martedì 31 dicembre 2013

Camorra, arrestati i boss Piscitelli e Fabbrocino

Caserta. I carabinieri hanno arrestato il ras della droga Raffaele Piscitelli, detto “’O Cervinese”, affiliato al clan Carfora, attivo a Maddaloni e comuni limitrofi.

La sua latitanza è durata nove mesi. Per catturarlo sono stati impiegati circa 50 carabinieri del nucleo investigativo di Caserta e personale del settimo nucleo elicotteri di Pontecagnano. L’uomo è stato trovato in un casolare abbandonato in località Casanova sulla montagna di Durazzano, nella provincia di Benevento. Nei suoi confronti pendevano tre provvedimenti per traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. L'elicottero che lo ha individuato era dotato di telecamera ad infrarossi. È stato grazie agli infrared che i militari sono riusciti ad afferrarlo dopo una breve fuga nella boscaglia circostante, scattata dopo l'irruzione dei militari. 

Piscitelli era sfuggito all'arresto più volte, anche di recente: il 15 aprile scorso, durante un'operazione dei carabinieri di Santa Maria Capua Vetere e tre giorni dopo, in un blitz dei militari dell'Arma di Castello di Cisterna (Napoli). Durante i nove mesi di latitanza, è stato protetto da una rete di fiancheggiatori che gli hanno consentito di eludere i controlli delle forze dell'ordine, fino a stamattina. La sua organizzazione, secondo le stime dei carabinieri, è in grado di trasferire dalla Spagna, 4 chili di cocaina e 150 chili di hashish ogni 15 giorni. Stupefacente che inondava le piazze di spaccio del Napoletano e del Casertano.

A Napoli, invece, i carabinieri del comando provinciale hanno rintracciato e arrestato, nella stazione ferroviaria centrale, Giovanni Fabbrocino, figlio del boss Mario Fabbrocino, quest’ultimo attualmente detenuto e ritenuto a capo dell’omonimo clan attivo dell’area vesuviana. Sul figlio del boss pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per estorsione aggravata da finalità mafiose, emessa dal gip del tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea. Secondo gli inquirenti, Giovanni Fabbrocino avrebbe messo a segno un’estorsione e non è riuscito a compierne un’altra sempre nei confronti dei titolari di un’impresa di trasporti di San Gennaro Vesuviano.
http://www.pupia.tv

Camorra: arrestato il boss Marino, tra i 100 latitanti più pericolosi

Arrestato a Castel Volturno mentre passava le feste di Natale in casa con la famiglia. Il boss Angelo Marino, 41 anni, ritenuto il reggente dell’omonimo clan, è stato preso dagli agenti della sezione “catturandi” della Squadra Mobile di Napoli. Latitante dal giugno scorso, Marino era ricercato per associazione a delinquere e per due omicidi legati alla prima faida di Scampia. I poliziotti hanno fatto irruzione nella villetta intorno alle 5 e 30 del mattino, mentre in casa erano presenti anche la moglie e i figli del boss, il quale non ha opposto resistenza all’arresto. Marino era nella lista dei 100 latitanti più pericolosi stilata dalla Questura di Napoli.

LA FAIDA – Marino faceva parte della fazione degli “scissionisti” del clan Di Lauro, ai tempi della prima faida che insanguinò le strade di Napoli Nord nel 2004, vicino ai gruppi Amato, Pagano, Notturno e Abbinante. Durante la seconda faida del 2012, si è avvicinato al gruppo dei Leonardi-Vanella-Di Lauro, i cosiddetti “girati”.

IL COMMENTO DI ALFANO – «Grazie al lavoro straordinario delle Forze dell'ordine e della Magistratura, oggi la Squadra Stato ha inferto un altro colpo alla criminalità organizzata, con l'arresto del latitante Angelo Marino, inserito nell'elenco dei cento latitanti più pericolosi e ritenuto responsabile del duplice omicidio di Fulvio Montanino e Claudio Salierno, che diede inizio alla faida di Scampia. E' un'operazione importante, che rafforza la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, rendendo più sicuro il nostro territorio». Così ha commentato il vice premier e ministro dell'Interno, Angelino Alfano, che oggi al Viminale ha incontrato il capo della polizia, Alessandro Pansa, per complimentarsi della brillante operazione, eseguita dal Servizio centrale operativo e dalle squadre mobili di Napoli e Caserta, e che ha portato all'arresto di Marino, ritenuto a capo dell'omonimo clan camorristico.

venerdì 20 dicembre 2013

Napoli, il martirio di Gelsomina: l'angelo dei detenuti che si fidò del suo Giuda

di Leandro Del Gaudio

Era da poco uscito dal carcere, si rivolse a una ragazza che faceva volontariato, alla 22enne Gelsomina Verde, chiedendole un aiuto per poter sbarcare il lunario. Lei, giovane e bella, non si sottrasse, forte del senso di fiducia che aveva nei confronti delle persone più deboli, specie verso gli ex tossicodipendenti o gli ex detenuti. E fu così che cadde in trappola.

La notte tra il 20 e il 21 novembre del 2004, Pietro Esposito, detto Pierino kojac, attirò in trappola la ragazza. Era una domenica notte, chiese un appuntamento, si limitò a fare da esca, da tramite con i killer.

Come andarono a finire le cose, lo raccontano le pagine del processo che condannano all'ergastolo Ugo De Lucia, come esecutore del delitto della povera Mina. Pietro Esposito si limitò a portare De Lucia (ma anche altri soggetti mai condannati), il famigerato Ugariello 'o mostro, nel punto definito per l'appuntamento.

Il resto è cronaca di un martirio. La ragazza fu interrogata, uccisa e carbonizzata. I killer del clan Di Lauro volevano sapere da lei l'indirizzo del covo dei fratelli Notturno, passati dalla parte degli scissionisti, una guerra in cui la giovane Mina - bella e dedita al volontariato - era del tutto estranea.

Pochi giorni dopo, Pietro Esposito fu arrestato e decise di pentirsi: sì, sono stato io a organizzare la trappola, ma non sapevo quale fossero le intenzioni di De Lucia. Fu condannato a sette anni di cella al termine delle indagini del pm Giovanni Corona.

Pescara, non rientra dopo permesso: evade il killer di Gelsomina Verde

Napoli. Mentre in tutta Italia sono in atto le ricerche del serial killer Bartolomeo Gagliano, evaso a Genova martedì mattina durante un permesso, si verifica un caso analogo a Pescara.

Il napoletano Pietro Esposito, 47 anni, pentito di camorra, non è rientrato nel penitenziario, sempre dopo la concessione di un permesso premio. Doveva restare recluso fino al giugno 2014 per una condanna inflittagli proprio in seguito a una precedente evasione.

Esponente del clan De Lucia, Esposito è accusato di due omicidi, tra cui quello di Gelsomina Verde, giovane di 23 torturata e uccisa nel 2004, nell’ambito della faida di Scampia. Per quel delitto ha già scontato sei anni di reclusione. Il 14 dicembre scorso, il giudice di sorveglianza di Pescara, Maria Rosaria Parruti, gli aveva concesso un permesso premio di otto ore, da cui non è più rientrato.

http://www.pupia.tv

giovedì 19 dicembre 2013

Riciclaggio, assolto l'ex capo della mobile Pisani

Napoli. Assolto da tutte le accuse l'ex capo della squadra mobile Vittorio Pisani nel processo sul riciclaggio nei locali del lungomare.

Pisani è stato assolto "perché il fatto non sussiste". La sentenza è stata emessa dalla settima sezione del Tribunale di Napoli presieduta da Rosa Romano. Secondo i pubblici ministeri del processo, Enrica Parascandolo e Sergio Amato, Pisani avrebbe informato un imprenditore nel settore della ristorazione, suo amico, di indagini in corso sul suo conto. Nella requisitoria i pm avevano chiesto quattro anni. Pisani, dopo aver subito il divieto di dimora a Napoli, attualmente è a Roma, nell'ufficio immigrazione del Viminale.

Undici le assoluzioni, sei le condanne. Condannato a 9 anni per riciclaggio, ma con esclusione della finalità mafiosa, l'imprenditore Bruno Potenza, sei anni al fratello Salvatore. A 5 anni, sempre con esclusione dell'aggravante della finalità mafiosa è stato condannato l'imprenditore Marco Iorio, 4 anni ciascuno i fratelli Massimiliano e Carmine.

Assolti tutti gli altri, fra i quali i commercialisti Antonello Carpentieri, Sandra De Caro e Maddalena Planquell.

Pisani non ha voluto commentare la sentenza di assoluzione dal processo, allontanandosi dall'aula subito dopo la lettura del dispositivo. "Era un processo che per noi, almeno per quanto riguarda la posizione di Pisani, poteva anche non essere celebrato. - ha dichiarato l'avvocato Salvatore Nugnes che con il collega Giovanni Cerino assiste il dirigente di polizia - Pisani doveva essere prosciolto all'esito delle indagini. In ogni caso è un momento di grande soddisfazione".

I ristoranti dei fratelli Iorio, riteneva l'accusa, servivano in realtà a riciclare denaro di provenienza illecita (ma anche il calciatore Fabio Cannavaro, sentito come teste, aveva investito in quei locali). Pisani, sempre secondo la Procura, lo sapeva e lasciava correre perché amico degli Iorio, e addirittura rivelò all'amico Marco il contenuto dell'inchiesta da poco avviata. Per tutti gli imputati i pm Sergio Amato ed Enrica Parascandolo aveva chiesto condanne severe: in particolare 13 anni per Marco Iorio, 18 per Bruno Potenza, quattro per Pisani.

I giudici hanno invece dato ragione al collegio difensivo, che aveva insistito sull'estraneità del dirigente della polizia ai fatti contestati, ipotizzando altri possibili scenari per la fuga di notizie e sottolineando la correttezza dell'investigatore che ha messo a segno alcuni importantissimi colpi alla criminalità organizzata.

Proprio Pisani, tra l'altro, è stato tra gli artefici della cattura di Michele Zagaria, il boss del clan dei casalesi arrestato a Casapesenna il 7 dicembre del 2011.

Il Natale è anti-camorra: presentato il «pacco» con i prodotti delle terre confiscate ai clan

di Maria Teresa Rossi
CASERTA - Presentata questa mattina in aula consiliare della Provincia di Caserta l'iniziativa «Facciamo un pacco alla camorra». Molti i rappresentanti presenti delle istituzioni prefettura, questura e confindustria, dei carabinieri e polizia, assenti invece tutti i sindaci della provincia eccetto il sindaco di Casagiove.

Due i formati previsti per il pacco natalizio composto di prodotti lavorati sulle terre confiscate alla criminalità organizzata, uno è «impegno» e uno «responsabile» per tasche diverse, entrambi però simbolici pensati per dire con un gesto che combattere per il proprio territorio, l'ambiente e la legalità può passare anche attraverso un dono natalizio. Promossa da Nco; Comitato Don Peppe Diana e Libera.

L'assemblea di ieri non ha visto parole di circostanza al contrario hanno contribuito con le loro riflessioni Raffaello Magi, Peppe Pagano, Valerio Taglione, Gianni Solina, Gianni Zara e il presidente della provincia di Caserta Domenico Zinzi a rilevare le criticità e le prospettive di una guerra che ha visto delle battaglie vinte, ma non può dirsi conclusa.

martedì 17 dicembre 2013

Camorra e appalti, arrestati 10 prestanome dell’imprenditore Grillo

Caserta. Dieci persone arrestate dai carabinieri per intestazione fittizia di beni e società, aggravata dall’aver agevolato la camorra, per conto dell’imprenditore Angelo Grillo, 63 anni, di Marcianise, operante nel settore delle pulizie.

Quest’ultimo si trova in carcere dallo scorso 7 novembre nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti Asl Caserta, con l’accusa di concorso esterno al clan dei Belforte, in cui furono tratti in arresto il consigliere regionale Angelo Polverino, l’ex sindaco di Caserta Giuseppe Gasparin, il direttore generale dell'ospedale di Caserta Francesco Bottino,  Lazzaro Luce, imprenditore originario di Santa Maria a Vico e residente a Nola, ex presidente della squadra di calcio del Gladiator di Santa Maria Capua Vetere, ora patron del Savoia, i figli di Grillo, Roberto e Giuseppe, e il nipote Giuseppe, Pasquale De Feudis, e ancora Antonio Pascarella, Antonio Rinaldi, Ranieri Fiore.

Le indagini, condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di Caserta, si sono sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, riprese video, servizi di osservazione e pedinamenti, oltre che riscontri di natura documentale ed approfonditi accertamenti patrimoniali. Gli indagati risultano intestatari di beni mobili e immobili, di società e di conti correnti bancari individuati in diverse zone del territorio nazionale (Caserta, Roma, Livorno, Sassari) e in Lussemburgo, per un valore stimato di circa 30 milioni di euro, tutti sottoposti a provvedimento di sequestro preventivo. Le società sequestrate sono attive in tutto il territorio nazionale e operano sia nel settore della raccolta dei rifiuti che in quello della vigilanza a seguito di aggiudicazione di appalti. Grillo è titolare di società anche in Svizzera e Kenia.

Gli arrestati. Angelo Grillo (già detenuto); Rosa Baffone, 21 anni, moglie di Roberto Grillo (già detenuto); Antonietta De Simone, 43 anni, che risulta fittiziamente intestataria della società Fare l’Ambiente e della società Serful, ma realmente svolge lavori di pulizia; Domenico Di Carluccio, 48 anni, di Marcianise, che risulta fittiziamente proprietario di un istituto di vigilanza “Silpres Vigilanza Srl” con sede a Livorno ma in realtà svolge la mansione di parcheggiatore all’interno del BigMaxiCinema di Marcianise; Carlo Chiaiese, 48 anni, residente a Cecina, che risulta fittiziamente intestatario della società di vigilanza “Fedelpol Srl” con sede a Rosignano Marittimo, in provincia di Livorno; Andrea Mastroianni, classe 57 anni, di Piana di Monteverna, che risulta fittiziamente intestatario, insieme a Patrizia Marra, 47 anni, di Bellona, anche lei arrestata, della società “Ecosystem 2000 srl” con sede a Caserta, ma in realtà i due sono degli operai addetti alle pulizie; Maria Coronella, 40 anni, di San Prisco, che risulta fittiziamente intestataria della società “Faunus Sas”, con sede a Capua, con sede legale allo stesso indirizzo di cui alla società “Cesap” ricondotta ad Angelo Grillo; Anna Lauritano, 47 anni, residente a Santa Maria Capua Vetere, convivente di Angelo Grillo e fittiziamente intestataria della società “Tutto Campania Srl”; Maria Vincenza Golino, 47 anni, di Marcianise, operaia del settore delle pulizie ma fittiziamente intestataria con la Lauritano della “Tutto Campania”.

Caserta, clan e rifiuti: tutti i nomi degli arrestati
Ecco i nomi dei destinatari dei provvedimenti eseguiti dai carabinieri del Comando Provinciale di Caserta
GRILLO Angelo, classe 1950, ( già detenuto), nella foto.

BAFFONE Rosa classe 1992, di Marcianise e moglie di Grillo Roberto, già detenuto.

DE SIMONE Antonietta classe 1970, di Marcianise. La donna risulta fittiziamente intestataria della Società Fare l'Ambiente e della società Serful, ma realmente svolge lavori di pulizia;

DI CARLUCCIO Domenico classe 1965, di Marcianise, risulta fittiziamente proprietario di un Istituto di Vigilanza Silpres Vigilanza S.r.l. con sede in Livorno. L’uomo in realtà svolge la mansione di parcheggiatore all’interno del Big Maxi Cinema di Marcianise;

CHIAIESE Carlo, classe 1965, residente a Cecina, risulta fittiziamente intestatario della Società di Vigilanza Fedelpol S.r.l. con sede in Rosignano Marittimo, Livorno;

MASTROIANNI Andrea classe 1956, di Piana di Monteverna, risulta fittiziamente intestatario unitamente a MARRA Patrizia, classe 1966, della Società Ecosystem 2000 srl con sede in Caserta, ma in realtà i due sono degli operai addetti alle pulizie;

MARRA Patrizia classe 1966, di Bellona;

CORONELLA Maria classe 1973, di S. Prisco, risulta fittiziamente intestataria della società Faunus SaS con sede in Capua, con sede legale allo stesso indirizzo della Società Cesap ricondotta a Angelo Grillo;

LAURITANO Anna classe 1966 e residente a Santa Maria Capua Vetere è la convivente di Grillo Angelo, nonché fittiziamente intestataria della società Tutto Campania Srl;

GOLINO Maria Vincenza nata Marcianise nel 1966, operaia del settore delle pulizie ma fittiziamente intestataria con la Lauritano Anna di alcuni beni.

Casalesi, società di raccolta rifiuti intestata agli addetti alle pulizie

Tra i destinatari dei provvedimenti notificati oggi dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta (dieci arresti ai domiciliari, uno notificato in carcere all'imprenditore Grillo, e sequestri di beni per 30 milioni di euro in Italia e all'estero) figurano anche Rosa Baffone, moglie di un figlio di Angelo Grillo, e la stessa convivente dell'imprenditore, Anna Lauritano, 47 anni.

Ci sono anche addetti alle pulizie, come Andrea Mastroianni, di 57 anni, e Patrizia Marra, di 47 anni, a cui Grillo ha intestato le quote dell' «Ecosystem 2000», azienda che, insieme alla società «Fare l'Ambiente», negli ultimi due anni hanno gestito la raccolta dei rifiuti in numerosi comuni del Casertano.

La società «Fare l'Ambiente», invece, fu intestata da Grillo a Antonietta De Simone, di 43 anni: anche lei è una semplice addetta alle pulizie. Fino alla metà dello scorso mese di novembre «Fare l'Ambiente» ha lavorato in sette comuni del Casertano (tra cui figurano anche Vairano Patenora, Galluccio, Santa Maria a Vico) che hanno poi rescisso il contratto dopo il blitz del 7 novembre scorso che ha portato in carcere, tra gli altri, il consigliere regionale Angelo Polverino, l'imprenditore Grillo e i suoi figli. 

L'Ecosystem 2000 è stata coinvolta anche in un'altra inchiesta della Dda di Napoli, nell'aprile del 2012: in quel momento aveva diversi appalti in alcuni comuni del Casertano. Dopo pochi mesi dall'inchiesta ci fu una cessione di ramo d'azienda e nacque «Fare l'Ambiente», con sede legale in provincia di Roma, che ha ereditato i contratti d'appalto di «Ecosystem 2000», riuscendo a farsene assegnare anche altri.