giovedì 13 novembre 2014

Sant’Antimo. Auto abbandonata su strada 47enne denunciato dalla polizia locale

Sant'Antimo. L'auto abbandonata identificata dalla polizia municipale
SANT'ANTIMO. Nell’ambito dei controlli di Polizia stradale, intensificati dagli agenti del Comando Polizia Locale di Sant’Antimo, diretti dal comadnate Bruno Chiariello, sono state elevate svariate contravvenzioni ai conducenti di veicoli, soprattutto per circolazione in senso di marcia vietato e mancata copertura assicurativa. Nei pressi di una strada a confine con la via Appia è stato notato un veicolo, Fiat Panda, in stato di abbandono su pubblica via e sprovvisto di targhe ed elementi identificativi. Non è stata facile la procedura per risalire al proprietario ma, a seguito di informazioni assunte in zona e varie attività si è giunti alla identificazione del responsabile, M. V. di anni 47, residente a Casandrino. Convocato negli Uffici del Comando di piazza della Repubblica, l’uomo ha cercato prima di giustificarsi ma, dopo una serie di informazioni, si è potuto configurare la condotta di “abbandono” del veicolo, e quindi di rifiuti speciali, elemento richiesto dalla normativa ambientale di riferimento. L’uomo, già noto alle Forze di Polizia per reati vari, è stato quindi deferito all’Autorità Giudiziaria e sanzionato pesantemente avendo violato le norme del codice dell’Ambiente mentre il veicolo è stato rimosso dalla strada tramite ditta deputata alla gestione dei rifiuti speciali, il tutto a spese del responsabile. Un veicolo abbandonato viene infatti considerato come rifiuto pericoloso, e questo anche quando è ancora dotato di targa.
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martedì 11 novembre 2014

La polizia interrompe un summit di camorra nella pizzeria abbandonata


di Enrico Ferrigno

ACERRA. Si erano riuniti in una pizzeria, che da tempo aveva cessato la sua attività, probabilmente per mettere a punto le loro strategie criminali. Un vero e proprio summit a cui avevano invitato anche un imprenditore edile, forse per imporgli il pizzo.
Ma sono stati scoperti dai poliziotti del commissariato di Acerra e delle squadra mobile di Napoli che hanno trovato seduti intorno ad un tavolo della pizzeria «La Mimosa» alla periferia della città, 5 pregiudicati di cui un elemento di spicco dell'ormai disciolto clan Crimaldi e due incensurati.

Circondato dai malavitosi c'era anche un imprenditore edile convocato, secondo gli investigatori, probabilmente per pattuire l'entità del pizzo da pagare. Nascosto da alcuni tovaglioli, gli agenti hanno rinvenuto un coltello a serramanico con una lama di oltre 25 centimetri.

V. C., 42 anni ritenuto affiliato in passato al boss Cuono Crimaldi e condannato per estorsione, è stato denunciato alla magistratura per aver violato il divieto di frequentare pregiudicati. Sulla posizione degli altri malviventi sono in corso indagini da parte degli investigatori.

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Sant'Antimo. Boato nella notte: esplosione in un bar del centro

Sant'Antimo. Il luogo dell'esplosione di questa notte
SANT'ANTIMO. Un boato, udito a diversi metri di distanza, ha squarciato la tranquillità della notte santantimese. Intorno alle 2 di questa mattina un ordigno è esploso davanti alla saracinesca del bar Scipione nel centro storico, in piazza della Repubblica, a pochi metri dal comando della Polizia Locale. L'esplosione ha svegliato i residenti, che impauriti, hanno cercato di capire da cosa provenisse il boato udito nella notte. Sul posto sono arrivati i carabinieri della locale tenenza per i primi accertamenti. Fino all'alba di questa mattina la piazza era off limits, circoscritta dagli uomini dell'Arma, mentre sono stati notati anche dei mezzi degli artificieri che operavano nei pressi dell'esercizio commerciale investito dallo scoppio. Subito ci sono state le prime congetture su una fuga di gas, che ha impensierito non poco gli abitanti del luogo, ma poi è stato appurato che si trattava di un attacco dinamitardo. I carabinieri in mattinata stavano operando tutti i rilievi del caso e resta da capire quale sia la motivazione che abbia portato all'attacco esplosivo. Al momento la versione ufficiale (ma non definitiva) è quella di "danneggiamento", ma non si escludono altre piste, tra cui quella del racket e dell'intimidazione camorristica.

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lunedì 10 novembre 2014

Falsi incidenti per incassare il denaro: in dieci rinviati a giudizio

SANT'ANTIMO. Una vera e propria truffa ai danni di Allianz Assicurazioni con sede a Trieste. A commetterla una banda organizzata, tutti residenti a nord di Napoli, nei comuni di Sant'Antimo, Melito e Marano. L'accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla truffa alle compagnie assicurative e di falso e alla sbarra sono finite dieci persone che il 9 gennaio prossimo, dovranno comparire in udienza davanti al Gup di Trieste. Si tratta di Concetta Scola di Sant'Antimo, Angela Franzese di Melito, Filippo Flagiello di Melito, Andrea Nebbia di Marano, Gaetano Angeli di Sant'Antimo, Raffaele Corona di Sant'Antimo, Bartolomeo Pasotto di Sant'Antimo, Giovanna Luongo di San Cipriano, Maria Di Puorto di Aversa e Giuseppe Iannarella di Villa di Briano. Per gli inquirenti si tratta di una vera e propria banda dedita alle truffe ai danni delle assicurazioni. L'indagine è partita nel 2010, dopo che all'Allianz Assicurazioni di Trieste, arrivarono una serie di richieste di risarcimento danni, per sinistri stradali, tutti commessi tra la zona di Sant'Antimo, Melito e la provincia dì Caserta, allo scopo di incassare gli indennizzi. Per incassare rapidamente i soldi, facevano risultare come luoghi degli incidenti, alcune città del nord-est d'Italia, falsificando i moduli di constatazione amichevole. Subito partirono le verifiche della compagnia di assicurazione che a seguito delle ispezioni, una volta accertato il raggiro, comunicarono alla locale compagnia dei carabinieri il risultato delle loro indagini. I militari dell'Arma, su autorizzazione della Procura di Trieste, fecero scattare le denunce. Ora la procura ha dato il via libera per procedere nei confronti degli indagati. Contemporaneamente è partita l'azione della difesa, rappresentata dagli avvocati Maurizio Noviello e Daniele Ionà. I due legali sono pronti ad eccepire l'incompetenza territoriale per far trasmettere il processo a Napoli Nord. La prima udienza è fissata per il 9 gennaio prossimo, presso il Tribunale di Trieste.
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Camorra, omicidi durante la faida: killer in azione anche davanti ad un bimbo

I Carabinieri della Compagnia di Torre del Greco stanno eseguendo Ordinanze di Custodia Cautelare in Carcere emesse dal GIP di Napoli a carico di 5 persone ritenute vicine al clan camorristico degli "Birra - Iacomino".

Le persone arrestate sarebbero coinvolte in due omicidi avvenuti a Ercolano durante la faida con il clan rivale degli "Ascione" scoppiata per il controllo degli affari illeciti sul territorio.

Ciro Munizzi, ritenuto affiliato al clan Ascione, fu ucciso il 19 giugno 1996 sotto gli occhi del figlio di tre anni mentre si trovava nel salone del barbiere. Sette anni dopo, il 13 settembre 2003, a cadere sotto i colpi dei killer fu Gennarino Brisciano.

Le indagini che questa mattina hanno portato all'esecuzione di cinque ordinanze, fanno luce su uno dei periodi più bui della lotta tra clan a Ercolano (Napoli) e si sono avvalse delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia. L'omicidio di Ciro Munizzi si inquadra nella prima faida che vedeva contrapposto il clan Ascione, del quale la vittima faceva parte, a quello degli Esposito - Del Prete - Iacomino, poi estintosi.

Oggi per quell'episodio è stato raggiunto dal provvedimento restrittivo Andrea Sannino. Nella terza faida, che per anni ha visto contrapposte le cosche Ascione - Papale e Birra - Iacomino, si inquadra l'omicidio di Gennarino Brisciano. Fu deciso perchè la vittima, legata al clan Ascione da una militanza pregressa e da vincoli familiari, avrebbe frequentato la zona di influenza dei Birra e sarebbe stata in grado di riferire notizie sugli spostamenti di esponenti del clan rivale. Destinatari dell'ordinanza: Enrichetta Cordua, Giacomo Zeno, Lorenzo Fioto, Enrico Viola.
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Camorra, Saviano e Capacchione in aula per la sentenza sulle minacce dei boss

È prevista per oggi la sentenza del processo in corso a Napoli nel quale sono imputati i boss dei Casalesi Antonio Iovine e Francesco Bidognetti per le minacce ai giornalisti Roberto Saviano e Rosaria Capacchione (oggi senatrice Pd).

Il processo è durato due anni. Tanti i testimoni chiamati a parlare tra cui due magistrati esposti nella lotta ai casalesi: Federico Cafiero de Raho e Raffaele Cantone.

Nel processo che si svolge davanti alla sesta sezione del Tribunale di Napoli sono imputati due avvocati dei boss, nonchè gli stessi Francesco Bidognetti e Angonio Iovine. Per quest'ultimo, che nei mesi scorsi ha deciso di collaborare con la giustizia, i pm della Dda hanno chiesto l'assoluzione. Saviano ha fatto il suo ingresso nell'Aula del Tribunale dopo essersi soffermato in una stanza retrostante, insieme con la scorta, in attesa dell'inizio dell'udienza. Oggi sono previste le ultime arringhe dei difensori, dopo di che i giudici si riuniranno per la sentenza.

Tribunale blindato. Clima di attesa per la sentenza di primo grado a carico di boss e avvocati ritenuti responsabili di minacce e diffamazione aggravate dal fine mafioso, nei confronti dello scrittore Roberto Saviano e della giornalista senatrice Rosaria Capacchione. Parla la difesa del penalista Michele Santonastaso, uno degli imputati nel processo assieme al presunto boss dei casalesi francesco bidognetti. Terza camera penale, la dda di Napoli presente con il magistrato Cesare Sirignano, tocca al giudice Aldo Esposito, tra qualche ora pronunciare la difesa.

Terra dei fuochi. Durante l'udienza un attivista che da anni si batte contro la Terra dei Fuochi, ha esposto una maglia con la scritta "Stop Roghi tossici". L'uomo, Angelo Ferrillo, è stato bloccato dalle forze dell'ordine e allontanato dall'Aula.

Lo scrittore su Facebook. «Ed eccomi qui, nella stanzulella dove ogni volta aspetto che inizino le udienze. Tra queste quattro mura ormai mi sento a casa. Ogni tanto entra un giornalista. Più raramente un amico venuto a darmi coraggio». è il messaggio dello scrittore.
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sabato 8 novembre 2014

Catturato pericoloso narcotrafficante napoletano vicino al clan 'Nuvoletta'

di Matteo Giuliani
Vincenzo SantilloMARANO. I carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli hanno rintracciato e catturato Vincenzo Santillo 62 anni, residente a Napoli in via Cardinale Capocelatro, già noto alle forze dell'ordine, sfuggito al blitz delle dorze dell'ordine che il 29 ottobre scorso porto alla cattura di 35 suoi complici, accusati di associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, aggravata dalle finalità mafiose e al sequestro di beni per un valore stimato di 30 milioni di euro. L’indagine dei militari dell’Arma, coordinate dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli, hanno fatto luce sull’importazione di consistenti quantitativi di cocaina e di hashish dall’Olanda e dalla Spagna ad opera di 3 clan camorristici di Napoli e provincia (Nuvoletta, Gionta e Contini). L’uomo è stato individuato e arrestato in un appartamento su via Tagliamento a Frosinone, ospite di una famiglia la cui posizione è ora al vaglio degli inquirenti. Solo 2 giorni fa, un altro suo complice sfuggito alla cattura, fu rintracciato e arrestato in Germania, in collaborazione con i collaterali organismi di polizia tedeschi, si trattava di Giuseppe Cirillo, 38enne di Torre Annunziata. L’arrestato è stato associato al carcere di Frosinone.
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