sabato 12 dicembre 2009

Napoli, nasce la biblioteca digitale della camorra

NAPOLI (10 dicembre) - La camorra di due secoli fa e quella delle ultime faide come l'hanno vista nei secoli scrittori, drammaturghi, musicisti e, nell'ultimo periodo, i registi. È questo l'ambizioso progetto della prima biblioteca digitale sulla camorra, creata dal dipartimento di filologia moderna dell'università Federico II, curata dal professor Pasquale Sabbatino e visitabile da oggi sul sito dell'università Federico II. Come riporta oggi Repubblica Napoli, sul sito è possibile consultare la prima riunione segreta nella chiesa di Santa Caterina a Formiello negli anni Venti dell'800 e l'ultima strage a Castel Volturno. Il primo camorrista conosciuto, il boss della Pignasecca detto «Tore 'e Crescienzo» fino a Francesco Schiavone, il «Sandokan» dei casalesi «per un lavoro - scrive il giornale - frutto di una ricerca durata due anni, che mette assieme i primi delinquenti dell'800 ai guappi del Novecento e ai camorristi contemporanei» della Gomorra di Roberto Saviano. Più di quattro generazioni e due secoli di storia di un fenomeno criminale passano nella web-biblioteca appena inaugurata. Come è stato raccontato nella letteratura, nella poesia, nel teatro, nella musica (di tradizione e neomelodica), nel cinema e nella fiction.
Personalmente questa iniziativa mi fa sorgere degli interrogativi. Perchè dare tale risalto a criminali? Bisognerebbe stare attenti a come si agisce. Creare una sezione chiamata "personaggi" all'interno della quale sono elencati feroci assassini e le relative gesta, non mi sembra una cosa furba (anche se tutto è già stato raccontato in libri e film). Per altri versi, parlare di camorra aiuta a non abbassare la guardia.
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domenica 6 dicembre 2009

L'emergenza è finita, ma il degrado resta

«Almeno quattro anni di gestione tranquilla». È quanto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, nonché capo della protezione civile Guido Bertolaso ha detto ieri durante un sopralluogo sugli impianti di smaltimento dei rifiuti in Campania. «In questi 18 mesi diemergenza rifiuti abbiamo dovuto contrastare attività, ma anche sabotaggi e boicottaggi che avevano come unico obiettivoquello di far fallire il piano per uscire dall´emergenza e riconsegnare il controllo della gestione dei rifiuti all´illegalità». Ha sostenuto poi davanti ai giornalisti presenti sulla discarica di Terizgno. «La gestione dei rifiuti è stata patrimonio della camorra per anni e - continua il sottosegretario - non mi pare che ne siamo usciti del tutto, come dimostrano i racconti dei pentiti anche in questi giorni. Il controllo della legalità è una cosa che bisogna gestire giorno per giorno, perché in 48 ore la camorra può rimettere le mani laddove gliele abbiamo tolte». Bertolaso ammette tuttavia la presenza ancora di zone molto degradate: «C’è ancora immondiazia nelle strade, in particolare dei comuni della pronincia di Napole e Caserta, ma il problema non riguarda gli impianti e le discariche – precisa Bertolaso – ma riguarda chi ha il compito di di raccoglierla e toglierla dalle strade».
Gli impianti a regime, compreso il termovalorizzatore di Acerra, consentiranno alla Campania di “sopravvivere” per i prossimi 4 anni prima di cadere nuovamente in un’altra emergenza rifiuti.
Dopo la gestione della fase piu' difficile, Bertolaso si augura «che a breve il Consiglio dei ministri adotti un decreto dal titolo “chiusura dell'emergenza”». Un settore su cui invece si puo' ancora fare molto di più è quello relativo alla raccolta differenziata, che in Campania si attesta su una media del 16-17%. «Questa però è responsabilità delle autorità locali. In Campania - rileva Bertolaso - ci sono Comuni che hanno dato un grande impulso e sono di prima classe sotto questo profilo, mentre altri sono ancora agli ultimi posti. È un paradosso che va affrontato, stiamo valutando se commissariare queste ultime amministrazioni prima o dopo la chiusura della fase dell'emergenza. Quel che conta -aggiunge - è che questo non è certo un “abuso di Stato”. In Campania sono stati fatti interventi concreti a differenza di quello che dicono altri».
Intanto sul tavolo del ministro dell’Interno Roberto Maroni sono giunti i dossier dei comuni a rischio scioglimento che da undici (cifra fornita lo scorso luglio e che includeva i comuni di Giugliano, Qualiano, Nola, Afragola, Casal di Principe, Castelvolturno, San Marcellino, Aversa, Trentola Ducenta, Maddaloni e Casaluce) passa a quattro: Aversa, Trentola Ducenta, San marcellino e Castelvolturno.
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NAPOLI (3 dicembre) - «Gravi e reiterate inadempienze nelle attività di competenza per la raccolta dei rifiuti». È questa la motivazione con la quale il sottosegretario per l'emergenza rifiuti in Campania, Guido Bertolaso, chiede la linea dura nei confronti di 9 sindaci campani giudicati inadempienti e avanza al ministro dell'Interno la proposta di una loro rimozione. Immediate e concordi le reazioni: è un coro di no e risposte decise alla proposta Bertolaso. I comuni interessati si trovano due in provincia di Napoli (Giugliano, terza città della Campania per numero di abitanti con 116 mila residenti, e Nola) e sette in quella di Caserta. Ci sono Castel Volturno e Casal di Principe, note per fatti di camorra e iniziative forti sul fronte della legalità, e poi Aversa, Casaluce, Maddaloni, San Marcellino e Trentola Ducenta. Sotto accusa «l'inerzia delle amministrazioni locali nel contrastare l'abbandono incontrollato lungo le strade di rifiuti solidi urbani e di rifiuti speciali, anche ingombranti». I provvedimenti, si sottolinea, fanno seguito a «numerose diffide formulate dalla struttura del sottosegretario e rimaste senza esito». Eppure, evidenzia la struttura di Bertolaso, ai sindaci «la normativa attribuisce gli interventi di rimozione e avvio a smaltimento dei rifiuti abbandonati al fine di scongiurare situazioni di degrado e pericolo nel territorio comunale di pertinenza». Insomma, con questi comportamenti omissivi si rende «più difficoltoso il percorso volto al definitivo superamento dello stato di criticità che per oltre 15 anni ha interessato la regione». Non si esclude che nei prossimi giorni il sottosegretario Bertolaso formuli al ministero dell'Interno «altre richieste di scioglimento di giunte comunali o di rimozione del sindaco per altri Comuni, in particolare della provincia di Napoli».
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APOLI (5 dicembre) - Napoli è nella black list del sottosegretariato ai rifiuti retto da Guido Bertolaso. Per Palazzo San Giacomo è pronto lo stesso avviso già spedito a nove Comuni per i quali si chiede lo scioglimento perché «inadempienti sul fronte dell’emergenza rifiuti». I Comuni sotto osservazione sono 176 sui 551 della Campania.

Napoli è ventiduesima, quindi potrebbe essere messa nel novero delle richieste di scioglimento che arriveranno sul tavolo del ministro dell’Interno già entro fine anno. La notizia arriva da Palazzo Salerno dove ha sede il sottosegretariato e a darne conto è il vicario di Bertolaso generale Mario Morelli.

«Napoli è nella lista? Sì, però - spiega il generale - tutte le volte che li abbiamo avvisati si sono messi in ordine». Vero, però non basta perché a Palazzo Salerno hanno ben presente che la città è sporca e al di là del mancato raggiungimento del risultato minimo sulla raccolta differenziata, a pesare nella valutazione è la gestione dell’intero ciclo dei rifiuti. Nella sostanza nell’ultimo anno sono state attivate le discariche e il termovalorizzatore di Acerra, strumento per tenere la città pulita che invece, se si eccettua il perimetro di Chiaia e qualche pezzo del centro storico, è quasi sempre sporca. Con i rifiuti speciali abbandonati per giorni e le strade sempre senza spazzamento.

E stando a quello che trapela a poco è servito agli occhi del sottosegretariato insistere ancora di più sulla discarica di Chiaiano: da 100 i camion al giorno sono passati a 180 quelli che scaricano. I risultati in termini di servizio sono ritenuti non soddisfacenti. La richiesta di scioglimento al momento riguarda i sindaci di due Comuni della provincia di Napoli, Giugliano e Nola, e di sette Comuni del casertano: Aversa, Casal di Principe, Casaluce, Castel Volturno, Maddaloni, San Marcellino e Trentola Ducenta.

Napoli è situata alla 22esima posizione preceduta da comuni come Afragola, Terzigno, Frignano, Villa Literno, Casapesenna e Caserta che è 15esima. Sette posizioni dopo c’è il capoluogo della regione. Si spiega anche così il nervosismo del sindaco che appena due giorni fa ha bollato la legge sull’emergenza rifiuti che porta il nome di Bertolaso come incostituzionale.

E si è augurata che il periodo di vita del sottosegretariato duri almeno altri 6 mesi. Tempo utile, probabilmente, per mettere in regola il Comune. Un duello appena iniziato che potrebbe preludere allo scioglimento di Palazzo San Giacomo.

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domenica 29 novembre 2009

Iniziative anti-camorra

PORTICI: INIZIATIVA ANTI RACKET DEL SINDACO

Venerdì 27 novembre, alle ore 12, presso il Municipio di Portici in via Campitelli, il Sindaco Vincenzo Cuomo illustrerà alla stampa i contenuti di una ordinanza che vieta l'acquisto di tappetini natalizi, luminarie e stelle di Natale ai commercianti della città. Tale iniziativa, unica nel suo genere, ha lo scopo di contrastare il racket natalizio, che spesso si cela nella "vendita" di tali oggetti ai commercianti.
CASTELLAMMARE, dopo l'omicidio Tommasino gli iscritti Pd giureranno contro camorra
CASTELLAMMARE DI STABIA (13 novembre) - Gli iscritti al Pd di Castellammare di Stabia dovranno «giurare» contro la camorra e dare disponibilità a essere inseriti in un elenco dei tesserati che sarà reso pubblico, insieme ai bilanci e ai rendiconti delle campagne elettorali del Pd cittadino. Il commissario Paolo Persico ha deciso che dal primo dicembre si riparte con il tesseramento, «chiedendo la conferma dell'adesione» agli iscritti. E che per il «rilancio» del partito convocherà subito una riunione dei giovani democratici con i quali ragionare sul fascino che su di loro esercita la camorra. Quanto al rinnovo del tesseramento, si tratterà di «un'adesione vincolata, oltre al codice etico e allo statuto nazionale, alla sottoscrizione di un manifesto d'intenti contro la camorra - ha detto Persico - Chiederemo a chi si iscrive, di dare la disponibilità affinchè l'elenco degli iscritti al nostro partito a Castellammare sia pubblico,cosi come lo saranno i nostri bilanci e i rendiconti delle campagne elettorali». Sono queste le decisioni a cui è approdato il commissario del Partito democratico a Castellammare di Stabia, al termine del lavoro svolto in seguito alla scoperta che l'omicidio del consigliere comunale del Pd, Luigi Tommasino, era stato portato a termine da giovani iscritti al partito. Le indagini che hanno rivelato infiltrazioni di esponenti del clan dei D'Alessandro hanno portato all'attenzione nazionale quello che Persico ha definito in conferenza stampa «un partito diviso, lacerato, debole e spesso inconcludente» che perciò «lascia aperta la possibilità che avvengano questi fatti». Persico ha spiegato che «sono state commesse delle leggerezze, si è accentuata una divisione politica e per la conquista del consenso che ci ha portato a questo». «La lotta per sconfiggere la camorra diventa il baricentro della nostra iniziativa politica e dell'impegno per una città nuova - ha spiegato Persico - Vincere la camorra è un obiettivo possibile». E, pertanto, ha annunciato che darà inizio a una stagione di rilancio che partirà da un primo incontro con i giovani del partito nella sede del Pd. «Sarà l'occasione per riflettere - ha concluso Persico - e per capire come le organizzazioni criminali affascinino tanti giovanissimi».

sabato 21 novembre 2009

Cacciatore e preda

Col suo libro “Gomorra” Roberto Saviano è divenuto noto a livello mondiale – ed è diventato una figura odiata dalla mafia. Adesso viene sorvegliato 24 ore su 24. Ora riceve a Monaco il Premio Fratelli Scholl.
La sua voce ha un peso. Sabato il quotidiano La Repubblica ha pubblicato una lettera aperta di Roberto Saviano a Silvio Berlusconi, nella quale lo scrittore e giornalista esorta il Presidente del Consiglio dei Ministri a ritirare il controverso progetto di legge sulla riforma della giustizia.
La riforma prevista sulla durata dei tempi di prescrizione dei processi dovrebbe liberare Berlusconi da gran parte dei suoi contenziosi con la giustizia. Come conseguenza però entrerebbe in vigore anche una sorta di amnistia mascherata che comporterebbe l’impossibilità di portare a termine centinaia di altri processi, tra i quali quelli per corruzione e reati finanziari.
“Non permetta”, scrive Saviano a Berlusconi, “che i processi diventino un vuoto procedimento nel quale è il potere ad affermarsi, e che coloro che non hanno altro strumento di difesa se non il sistema giudiziario perdano la speranza di poter ottenere giustizia. “Il giorno seguente alla pubblicazione 40.000 persone – dal semplice cittadino fino al giurista costituzionale – avevano già sottoscritto la lettera e l’appello di Saviano sul sito internet del quotidiano.
Roberto Saviano è un giovane che ha compiuto 30 anni a Settembre. Tuttavia si è già guadagnato una reputazione pubblica senza eguali attraverso il suo coraggio civile in particolar modo nella lotta contro le mafie italiane.
Figlio di un medico, è cresciuto nella roccaforte della mafia di Casal di Principe, vicino a Napoli. Dopo la laurea in filosofia ha raccolto il materiale per il suo libro inchiesta “Gomorra” lavorando come operaio nel porto di Napoli. In questo libro del 2006, diventato best seller a livello mondiale, egli descrive le pratiche del clan camorristico dei Casalesi e ne nomina i leader ed i sostenitori con il nome completo. L’organizzazione mafiosa ha giurato vendetta.
Da allora l’autore vive per così dire in incognito, con frequenti cambi di residenza e sotto stretta sorveglianza. Solo di rado fa la sua apparizione in pubblico; le linee aeree si rifiutano di trasportarlo. I vicini hanno protestato quando ha cercato di acquistare un appartamento nel miglior quartiere di Napoli. Critici e detrattori si schierano contro di lui, sostenendo che si dovrebbe “proteggere Saviano da Saviano”. Recentemente persino un alto ufficiale di polizia ha definito le misure di protezione uno spreco di denaro pubblico.
Considerando queste reazioni l’autore continua a chiedersi se il successo di “Gomorra” (che ha anche portato alla cattura ed alla condanna di importanti boss mafiosi) valga questa vita: “A volte non so perché l’ho fatto”.
Tuttavia Saviano, supportato da un ampio pubblico, non si è lasciato scoraggiare, ha continuato a denunciare le pratiche mafiose in articoli e reportage impegnati e si è schierato contro l’oppressione in paesi stranieri, come l’Iran. Per questo è stato premiato più volte, anche in Germania.
Questo Lunedì ha ricevuto a Monaco il prestigioso Premio Fratelli Scholl, accompagnato da 10.000 euro ed assegnato dalla sezione bavarese dell’Associazione Nazionale degli Editori e Librai Tedeschi.
italiadallestero.info

domenica 15 novembre 2009

Napoli, folla assale i poliziotti di Afragola, durante l'arresto di tre spacciatori

Le persone che commettono atti così odiosi andrebbero arrestate insieme ai delinquenti. Speriamo solo che la magistratura non rimetta subito in libertà i malviventi arrestati, altrimenti quello che, quei poliziotti, hanno vissuto sulla loro pelle sarà stato inutile...
NAPOLI (15 novembre) - Assalto alla polizia nella tarda serata di ieri nel rione Iacp di Caivano, comune a nord di Napoli: agenti del commissariato di Afragola si stavano apprestando ad arrestare tre spacciatori quando sono stati aggrediti da una cinquantina di persone, soprattutto donne. I tre sono stati arrestati ma i rischi per gli agenti sono stati enormi.In carcere sono finiti Pasquale Francomaro e Mario Iovinella, entrambi di 32 anni e Patrizia Vuolato, 43 anni. I tre sono pregiudicati. Secondo quanto si è appreso il terzetto gestiva una «piazza di spaccio» e ciascuno tra loro aveva dei compiti ben precisi: Francomaro aveva il compito di avvertire i complici nel caso in cui fosse arrivata la polizia mentre la donna materialemente consegnava la droga ai tossicodipendenti. Patrizia Vuolato riceveva i clienti a bordo di un'auto mentre Iovinella prelevava la droga da un tubo di raccolta dell'acqua piovana e poi la consegnava alla complice. Quando c'è stato l'assalto gli agenti del commissariato di Afragola hanno chiesto via radio l'intervento di altri colleghi. I tre sono stati condotti in carcere, sequestrata la somma di circa 740 euro e una trentina di dosi tra eroina e cocaina.

sabato 14 novembre 2009

L'inferno e la bellezza: Roberto Saviano a Che tempo che fa

“La verità è bellezza”. È stata questa la massima filosofica e morale che ha ispirato l’intera puntata di “Che tempo che fa”, il programma condotto da Fabio Fazio su Raitre e andato in onda ieri sera alle 21.10. Una serata speciale con un ospite d’eccezione: Roberto Saviano. L’uomo che ha sfidato a viso scoperto la Camorra per una sera si è calato nei panni del cantore di storie potenti e importanti. Di storie e vicende che provengono da altri mondi, diverse tra loro ma capaci di fondersi in un unico comune denominatore: la potenza della parola. Le parole sono capaci di cambiare il flusso degli avvenimenti; le parole sono capaci di mobilitare centinaia e migliaia di persone; le parole sono portatrici di verità potenti capaci di scardinare la labile crosta che ricopre la superficie di determinate realtà sociali e politiche, dove non c’è spazio per essa. La parola è pertanto denuncia, resistenza e verità. La parola è forza e bellezza insieme. Un binomio questo inscindibile, ma spesso costretto a vivere prigioniero nell’oscurità di un mondo, dove gli esseri umani portano le catene e sono privati della libertà di vivere la parola in maniera piena. Questo è l’Inferno. Eppure, anche all’inferno, sottolinea Saviano, si possono trovare tracce di una bellezza eterna, destinata a non scomparire mai. Una bellezza che assume le forme e le sembianze di due giovani donne, di origine iraniana, vittime della furia e della violenza del regime iraniano, guidato e controllato da Ahmadinejad: Neda e Taraneh, che in lingua iraniana significano “voce” e “canzone”.Nomi e destini che s’incrociano sulle strade di Teheran, questa ultima sconvolta dalle proteste spontanee dei giovani dissidenti, scesi in piazza lo scorso 20 giugno contro il regime. Tra la folla di manifestanti c’è anche Neda armata di cellulare e di una gran voglia di cambiare la situazione. Non sa che le rimangono pochi istanti di vita. Istanti che vengono poi catturati da quello stesso cellulare che lei stessa teneva in mano, poco prima di cadere sull’asfalto colpita a morte da una pallottola. I fotogrammi che hanno immortalato la giovane vita spegnersi hanno poi fatto il giro del mondo, contribuendo a fissare nella memoria collettiva non solo il suo viso ricoperto di sangue, ma soprattutto il senso del sacrificio compiuto. “Neda voleva solo vivere. Voleva conoscere la felicità”. Ma la sua morte ha brillato nell’oscurità dell’inferno iraniano, in quanto ha contribuito a cambiare la percezione dei giovani dissidenti iraniani, restii ad arrendersi al regime. Neda non è morta da sola. Sulle anonime strade della capitale iraniana, un’altra giovane donna ha perso la vita per mano del regime. Taraneh Moussavi. Anche lei manifestava contro Ahmadinejad. Fu arrestata dalle guardie di regime che la condussero all’interno di un edificio isolato. Qui, per dieci giorni e dieci notti, Taraneh venne ripetutamente stuprata dai miliziani, tanto da provocarle un’emorragia. Le infermiere che la soccorsero, replica Saviano, riferirono alcuni retroscena inquietanti: “La giovane era giunta in ospedale con l’ano sfondato e l’utero completamente lacerato”. Una morte atroce attese Taraneh al varco. Infatti, come se non bastasse, al fine di cancellare ogni possibile traccia di stupro, i miliziani si preoccuparono di bruciare il suo corpo martoriato dalla vita in giù. Questo cosa significa si domanda Saviano: “Volevano stuprare non solo il suo corpo, ma soprattutto la sua bellezza. Volevano infierire contro ciò che faceva più paura al regime. Per questo si sono accaniti con ferocia contro di lei” Neda, Taraneh e tanti altri come loro rappresentano, con la loro bellezza morale, i semi della democrazia e della libertà, che hanno tentato in ogni modo di attecchire su un terreno privo di linfa, come appunto l’Iran.“La verità è bellezza”, ma in alcuni casi “può condannare a morte”, come è appunto successo al protagonista della seconda storia raccontata in studio dall’autore di Gomorra. Ken Saro-Wiwa, scrittore nigeriano e autore di un libro dal titolo “Sozaboy”, combatté duramente contro il governo nigeriano e le multinazionali che sfruttavano "la sua terra" già martoriata da una guerra civile cruenta. Le armi a sua disposizione non furono né i fucili né i carri armati, ma solo la parola. Parole che potevano sconfinare andando così a colpire le coscienze che abitavano al di là del continente africano. E ciò avvenne. Ma per questa ragione, Ken Saro-Wiwa pagò con la vita il suo desiderio di cambiare la realtà dei fatti. Fu impiccato. “Una morte cruenta – racconta Saviano – poiché dovettero impiccarlo per ben quattro volte. Alla quinta, il boia incapace di fare un nodo scorsoio efficace, riuscì nel suo intento”. Il governo nigeriano e la multinazionale Shell, chiamata in causa nei libri e nelle immagini di Ken Saro-Wiwa quel 10 novembre 1995 ottennero una vittoria, eliminando fisicamente il loro nemico. Una vittoria senza dubbio effimera, se si riflette sul fatto che ancora oggi, a 14 anni di distanza, Ken Saro-Wiwa e il suo coraggio hanno rivissuto nelle parole di Roberto Saviano, dando a tutti noi spettatori la sensazione che la sua potenza letteraria sia rimasta inalterata e confinata nel paradiso della bellezza.
Pamela Schirru

lunedì 2 novembre 2009

Ercolano, gli spot anticlan

Parte da Ercolano la sfida contro il crimine e l'illegalità: questa mattina al Museo Archeologico Virtuale è stato illustrato il progetto P.N.P. (progresso non pubblicità) dell'artista Rosaria Iazzetta sulla mappatura di otto banner contenenti messaggi di legalità affissi su edifici pubblici, scuole e chiese. Il progetto finanziato dal Comune di Ercolano vede la installazione di otto maxi pannelli con altrettante illustrazioni in materiale pvc sulle facciate esterne degli immobili, proprio per richiamare i cittadini al rispetto delle regole. I pannelli si trovano rispettivamente sulla Chiesa del Salvatore in via Panoramica; chiesa del Rosario in corso Italia; al I circolo «G.Rodino»; al Palazzo Borsellino in via Marconi; allo Stadio comunale; all'Itc «A.Tilgher»; due pannelli anche sul ponte della Circumvesuviana in via Alveo. Nel corso della conferenza stampa che ha visto la partecipazione della presidente dell'Associazione Antiracket di Ercolano, Raffaella Ottaviano, è stato presentato il progetto per la realizzazione della nuova caserma dei carabinieri che sorgerà nella struttura della ex Clinica Cataldo al corso Resina. Tra 20 giorni partirà la gara d'appalto, a gennaio è prevista apertura del cantiere e tra un anno e mezzo il completamento dei lavori. «La nuova caserma dei carabinieri - ha detto il sindaco di Ercolano, Nino Daniele - rappresenta una svolta decisiva per la sicurezza di Ercolano, città capitale dell'impegno per la legalità». A tal proposito il primo cittadino ha illustrato le iniziative messe in campo per sconfiggere il crimine: dagli abbattimenti di abusi edilizi dove spesso la camorra si infiltra con utilizzo di manodopera e materiali scadenti alla confisca dei beni e alla destinazione a fini sociali, come Radio Siani e Casa Mandela. «Attraverso il consorzio Sole - ha aggiunto l'assessore provinciale alla Legalità, Franco Malvano - cercheremo sempre di più di depauperare la camorra espropriandola dei suoi beni».Di importanza alla educazione alla legalità ha parlato anche l'assessore provinciale Corrado Gabriele: «Se è vero che l'ignoranza è la prima arma della camorra e che la scuola è la prima arma contro l'ignoranza, così la caserma dei carabinieri sarà il primo strumento per contrastare il crimine». All'incontro erano presenti anche alcuni dirigenti scolastici e parroci a cui si è rivolto l'assessore comunale alla Legalità, Ferdinando Pirone «abbiamo coinvolto scuole e parrocchie perchè è in queste realtà che nasce e si diffonde la cultura della socialità e della legalità».
Questo è il link per la fotogallery completa: http://www.ilmattino.it/fotogallery.php?id_fg=3635&id_news=77866&nf=1