo, che, dopo aver detto di essere stato il mandante della sparatoria, aveva sostenuto che "pur di portare il risultato a casa, i ragazzi avevano sparato all'impazzata in quella che doveva essere una stesa", colpendo così a morte il diciassettenne mentre tentava di mettersi in salvo fuggendo - riporta Repubblica - Nella lettera di ieri il collaboratore di giustizia, che aveva anch'egli chiesto scusa alla famiglia di Genny, ha sottolineato stavolta che "teme per la propria incolumità". All'esame dei giudici è ancora tutto da decifrare il comportamento processuale dell'ex boss. Il quarto imputato, Antonio Buono, al momento resta fermo nel proposito di non confessare. Ma c'è l'ultima udienza, prima della sentenza, il 6 dicembre. 
In aula anche il presidente della Municipalità San Carlo Arena, Ivo Poggiani. "Oggi questi ragazzi chiedono perdono - ha scritto in un post sul suo profilo Facebook - alcuni di loro seppur ancora giovanissimi hanno già altri ergastoli sulle spalle, ma che sia vero o no il loro pentimento, passeranno tutta la vita in galera. È un fatto". Non si è risparmiato quest'altro dolore il padre di Genny, Antonio Cesarano: "Perdono? Non ho tempo, non faccio altro che pensare a Genny e preparo l'associazione intitolata a lui per sottrarre i ragazzi alla camorra".

http://www.internapoli.it

martedì 6 settembre 2016

Napoli, il racconto di Valentino «Io, 19enne sopravvissuto alle stese»

«Quella mattina dovevo andare al mare, aspettavo gli amici per trascorrere la prima giornata di svago, magari in vista di una breve vacanza che avrei dovuto trascorrere in Spagna. Un sogno atteso da mesi, dopo un anno di lavoro, avevo messo da parte qualche risparmio. Un sogno che si è infranto in una manciata di secondi». È il dieci agosto scorso, sono da poco trascorse le tredici in via Marco Aurelio, quando al rione Traiano scoppia l'inferno. È così che l'estate di un ragazzo di 19 anni, si chiama Valentino Esposito, cambia all'improvviso: si ritrova al centro di quelle che oggi vengono chiamate «stese» - agguati plateali per rimarcare il proprio dominio del territorio -, viene ferito gravemente all'altezza dello stomaco. Non morirà. Un miracolo, il suo. Meno di un mese dopo, ripercorre la sua estate in ospedale con il Mattino: «Non riuscivo a capire cosa fosse accaduto - dice oggi il 19enne ripensando a quella mattinata del giorno di San Lorenzo - so solo che mi portarono qui in ospedale, dove sono stato operato da medici in gamba, dove sono stato salvato e da dove spero di uscire presto in buone condizioni di salute».

Valentino Esposito è ancora in ospedale, al San Paolo, accudito dai genitori, amici e parenti. Un miracolato - insistono i medici - mentre si attende l'esito dell'ultima radiografia, in vista del possibile via libera per il ritorno a casa: diaframma, fegato e polmone colpiti dalle schegge del colpo esploso quella mattina, sarebbero bastati pochi millimetri ad uccidere un ragazzo estraneo al crimine, raggiunto per errore nel corso di un agguato camorristico.
Da allora indagini della Mobile del primo dirigente Fausto Lamparelli, che hanno escluso ogni coinvolgimento del ragazzo in dinamiche criminali, ma anche della donna che stava affacciata al balcone, lì a pochi passi da Valentino Esposito. Ma chi è il 19enne ferito? «Lavoro, vivo qui al rione Traiano, non chiedo di lasciare Napoli, ma di vivere in una società migliore, magari con una massiccia presenza di forze dell'ordine. Mio padre è un lavoratore, è impiegato in un'agenzia nautica, ma è stato anche nel corpo dei vigili del fuoco; mio nonno è cavaliere della Repubblica, dopo una vita con i vigili del fuoco, insomma in famiglia siamo tutti per la legalità. È trascorso quasi un mese, ma davvero non riesco a capire chi e perché mi ha provocato queste ferite. Mi stavano ammazzando senza un motivo».

Un inferno, quel dieci agosto scorso, in periferia: alle sei del mattino vennero esplosi otto colpi in zona rione Traiano, tanto che qualcuno pensò ad una festa all'alba per San Lorenzo, in attesa della notte per le stelle cadenti; poi alle tredici la probabile risposta, ancora un agguato nel corso del quale vengono feriti Valentino Esposito e una donna colpita mentre stendeva i panni da asciugare al balcone del primo piano; poi, in serata nuovi spari in zona Loggetta. Ma è il padre di Valentino, Ugo Esposito a prendere la parola: «Abbiamo ricevuto vicinanza e solidarietà da parte di gente comune, di persone che ci conoscono, dagli stessi agenti della polizia che sono venuti a fare un sopralluogo a casa nostra. Credevano di trovare qualcosa di compromettente per motivare un possibile coinvolgimento del ragazzo con l'ennesimo episodio di far west cittadino, ma si sono ricreduti subito. Hanno fatto il loro lavoro e la loro presenza ci ha confortato».

www.ilmattino.it

giovedì 16 giugno 2016

Ucciso per una sigaretta: killer della “paranza dei bambini” condannato a 20 anni

Di Dario Moio

NAPOLI – Vincenzo Costagliola è stato condannato a 20 anni di galera all’interno del processo che ha portato alla sbarra la “paranza dei bambini”. Il giovane è ritenuto responsabile dell’omicidio di Maurizio Lutricuso, 24 anni, ucciso il 9 febbraio 2014 nel parcheggio di una discoteca di Agnano.

Dopo alcune scintille tra due gruppi di ragazzi, Lutricuso fu attirato all’esterno e con la scusa di una sigaretta negata, fu aggredito dai killer: contro di lui furono esplosi diversi colpi di pistola che lo ferirono mortalmente all’addome e al torace. A nulla valse l’intervento degli uomini della sicurezza del locale: il ragazzo morì poco dopo all’ospedale San Paolo.

Il killer fu incastrato grazie alle intercettazioni, stava raccontando ad un amico la dinamica dell’omicidio: “L’ho schiattato con sette botte in petto. Ti è piaciuto?”.

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venerdì 10 giugno 2016

Ciro, l’ultima vittima innocente della camorra: una scia di sangue che conta oltre 150 morti

Di Dario Moio

ciro
NAPOLI – La camorra continua a sparare. I killer hanno agito nel tardo pomeriggio di ieri a Ponticelli all’angolo tra via Bartolo Longo e via Cleopatra. Prima di dileguarsi a piedi tra i vicoli delle palazzine, sull’asfalto hanno lasciato i corpi senza vita di due ragazzi, due storie diametralmente opposte ma accomunate dallo stesso destino.


Il camorrista. Raffaele Cepparulo, 25 anni, era considerato uno dei boss della paranza dei “barbudos”: faccia cattiva, barba incolta e tatuaggi di malavita in bella vista. Un uso continuo dei social network, su cui ostentava e alimentava la sua ambizione criminale: come richiede la nuova camorra 2.0. Puntava ad ottenere il controllo delle piazze di spaccio del centro storico e per arrivare al suo scopo aveva iniziato una guerra contro il clan Vastarella al fianco della famiglia Giuliano-Sibillo. Cepparulo venne arrestato ad aprile dello scorso anno mentre, in compagnia di altre tre persone, era appostato in un vicolo della Sanità per compiere un agguato. Dopo appena sei mesi fu scarcerato per decorrenza dei termini e, per sfuggire alla ritorsione dei clan, si era rifugiato proprio a Ponticelli. La sua breve e intensa carriera criminale è stata interrotta ieri, inchiodata sull’asfalto, in pieno giorno.


L’innocente. Insieme a lui su quel maledetto marciapiede è andato giù anche Ciro Colonna, 19 anni. Non aveva documenti con sé e, come spesso accade in queste situazioni, tutti hanno pensato che fosse un sodale del boss, magari il suo guardaspalle. E invece Ciro era proprio lì per caso, seduto ad uno dei tavolini del circolo con gli amici di sempre. È stato colpito alle spalle mentre scappava, forse perchè aveva visto in faccia i killer, o forse perchè si trovava troppo vicino al loro obiettivo e, nel dubbio, meglio “stendere” anche lui. Il giorno dopo, quando tutti hanno compreso che Ciro è una vittima innocente, resta il dolore dei familiari e degli amici. Qualcuno tra i più stretti lo ricorda con una foto su Facebook in cui il giovane e altri tre amici sono seduti a tavola con il lungomare di Napoli a fare da sfondo: “Resteremo sempre in quattro“, recita il post.

Ciro, Annalisa, Pasquale, Gelsomina, si allunga sempre di più la lista dei nomi delle vittime innocenti della camorra: alcune stime parlano di oltre 150 morti per un proiettile vagante, per una parentela sbagliata o per uno scambio di persona. Come Attilio Romanò, ucciso nel 2005 dai sicari di Marco Di Lauro nel suo negozio di telefonia perchè scambiato per un affiliato. Come Pasquale Romano, la cui storia è stata narrata nell’episodio 9 di Gomorra, freddato per errore il 15 ottobre del 2013 nella sua auto a Marianella. L’ultimo in ordine di tempo era stato Gennaro Cesarano, 17 anni, ucciso in piena notte nel cuore della Sanità. Anche lui si trovava al posto sbagliato al momento sbagliato: i killer avevano bisogno di “fare il morto” per affermare il loro dominio su quella zona, non importava “chi”.

La scia di sangue delle vittime innocenti sfata ancora di più uno stereotipo molto radicato nella mentalità napoletana: “finchè si uccidono tra di loro”, come se i camorristi vivessero in una riserva. Invece la camorra vive in mezzo a noi e quando si avvicina può far male. Per quanto tempo ancora dovremo piangere i “nostri” morti?

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sabato 21 maggio 2016

In ricordo di Gerardo D’Arminio, il maresciallo che fu ucciso dalla camorra

Di Rossella Palmieri

AFRAGOLA – Su iniziativa del Presidio Afragola–Casoria di Libera con la partecipazione dell’Amministrazione Comunale di Afragola, numerose scuole e associazioni (Legambiente, La Nuova Casa Onlus, il Sindacato CGIL)  e con il supporto delle Forze dell’Ordine del territorio, il 23 Maggio alle ore 10,00 in Piazza Belvedere/Gianturco si terrà la commemorazione del maresciallo dei Carabinieri Gerardo D’Arminio, ucciso in piazza Belvedere ad Afragola il 5 Gennaio del 1976.

Durante la cerimonia verrà scoperto il busto in onore al Maresciallo, realizzato dall’istituto artistico di Cardito. Presente alla cerimonia anche l’Amministrazione Comunale di Montecorvino Rovella, paese natio del Maresciallo.

La giornata del 23 Maggio inizierà con la marcia degli studenti delle scuole del territorio che partirà alle ore 8 e 30 da Via Firenze (nei pressi del Liceo Scientifico “F. Brunelleschi”) e si concluderà in piazza Belvedere/Gianturco dove a coordinare gli interventi vi sarà Tony Mira, giornalista del quotidiano “Avvenire”.

“Nonostante i numerosi tentativi di oblio, la memoria del maresciallo D’Arminio è più viva che mai” scrive la pagina ufficiale di Libera sui social, invitando i cittadini a partecipare al ricordo di un uomo che amava il suo lavoro, ma più di tutto il proprio territorio, e per questo amore ha lottato contro la camorra e perso la vita. Oggi quello stesso territorio lo ringrazia, ancora, dopo 40 anni.

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domenica 14 dicembre 2014

Terra dei Fuochi: Acerra ricorda il suo vigile-eroe

michele liguori
Lunedì 15 dicembre verrà inaugurato l’Auditorium scolastico che porterà il nome di Michele Liguori, il poliziotto municipale morto di tumore dopo il suo costante impegno in tema di denunce ambientali.



Era davvero un eroe, Michele Liguori. Impegnato a denunciare sversamenti abusivi e malaffare da molto prima che le telecamere nazionali si accorgessero del dramma della Terra dei Fuochi. Un semplice vigile urbano del Comune di Acerra, morto un anno fa di tumore a causa di questo suo costante impegno sul territorio. E così il Comune acerrano vuole ricordare il vigile con l’intitolazione dell’Auditorium della scuola statale secondaria di primo grado “Ferrajolo-Capasso”. Appuntamento lunedì 15 dicembre, ore 16:30, in via Madonnelle. Saranno presenti la dirigente scolastica Annamaria Criscuolo, il sindaco Raffaele Lettieri e il vescovo Antonio Di Donna.

LA STRUTTURA – «L’Auditorium è un’occasione di crescita, di confronto, di promozione e valorizzazione della cultura che - sottolinea la dirigente Annamaria Criscuolo - si traduce nella passione per la storia, per la ricerca, per lo studio, per l’arte, nell’amore per la propria terra, nel bisogno e nella tutela della legalità, nell’impegno sociale, ecco perché - conclude - abbiamo deciso di dedicare al vigile Liguori il nostro Auditorium». La struttura, unica per la città, si compone di circa 350 posti ed ospiterà concerti, spettacoli, rassegne culturali, convegni delle scuole e di tutte le associazioni culturali del territorio. «Restituiamo finalmente uno spazio alla città - commenta il sindaco Raffaele Lettieri - dopo anni di attesa. Adesso gli insegnanti, gli studenti, tutti, potranno usufruire di un bellissimo Auditorium e penseranno al grande esempio di vita e di lavoro del tenente Michele Liguori».
http://www.campaniasuweb.it/