mercoledì 24 gennaio 2018

Camorra, scacco ai “senatori” del clan Moccia: 45 arresti

A conclusione di indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, gli agenti del centro operativo Dia, della squadra mobile partenopea e del nucleo investigativo dei carabinieri di Castello di Cisterna, anche con l’ausilio della Guardia di Finanza, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 45 persone. I destinatari della misura restrittiva sono gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione mafiosa, detenzione di armi comuni e da guerra e relative munizioni, plurimi episodi di estorsione aggravata, riciclaggio di ingenti somme di denaro.

Si tratta di una complessa attività investigativa finalizzata a ricostruire gli assetti dell’associazione di stampo camorristico nota come “clan Moccia”, radicata, in ampie aree della provincia di Napoli (Afragola, Casoria, Arzano, Frattamaggiore, Frattaminore, Cardito, Crispano e Caivano, Acerra) e nel Lazio, a partire dal 2011 e fino ai tempi più recenti.

L’attività è stata svolta mediante il ricorso a indagini tecniche con il contemporaneo monitoraggio di colloqui in carcere ed il conseguente sequestro di alcuni manoscritti inviati da soggetti detenuti ai propri fiduciari liberi nonché con il contributo di vari collaboratori di giustizia. In particolare, è stato ricostruito il gruppo di vertice del clan Moccia, cui hanno preso parte Anna Mazza, deceduta, Luigi Moccia, Teresa Moccia, Filippo Iazzetta, oltre a persone fiduciarie della dirigenza del sodalizio, i cosiddetti “senatori” affidatari delle direttive impartite da quest’ultimi e dei resoconti destinati agli stessi, ossia Salvatore Caputo, deceduto, Domenico Liberti, Mario Luongo, Pasquale Puzio e Antonio Senese.

Le indagini tecniche, oltre a portare alla luce i profondi contrasti esistenti tra alcuni dei “senatori”, hanno confermato la rilevanza del ruolo assunto da Modestino Pellino, già sorvegliato speciale obbligatoriamente domiciliato a Nettuno (Roma), e soppresso il 24 luglio 2012, subordinato solo a quello del capo indiscusso dell’associazione, Luigi Moccia, già sottoposto a libertà vigilata a Roma, dove aveva da tempo trasferito i propri interessi.
Sono state ricostruite la più recente conformazione del clan Moccia, le responsabilità del suo vertice assoluto, dei dirigenti e dei relativi referenti sul territorio, le modalità di comunicazione tra gli affiliati, anche detenuti, la capillare attività estorsiva, l’imposizione delle forniture per commesse pubbliche e private, la ripartizione tra i sodali, liberi e detenuti, degli illeciti profitti conseguiti tramite le precedenti attività, le infiltrazioni del sodalizio negli apparati investigativi.
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mercoledì 27 dicembre 2017

«Uomo di fiducia di Amicone e Picardi, tutti gli affari di Agostino d'Alterio». Il racconto del pentito Giuliano Pirozzi

GIUGLIANO. La figura di Agostino d'Alterio, nei cui confronti oggi è stata eseguita una nuova ordinanza in carcere, è nota alle forze dell'ordine. Di lui parla in alcuni verbali anche Giuliano Pirozzi, gola profonda del clan Mallardo. In particolare il collaboratore di giustizia ricostruisce il suo profilo criminale e gli interessa che aveva nell'affare del Mog. "D'Alterio Agostino era il più stretto collaboratore della famiglia Picardi e di Patrizio Picardi, con lui si dedicava oltre alla attività del mercato era lui che gli faceva da collante per tutti gli appuntamenti la mattina organizzavano anche truffe assicurative tra di loro, dove i soldi venivano versati sul conto di ... alla filiale del Banco di Napoli di Corso Campano zona Selcione e non venivano controllati perché c’era un cassiere infedele che si chiamava un certo ...., loro avevano numerosi interessi in comune tra di loro. D'Alterio Agostino prima di collegarmi a Picardi era l'uomo di fiducia di Giuliano Amicone, tanto è vero che con lui aveva anche una società di colorificio in Corso Campano se non erro si chiamava ....., che successivamente loro intestarono a ..... Quindi è sempre stato in affari con il clan Mallardo. Nel 2012 da quando Patrizio aveva preso la reggenza era diventato il suo uomo di fiducia e si faceva aiutare soprattutto dal figlio Antonio Picardi perché Patrizio Picardi psicologicamente si era creato una latitanza preventiva, visto che stavano succedendo tutti questi arresti preventivamente lui viveva da latitante e D’Alterio Agostino era sempre pronto a prendergli gli appuntamenti anche telefonici e quando si doveva fare qualche appuntamento lui diceva: Ti cerca l’Avvocato, ti cerca l’architetto, ti cerca Maria per fare capire... noi sapevamo in codice che era Patrizio Picardi". Secondo Pirozzi le mire di Agostino D'Alterio erano sul mercato della frutta di Giugliano e di Fondi.

di Antonio Mangione

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sabato 9 dicembre 2017

Napoli, il racconto del killer pentito: «Ho riempito Napoli di coca. ​Ecco il sistema delle puntate»

di Leandro Del Gaudio

Quando ripensa alle «puntate» di cocaina sui carichi provenienti dall'Olanda o dal Sudamerica, non ha dubbi: «Abbiamo riempito Napoli di droga», grazie a un sistema di approvvigionamento simile che ha lo stesso ritmo della borsa. Parla delle «puntate», un modo per scommettere a distanza di migliaia di chilometri sulla capacità di un carico di droga - la cocaina viene misurata in chili - di passare di mano in mano, di varcare la frontiera, di resistere alle maglie della giustizia, quasi sempre attraverso pacchi nascosti in vetture e autocisterne che dal Sudamerica arrivano nei Paesi bassi, prima di finire a Napoli. E una volta da queste parti, quei chili di cocaina su cui i nostri scommettitori hanno puntato mettendoci moneta sonante, si trasformano in oro e morte: soldi per chi ci ha creduto, per chi ha la forza di tagliare quel prodotto grezzo, ma anche morte per quelli che vanno ad acquistare la roba dai pusher e nelle piazze di spaccio locali.

Eccolo Mariano Torre, uno che prima di fare il pentito, è stato killer scelto del gruppo di morte che ha seminato terrore a Napoli per conto di Carlo Lo Russo, ma prima ancora faceva il cassiere della potente cosca che ha governato Napoli almeno fino al 2011. Ed è nella sua nuova vita di pentito, che Mariano Torre ricostruisce il sistema delle puntate, firmando accuse contro i grandi broker della cocaina, quelli che portano lo stupefacente a Napoli, per passare poi ai quadri intermedi e ai pusher che operano nelle singole piazze. Uno spaccato economico che resta vivo, quasi a dispetto della mole di arresti e sequestri consumati in questi anni sotto il coordinamento della Dda di Napoli. Si parte da un dato numerico quasi inamovibile, quello legato al prezzo di un chilo di cocaina che si attesta a quota 32mila euro, non un centesimo in meno: soldi che servono a sbloccare un chilo di cocaina purissima, che entra a Napoli per essere trattata e che rende in modo esponenziale, se si pensa che una dose oggi costa in media trenta euro. Hanno riempito Napoli di coca, ha spiegato Mariano Torre, anche se la svolta della sua vita non è riconducibile al suo ruolo di cassiere o di organizzatore di puntate sui mercati olandesi o sudamericani, ma ai momenti in cui ha deciso di premere il grilletto. Ha ucciso Genny Cesarano, Mariano Torre. È tra i quattro condannati all'ergastolo, secondo la sentenza firmata dal giudice Vecchione (gli altri sono Antonio Buono, Ciro Perfetto, Luigi Cutarelli, Mariano Torre (mentre sedici anni sono stati inflitti al boss pentito Carlo Lo Russo), ma nella sua carriera non c'è solo il 17enne colpito per errore durante un'azione dimostrativa alla Sanità. Ci sono anche altri omicidi che ha confessato sin dalle prime battute della sua collaborazione con la giustizia, in uno scenario scandito da «stese» (plateali caroselli di spari contro palazzi o finestre di edifici), di appostamenti, morti ammazzati. Ha spiegato Mariano Torre: «Prima che uscisse Carlo non avevo mai ucciso nessuno, per questo dico che i Lo Russo mi hanno rovinato la vita e Carlo Lo Russo in particolare. Prima della sua scarcerazione facevo già parte del clan, mi occupavo di droga ed estorsioni ma non avevo mai ucciso nessuno, ho solo partecipato all'agguato a Francesco Sabatino, nel periodo in cui Salvatore Scognamiglio aveva fatto la scissione, o meglio, aveva tentato di estromettere Antonio Lo Russo dal comando del clan».

Seguono pagine di «omissis», al termine del primo interrogatorio reso dinanzi al pm Enrica Parascandolo, magistrato in forza al pool anticamorra del procuratore aggiunto Filippo Beatrice. Droga, affari e omicidi, dunque. Il killer pentito va avanti: «Mi viene chiesto se abbia avuto rapporti con Ettore Bosti di Nunzio, cugino di Ettore Bosti, genero di Mario Lo Russo e dico che lo conosco bene, perché è il cognato di Luciano Pompeo: Ettore faceva le puntate di droga dall'Olanda, erba e cocaina, insieme ad un altro ragazzo che ci ha detto essere suo cugino; Ettore faceva puntate di droga assieme a Vincenzo Lo Russo e a Marco Corona».

Ma non si parla solo di droga e di morti ammazzati, nel racconto di Mariano Torre. Ci sono anche investimenti sospetti fatti a Roma o appartamenti comprati nel centro di Napoli, nel costante tentativo da parte del clan di ripulire i proventi di racket e narcotraffico. Non mancano riferimenti a strategie processuali, come la storia delle confessioni-dissociazioni che avvengono nelle aule, in vista di una probabile condanna. Anche Mariano Torre insiste sul concetto della «mano alzata in aula», con il tentativo di confessare le accuse mosse dalla Dda: senza accusare altri componenti del commando, una sorta di invocazione al perdono, nel tentativo di eludere l'ergastolo.

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venerdì 1 dicembre 2017

Nuove alleanze, intimidazioni e minacce: la strategia di morte dei Mazzarella per prendersi tutta Napoli


di Stefano Di Bitonto


NAPOLI. Che il clima fosse cambiato lo si percepiva da tempo. Da San Giovanni a Teduccio al Mercato passando per i Quartieri spagnoli: è un Risiko ad ampio raggio quello che sta spingendo i Mazzarella di nuovo, e prepotentemente, sulla scena criminale. Una 'restaurazione' di quel potere che all'inizio degli anni Duemila era secondo solo a quello dell'Alleanza di Secondigliano forte (allora) dei legami con i Misso, i Di Biase, gli Elia del Pallonetto. Altri anni, altre storie, adesso ci sono nuove alleanze e soprattutto nuovi 'modelli di governance'. Criminale, s'intende. 

Il primo fronte degli eredi di Michele 'o pazz è naturalmente il Mercato dove da mesi è in atto la guerra contro i Rinaldi delle Case Nuove: una guerra combattuta non soltanto a colpi di pistola ma anche con minacce e provocazioni. L'ultima, dieci giorni fa, quando alcuni giovani legati a quello che viene indicato come il ras emergente della cosca, hanno 'sfilato' con le loro moto sotto casa di un pregiudicato dei Rinaldi 'invitandolo' a scendere. In ballo c'è il fiorente mercato delle sostanze stupefacenti del centro storico e della zona di via Marina che in questi anni è stato dominato dagli uomini del boss Ciro Rinaldi detto 'My way'. Altra 'zona calda' sono i Quartieri spagnoli: qui l'alleanza è con la cosca emergente dei Masiello, un patto che dipinge uno scenario a tinte fosche. Dall'altra parte i Ricci-Saltalamacchia con l'appendice dei Ferrigno: da queste famiglie, secondo le ultime informative, sarebbe partita la spedizione armata di via Figurelle a Montecalvario, cui è seguita nella notte la riposta in via Speranzella da parte di un gruppo misto in cui ci sarebbero stati alcuni sicari provenienti da San Giovanni a Teduccio e dal famigerato Rione Luzzatti.

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lunedì 27 novembre 2017

Ricordate Danielino di Gomorra? Dall'arresto alla foto con lo spinello, da stella a meteora in pochi mesi

gomorra danielinoNAPOLI. Ricordate Danielino? Non è passato poi tanto tempo dalla primavera del 2014 quando il giovanissimo Vincenzo Sacchettino diventò famoso interpretando un ragazzetto di Scampia pronto a tutto per fare carriera.
Eppure in tre anni la vita di Sacchettino ha attraversato alti e bassi da paura, dalla notorietà di qualche estate fa, all'anonimato dei giorni nostri.
Si era ritrovato attore quasi per gioco, assoldato per interpretare sul piccolo schermo quella che è la realtà vissuta in prima persona. Viveva a ridosso delle Vele con il fratello e quando Gomorra lo prese non riuscì più a uscirne. Decise di lasciare la scuola, neanche la comprensione degli insegnanti lo spinge a riprendere il percorso didattico. Eppure qualche anno prima aveva idee completamente diverse, nel libro di Paolo Chiariello 'I sogni son desideri', pubblicato nel 2011, erano stati raccolti una serie di temi, tra cui quello di Vincenzo. Danielino voleva riabbracciare i genitori, all'epoca in galera, ed andare a vivere con loro lontano da Napoli. «Io ho più di un sogno — scriveva Sacchettino — da grande vorrei rimanere a vivere con mio padre e mia madre visto che l'infanzia non la sto passando con loro. Sogno che quando usciranno dal carcere andremo a vivere tutti insieme, lontano da Napoli. Quando sarò grande non farò mai l'errore di mio padre. Non vale la pena di buttare via la vita in una cella o peggio in una bara per i soldi». 
Nonostante ciò Vincenzo in cella ci è finito ugualmente. Non una cella convenzionale ma in una stanza del centro di accoglienza dei Colli Aminei. Una volta finite le riprese, il ragazzino è dovuto tornare tristemente alla realtà, senza più film da girare. Aveva sperato di diventare attore professionista, si aspettava di essere tenuto in considerazione dalla produzione della seri Tv ed invece nulla.
Nonostante i professori lo avessero ammesso all’esame finale a scuola, Danielino non solo non si presentò ma si rese protagonista di una rissa avvenuta alla stazione conclusasi con una coltellata che lo portò a ritrovarsi, ancora minorenne, già nei guai con la giustizia. 
Da quel momento, passato il clamore di Gomorra, è ricominciata la solita vita per Sacchettino, lontano dallo schermo che conta e sempre più vicino alla realtà periferica dell'area a nord di Napoli.
Le ultime notizie su di lui non sono recenti ma di certo l'adolescente di Gomorra non c'è più. L'adolescente ha fatto spazio ad un giovane perso tra i vizi come le droghe leggere, come dimostra una foto pubblicata dallo stesso Sacchettino un'estate fa dove posa con uno spinello in bocca poggiato ad un tavolo con cartine ed una bustina di erba.

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Camorra nel Napoletano: “stesa” a Forcella, tre raid in stile “Gomorra” a Pozzuoli

Colpi d’arma da fuoco esplosi nel rione Forcella di Napoli. Gli agenti della polizia hanno ritrovato, tra Vico Zuroli e Via Vecchia Vicaria, due bossoli ma al momento non risultano persone coinvolte. L’area di Forcella si trova nel cuore della città e, da ormai due anni, è protagonista di una faida tra il gruppo dei Giuliano, eredi dei boss che negli anni Novanta gestivano buona parte dei traffici illeciti di Napoli, e i Mazzarella, che dalla zona del Mercato hanno sempre avuto spinte verso il centro di Napoli, per conquistare i traffici di droga.

A pochi passi dalla scuola e dalla biblioteca dedicati ad Annalisa Durante, una ragazzina di appena 14 anni che il 27 marzo 2004 morì colpita per sbaglio da un proiettile perché il vero obiettivo di quello scontro a fuoco era Salvatore Giuliano, detto “‘o russo”. Proprio lì si è tornato a sparare. Sul posto sono accorse le volanti della polizia per ricostruire l’accaduto, a seguito di una segnalazione di esplosioni d’arma da fuoco. A sparare sarebbero state due persone a bordo di un scooter. Non risultano feriti ma non ci sono altre certezze. Gli investigatori stanno tentando di ricostruire la dinamica.

A Pozzuoli tre intimidazioni in stile “Gomorra” – Tre Raid in stile “Gomorra”, invece, a Pozzuoli, in località Monteruscello, due persone in sella ad una moto – il guidatore a volto coperto ed il passeggero armato di mitragliatrice – in via Pierpaolo Pasolini hanno sparato nove colpi di pistola contro un furgone di un commerciante, in sosta sotto la sua abitazione. Poi lo hanno cosparso di benzina, ma senza appiccare il fuoco. In seguito, in via Umberto Saba, hanno esploso dieci colpi d’arma da fuoco contro un 55enne ritenuto affiliato al locale clan camorristico dei Longobardi-Beneduce mentre si trovava fuori da un bar. L’uomo è rimasto illeso. In via de Curtis, poi, hanno avvicinato un 40enne titolare di un bar al quale hanno mostrato la mitragliatrice e gli hanno intimato di riferire, verosimilmente agli appartenenti al clan, che li avrebbero uccisi tutti. I carabinieri di Pozzuoli hanno trovato 15 bossoli, ogive e una bottiglia per il trasporto della benzina. Secondo i militari, responsabili dei raid sono verosimilmente sempre le stesse persone.

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mercoledì 22 novembre 2017

No al pizzo e all'usura: passeggiata antiracket nelle vie dello shopping

PORTICI. Una passeggiata per le vie dello shopping, uniti per dire no al pizzo e all’usura. Domani mattina la 6° edizione della «Passeggiata antiracket» organizzata dall’«Associazione Antiracket Fai Portici Giovanni Panunzio», presidente Ciro Maglioli con il patrocinio morale della Città di Portici. Associati, religiosi, forze dell’ordine tra carabinieri, polizia e guardia di finanza, cammineranno per le strade principali della città per far sentire la presenza della legalità sul territorio e per comunicare ai commercianti, anche a coloro che ancora non hanno denunciato i proprio estorsori, che «facendo rete» è possibile contrastare le sopraffazioni.

«Entreremo in una cinquantina di negozi – ha detto padre Giorgio Pisani, parroco della chiesa Sacro Cuore di Gesù e assistente spirituale dell’Associazione Antiracket – e faremo capire a tutti i commercianti, anche i più reticenti che noi, come le forze dell’ordine, non li lasciamo soli. Bisogna essere cittadini consapevoli, denunciare ogni forma di ingiustizia, seminare legalità per una città da amare e custodire».

L’associazione «Giovanni Panunzio» è nata nel 2013 in onore dell’omonimo imprenditore foggiano che fu ucciso dalla malavita perché non volle sottostare ai soprusi e non accettò di pagare il pizzo. Il messaggio che cerca di portare avanti è quello del «consumo critico», con il motto «Pago chi non paga» e ciò col tentativo di orientare i cittadini ad acquistare negli esercizi commerciali in cui si denuncia il pizzo, così da inculcare una mentalità incentrata sulla giustizia e sulla ribellione alle angherie.

La passeggiata partirà alle ore 9.30 di domani dalla Chiesa della Salute in Via Verdi e procederà per: via Verdi, piazza Poli, via Gravina, via Malta. Parteciperanno le forze dell’ordine del territorio, il presidente Fai Antiracket Tano Grasso, Luigi Ferrucci presidente Fai del Coordinamento Campano Antiracket, il giornalista Sandro Ruotolo, Associazione AntiUsura Don Pino Puglisi, Comitato Beni Comuni, Gas Mether Ghe, Centro Giovani Agorà, Comunità Scout Portici IV., altre associazioni, comunità religiose e tutti i cittadini che intendono accodarsi. 
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