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martedì 18 luglio 2017

«Chi va all'inferno, va a Napoli: è tra le città più pericolose al mondo»

Napoli è tra le città più pericolose del mondo: lo dice The Sun. ll famoso giornale inglese osserva i pericoli che devastano le aree urbane del pianeta, va dalle strade piene di narcotici dell'America Latina alla capitale assassina del Califfato, analizza ogni area del globo e crea la mappa degli «angoli più pericolosi della terra».



Ad avere il primato in America sono città come Caracas, San Pedro Sula, St Louis. E poi Kiev in Ucraina, Gozny in Russia, Raqqa in Siria, Mogadishu in Africa, Karachi in India, Manila nelle Filippine, Perth in Australia. In Europa occidentale, al primo posto c'è Napoli. «Città italiana famosa per i suoi legami con la criminalità organizzata», si legge nell'articolo. 

Accanto alla descrizione di città come San Pedro Sula, dove c'è il tasso di omicidi più alto al mondo, vi è, dunque, Napoli con la Camorra, definita come sistema in cui gruppi rivali si scontrano soprattutto per il predominio del traffico di stupefacenti. The Sun parla delle bande di bambini under 12, che hanno il compito di mantenere le divisioni dei territori, «posseduti» dai capi più anziani e conclude con l'accostamento dell'espressione «va all'inferno» con «va a Napoli».

Omicidi, presenza di bande criminali, droga, rivolte, terrorismo, violazioni dei diritti umani. Questi i parametri usati per stilare la classifica mondiale delle città pericolose dove Napoli, secondo il giornale britannico, è tra i primi posti per criminalità organizzata, traffico di sostanze stupefacenti e assassini. 

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giovedì 12 febbraio 2015

Da Miami a Dubai è mozzarella di bufala mania

Tutti pazzi per la Mozzarella. L’oro bianco viene esaltato in ogni angolo del mondo. Negli ultimi giorni il tour, organizzato dal Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop, ha avuto notevoli consensi a Miami, dove si è svolto un evento a cui hanno partecipato illustri tecnici del settore, e a Dubai, dove si è tenuta la kermesse internazionale Gulfood. «È un prodotto praticamente unico e irripetibile e questo spiega, tra le altre cose, il motivo del suo successo in tutto il mondo», ha detto Antonio Lucisano, direttore del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop

I NUMERI – I dati del Consorzio sull’export sono incoraggianti: si è passati dalle 8.909 tonnellate del 2012 alle oltre 10.000 del 2013. Ed è in crescita anche la percentuale del prodotto esportato, passata dal 24% del 2012 al 27% del 2013 con una valutazione intorno al 29% per lo scorso anno. «Il problema – spiega Lucisano – non è la quantità ma il valore, che invece ha subito una decisa flessione, figlia certamente della crisi ma anche di altre cause. Ed è su questo che, attraverso i vari appuntamenti sui diversi mercati, noi del Consorzio stiamo lavorando, spiegando appunto al consumatore straniero il vero valore di un’eccellenza come la nostra».

DALLA FLORIDA A DUBAI – Che siano gli States o l’Asia, per la mozzarella non ci sono differenze. «Il mercato statunitense, con oltre mille tonnellate pari quasi all’11% del nostro export, rappresenta uno dei più importanti per il nostro prodotto – sottolinea Lucisano – Ho trovato molta attenzione e sensibilità nei confronti della mozzarella di bufala campana e, soprattutto, interessanti prospettive di crescita in termini di volume e valore per l’immediato futuro». Grandi prospettive anche a Dubai, dove ci sono molti incontri di livello, soprattutto con il mondo della ristorazione che considera la mozzarella di bufala campana dop un vero e proprio must gastronomico: «I numeri per ora sono marginali (120 tonnellate nel 2013) – spiega Domenico Raimondo, Presidente del Consorzio – ma è evidente che si tratta di un mercato ancora tutto da esplorare e che potrebbe rappresentare, per il futuro, un importante punto di approdo per il nostro prodotto».
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venerdì 30 gennaio 2015

La classifica di Trivago: Sorrento terza città al mondo per qualità hotel

NAPOLI. Torna nuovamente la tradizionale classifica di trivago, il motore di ricerca hotel più grande al mondo, che premia le 100 città del globo i cui hotel si sono distinti nel corso dell’anno passato per l’ottima reputazione online espressa dai clienti che vi hanno soggiornato. Trionfa nuovamente l’Italia con Sorrento, che scende di 2 posizioni nella classifica mondiale ma tiene forte il primato europeo ed è, ovviamente, la prima in Italia.

Dopo un anno torna il trivago Online Reputation Ranking*, una speciale classifica delle 100 città al mondo con gli hotel meglio valutati online, che prende in considerazione le destinazioni con un minimo di 130 strutture e almeno 60 recensioni per singola struttura. Vincitrice assoluta per il 2014, Sorrento mantiene saldo il podio mondiale con una valutazione di 84,70 su 100, anche se si classifica terza dopo Sanya in Cina e Hanoi in Vietnam, entrambe new entry con una reputazione rispettivamente di 86,94 e 84,76.

“Questa particolare classifica nasce lo scorso anno con lo scopo di decretare e premiare le destinazioni turistiche mondiali che si sono distinte per l’altissima qualità delle proprie strutture ricettive, valutate non da esperti del settore ma da chi fa la differenza, ovvero i clienti. – commenta Giulia Eremita, Marketing Manager di trivago Italia - Sorrento ha saputo mantenere alta l’asticella della qualità per il secondo anno consecutivo, facendosi nuovamente portavoce dell’eccellenza italiana nel mondo.”

“Merito degli sforzi costanti ed ingenti degli albergatori del territorio”, ha commentato il presidente della Federalberghi campana e sorrentina Costanzo Iaccarino, secondo cui “è evidente come sia innanzitutto la cultura dell’accoglienza che contraddistingue gli imprenditori del posto a far sì che si mantenga sempre alto il livello della qualità delle strutture. Sorrento del resto – ha concluso Iaccarino – è una meta turistica in cui si è trovato un perfetto equilibrio tra qualità dei servizi offerti e prezzo proposto, quest’ultimo peraltro sempre concorrenziale rispetto al mercato turistico internazionale”.


TOP 10 - La top 10 del trivago Online Reputation Index è molto variegata quest’anno, spazia infatti dalla Cina in prima posizione, al Vietnam in seconda, Italia terza, Marocco con Fès in quarta (84,64), ancora Cina con Suzhou (84,54), città patrimonio dell’UNESCO per i suoi giardini è chiamata anche la “Venezia dell’Est” a chiudere la top 5. Si prosegue in sesta posizione con la peruviana Cusco (84,43), nota come la Capitale dell’Impero Inca, per passare a Sedona (84,39) nello stato dell’Arizona e tornare in Europa con le città di Cracovia (84,23), Dresda (84,20) e Dubrovnik (84,17).

ITALIA - Non dista molto dalle prime 10 un’altra italiana, Lucca, che con un indice di reputazione dell’84,06 si posiziona al 12° posto, subito dopo Budapest e superando nomi noti come Belgrado, Spalato, Marrakech, Porto o Lisbona. La presenza del tricolore è forte in tutta la top 40, infatti dopo Lucca si posiziona 24a Verona (82,90) e 40a Bologna (81,91) che supera addirittura Berlino al 42° posto.
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mercoledì 14 gennaio 2015

Da Ginevra a Londra: la Mozzarella in giro per l’Europa

Mozzarella di bufala campana, pasta di Gragnano, i grandi pomodori della Campania e la pizza napoletana: il distretto gastronomico più conosciuto al mondo in tour tra le grandi capitali europee. Dopo Parigi ed il Carrousel du Louvre, le Strade della Mozzarella faranno tappa a Ginevra e Londra per degli appuntamenti in cui gli ospiti avranno la possibilità di degustare prodotti di grande qualità, abbinati a vini e birre artigianali, proposti da chef che apriranno uno squarcio sulla cucina italiana moderna. Gli approfondimenti verranno introdotti da tecnici del settore come Luigi Cremona, Guido Barendson, Teresa Cremona, Luciano Pignataro e Luciana Squadrilli.

GINEVRA – Il 17 febbraio la città svizzera ospiterà la tappa delle Strade della Mozzarella all’interno delle imponenti sale del Four Seasons Hotel des Bergues per un evento dal taglio esclusivo organizzato in collaborazione con l’Italian Trade Agency di Berna e che vedrà protagonisti gli chef Saverio Sbaragli, Ilario Vinciguerra e Peppe Guida. L’evento proseguirà con una serata dedicata alla pizza napoletana. Sarà il nuovissimo ristorante italiano Kytaly, dall’ambiente di design tutto made in Italy, a presentare al pubblico della città elvetica i maestri pizzaioli Franco Pepe, Gino Sorbillo e Giuseppe Giordano.

LONDRA – Il 23 febbraio l’appuntamento si sposterà al Baglioni Hotel, nel cuore della city inglese: lo storico avamposto di stile ed ospitalità italiana, di fronte a Hyde Park, accoglierà gli interventi degli chef Andrea Aprea e Michele Deleo, oltre ad una lezione sul gelato di Simone Bonini e ad un laboratorio di Francesco e Salvatore Salvo per raccontare la pizza napoletana. Chiusura festiva con il ragù partenopeo di Giorgio Scarselli e la panzanella cilentana di Maria Rina. 

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sabato 1 novembre 2014

30 anni dalla scomparsa di Eduardo: celebrazioni a Napoli

Napoli. Con una significativa e appassionata testimonianza, come donna ma soprattutto come attrice, Isa Danieli ricorda il grande Eduardo De Filippo a trent'anni dalla scomparsa.

L'iniziativa, voluta e organizzata dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, dedica a Eduardo la sala della direzione della Lucchesi Palli (sezione di Arti e Spettacolo). Una scelta non casuale visto che la Lucchesi Palli è stata diretta per oltre trent'anni da Salvatore Di Giacomo, poeta molto amato dal giovane Eduardo. Lo stesso autore di "Filumena Marturano" pochi mesi prima di morire, era il 5 aprile 1984, inaugurò le celebrazioni della Biblioteca partenopea per il cinquantenario della morte di Salvatore Di Giacomo. Il recital di Isa Danieli è l'ideale prosecuzione della mostra (in corso fino all'8 novembre) allestita dalla biblioteca per ricordare Eduardo.

Il materiale esposto nella mostra proviene dall'Archivio De Filippo, vastissimo fondo di proprietà della Fondazione omonima, trasferito alla Biblioteca Nazionale di Napoli per volontà degli eredi, in particolare del figlio Luca, e in fase di sistemazione presso la sezione Lucchesi Palli.

Intanto, Filumena Marturano torna a vivere nei vicoli di Napoli con Eduardo De Filippo. In occasione del trentennale della morte del grande artista napoletano verrà affissa una targa in sua memoria a via San liborio alle 11.30, alla presenza di Antonietta Musella, una donna del vicolo che afferma di aver conosciuto la “vera Filumena Marturano”.

“Dove non c’ è luce a mezzogiorno, d’ estate non si respira e d’ inverno il freddo fa battere i denti”. Così scriveva Eduardo. Questo era nel ’46 vico san Liborio, casa Marturano, a due passi dalla Pignasecca  e dei Quartieri Spagnoli.

Una vita da vicolo dove la Signora Antonietta Musella racconta di aver conosciuto personalmente Filumena Marturano:“era ‘na guagliona di diciassette anni. La commedia racconta la sua storia vera. Sentite a me: durante la guerra, la figlia era ammalata ed era povera, per questo lei faceva la “bella ragazza”, è esistita veramente io l’ho conosciuta e i miei genitori me ne parlavano sempre”.

“Adesso in quel posto in quella che era “casa Marturano” – raccontano Gianni Simioli della radiazza e Francesco Emilio Borrelli dei Verdi che sono andati sul posto – c’è una edicola votiva vuota e un deposito quasi sempre chiuso. Perchè a questo punto non dedicare una targa alla nostra Filumena per darle l’importanza che merita e attrarre turisti e curiosi in questa zona? E’ questa l’idea che si concretizzerà domani, venerdì 31 ottobre alle 11.30 proprio a Via San Liborio in occasione del trentennale della morte di Eduardo de Filippo. Sarà affissa una targa in quello che è stato il basso dove è nata e vissuta Filumena Marturano protagoniste di una delle opere più belle dell’autore napoletano”.
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lunedì 20 ottobre 2014

La pizza napoletana candidata a Patrimonio dell'Umanità

Napoli. Stop a pizza con "Pomarola" del Brasile, olio "Pompeian" Usa e "Zottarella" tedesca. Il percorso che porterà, si spera, a inserire "l'arte della pizza napoletana" nella lista Unesco dei patrimoni immateriali dell’Umanità per tutelarne così l’identità, inizia oggi a Cernobbio con una raccolta firme.

L'iniziativa è della Coldiretti, ed è stata presentata nell'ambito del Forum internazionale dell'agricoltura e dell'alimentazione. L'obiettivo è sostenere l'iscrizione nella prestigiosa lista della pizza partenopea e anche per fare definitivamente chiarezza sull'origine italiana degli ingredienti e sulle modalità di preparazione per garantire le condizioni igienico e sanitarie ottimali.

"La pizza napoletana - sottolinea la Coldiretti - dal 4 febbraio 2010 è stata ufficialmente riconosciuta come Specialità tradizionale garantita dall'Unione Europea, ma ora l'obiettivo è quello di arrivare ad un riconoscimento internazionale di fronte al moltiplicarsi di atti di pirateria alimentare e di appropriazione indebita dell'identità".

L'adesione della Coldiretti alla campagna, va di pari passo con la petizione lanciata sulla piattaforma Change.org insieme all'Associazione Pizzaioli Napoletani e alla fondazione UniVerde dell'ex ministro dell'Agricoltura, Alfonso Pecoraro Scanio, per garantire pizze realizzate a regola d'arte con prodotti genuini e provenienti esclusivamente dall'agricoltura italiana e combattere anche l'agropirateria internazionale. Il rischio di pizze 'taroccate' esiste non solo all'estero ma anche in Italia, dove quasi due pizze su tre (63 per cento) sono ottenute da un mix di farina, pomodoro, mozzarelle e olio provenienti da migliaia di chilometri di distanza senza alcuna indicazione per i consumatori.

"Troppo spesso viene servito un prodotto preparato - spiega la Coldiretti - con mozzarelle ottenute non dal latte, ma da semilavorati industriali, le cosiddette cagliate, provenienti dall'est Europa, pomodoro cinese o americano invece di quello nostrano, olio di semi al posto dell'extravergine italiano".

E i numeri parlano chiaro. In Italia sono stati importati nel 2013 - spiega la Coldiretti - ben 481 milioni di chili di olio di oliva e sansa, oltre 80 milioni di chili di cagliate per mozzarelle, 105 milioni di chili di concentrato di pomodoro dei quali 58 milioni dagli Usa e 29 milioni dalla Cina e 3,6 miliardi di chili di grano tenero con una tendenza all'aumento del 20 per cento nei primi due mesi del 2014. Un fiume di materia prima che, sottolinea la Coldiretti, ha compromesso notevolmente l’originalità tricolore del prodotto servito nelle 50mila pizzerie presenti in Italia che generano un fatturato stimato di 10 miliardi.

"Il riconoscimento dell'Unesco avrebbe un valore straordinario per l'Italia che è il Paese dove più radicata è la cultura alimentare e la pizza rappresenta un simbolo dell’identità nazionale", ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che "è chiaro che garantire l'origine nazionale degli ingredienti e le modalità di lavorazione significa difendere un pezzo della nostra storia, ma anche la sua distintività nei confronti della concorrenza sleale".
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martedì 14 ottobre 2014

I “Puparuole ‘mbuttunate”: la ricetta napoletana che conquistò l’Ungheria

peperone ripieno
Campania, terra di sapori e buon cibo fin dai tempi più antichi. Questa domenica inauguriamo il nostro viaggio all’interno dell’enogastronomia regionale, per raccontarvi di come i nostri sapori abbiano conquistato praticamente il mondo intero. Un excursus che ci accompagnerà ogni fine settimana da qui a Natale e che comincia con i classici “puparuole ‘mbuttunate” di napoletana memoria. Un piatto tipico della tradizione partenopea, con numerose varianti, da quella “povera” a quella “borghese”, che accontentava e accontenta praticamente tutti i palati. Compresi quelli dei cittadini ungheresi…


Proprio così: i peperoni ripieni conquistarono l’Ungheria fin dai tempi della scoperta dell’America, quando le prime piante furono importate in Europa e Vicino Oriente, proliferando soprattutto in Turchia. Da qui il peperone fu portato nel Regno di Napoli grazie all’Ordine dei Domenicani, che da allora stabilirono un vero e proprio monopolio nella coltivazione, vendita ed esportazione. Fu proprio nella Capitale del Regno che la ricetta del “puparuolo ‘mbuttunato” ebbe i suoi natali, dapprima in una variante molto semplice che prevedeva mollica di pane bagnata, uovo sbattuto, capperi, olive e pan grattato; in seguito arrivò la versione più “ricca”, con l’utilizzo della carne macinata che viene fatta rosolare in padella con il trito per soffritto. Questa seconda versione piacque ai regnanti d’Ungheria, dove il peperone era intanto stato esportato grazie all’Ordine dei Domenicani.

Bisogna infatti precisare che i rapporti fra Regno di Napoli e Regno d’Ungheria erano stati sempre molto stretti a partire dal XIV Secolo, quando sul trono partenopeo c’era Ladislao. Proseguirono, poi, nel XV Secolo con Beatrice d’Aragona, nel XVIII Secolo con Carolina di Borbone e Maria Sofia, sorella della nota e quasi leggendaria Elisabetta, meglio conosciuta come principessa Sissi. Fu così che, nell’ambito degli scambi commerciali fra i due regni, il peperone imbottito fece la sua comparsa in Ungheria, dove vieni tutt’oggi cucinato con una ulteriore variante: alla carne macinata viene infatti aggiunto il riso, che viene poi condito con una salsa in agrodolce dal sapore molto simile a quello del ketchup (si può anzi affermare a buon diritto che gli ungheresi sono stati precursori se non inventori di questa salsina che ha poi cominciato a spopolare nei fast food di tutto il mondo).

LA RICETTA – VERSIONE NAPOLETANA

Ingredienti e dosi per 4 persone:

4 peperoni

200-300 gr di mollica di pane raffermo

1 uovo

50 gr di pangrattato

1 dl d’olio extravergine d’oliva

50 gr di olive nere snocciolate

20 gr di capperi

2 cucchiai di uvetta sultanina

1 mazzetto di prezzemolo

4 foglie di basilico

4 cucchiai parmigiano grattugiato

1 cucchiaio di concentrato di pomodoro

sale e pepe q.b.

Preparazione

Scottare i peperoni sul fuoco e privarli della pellicola di superficie. Svuotarli dei semi.

Preparare il ripieno: bagnare la mollica di pane e poi dopo circa 10 minuti, strizzarla e metterla in una ciotolina. Unire l’uovo sbattuto e il resto degli ingredienti. Mescolare con cura ed aggiungere anche una spolverata di pangrattato.

Imbottire i peperoni con questo composto e sistemarli su di una teglia. Irrorarli con un filo d’olio e coprirli con del pangrattato e una spolverata di formaggio.

Infornare i peperoni imbottiti alla napoletana nel forno caldo a 180°C per circa 30 minuti.


LA RICETTA - VERSIONE UNGHERESE

peperone ripieno ungherese
Ingredienti e dosi per 4 persone


400 gr. di carne di maiale tritata

120 gr. di riso

due cucchiai di paprica in polvere (dolce)

Sale

Pepe

Aglio

4 peperoni rossi di dimensione medio-piccola


Preparazione

Lavare e tagliare in due i peperoni, togliere il gambo, ripulirli di semenze e varie. Adagiarli uno a fianco all'altro in una teglia precedentemente unta d'olio. Lessare il riso. Insaporire la carne tritata in una padella con pochissimo olio, aglio, sale, pepe. Impastare la carne con il riso e i due cucchiai di paprica dolce. Riempire i peperoni e metterli in forno giá caldo per 30-40 minuti. Servire caldi.

Marco Grimaldi
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mercoledì 24 settembre 2014

Pizza napoletana bene dell’Umanità: il leghista Maroni tra gli oltre 20.000 firmatari della petizione

Claudio Bisio, Pecoraro Scanio, Renato Pozzetto e Sergio MiccùC’è anche il governatore leghista della Lombardia Roberto Maroni tra gli oltre 20mila firmatari della petizione promossa dall’ex ministro delle Politiche Agricole Alfonso Pecoraro Scanio per candidare “L’arte della pizza napoletana” come bene immateriale dell’umanità nella lista Unesco. Lo ha detto lo stesso promotore dell’iniziativa, che è oggi presidente della fondazione Univerde, in occasione della presentazione ai Musei Capitolini di Roma della storica guida di Slow Food “Osterie d’Italia – Il sussidiario del mangiar bene all’italiana”.

LA PETIZIONE - CLICCA QUI PER MONITORARLA

LE ADESIONI – L’idea,     presentata all’ultimo Napoli Pizza Villagesarà rilanciata il 29 settembre nei locali di Zì Teresa, insegna della tradizione gastronomica partenopea, anch’essa firmataria della petizione. Tra le adesioni sulla piattaforma Change.org ci sono anche Slow Food nazionale, il sottosegretario alle Politiche agricole Giuseppe Castiglione, Coldiretti, Federculture, lo chef Alfonso Iaccarino, l’associazione nazionale Pizzaioli, il campione della “napoletana” Gino Sorbillo, l’attore Claudio Bisio e, appunto, il presidente della Regione Lombardia Maroni. 

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venerdì 1 agosto 2014

Cala degli Infreschi, ecco a voi la spiaggia più bella d'Italia

La perla del Cilento vince il contest lanciato da Legambiente. Nella lista delle spiagge più amate c'è anche Buondormire a Palinuro.

Cala degli Infreschi


É Cala degli Infreschi la spiaggia più bella d'Italia. Il comune cilentano di Camerota si onferma, dunque, per il secondo anno consecutivo vincitore de “La più bella sei tu”, il contest di Legambiente lanciato sul web per eleggere la spiaggia più bella dell'estate. La premiazione avverrà il 16 agosto a Rispescia (Grosseto), nell’ambito della 25a edizione di Festambiente, il festival nazionale di ecologia, solidarietà e bellezza di Legambiente.

CALA DEGLI INFRESCHI - La spiaggia, raggiungibile via mare o facendo trekking attraverso i sentieri immersi nella macchia mediterranea, rappresenta una delle insenature di particolare fascino e straordinaria valenza naturalistica della costa tirrenica meridionale. Una naturale insenatura ad arco delimitata da scogliere rocciose con un mare limpidissimo e dalle diverse tonalità.

LE ALTRE SPIAGGE – Cala degli Infreschi non è l'unica spiaggia ad essere tanto amata dagli italiani: il sondaggio ha promosso altre 19 perle balneari, dalla Punta Aderci di Vasto alla Baia del Silenzio a Sestri Levante, dalla lampedusana spiaggia dei Conigli alla sarda Cala Luna, fino a Colle Lungo al Parco della Maremma. In Campania, oltre alla vincitrice, entra nella lista delle preferite dal popolo della rete anche Palinuro con la spiaggia di Buondormire.

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lunedì 14 luglio 2014

Il lungomare liberato e la speranza di una rinascita green agli occhi di un quotidiano americano

Per lo Charlotte Observer non c'è niente di meglio di una pizza davanti al Castel dell’Ovo o di una pedalata fino a piazza Vittoria, senza il rumore assordante dei clacson e la puzza di smog.

Lungomare di NapoliLungomare liberato. A Napoli c’è chi lo ama e chi lo odia. Chi si arrabbia perché senza macchine si vende di meno e chi se la gode perché una passeggiata senza traffico ti riconcilia con la vita. Per gli sportivi, poi, quelle due parole rappresentano uno spazio guadagnato per il proprio tempo libero. 

ALL’ESTERO CHE NE PENSANO? - Al quotidiano americano Charlotte Observer il lungomare liberato piace, eccome se piace. «Dove succede di poter mangiare una buona pizza o del pesce fresco ascoltando il rumore delle onde con lo sguardo perso tra Capri e il Vesuvio?».  

UNA CITTA' DA GUSTARE IN BICI - In questo spazio ritrovato c’è chi si è inventato un lavoro, come ha fatto Luca Simeone, che lungo via Caracciolo vende tour della città in bicicletta. «A Napoli si è aperta una nuova era per chi ama le due ruote. Oggi possiamo finalmente dire che anche da noi il turismo sostenibile è diventato una realtà». Per girare Napoli in macchina, d’altro canto, è necessario attrezzarsi di tempo e pazienza a causa del traffico, per questo l’amministrazione sta considerando di estendere le piste ciclabili anche nei sobborghi. «Scommettiamo su una rivoluzione dei trasporti», ha commentato Luigi de Magistris allo Charlotte Observer, ricordando la sua passione per la bici, che i genitori tentarono di placare perché a Napoli è troppo complicato pedalare, tra tutte quelle salite e discese.

RIVOLUZIONE VERDE - Oggi molti napoletani iniziano a usare la bicicletta, le aree pedonali sono state migliorate – scrive il quotidiano – e i numeri del turismo crescono fino a registrare una media di 24 milioni di visitatori ogni anno. Per Simeone, la rivoluzione verde dà speranza a chi vuole cancellare l’immagine di Napoli come città di rifiuti e inquinamento. E potrebbe essere un buon viatico per fermare l’emigrazione verso il nord e verso l’estero.

Micol Conte
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lunedì 17 febbraio 2014

Napoli, la metro più bella d'Europa, la Cnn non ha dubbi: «Toledo, meglio di Parigi»

Con oltre 150 anni di storia, la "tube" di Londra può vantare il titolo di più antica metropolitana del mondo. Ma la palma per la più bella stazione della metro in Europa va alla stazione di Toledo, a Napoli, almeno secondo una classifica stilata dalla Cnn, che vede al secondo gradino del podio la stazione di Westfriedhof, a Monaco, e al terzo quella di Komsomolskaya, a Mosca.


Nella sezione viaggi del suo sito online, la rete all-news spiega che nel corso dei decenni, anche Parigi, Berlino, Madrid, Milano hanno realizzato le loro linee ferroviarie sotterranee, dotandole di treni elettrici e spesso superando le stazioni della metro di Londra in termini di qualità estetiche, dimostrando così che sono molti i fattori da considerare per rendere una stazione della metro moderna e affascinante. E in questo senso, la fermata di Toledo, inaugurata nel 2012, batte tutti, grazie ai «pannelli luminosi» realizzati da Robert Wilson.

E questa «magnifica stazione» ha comunque rivali di tutto rispetto. Al quarto posto, c'è la stazione Olaias di Lisbona, al quinto Westminster, a Londra, e al sesto T-Centralen, di Stoccolma. Il metrò di Parigi arriva solo al nono posto, con la stazione Palais Royal-Musèe du Louvre.

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giovedì 6 febbraio 2014

La bellezza più grande

La Bellezza italiana trama contro i suoi cineasti. Per quanto drammatici siano i film, saranno sempre e prima di tutto dei bei depliant turistici. E per quanto tentino di rappresentare la crisi morale del nostro tempo, finiscono sempre per ritrarre uno stile di vita invidiabile, una dolce crisi. Udscivi dal film originario di Fellini su Roma metafora dell’apocalisse imminente, ed eri meno impressionato dalla dissolutezza e disperazione dei suoi personaggi che dagli allegri bagordi di un inizio serata in Via Veneto. E chi non vorrebbe essere Marcello Mastroianni, scettico su tutto ma che se le fa tutte? Anche i film di Antonioni si sforzavano di angosciarci, ma mai il vuoto esistenziale era tanto fotogenico. Non dubitavi che i personaggi di Antonioni in film come L’Avventura, La Notte e L’Eclisse soffrissero di mancanza di senso della vita, ma tutti sembravano usciti da un’edizione di Vogue. Erano perduti, ma con eleganza. E che scenografia!

Nel film La Grande Bellezza, il regista Paolo Sorrentino non finge neppure di ignorare la scenografia nella quale sfilano i suoi personaggi. Consapevolmente, usa perfino Roma  come personaggio. Chiama la scenografia a farsi complice nelle sue storie incrociate. E usare la bellezza di Roma così sfacciatamente è atto di viltà. La sequenza finale de La Grande Bellezza è una passeggiata della macchina da presa sotto i ponti del Tevere, mentre appaiono i titoli di coda, e il giorno in cui abbiamo visto il film molta gente che normalmente sarebbe uscita dal cinema è rimasta seduta per deliziarsi ancora un po’ con la scenografia.

Jep Gambardella, il protagonista del film (recitato da Toni Servillo, con la sua faccia da nobile romano di un affresco dipinto male), è Marcello Mastroianni dopo La Dolce Vita, in stato di cinismo terminale. Ha scritto un solo libro, e a chi gliene commissiona un altro dice che sta aspettando una “grande bellezza” per trovare l’ispirazione. Nel mentre, oltre ai piaceri della decadenza, approfitta delle piccole bellezze della quotidianità romana. Ma la grande bellezza è Roma stessa, che se non ha ispirato il personaggio ha certamente ispirato il regista.

Il difetto principale del film è la sua durata. Possiamo immaginare Sorrentino in agonia, nella prospettiva di dover tagliare qualcosa che era stato filmato, e per decidere alla fine di lasciare tutto, al diavolo la durata. Sai che un film ha oltrepassato la conclusione quando inizi a pensare “poteva finire lì…”,  e il film non finisce. Ci sono molte ultime scene ne La Grande Bellezza prima del finale vero. E rimane una frustrazione: Jep ricorda il suo primo amore e passa tutto il film facendo il misterioso su quello che lei le aveva detto, una volta, dopo un bacio in riva al mare. Sarà la frase di chiusura del film, pensi. E la frase non arriva. Ma non fa niente. C’è ancora la carrellata della macchina da presa  sul Tevere.

(pubblicato il 23 gennaio 2014)
[Articolo originale "A beleza maior" di Luis Fernando Verissimo]
http://italiadallestero.info

mercoledì 15 gennaio 2014

New York Post: «Il consolato Usa di Napoli utilizzato come garconniere»

Secondo una denuncia al tribunale di Brooklyn, l’ex console Donald Moore avrebbe manipolato i rimborsi spese ed usato la sede diplomatica per portare a letto dipendenti e prostitute.

Scandalo al consolato generale americano a Napoli. Secondo una denuncia al tribunale di Brooklyn di cui dà notizia il New York Post, l’ex console generale Donald Moore avrebbe trasformato la sede diplomatica in una sorta di “garconniere”, portato a letto dipendenti e prostitute, manipolato i rimborsi spese e messo consapevolmente in tavola carne andata a male durante una cena con un collega britannico. Moore ha lasciato la scorsa estate il posto al consolato. È stato assegnato all’Air War College di Montgomery, Alabama.

L’ACCUSA – Le accuse, per la verità assai disparate, sono contenute in un’azione legale contro il Dipartimento di Stato per cover-up e discriminazione: l’ex dipendente del consolato Kerry Howard sostiene che il console Moore avrebbe dato alle sue visitatrici i codici segreti di accesso notturni al consolato, spiegando ai sottoposti che «le donne sono come caramelle, vanno scartate e buttate via».

CHIESTI 300.000 DOLLARI DI DANNI – La Howard, che vive tuttora a Napoli, nomina il segretario di Stato John Kerry come unico destinatario della causa in cui chiede 300mila dollari di danni: a suo avviso Moore l’avrebbe vessata al punto di spingerla alle dimissioni dopo che lei aveva tentato di denunciare il suo comportamento ai superiori.
http://www.campaniasuweb.it

giovedì 5 dicembre 2013

I Gigli di Nola patrimonio dell’Umanità

I Gigli di Nola diventano patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Lo rende noto il sindaco della città bruniana, Geremia Biancardi: «La nostra storia, la nostra fede, il nostro dna di popolo nolano sono ricchezza universale». Insieme alla secolare feste dedicata a San Paolino, nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità sono state iscritte anche la Macchina di Santa Rosa di Viterbo, la Varia di Palmi e i Candelieri di Sassari. «Ora tutto questo dovrà tradursi in nuove opportunità di crescita per Nola», ha detto il primo cittadino.

TRA SACRO E PROFANO – LE FOTO DELL’ULTIMA SFILATA
IL NUOVO DIRETTORE ARTISTICO – ROBERTO DE SIMONE: «DEVE ESSERE UNA FESTA RELIGIOSA»
UNA FESTA DISCUSSA – Negli ultimi anni la festa è stata al centro di numerose polemiche per le presunte infiltrazioni camorristiche nella gestione della sfilata. L'ex parroco di Scampia, don Aniello Manganiello, propose addirittura una raccolta di firme per abolire la festività, divenuta, a suo parere, solo un modo che i clan hanno per affermare la propria egemonia sul territorio. Accuse rispedite al mittente dal sindaco Geremia Biancardi: «Se don Manganiello sa qualcosa parli – dichiarò il primo cittadino nel 2012 – altrimenti questa, a mio avviso, è solo demagogia».
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Nola. «È fatta: i Gigli sono patrimonio dell'Umanità», suonano le campane a festa

"E' fatta, la festa dei Gigli di Nola è patrimonio culturale immateriale dell'Umanità": su facebook l'annuncio del sindaco Geremia Biancardi che, insieme con gli altri primi cittadini delle città delle macchine a spalla, si trova a Baku dove il comitato intergovernativo dell'Unesco ha approvato la candidatura presentata dall'Italia.

I Gigli di Nola, i candelieri di Sassari, la Varia di Palmi calabro e la Macchina di Santa Rosa che, insieme hanno ricevuto il sigillo del prestigioso organismo internazionale rappresentano la prima candidatura collettiva italiana ad aver ottenuto il via libera. Esempio analogo è costituito dalla dieta Mediterranea sostenuta però da una rete di nazioni. "L'Unesco - ha detto il vicepresidente del comitato intergovernativo durante l'esame della candidatura - ha particolarmente apprezzato la proposta italiana".

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sabato 30 novembre 2013

Napoli? Per la rivista Posh Mag è la città più affascinante d’Italia

La rivista europea Posh Mag inaugura la sua prima edizione digitale e lo fa dedicando la copertina a Napoli, eletta come la città italiana con più charme (GUARDA L'ARTICOLO).  L’articolo elenca le ricchezze del capoluogo campano, mix perfetto di bellezze artistiche e naturali. Dal Museo Archeologico Nazionale, che ospita una splendida collezione di mosaici e la più grande scultura classica mai trovata (il Toro Farnese, del 200 a.C.) al Museo di Capodimonte che custodisce i capolavori dei maestri del Barocco e del Rinascimento: Caravaggio, Masaccio, Tiziano, Michelangelo, Rembrandt.

I SUGGERIMENTI – Ci sono posti – scrive la rivista – che meritano di essere visti almeno una volta nella vita: il Maschio Angioino e il Castel dell’Ovo, per restare al centro, oppure la Certosa di San Martino e il Castel Sant’Elmo, se si sale sulla collina. Un breve riferimento anche al teatro San Carlo, protagonista della vita musicale europea. Per concludere, Posh Mag suggerisce una passeggiata romantica lungo il porto turistico di Mergellina, che avanti a sé si apre verso Posillipo e a sinistra guarda al Vesuvio.

mercoledì 30 ottobre 2013

Napoli è anche e soprattutto cultura

Di seguito evidenzio due notizie senz'altro belle per Napoli. La nostra città impersona la cultura e la storia, ogni suo monumento è un'istantanea di epoche passate ed anche dallo stesso mare, che di per se è una bellezza naturale con il suo magnifico golfo, possono ancora derivare scoperte sorprendenti. Peccato che non è Napoli a godere dei benefici di questa sua peculiarità. Si parla spesso di mancanza di fondi che, per carità, sono fondamentali per mantenere il nostro patrimonio artistico, ma io mi rammarico più di altro della mancanza di idee ed iniziative. Il British Museum "porta" Pompei a Londra  ed è record di incassi, certo non voglio assolutamente dire che la stessa cosa avrebbero potuta farla altri musei italiani o napoletani, sarebbe assurdo (ma mica tanto), ma l'idea di un evento cinematografico riguardante la ricostruzione multimediale di Pompei ed Ercolano, noi che Pompei ed Ercolano ce l'abbiamo dal vivo ed intere, non in singoli pezzi, poteva essere presa in considerazione.   

Pompei, Londra si arricchisce ancora: dopo la grande mostra, in arrivo un film
di Susy Malafronte
POMPEI. Dopo la mostra dei record, ora anche un film: Pompei fa ricca Londra. Che non molla la presa e ora lancia anche un film.

«Pompei» è il primo evento cinematografico ad essere interamente prodotto da uno dei più grandi musei del mondo, il British Museum. A dirigere il film tridimensionale sarà lo stesso direttore del museo londinese, Neil MacGregor. Uscirà nelle sale il 25 e 26 novembre prossimi e sarà distribuito da Microcinema. Sarà uno sguardo ravvicinato sulla vita e la morte di Pompei ed Ercolano, le città che vennero cancellati dall’eruzione del Vesuvio nel 79 dopo Cristo. Un’accurata ricostruzione scenica, commentata da musica, poesia e testimonianze, farà rivivere la storia di due tra i più fiorenti centri dell’epoca romana.

Il film, evento unico nel suo genere, andrà a completare il successo della grande mostra “vita e morte a Pompei ed Ercolano” esposta al British Museum dal 28 marzo al 29 settembre scorso che ha fatto incassare al museo londinese 11 milioni di euro. La ricostruzione multimediale di Pompei ed Ercolano di duemila anni fa, costata poco più di centomila euro, porterà i visitatori lungo le strade romane, nelle case con ingresso atrio, camera da letto, cucina , sala da pranzo, salotto e giardino. I racconti di esperti, come il curatore della mostra Paul Roberts, della professoressa dell’università di Cambridge, Mary Beard e della storica Bettany Hughes, consentirà allo spettatore di interagire con i famosi calchi delle persone catturate nel calore vulcanico e con gli oggetti della loro vita quotidiana. La pellicola include i pezzi intricati di gioielli, sculture, mosaici, attrezzature da cucina e anche il cibo, tra cui una pagnotta intatta, con il timbro del fornaio ancora impressa su di essa. 

Sul grande schermo saranno proiettati i mobili in legno carbonizzato dalle alte temperature della cenere che colpirono Ercolano, reperti rarissimi che non sono sopravvissuti a Pompei. L’arredamento che rivivrà sul grande schermo è composto da una cassapanca, uno sgabello intarsiato e persino una panca da giardino. Il pezzo più sorprendente e commovente è la culla di un bambino romano. «Il British Museum è entusiasta di produrre e trasmettere sul grande schermo la storia di Pompei ed Ercolano», ha dichiarato Neil MacGregor. «Si tratta di un’esperienza unica per il pubblico che potrà godere, comodamente dalla sedia di un cinema, di immagini ricche e affascinanti i cui protagonisti sono gli oggetti che l’Italia ci ha prestato. Sarà un tour archeologico molto speciale, in cui il pubblico sarà guidato da esperti nell’esplorazione delle storie di questi oggetti speciali che ci raccontano la vita romana di 2000 anni fa».

La città sepolta insomma, continua ad essere fonte di guadagno per gli stranieri, mentre l’Italia resta a guardare. Come al solito all’estero l’archeologia pompeiana ed ercolanense è un tesoro archeologico ed economico, qui in Italia, invece, è soltanto un tesoro culturale. «Nasce grande il dispiacere che all’estero riescono a trarre il giusto ‘profitto’ rispetto a questo grande giacimento culturale che abbiamo sul nostro territorio», afferma Claudio D’Alessio, sindaco di Pompei, che conclude: «C’è bisogno di un cambiamento repentino della visione che abbiamo del nostro patrimonio, che tenga conto del momento economico che sta vivendo il nostro paese e che ci invogli a investire al meglio le risorse di cui disponiamo».

Napoli. Sui fondali un mosaico e una statua: Baia restituisce altri tesori
di Nello Mazzone
Pozzuoli. Un mosaico ampio una ventina di metri quadrati e, soprattutto, una statua alta quasi due metri e divisa in tre parti: sono le scoperte archeologiche, le ultime in ordine di tempo, restituite dai fondali della città archeologica sommersa di Baia.

Ritrovamenti eccezionali: una equipe di archeologi della soprintendenza di Napoli è già al lavoro per datarli con esattezza. Ma, molto probabilmente, si tratta di una statua risalente all’età imperiale di Roma. Così come della stessa epoca sarebbero i mosaici che abbellivano una delle stanze, ampia una ventina di metri quadrati, di una villa imperiale. Resti che risalirebbero al I secolo dopo Cristo. 

A scoprirli, nello specchio d’acqua tra Punta Epitaffio e il Castello di Baia, in piena Zona A dell’area archeologica sommersa del golfo flegreo, sono stati i sub della capitaneria di porto di Pozzuoli e dell’ufficio locale di Baia. In collaborazione con gli archeologi incaricati dalla soprintendenza, che da giorni stanno letteralmente setacciando l’area attigua alla «Villa dei Pisoni», l’antica dimora patrizia di epoca imperiale appartenuta alla famiglia dei Pisoni e successivamente confiscata dall’imperatore Nerone.

Un’altra zona di scavo, invece, si trova a poche decine di metri dal pontile dei cantieri navali Omlin. Che il parco archeologico sommerso di Baia fosse una sorta di giacimento archeologico di inestimabile ricchezza lo si sapeva; ma era dai primi anni Sessanta, quando fu avviata la prima campagna di scavo sottomarina, che non riemergevano reperti di una tale importanza.

E i militari della guardia costiera di Pozzuoli, agli ordini del comandante Andrea Pellegrino, stanno già lavorando in partnership con il ministero dei Beni archeologici per avviare il piano di recupero e messa in sicurezza dei tre tronconi nei quali è suddivisa la statua coperta da una coltre di sabbia. Salvo imprevisti, per giovedì mattina dovrebbe avvenire la delicata fase di recupero del prezioso reperto di epoca romana e la sua riemersione dalle acque, dopo duemila anni.

I ritrovamenti saranno poi sottoposti ad una specifica analisi da parte degli archeologi, prima di essere posizionati in una delle stanze del Museo archeologico dei Campi Flegrei, nel Castello di Baia. E quello sarà il pezzo forte per attirare sempre più visitatori. Nel museo c’è già un’area appositamente dedicata agli scavi di Baia sommersa, con la fedele ricostruzione del Ninfeo e delle cosiddette Statue baiane.

Strettissimo riserbo da parte della soprintendenza sui particolari dell'ultimo ritrovamento e sulla complessa operazione di recupero e riemersione della statua. Ma da ieri è scattata una vigilanza ancora più rigida da parte dei militari della guardia costiera. Il comandante Andrea Pellegrino ha disposto un pattugliamento costante: praticamente ventiquattro ore su ventiquattro le pilotine della locamare monitorano la zona, per scongiurare il rischio che gli «archeosub pirati» possano razziare i reperti o danneggiarli.

Anche perché appena qualche settimana fa un motoveliero battente bandiera olandese è stato protagonista di uno «strano» incidente marino: la prua dell’imbarcazione, per cause ancora tutte da accertare in una inchiesta alle prime battute, si è incagliata sui fondali della zona A dell’area archeologica subacquea e avrebbe danneggiato seriamente alcuni mosaici. Massima allerta, in una delle zone archeologiche sommerse più affascinante e visitate d’Europa.

martedì 29 ottobre 2013

«L’Italia ti spezza il cuore» L’articolo che divide gli Usa

«L'Italia ti spezza il cuore», ha scritto Frank Bruni sabato scorso sul New York Times in un editoriale. Bruni ci conosce bene: è stato capo dell'ufficio romano del New York Times dal luglio 2002 al marzo 2004 ma torna spesso in Italia, visto il cognome che porta. Il suo è un ritratto di un Paese in disfacimento, nonostante «la grande bellezza e le tante promesse», dove dilaga un «pessimismo teatrale», perché gli italiani hanno «un talento per la lamentela, qualcosa che sta tra lo sport e l'opera, fatto di ampi gesti e intonazioni musicali». 
Si parte da Milano, dove Bruni incontra una coppiadecisa a trasferirsi a Londra soprattutto per assicurare al figlio di dieci anni un futuro diverso perché in Italia c'è «un tasso disoccupazione del 40% tra i giovani adulti». Poi racconta di una signora settantenne che nelle Marche lo corregge. Bruni parla di «paradiso italiano». E lei: «No, siamo in un museo, e ogni anno perdiamo un pezzo di importanza nel panorama internazionale». 
Girando per la Penisola, Bruni non sente altro che storie di giovani pronti ad andarsene in Gran Bretagna o negli Stati Uniti: «Nel secondo trimestre del 2013 il debito pubblico dell'Italia è salito fino al 133% del Pil, il secondo rapporto più alto, preceduto solo dalla Grecia. Il tracollo del Pil italiano di circa l'8% rispetto ai picchi pre-crisi è peggiore che in Spagna o in Portogallo». 

Poi Bruni cita l'editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera che descrive anni e anni di paralisi, racconta di quella «gerontocrazia che impedisce ogni meritocrazia». C'è l'incontro col sindaco di Roma, Ignazio Marino, che spiega come il danno procurato da Berlusconi sia «la cultura che ha creato, il senso della responsabilità non è più un valore». Gli italiani, deduce Bruni, «sembrano tanti adolescenti impegnati in una festa, in un infinito tira e molla con le regole, e ora arriva il dopo-sbronza della mattina». 
Il bello viene poi dai commenti che appaiono online . Scrive Martha da Napoli: «Attualmente vivo in Italia. Ho molti amici che amano l'Italia e Napoli, magari vorrebbero vivere qui. Ma, credetemi: venire da turisti in Italia è diverso che viverci. Perché viverci è un inferno. In certi posti forse un po' meno, ma comunque un inferno, Bruni ha ragione». Gli ribatte da Parigi Suedoise: «Qualsiasi europeo, di ritorno da un viaggio dagli Stati Uniti, potrebbe raccontare ciò che Bruni ha trovato in Italia. Decadenza e cambiamenti ovunque». Nicholas racconta una sua esperienza: «Abbiamo vissuto per dieci mesi nella campagna toscana. Abbiamo provato ad aprire un'attività e abbiamo toccato con mano quanto possa essere soffocante un'amministrazione locale». 
Ginger, infine, sdrammatizza: «Ho vissuto a lungo in Italia, un signore un giorno mi disse che il suo Paese era come la Torre di Pisa: pendeva sempre ma alla fine non cadeva mai. Vedo che non è cambiato nulla» Chissà. Forse Ginger, che scrive dalla soleggiata Florida, ha proprio ragione.

lunedì 1 luglio 2013

Le pizzerie di Napoli e della Campania trionfano nella guida italiana

NAPOLI - Le pizzerie di Napoli e della Campania fanno la parte del leone nella prima edizione della guida «Pizzerie d'Italia» del Gambero Rosso che diventa appuntamento annuale. Sono infatti dieci le pizzerie campane che hanno ottenuto i «tre spicchi», il simbolo del massimo punteggio assegnato dagli ispettori. Seguono il Lazio, con 4 locali, il Piemonte, l'Emilia Romagna e la Toscana con due pizzerie, il Veneto con tre, le Marche e l'Abruzzo con una. La guida recensisce oltre 400 locali in tutta Italia con, oltre alla tradizionale pizza napoletana, spazio anche per le pizze al taglio e le pizzerie gourmet, che utilizzano il disco di pasta come base per piatti elaborati.

La guida, realizzata con il sostegno della Camera di Commercio di Napoli, è stata presentata alla Città del Gusto all'Interporto di Nola, in una sala gremita di pizzaioli premiati, ma anche di operatori economici all'agroindustria legati al mondo della pizza e della ristorazione. Pace fatta, dunque, con la guida che sembra porre fine alle polemiche nate nei mesi scorsi quando, sulla guida del Gambero Rosso, non era stata segnalata alcuna pizzeria di Napoli. 

«Dopo una prima sperimentazione non abbastanza 'lievitatà - ha ricordato il presidente della Camera di Commercio di Napoli Maurizio Maddaloni - è pronta la guida con una parte interamente dedicata alla pizza napoletana in cui le pizzerie campane guidano la classifica dei locali con più "spicchi".

E del resto siamo la patria indiscussa della pizza napoletana che è tra i brand più riconosciuti nel mondo». Maddaloni ha anche sottolineato la collaborazione con Città del Gusto che «è diventato - ha detto - il nostro polo enogastronomico per lavorare sullo sviluppo del settore sia per l'export, sia come asset da valorizzare nell'ambito dell'Expo 2015». 

«Siamo riusciti - ha spiegato Paolo Cuccia, presidente di Gambero Rosso, che dedica alla pizza napoletana anche l'ultimo numero della sua rivista - a fare sistema, facendo incontrare un'azienda illuminata come il Cis, la Camera di Commercio e il Gambero Rosso. Insieme lavoriamo per valorizzare il made in Italy del gusto, così come faremo noi di Gambero Rosso l'11 luglio a Bangkok, inaugurando lì Città del Gusto che avrà di certo bisogno di pizzaioli napoletani».


E la pizza è anche un fattore economico visto che, come ricordato dai rappresentati di Gambero Rosso, oggi in Italia ci sarebbe spazio per seimila pizzaioli, una professione che non ha ancora un status come quello raggiunto dagli chef, un gap che l'arrivo della guida potrebbe contribuire a colmare. Delle prospettive economiche ha parlato anche Paolo Russo, parlamentare del Pdl, che ha sottolineato come «Oggi qui c'è l'Italia che vogliamo. Non l'agricoltura come coltivazione dei campi ma come filiera agroalimentare, che interpreti il sentimento di italianità nel mondo».

LA CLASSIFICA. Valutate in "Spicchi" per le pizze al piatto e "Rotelle" per quelle al taglio, a decretare le migliori pizzerie d'Italia sono state farine, impasti, lievitazioni e non solo. Gli ispettori della guida si sono attenuti a particolari criteri di valutazione, tenendo conto delle tradizioni regionali. 

Ecco quindi i Tre Spicchi assegnati sia alla migliore Pizza Napoletana, con la Campania assoluta protagonista (10 locali), che alla migliore Pizza Italiana con Roma capofila con 3 locali (La Gatta Mangiona, Sforno, Tonda), seguita da Piemonte (Libery Pizza & Artigianal Beer a Torino) e Abruzzo (La Sorgente a Guardiagrele). 

Non mancano, nel volume presentato a Nola, i riconoscimenti per la migliore Pizza Gourmet, con in testa il Veneto con 3 locali (Ottocento Simply Food a Bassano del Grappa, I Tigli a San Bonifacio, SaporèPizza e Cucina a San Martino Buon Albergo). E a seguire l'Emilia Romagna ('O Malomm a Coriano e 'O Fiore Mio a Faenza) nonchè la Toscana (Apogeo Giovannini a Pietrasanta e La Spela a Greve in Chianti) con 2, il Piemonte (Pomodoro & Basilico San Mauro Torinese), le Marche (Urbino dei Laghi Urbino) e il Lazio (La Fucina a Roma) con 1.

Le migliori pizzerie a taglio vedono Lazio e Toscana (2 locali) e il Veneto (1) premiati con il massimo riconoscimento. E ancora, il premio per la migliore carta dei vini e delle birre è andato nel Lazio al locale La Gatta Mangiona. Al locale Massè in Campania è andato il premio per la migliore ricetta, mentre i migliori maestri dell'impasto sono, secondo la guida, Franco Pepe di Pepe in Grani a Caiazzo (Caserta) e Gabriele Bonci di Pizzarium a Roma.

ECCO LE DIECI PIZZERIE CAMPANE

Pepe in Grani – Caiazzo (CE)
Da Attilio alla Pignasecca - Napoli
Trattoria Fresco - Napoli
La Notizia - via Caravaggio, 53 Napoli
La Notizia – via Caravaggio, 94 Napoli
Sorbillo – Napoli
Starita - Napoli
Era Ora - Palma Campania (NA)
Pizzeria Salvo da Tre Generazioni - San Giorgio a Cremano (NA)
Massè – Torre Annunziata (NA)


Usa, il New York Times cataloga i principali i gesti degli italiani: «Tutto potrebbe essere nato a Napoli»

NEW YORK - «Nel grande teatro all'aperto che è Roma i personaggi parlano con le mani almeno quanto con la bocca»: oggi il New York Times dedica un servizio interattivo al gesticolare degli italiani.

Un video e un piccolo vocabolario in foto accompagnano la lezione, giusto in tempo per assistere gli americani in partenza per il Belpaese: dal classico delle quattro dita che incontrano il pollice ('che vuoi da me?' o 'non sono nato ierì) alla mano che scivola sotto il mento ('me ne fregò), gli abitanti della penisola usano i gesti con «invidiabile elegante coordinazione» per enfatizzare quanto stanno dicendo in una conversazione, parlando al cellulare, o mentre fumano una sigaretta, perfino nel caos del traffico all'ora di punta. I gesti non sono solo dell'uomo della strada: fanno parte integrante dello spettacolo politico. 

Il New York Times contrasta quelli di Silvio Berlusconi, «un famoso gesticolatore», con le mani intrecciate posate sulla scrivania di Giulio Andreotti: «Un sottile segnale di deterrenza, che indicava il tremendo potere che il sette volte primo ministro avrebbe potuto dispiegare se fosse stato necessario», scrive Rachel Donadio, l'inviata da Roma del quotidiano.

Isabella Poggi, psicologa a Roma Tre, ha identificato circa 250 gesti che gli italiani usano nella conversazione di tutti i giorni per enfatizzare minaccia o auspicio, disperazione, orgoglio o vergogna. Sono azioni delle mani che i connazionali di Dante hanno nel sangue: una teoria sostiene che gli italiani li hanno sviluppati negli anni delle occupazioni straniere (austriaci, francesi, spagnoli tra 14esimo e 19esimo secolo) come modo di comunicare senza farsi capire dai nuovi padroni. 

Secondo Adam Kenton, direttore della rivista Gesture, città sovrappopolate come Napoli potrebbero essere state la culla del gesticolare italiano: «Un modo per attirare l'attenzione usando anche il corpo». Mentre la Poggi ricorda la tesi dell'archeologo dell'Ottocento Andrea De Iorio che aveva trovato analogie tra i gesti contemporanei e quelli usati dalle figure dipinte sui vasi greci: «I gesti - ha sottolineato la studiosa - cambiano meno delle parole».

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mercoledì 26 giugno 2013

Cappella Sansevero: il miglior museo d'Italia secondo Trip Advisor




Viaggiatori e turisti da tutto il mondo stilano annualmente le loro classifiche sul celebre sito internet. La cappella del centro storico napoletano si piazza in prima posizione, davanti a celebri gallerie come gli Uffizi e i Musei Vaticani
La Galleria degli Uffizi, i Musei Vaticani, la collezione Peggy Guggenheim a Venezia, il Museo Egizio di Torino. Fiori all'occhiello della cultura italiana, inseriti nell'annuale classifica Traveller Choice di Trip Advisor. Ma ciò che risalta è il museo che occupa la prima posizione: quello della Cappella Sansevero di Napoli, con il suo celebre Cristo Velato, le “macchine umane” del principe e alchimista Raimondo de Sangro, le sue pavimentazioni che richiamano motivi massonici, così come le statue che ne ornano le pareti. È questo, secondo i viaggiatori che annualmente stilano questa classifica, il miglior museo italiano. A livello europeo la Cappella si aggiudica la nona posizione, dietro a gallerie celebri in tutto il mondo come il British Museum e il Louvre di Parigi.
 
DALL'ARCHEOLOGICO AL VIRGILIANO – Ma le soddisfazioni per Napoli non finiscono qui. Nella top ten della classifica guidata dalla Cappella Sansevero troviamo, in decima posizione, il Museo Archeologico Nazionale, dove è possibile ammirare, fra le altre cose, le sontuose statue della collezione Farnese, nonché quelle che ornavano le antiche ville e terme degli imperatori romani. Anche nella sezione “parchi” il capoluogo partenopeo brilla: il celebre Virgiliano di Posillipo, da cui è possibile ammirare tutto il Golfo, si piazza in quarta posizione dietro i Giardini Pubblici di Taormina, il Parco di Monza e il Valentino di Torino.