sabato 23 gennaio 2010

Processo Spartacus, la Cassazione conferma: 16 ergastoli ai Casalesi

A 15 anni dal blitz contro i Casalesi cala il sipario sul maxiprocesso contro la più potente cosca della camorra. Il verdetto dopo una camera di consiglio di 4 ore: definitivi 16 ergastoli a boss e luogotenenti.
Carcere a vita. Fine pena mai. Saranno informati ufficialmente entro domani i boss del clan dei Casalesi della sentenza emessa nei loro confronti dai giudici della I sezione penale della Corte di Cassazione. Non è una novità, una sorpresa, quella che viene appena dopo i telegiornali della sera, dall’aula al secondo piano del palazzo di giustizia. Sono confermate le condanne all’ergastolo di Francesco Schiavone detto "Sandokan", il suo omonimo cugino detto "Cicciariello", di Francesco Bidognetti "Cicciotto ’e mezzanotte", Raffaele Diana, Giuseppe Caterino, Walter Schiavone, Cipriano D’Alessandro, Enrico Martinelli, Alfredo Zara, Giuseppe Diana, Sebastiano Panaro, Luigi Venosa, Vincenzo Zagaria. Nel chiuso delle celle, potranno imprecare quanto vorranno e poi iniziare veramente a capire cosa fare.La sentenza definitiva. Il processo Spartacus è arrivato alla fine. Ma al capolinea solo l’ufficio dell’accusa può gioire. È un premio per chi ha fatto le indagini, piazzato le microspie, ascoltate migliaia d’ore di intercettazioni, convinto i pentiti a diventare tali. Assunto il ruolo difficile di dare un volto allo Stato, come dicono i sociologi, in una situazione di guerra, che ha prodotto assassini e continua a mietere vittime e fare guadagni. Perché tre imputati, Mario Caterino, Antonio Iovine e Michele Zagaria, anche loro condannati al massimo della pena sono ancora latitanti, e capaci di dettare legge, secondo gli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Nel verdetto definito stasera sono state confermate anche le condanne per Antonio Basco, che aveva avuto 21 anni di pena, Luigi Diana, che ne dovrà scontare 16 e Nicola Pezzella, 15. Carmine Schiavone, Guido Mercurio, Corrado De Luca, (anche lui ancora latitante), Alberto Di Tella, Vincenzo Della Corte, hanno avuto pene inferiori.Un'aula vuota. Così come ha scritto il mitico capo dell’Fbi, Edgar J. Hoover, quando la giustizia fa storia sono in pochi a sentire. Nell’aula della Cassazione non più di 10 persone ad ascoltare la decisione. Non ci sono avvocati delle parti. I magistrati, poco pima delle 20, avevano fatto arrivare nella camera di consiglio un carrello con alcuni fascicoli. Ma la sentenza è arrivata dopo non oltre 5 ore di riunione. "Difficile trovare una leva per cambiare le cose", aveva ammesso stamane uno dei difensori più titolati, con capelli d’argento e una cattedra di procedura penale. La storia dice che è dal 1986, anno della sentenza Bardellino, che mancava una condanna definitiva alla rete criminale più potente del casertano. I molti omicidi perpetrati dalla banda hanno permesso di imperare, dettare legge. L’intesa con la mafia siciliana ha guidato la gente di Casal di Principe fuori dall’era di Raffaele Cutolo.La gioia di Saviano. Lo scrittore Roberto Saviano, che tanto ha raccontato nel romanzo Gomorra, su Facebook scrive, che se fosse arrivata dalla Cassazione una condanna definitiva Sandokan non avrebbe avuto altra strada che collaborare con la giustizia. "Ha cinquant’anni e non gli rimarrebbero che due alternative. Pentirsi o morire in galera. Il figlio Nicola si vede poco in paese, è sempre fuori". Per il clan, secondo gli investigatori, i capi bastone sono Michele Zagaria e Antonio Iovine. Vanno e avanti indietro dall’Emilia Romagna, a Roma, alla Romania, alla Francia del sud. Hanno le mani nel business dei rifiuti, del cemento, della grande distribuzione degli ortaggi e della frutta. E tanto altro. (Il Giornale – 16/01/2010)

sabato 26 dicembre 2009

«Via la licenza a chi paga gli estorsori»

NAPOLI (23 dicembre) - Non ci sarà più spazio per gli indecisi, per coloro che pur subendo la pressione dei clan continueranno a tacere favorendo, di fatto, le attività della camorra. Con l’Antimafia o contro l’Antimafia: ai commercianti non sarà data una terza possibilità. La Procura della Repubblica sta studiando il modo per cancellare, una volta per tutte, la piaga che affligge città come Ercolano. Verrà usato il pugno di ferro: sarà questo da oggi l’atteggiamento dei pm per chi, pur pagando il pizzo, si rifiuterà di denunciare. A rischio c’è la possibilità stessa della persona che non denuncia di perdere le licenze ottenute per l’esercizio del commercio o per altre attività imprenditoriali. Lo ha detto dopo il maxiblitz che ha disarticolato i clan di Ercolano il procuratore aggiunto Rosario Cantelmo. Lo ha ribadito il sindaco di Ercolano. Se si dovesse arrivare ad una concretizzazione del progetto, ci si troverebbe di fronte ad un modello da poter utilizzare anche su altre realtà afflitte dal racket delle estorsioni. E sarebbe fronte comune contro il pizzo. Anche se questo potrebbe significare l’applicazione di scelte impopolari oltre che assolutamente inedite. Provvedimenti innovativi per combattere la camorra su tutti i fronti e per coinvolgere il maggior numero di vittime nel processo anticlan. «È solo un punto di partenza in quanto - ha spiegato il procuratore aggiunto Rosario Cantelmo – gli imprenditori saranno convocati in procura dove verrà chiesto loro da che parte stare: se decideranno di tacere, coinvolgerò anche altri apparati dello Stato per intervenire contro di loro con provvedimenti amministrativi». Provvedimenti che potrebbero significare «denunce per favoreggiamento – ha spiegato Cantelmo – nei confronti di coloro che nonostante l’invito a denunciare decideranno di negare il sopruso subito». Aggiunge il pm antimafia: «Credo che dopo gli arresti anche ad Ercolano l’atteggiamento dei commercianti sia cambiato positivamente, ma ora non bisogna fermarsi». È dello stesso parere Nino Daniele, il sindaco di Ercolano, che pienamente in linea con la procura ha annunciato che «qualora venissero accertati casi di estorsioni subite da negozianti che poi si rifiutassero di denunciare, sarei pronto a revocare le licenze». Misure forti, dunque, alle quali, naturalmente, né la Procura né il Comune si augurano di dover ricorrere, ma alle quali, a questo punto, bisogna pensare, visto che secondo quanto appurato dai carabinieri dal 2005 ad oggi sono almeno cento i commercianti e gli imprenditori che hanno subito le vessazioni dei clan, pagando «regolarmente» – e cioè tre volte l’anno o addirittura tutti i mesi – il pizzo. Con le denunce scattate nei mesi scorsi e sfociate nell’inchiesta «Regalo di Natale» che ha portato all’arresto di ventuno persone, sembra infatti che anche ad Ercolano, dopo anni di omertoso silenzio, qualcosa stia cambiando. Sei denunce non sono tantissime, soprattutto in rapporto all’entità del fenomeno, eppure rappresentano una speranza concreta: la possibilità di diventare esempi, modelli a cui tutte le vittime potrebbero rifarsi scegliendo la via della denuncia.
Mary Liguori

L'emergenza rifiuti è finita?

La Terra dei fuochi continua a bruciare nel silenzio.
GIUGLIANO. Ancora un altro rogo di rifiuti nella zona Asi di Giugliano. La nuvola nera è stata fotografata due giorni fa da un passante e pubblicato sul sito www.laterradeifuochi.it. Tutte le sere il triangolo Giugliano Qualiano-Villaricca continua ad essere il territorio preferito dai piromani che in barba alle leggi continuano ad incendiare rifiuti di ogni sorta, sprigionando diossina a iosa. Nonostante i decreti, le leggi speciali, le ordinanze le ecomafie continuano a farla da padrone. Altro che fine dell’emergenza. Non è mai finita, nonostante i proclami. Si trasforma giorno dopo giorno in un diverso modello di ecomafia, quello dei roghi tossici. Non c’è giorno che non ce ne sia uno, non c’è giorno che le campagne del comprensorio a nord di Napoli non vadano a fuoco, insieme a pneumatici e chissà cos’altro. Sono proprio le gomme abbandonate o prese apposta chissà da dove a fungere da letto di combustione per qualsiasi cosa. Materiali tossici, di risulta, bidoni, acidi, chi più ne ha più ne metta, si mischiano a pneumatici per scomparire in un fumo nero che come una mano mortale attraverso decine e decine di Comuni. I luoghi più colpiti sono quelli meno controllati, ovvero quelli tra la fascia costiera e Giugliano centro. zona Asi, zona Taverna del Re, via Ripuaria, sono i luoghi prediletti dei criminali dell’ambiente. Ma non solo. Anche il casertano è oramai zona franca per le ecomafie. Insomma se non ci sono sacchetti in strada non vuol dire che siamo salvi dall’emergenza. Il sacchetto è solo la minima parte di tutto, la parte visibile, ma dietro c’è un intero mondo di illegalità che uccide l’aria che respiriamo ed il nostro territorio. Una parte che è in realtà il vero problema e che si fa finta di non vedere. A quasi un mese dalla firma dell’ordinanza in prefettura finalizzata al contrasto del fenomeno dei roghi di rifiuti i risultati concreti se ne vedono ben pochi. Di notte si continuano a bruciare rifiuti tossici e speciali. L’odore acre dei roghi continua ad accompagnare il sonno ed il risveglio delle persone. Funge da ‘buongiorno’ e da ‘buonanotte’ per i cittadini dell’hinterland a nord di Napoli. I controlli sull’operato dei gommisti sono rimasti solo proclami. L’ordinanza entrata in vigore è incentrata in particolare sul fenomeno dell’abbandono di pneumatici nel territorio e del relativo incendio in quanto adoperati anche come “letto di combustione” per bruciare altre tipologie di rifiuto. Sulla base infatti dell’obbligo per legge per i gommisti a tenere un registro di carico e scarico rifiuti con fogli numerati e vidimati dalla Camera di Commercio, annotando la quantità e la qualità dei rifiuti, unitamente all’obbligo di stipulare un contratto con aziende specializzate per il trasporto e lo smaltimento dei pneumatici, il documento indica quindi “il divieto per i titolari delle officine di riparazione e sostituzione dei pneumatici, di lasciare gli stessi pneumatici incustoditi all’esterno dei propri esercizi dopo l’orario di chiusura”. Ne1 caso in cui all’esercente siano contestate tali violazioni, l’attività commerciale sarà sospesa da tre a cinque giorni. “E’ fatto altresì divieto assoluto - continua l’ordinanza - nel territorio comunale di abbandonare e di incendiare qualsiasi tipo di pneumatico e di ogni altro tipo di rifiuto pericoloso”. Poche le attività commerciali che rispettano la normativa. Ancor di meno i controlli, e intanto la Terra dei Fuochi continua a bruciare, e lentamente muore.
QUALIANO. Sono diventate numerose ormai le proteste dei residenti per il cumulo di sacchi di spazzatura colmi di rami secchi e fogliame. Il punto interessato è un tratto di marciapiede di Via Campana, in direzione Giugliano, a limite tra i comuni di Qualiano e Villaricca. La quantità di sacchi depositati è tale da ostruire perfino il passaggio ai pedoni e da alcuni giorni, segnalano i residenti «la zona è diventata anche oggetto di deposito di sacchi contenente spazzatura domestica». In un primo momento sembrava una situazione transitoria e che prima o poi, sarebbe passato qualcuno dell’amministrazione comunale o della società addetta alla rimozione dei rifiuti, per togliere i sacchi e ripulire l’intera zona, «invece – affermano gli abitanti di Via Campana – la situazione peggiora di giorno in giorno e nessuno, fino ad oggi, si è fatto carico del problema. È un controsenso – aggiungono – da un lato ci spingono ad intensificare la raccolta differenziata e poi dall’altro ci lasciano cumuli di sacchi pieni di rami secchi e fogliame fuori dalle nostre case. Di certo – concludono i residenti – non è un comportamento coerente. Chiediamo l'immediata rimozione dei sacchi e la pulizia dell'area». In effetti i sacchi accumulati a ridosso del contenitore di abiti dismessi, si trovano su una delle principali arterie comunali e fanno “bella mostra di se” a tutti coloro che provengono da Giugliano e Villaricca, suscitando ovviamente un senso di fastidio al quale nessuno era più abituato da tempo, ovvero, da quando lo spettro dell’emergenza sembrava averci lasciato definitivamente
Lepore: «L'allarme rifiuti non è cessato»
Il procuratore della Repubblica di Napoli tiene alta la soglia di attenzione sull’emergenza rifiuti.
NAPOLI. Giovandomenico Lepore tiene alta la soglia di attenzione sull’emergenza rifiuti. "Quasi direi ai cittadini di mettere una mascherina e poi infilare i tappi nelle orecchie e aspettare così che passi il buio più profondo" la frase sibillina del procuratore della Repubblica di Napoli nel corso di un'intervista che sarà trasmessa integralmente sulle emittenti del circuito Lunaset (Teleluna ore 20,30; Telenostra ore 21,30; Telebenevento ore 21 e Lunasat Sky ore 20,30) secondo quanto riferisce una nota della tv che ne ha anticipato i contenuti. Vi è un collegamento tra le emergenze e la camorra? "C'è chi vuole vedere un filo conduttore legato alla camorra – la risposta di Lepore -. Molte delle nefandezze vengono compiute da chi non c'entra proprio nulla con la camorra. Tuttavia, se intendiamo come camorra non l'organizzazione criminale presente sul territorio ma il fenomeno di carattere sociale, allora sì che esistono tanti tipi di camorra, di criminalità che porta all'emergenza". "Quello che ci spaventa - spiega Lepore durante l'intervista - è constatare che tutti i tipi di emergenza, da quella occupazionale a quella sui rifiuti, da quella che riguarda la criminalità organizzata alle infrastrutture fino alla corruzione nella pubblica amministrazione sia concentrata soltanto in questa area della Campania". Da cittadino Lepore si dice poi sfiduciato e crede che l'emergenza rifiuti sia tutt'altro che risolta. "Certo Napoli e più pulita - dice, secondo quanto riferisce la nota dell'emittente - ma credo che intorno ad aprile o maggio ci ritroveremo, nuovamente, con i sacchetti in mezzo alla strada. Già, adesso, fuori l'area metropolitana si stanno notando cumuli non raccolti". Per il capo della procura è necessario che gli enti locali si rimbocchino le maniche: "E' possibile che una città come Napoli sia ricoperta di rifiuti?". E ancora. "Al momento è attivo il solo termovalorizzatore di Acerra, ma intanto le discariche non possono restare aperte all'infinito. E non è più tempo di discariche".

domenica 20 dicembre 2009

Rifiuti in Campania, Bertolaso:«Dopo 15 anni fuori dall'emergenza»

NAPOLI (17 dicembre) - Si chiude oggi, dopo 15 anni, lo stato di emergenza deirifiuti in Campania. Una vittoria firmata dal Governo di Silvio Berlusconi, che tenne il primo consiglio dei ministri della legislatura in corso proprio nella Napoli sepolta dalla spazzatura. Il premier neoeletto volle metterci la faccia, dando la parola che avrebbe fatto sparire lo scempio immortalato da immagini finite in tutto il mondo. Primo passo verso quella vittoria fu l'inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra. Il secondo è quello di oggi. «Grande soddisfazione» dopo «la vergogna», commenta Guido Bertolaso, il capo della Protezione Civile italiana che ha sostituito l'ultimo degli oltre 11 commissari di questa emergenza (i nomi di alcuni prefetti restano solo nelle cronache dell'epoca), in qualità di sottosegretario ai rifiuti. Un livello in più, rispetto al commissariamento, perchè, per risolvere una situazione divenuta esplosiva anche sul fronte dell'ordine pubblico - nel quartiere di Pianura ci fu una «guerra» - si decise di riaprire le discariche; di riportarne una proprio nel cuore di Napoli, a Chiaiano; e, soprattutto, di militarizzarle. Questa storia è stata scritta per anni, innanzitutto, dai cumuli di spazzatura sulle strade, in grado di affacciarsi nelle case dei napoletani, attraverso le finestre, al posto delle nuvole. E da una cartolina rovinata, anche per il futuro, davanti agli occhi del pianeta: Napoli resterà a lungo, nella testa di moltissimi, la sua 'munnezzà. Proteste disperate e momenti di feroce guerriglia urbana.Una storia di un incalcolabile spreco di fondi pubblici: affari enormi per gli imprenditori, sotto la mala gestione politica. Un storia di processi giudiziari: come quello che ancora vede imputati per truffa Antonio Bassolino e i fratelli Romiti, vertici di Impregilo, il gruppo che vinse l'appalto del piano dello smaltimento voluto dall'ex esecutivo regionale del centrodestra. Tutti loro rispondono del mancato rispetto del contratto: effetto fu la produzione di milioni di ecoballe di rifiuti tritati, spacciati per ottimo cdr da termovalorizzare in impianti mai costruiti anche per le proteste della gente. Una storia scritta, in gran parte, dalla camorra, ombra inquietante che non lascia mai il campo nel settore. Una storia che finisce sulle enciclopedie del web come capitolo a se stante di quella italiana, e in un best seller come quello di Roberto Saviano.Guido Bertolaso firma il decreto che restituisce agli enti locali la responsabilità della gestione dei rifiuti, ma mette le mani avanti. Dopo aver chiesto lo scioglimento di 9 comuni del Napoletano, il sottosegretario precisa: «Se i sindaci non portano a compimento l'attività di loro competenza, bisogna adottare dei provvedimenti, perchè non abbiamo la minima intenzione di essere confusi con quelli che per una ragione o per un'altra non tolgono la spazzatura per le strade. È dunque scorretto sostenere che lo stato d'emergenza non è concluso, perchè lo stato d'emergenza si crea quando non ci sono le possibilità di smaltire, che oggi invece ci sono, non quando bisogna togliere i rifiuti dalle strade».La competenza passa soprattutto alle province. Assunti tutti i lavoratori degli impianti di cdr e dei consorzi nelle nuove strutture provinciali. E dal 15 di gennaio A2A subentra definitivamente nella gestione dell'impianto di termovalorizzazione di Acerra e Impregilo si ritira. La storia però continua, da oggi, con un interrogativo: riusciranno gli enti locali a gestire il ciclo dei rifiuti?

"Mattone Selvaggio": chiesti oltre 110 anni di carcere

GIUGLIANO. Mano dura dei pubblici ministeri antimafia Paolo Itri, Raffaela Capasso e Antonio D’Alessio. Ieri la requisitoria per le 33 persone indagate nello scandalo al Comune di Giugliano su corruzione per favorire gli abusi edilizi. Oltre 110 anni di carcere per vigili urbani, impiegati comunali, imprenditori e tecnici. Le condanne più alte per gli agenti della Municipale Francesco Iovinella (11 anni), Renato Ciccarelli (9 inni e 6 mesi), Attilio Di Tota (9 anni), Angelo Granata (10 anni e 4 mesi). Cinque le richieste di assoluzione: Domenico di Domenico (tecnico esterno), Franesco Di Gioia e Luigi Mallardo dell’ufficio tecnico, Antonio Pirozi (vigile urbano). I pm, tuttavia, hanno richiesto la confisca dei beni dell’imprenditore di Qualiano Domenico Pelliccia, che durante le fasi del processo ha reso dichiarazioni spontanee ammettendo gli addebiti: per lui chiesti tre anni con la concessione delle attenuanti generiche. Ora la parola passa al collegio difensivo, composto tra gli altri dagli avvocati Pasquale Pianese, Michele Giametta, Nello Palumbo, Paolo De Angelis, Antimo D’Alterio, Carlo De Pascale, Ettore Stravino, Filippo Trofino e Giuseppe Pellegrino, che saranno in aula il 22 dicembre. Il processo è iniziato il 5 novembre 2008 con rito ordinario per 33 persone invischiate nello scandalo di tangenti sugli abusi edilizi al Comune di Giugliano. Una storia venuta alla luce quasi per caso, grazie alla denuncia di una donna che aveva ‘lamentato’ alle forze dell’ordine un tentativo di violenza sessuale da parte di un vigile, disposto a chiudere un occhio su dei lavori ‘irregolari’ solo in cambio di sesso. Intercettazione dopo intercettazione, i pm sono riusciti a ricostruire il giro di affari che pubblici ufficiali e pubblici amministratori avevano messo in piedi sulle opere fuorilegge. Un giro di tangenti imposte ai grossi imprenditori e ai piccoli privati. Il sistema era semplice: pagare per poter terminare la realizzazione dei lavori. E gli ‘estorsori’ in doppio- petto erano arrivati persino a stilare un tariffario. Ci sono voluti mesi e mesi di indagini per mettere insieme tutti i tasselli e a partire dal novembre del 2008 ogni atto d’indagine è stato passato ai raggi X dai giudici della undicesima sezione penale, collegio C, del tribunale di Napoli. Il 18 dicembre dello scorso anno ci fu la sentenza per le 18 persone che scelsero l’abbreviato. Anche in quel caso ci fu il pugno duro del giudice: in 18 furono condannati a 112 anni e 4 mesi totali di reclusione. Solo uno fu assolto: l’imprenditore Pietro Ciccarelli. Le pene più altre per i vigili urbani Antonio Basile e Giuseppe Tagliatatela Scafati: dodici anni. (M.F. Cronache di Napoli il 16/12/09)

Pizza napoletana con marchio STG

Napoli, 9 dic (Velino/Il Velino Campania) - La pizza napoletana è una “specialità tradizionale garantita”. Arriva il tanto desiderato marchio STG per la calda sfoglia farcita, made in Naples. L'Unione europea riconosce e tutela uno dei prodotti simbolo della tradizione partenopea. Il via libera definitivo è arrivato dal Comitato europeo per le indicazioni geografiche denominazioni d'origine protette e specialità alimentari, riunitosi a Bruxelles. La soddisfazione del ministro per le poliche agricole alimetari e forestali Luca Zaia: “L'Europa ha premiato il lavoro e la tenacia dei produttori napoletani che finalmente vedono raggiunto il loro traguardo: il marchio STG a tutela di un prodotto simbolo della tradizione napoletana che troppo spesso e da troppo tempo è stato oggetto di pessime imitazioni che niente hanno da spartire con la vera ed unica Pizza Napoletana. È una grande battaglia vinta per l'Italia - ha detto l'esponente di governo - nonostante gli ostacoli posti da alcuni Paesi membri”. Dunque da oggi la pizza napoletana conosciuta in tutto il mondo verrà protetta dalle imitazioni.
Ecco le caratteristiche dunque per una buona pizza, controllata e certificata: il cornicione rialzato, di colore dorato, proprio dei prodotti da forno, morbido al tatto e alla degustazione, la consistenza morbida, elastica, facilmente piegabile, il sapore particolare, sapido, derivante dal cornicione, che presenta il tipico gusto del pane ben cresciuto e ben cotto, mescolato al sapore acido del pomodoro, all'aroma, rispettivamente, dell'origano, dell'aglio o del basilico, e al sapore della mozzarella cotta; e per l'odore caratteristico, profumato, fragrante. Indispensabile il forno a legna, elemento di fondamentale importanza per la cottura e la qualità della Pizza Napoletana STG.

www.ilvelino.it

sabato 12 dicembre 2009

Napoli, nasce la biblioteca digitale della camorra

NAPOLI (10 dicembre) - La camorra di due secoli fa e quella delle ultime faide come l'hanno vista nei secoli scrittori, drammaturghi, musicisti e, nell'ultimo periodo, i registi. È questo l'ambizioso progetto della prima biblioteca digitale sulla camorra, creata dal dipartimento di filologia moderna dell'università Federico II, curata dal professor Pasquale Sabbatino e visitabile da oggi sul sito dell'università Federico II. Come riporta oggi Repubblica Napoli, sul sito è possibile consultare la prima riunione segreta nella chiesa di Santa Caterina a Formiello negli anni Venti dell'800 e l'ultima strage a Castel Volturno. Il primo camorrista conosciuto, il boss della Pignasecca detto «Tore 'e Crescienzo» fino a Francesco Schiavone, il «Sandokan» dei casalesi «per un lavoro - scrive il giornale - frutto di una ricerca durata due anni, che mette assieme i primi delinquenti dell'800 ai guappi del Novecento e ai camorristi contemporanei» della Gomorra di Roberto Saviano. Più di quattro generazioni e due secoli di storia di un fenomeno criminale passano nella web-biblioteca appena inaugurata. Come è stato raccontato nella letteratura, nella poesia, nel teatro, nella musica (di tradizione e neomelodica), nel cinema e nella fiction.
Personalmente questa iniziativa mi fa sorgere degli interrogativi. Perchè dare tale risalto a criminali? Bisognerebbe stare attenti a come si agisce. Creare una sezione chiamata "personaggi" all'interno della quale sono elencati feroci assassini e le relative gesta, non mi sembra una cosa furba (anche se tutto è già stato raccontato in libri e film). Per altri versi, parlare di camorra aiuta a non abbassare la guardia.
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