venerdì 9 ottobre 2015

Smantellata piazza di spaccio nel fortino della camorra: arresti e sequestri

di Matteo Giuliani

Nella foto Vincenzo Morra, Giuseppe Esposito e Ciro GrandiosoNAPOLI. I carabinieri della Compagnia di Poggioreale hanno effettuato un servizio ad Alto Impatto nei quartieri di Ponticelli e San Giovanni a Teduccio. Subito dopo l’irruzione in zona i militari dell’Arma hanno proceduto a effettuare posti di controllo, perquisizioni domiciliari e ispezioni a parti comuni di immobili, procedendo a verifiche su pregiudicati e personaggi d’interesse operativo. Nell’ambito operativo sono state tratte in arresto 4 persone (tra le quali un elemento di vertice e due affiliati del clan camorristico dei Reale che si erano organizzati una “piazza di spaccio con tanto di telecamere) nonché denunciate 7 persone per reati che vanno dalla coltivazione di cannabis al furto di energia elettrica, dal possesso di arnesi da scasso al contrabbando di sigarette. Su via Comunale Ottaviano è stata smantellata una vera e propria “piazza di spaccio” e sono stati arrestati per detenzione a fini di spaccio di stupefacenti Grandioso Ciro, 49 anni, Esposito Giuseppe, 38 anni, e Morra Vincenzo, 36 anni, rispettivamente ritenuti esponente di vertice e affiliati al clan camorristico dei Reale. 

I 3 sono stati sorpresi nell’abitazione in uso a Grandioso in possesso di 42 dosi di eroina (41 grammi), 17 dosi di cocaina (6 grammi) e della somma di 650 euro in denaro contante (ritenuta provento di attività illecita). La droga era nascosta nel vuoto dietro il bidet destinato al passaggio dei collegamenti per la rete idrica. Nel salore campeggiava un grosso televisore lcd sul quale erano proiettate le immagini provenienti da 3 telecamere installate di nascosto in cassette di derivazione dell’energia elettrica (un sistema di videosorveglianza creato per sorvegliare l’ingresso che una volta scoperto è stato smantellato e sequestrato). Con esse i soggetti riuscivano a monitorare i movimenti sul posto, una “piazza di spaccio” che è stata disarticolata. Gli arrestati sono stati tradotti a poggioreale. 

Per detenzione di droga a fini di spaccio è stato arrestato anche Orofino Stefano, 19 anni, residente nel quartiere di San Giovanni, sorpreso all’interno della sua abitazione in possesso di un frammento di cocaina del peso di 13 grammi e di 175 euro in denaro contante ritenuti provento di attività illecita. Adesso è ai domiciliari. Nel Parco Conocal dove gli affari illeciti sono sotto il controllo del clan D'Amico”, è stata rinvenuta e sequestrata una pistola scenica calibro 8 modificata che ignoti tenevano nascosta nel vano contatori di uno stabile.
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sabato 3 ottobre 2015

Sant'Antimo. Hashish, marijuana e pugnali in casa, coppia nei guai

SANT'ANTIMO. Arrestato dai carabinieri di Giugliano per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio Giuseppe d’Isidoro, 48 anni, già, sorvegliato speciale e Carmela Verde, 32 anni, incensurata, entrambi residenti a Sant’Antimo. I due sono stati trovati in possesso nella loro abitazione in via Germania di 12 stecchette di hashish, del peso complessivo di 23,5 grammi, 3 confezioni di marijuana, del peso complessivo di 5 grammi, 3 buste contenente, rispettivamente, 25, 45 e 50 grammi di marijuana, divisa in confezioni, 2 pugnali lunghi 26 e 39 cm e 110 euro in denaro contante, ritenuti provento d’illecita attività. D’Isidoro è in carcere, mentre Verde ai domiciliari.
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Arrestata la sorella di Zagaria. Gesualda, il «contabile» che veste griffato

La penultima sorella del boss, nubile e senza figli. Non si è mai sposata e, come in tutte le famiglie, a lei provvedevano i suoi fratelli. Michele, Antonio, Carmine e Pasquale Zagaria.

Quei soldi però, scrive il gip Egle Pilla, non erano un normale aiuto economico alla sorella single, ma il reimpiego delle rendite del clan di Casapesenna. E lei, Gesualda, aveva esigenze particolari, amava il lusso e i capi griffati. E, per poter mantenere quel tenore di vita, la quarantanovenne che non aveva entrate ufficiali né un uomo accanto che provvedesse ai suoi bisogni, percepiva uno stipendio di duemila euro. Ma non è tutto. Secondo la Dda, Gesualda era il contabile del clan, la persona alla quale il boss affidava il denaro col quale pagare gli stipendi ad alcuni affiliati. La figura di Gesualda si affaccia solo ora, alla soglia dei cinquant’anni, sullo scenario criminale casalese. Per la Dda, la scelta di darle un ruolo si è resa necessaria solo dopo la cattura della metà dei fratelli del boss e della sorella Elvira. Insomma, prima di ieri, quel cognome pesante, diventato sinonimo di camorra, per lei sembrava non essere stato obbligo a delinquere. Incensurata, nella sua fedina penale c’è un’unica macchia, e si tratta di una denuncia per ricettazione di beni archeologici. In casa sua, quando ancora viveva in via Fontana a Casapesenna, furono ritrovati, in bella mostra in una credenza a vetrate, reperti di interesse storico-artistico: gli imprenditori edili impegnati negli scavi dell’Antica Cales, a Calvi Risorta, anziché consegnare alla Soprintendenza i reperti che venivano ritrovati di volta in volta dalle ruspe, si presentavano dalla sorella del boss e omaggiavano Gesualda con prezioso vasellame romano. Regali degni di una regina.

Durante una perquisizione, quei reperti furono ritrovati e sequestrati. La sorella del boss, denunciata in stato di libertà. Da quel momento, però, il suo nome non è più entrato nelle cronache, men che meno nelle inchieste della Dda che hanno smantellato pezzo per pezzo il clan Zagaria. Fino a ieri, quando, nero su bianco, il gip Egle Pilla l’ha definita una sorta di contabile del clan. Secondo l’accusa, Gesualda andava regolarmente a far visita al fratello nel carcere di massima sicurezza di Milano-Opera, dove è detenuto al 41 bis, e in quei frangenti, benché i dialoghi fossero intercettati, percepiva da lui delle direttive sulla gestione del denaro. Ipotesi che è lo scheletro stesso del quadro indiziario tratteggiato dalla procura che infatti alla donna non contesta l’associazione per delinquere di stampo mafioso. Solo dopo l’arresto del fratello, dunque, la donna avrebbe assunto un suo ruolo all’interno della cosca.

Viveva, attualmente, in una villa a Castel Volturno, in località Ischitella, affidata al nipote Filippo Capaldo, che l’aveva però ceduta alla zia e ai nonni. Quella villa, però, è sotto sequestro sin dal 2011 perché è abusiva. Ciononostante, il Comune di Castel Volturno, che avrebbe dovuto acquisirla al proprio patrimonio già da tempo, non ha mai provveduto a prenderne possesso. Le ragioni della scelta dell’Ente locale sono, al momento, sconosciute. Si sa, invece, che Gesualda accudiva lì gli anziani genitori, un compito che, secondo la Dda, gli era stato affidato dalla «famiglia», assieme al ruolo di contabile.

Su quest’ultimo aspetto si soffermano diversi pentiti, tra i quali Massimiliano Caterino, e lo provano - secondo gli inquirenti - i trasferimenti di denaro a Daniela Inquieto, figlia di Vincenzo e di Rosaria Massa, i coniugi proprietari della villa di Casapesenna sotto il cui pavimento fu stanato Zagaria il 7 dicembre del 2011. Un racconto corale, dunque, fatto di racconti di collaboratori di giustizia, di riepiloghi di spostamenti bancari e di intercettazioni.

Di Gesualda, Michele Zagaria si fida pienamente e a lei affida la linfa vitale del clan, i soldi. Lei, a sua volta, ha una sorta di adorazione per quel fratello. Tanto che, al primo Natale che passano separati, scoppia in lacrime - assieme agli altri parenti - perché, riunita al tavolo, la famiglia legge una lettera di auguri che Michele le ha affidato in carcere.

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Colpo al clan Polverino, arrestato latitante ricercato da due anni: si nascondeva ad Aversa

Camorra, colpo al clan Polverino. I carabinieri del nucleo investigativo di Napoli hanno arrestato Ciro Manco, affiliato alla fazione criminale guidata da Giuseppe Polverino, alias 'o barone. L'uomo, ricercato da due anni, si nascondeva in un'abitazione di Aversa. Manco, che è ritenuto un elemento di spicco del clan egemone a Marano, Quarto e in altri comuni dell'hinterland partenopeo, deve rispondere dei reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e spaccio internazionale di stupefacenti. L'uomo, già condannato in primo grado a 30 anni di carcere, non aveva alcun documento al momento dell'arresto. Si nascondeva in una villetta della città casertana e conduceva una vita apparentemente anonima.

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“Diciamo no alla camorra”, domenica Napoli scende in piazza

NAPOLI - Dopo gli ultimi episodi di cronaca i napoletani hanno deciso di scendere in piazza per protestare contro i soprusi della criminalità organizzata. “Diciamo no alla camorra” sarà infatti il nome del flash-mob che si terrà domenica prossima, a partire dalle ore 11, in piazza del Plebiscito.

La manifestazione è stata organizzata per dire “basta” all’ennesima faida tra clan che sta insanguinando le strade e soprattutto dopo il ferimento dell’agente della Squadra Mobile di Napoli Nicola Barbato, rimasto gravemente ferito durante un’operazione anti-estorsioni nel quartiere Fuorigrotta. Il poliziotto, a quanto pare, sta meglio ma resta ancora ricoverato in ospedale dove nei giorni scorsi si sono recati anche il Presidente Della Repubblica Mattarella ed il Ministro dell’Interno Alfano.

“Sarà il momento per scegliere da che parte stare, lanciando un messaggio. – spiegano gli organizzatori – Se siete da parte della legalità venite a piazza del Plebiscito e ognuno di voi riceverà un palloncino sul quale scriverà un messaggio contro la camorra. Alla fine tutti insieme faremo volare i palloncini affinché rappresentino un rinnovato impegno di noi cittadini verso la nostra Napoli”.

L’evento su Facebook vanta già oltre mille partecipanti e si prevede dunque una massiccia presenza.

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martedì 29 settembre 2015

Camorra:arrestato presunto reggente latitante clan 'muzzoni'

(ANSA) - NAPOLI, 28 SET - Latitante dal novembre dello scorso anno, Vincenzo Gallo, 50 anni, ritenuto l'attuale reggente del clan di camorra "dei muzzoni", che opera nella zona di Sessa Aurunca (Caserta), e' stato arrestato la scorsa notte in un'operazione congiunta di Carabinieri di Caserta e Guardia di Finanza di Formia (Latina).

Gallo - si e' saputo dai Carabinieri di Caserta - e' stato bloccato intorno alle 22:30 a Sessa Aurunca a bordo di un'auto, nella quale c'era anche la moglie. Ha tentato la fuga ma - hanno riferito i Carabinieri - e' stato raggiunto dopo un breve inseguimento.  Gallo era latitante dal 17 novembre per n'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli per estorsione aggravata dal metodo mafioso, in concorso con altre cinque persone (di cui tre arrestate lo scorso 14 febbraio), nei confronti di un commerciante Cellole (Caserta).

martedì 22 settembre 2015

Metrò, la stazione di Toledo ora corre verso l'Oscar

«Accettazione della candidatura italiana “Stazione Toledo della Linea 1 della Metropolitana di Napoli” all’Ita Tunnelling Awards 2015» che si terrà ad Hagerbach in Svizzera il 19 novembre. Di cosa si tratta? La stazione della metro di Toledo - che già è stata premiata in tutta Europa come esempio di tecnica coniugata all’arte - concorre ora per avere l’Oscar, salire sul tetto del mondo. Ita tunnelling è la «Società Italiana Gallerie», associazione che da 40 anni divulga il know-how nel campo delle gallerie e delle grandi opere in sotterraneo. «È un’associazione - si legge sul suo sito - con fini culturali di tipo aperto che cura la promozione, il coordinamento e la divulgazione di studi e ricerche nel campo e nel’arte della costruzione delle gallerie e delle grandi opere sotterranee». La società ha sede a Milano e la scelta della stazione Toledo è un omaggio a Giannegidio Silva, scomparso a luglio e che è stato per 20 anni un milanese-napoletano, anni dedicati alla costruzione del metrò dell’arte. «È con grande piacere che portiamo a conoscenza della città di Napoli dell’accettazione della candidatura italiana presentata da Metropolitana di Napoli e Metropolitana Milanese - si legge ancora sul sito - per la categoria ”Innovative use of underground space della Stazione Toledo sulla tratta Dante-Garibaldi». Politecnici, associazioni professionali, studiosi ritengono che «La Stazione Toledo, con la grande galleria di collegamento tra pozzo laterale e gallerie di banchina che ne contraddistingue la configurazione rispetto alle altre stazioni della tratta, rappresenta un capolavoro di ingegneria ed architettura: oltre alle complesse opere geotecniche che si sono rese necessarie per garantire la stabilità degli scavi ed il controllo dei cedimenti nei terreni in falda, la stazione «è caratterizzata da elementi architettonici incredibili con un gioco di colori e di luci che rende unica l’opera».
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