martedì 27 maggio 2014

"Cartopolis", premiazione del concorso a Sant'Antimo


Napoli. L’Istituto Moscati, diretto dal dottor Giuseppe Pagano, ha vinto la prima edizione del concorso Cartopolis. Il premio speciale per l’esibizione a tema è stato assegnato all’Istituto "Romeo Cammisa" diretto dalla dottoressa Emilia Tornincasa.


Una villa comunale, quella di Sant'Antimo, traboccante di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, docenti, dirigenti scostatici, mamme, nonne, operatori, amministratori, caldo estivo, musica, canzoni, teatro, moda questo lo scenario che in via Roma a Sant’Antimo ha caratterizzatola cerimonia di premiazione del concorso Cartopolis.  

Con la collaborazione ed il patrocinio del consorzio Comieco, e degli sponsor Sri e Di Gennaro Spa, quest’ultimo presente alla premiazione con il dottor Giancarlo Di Gennaro e la dottoresa Annaluce Borriello, è stato possibile realizzare il concorso durato sette mesi circa. Sette istituti scolastici statali di Sant'Antimo, da novembre 2013 a marzo 2014, si sono sfidati nella recupero della carta raggiungendo la soglia dei 15.691 kg raccolti.  

L’apertura è stata affidata all'Orchestra Stabile "Giovanni XXIII" di Sant'Antimo diretta dal prof. Vincenzo Azzolini. L’Istituto Moscati ha proposto unaSfilata di moda “Sogni di carta” con accompagnamento musicale a cura del prof. Pasquale De Cristofaro. La storiella La Scatolina Star il lavoro dell’Istituto Pestalozzi. Il Don Milani si è esibito con un ballo ed un canto.  

Canora anche la performance “The soul shaking” del Liceo Bassi che ha anche realizzato un video sulla raccolta differenziata “The Three R’s, reduce, reuse, recycle”. Un Passo double per l’Istituto Leopardi. Ed infine l’Istituto Romeo Cammisa ha proposto al folto pubblico di parenti ed amici la favola drammatizzata Il Castoro Furbetto, la recita della poesia La Ballata della Carta a seguire la recita di Cartopolis e infine la canzone Forza Tutti Insieme diventata lo slogan della raccolta differenziata per l’anno scolastico 2014-2015.

Hanno espresso parole di vivo apprezzamento i dirigenti scolastici presenti, ed in particolare il Sindaco Francesco Piemonte e la Dirigente del settore Ambiente Lucia Nardi: “Una grande giornata, una buona giornata è stata questa vissuta con i tanti ragazzi che con passione e cura hanno lavorato al concorso. Siamo incoraggiati dalla loro onda di entusiasmo che ci dà la carica a continuare il nostro impegno. Confermiamo l’attenzione all’ambiente e ai cittadini annunciando finalmente lo sconto sulla bolletta dei rifiuti a partire dal prossimo anno 2015. Con la seconda edizione del concorso Organicamente, infatti, cittadini e commercianti avranno questa possibilità dimostrando piena collaborazione con il servizio di raccolta porta a porta”.  

Anche il Consorzio Cite, promotore e organizzatore delle iniziative premianti, rappresentato alla cerimonia dall’ingegner Arrigo Bellinazzo, ha spiegato l’importanza del riciclo e l’opportunità che una buona raccolta differenziata offre ai cittadini e all’intero paese in termini di risparmio e di salute. I premi in palio per i sette istituti:un pc per il primo classificato, un tablet per il secondo classificato, a seguire fornitura di carta e carta igienica per tutti gli altri quattro istituti. Mentre pen drive saranno aggiudicate dagli alunni promossi dalla giuria speciale.
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Scacco al clan di Ponticelli: 12 arresti. ​«Droga comprata da Genny 'a Carogna»

Dodici persone sono state arrestate in un'operazione della Squadra Mobile della Questura di Napoli, scattata all'alba contro gli affiliati del clan di camorra «De Micco», che opera nella zona del quartiere Ponticelli del capoluogo campano.

Il clan camorristico dei De Micco comprava droga da Genny 'a carogna, l'ultrà del Napoli. È quanto emerge dall'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Egle Pilla su richiesta del pm Vincenzo D'Onofrio. A riferirlo è il collaboratore di giustizia Domenico Esposito.

«La droga la compravamo da tale Genny la carogna che dovrebbe essere di Forcella», riferisce il collaboratore di giustizia Domenico Esposito. «Per la consegna - continua Esposito - era utilizzata una Renault Scenic modificata, che ci veniva lasciata parcheggiata con le chiavi presso il cimitero di Ponticelli. Noi mandavamo a ritirare la macchina che poi restituivamo». Sulla circostanza sono in corso approfondimenti da parte della Procura.

Gli agenti hanno eseguito ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Napoli per i reati di associazione mafiosa finalizzata al traffico di droga, tentato omicidio, detenzione e porto abusivo armi. Durante le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, gli investigatori hanno accertato che forti interessi criminali hanno generato contrasti fra il clan «De Micco» e altri gruppi criminali, determinando gravi fatti di sangue.

Da quanto appreso da fonti investigative, durante il blitz è stato arrestato anche il boss Marco De Micco. De Micco, classe 1984, è ritenuto dagli investigatori il capo del clan De Micco, che opera nella zona di Ponticelli del capoluogo campano. Il contrasto degli affiliati al clan De Micco con il clan avverso dei D'Amico è legato al traffico di sostanze stupefacenti e al controllo delle piazze di spaccio. Le indagini della Squadra Mobile hanno accertato che gli interessi criminali del gruppo armato hanno generato contrasti con altri clan, determinando gravi fatti di sangue nell'hinterland napoletano.
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Tenta la truffa dello specchietto ma finisce in trappola e gli va male

di Marco Di Caterino
Sant'Antimo. Qualche volta. l'immaginario collettivo di chi è rimasto vittima della delinquenza, diventa realtà. Ieri pomeriggio,

Agostino Salzano, 23 anni, poco più che un balordo di Acerra, (già denunciato per ben sette volte per questo reato), ha tentato l'ennesima truffa dello specchietto nei pressi dell'uscita dello svincolo dell'Asse Mediano di Sant'Antimo.

Questa volta gli è capitata la vittima sbagliata : un agente di polizia in borghese. Il poliziotto, che si è reso immediatemente conto con chi aveva a che fare, ha finito per recitare la parte della vittima spaventata e disponibile a pagare anche duecento euro per il danno provocato allo specchietto della Smart del truffatore. Che è caduto nella trappola dell'agente. Il poliziotto ha inviato Agostino Salzano a seguirlo a casa per avere la somma richiesta. E così tirandosi dietro il truffatore, l'agente, che nel frattempo aveva avvertito della cosa i colleghi del commissariato di Frattamaggiore diretto dal vice questore Rachele Caputo, da Sant' Antimo è giunto a Frattamaggiore.

E solo dopo un'ultima curva Agostino Salzano si è trovato davanti il posto di polizia e alcuni agenti che lo aspettavano. Il truffatore è stato denunciato a piede libero per tentata truffa, aggiornando a otto lo score tra quelle tentate e quelle messe a segno.
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lunedì 26 maggio 2014

Sant'Antimo: Sequestrati 4 milioni di beni al fratello di Luigi Cesaro

 Napoli. Il gip del tribunale di Napoli ha disposto il sequestro preventivo di beni mobili e immobili, quote sociali, denaro e altre liquidità nella disponibilità di Aniello Cesaro, fratello dell'ex presidente della Provincia di Napoli e deputato di Forza d'Italia, Luigi Cesaro, per 4.285.398,45 euro.

L'indagine nasce da una verifica fiscale eseguita nei confronti della società di costruzioni con sede legale e amministrativa in Sant'Antimo, nel Napoletano, di cui è rappresentante legale.
La verifica fiscale infatti ha mostrato dichiarazioni infedeli per gli anni d'imposta 2008 - 2011, con l'omessa indicazione di ricavi annuali, nonchè per la deduzione di costi indeducibili. I ricavi non dichiarati, si legge in una nota, scaturivano prevalentemente da sopravvenienze attive non contabilizzate e da interessi attivi (non rilevati) per finanziamenti erogati a società partecipate.

Gli elementi passivi fittizi, invece, erano costituiti da costi di ingente importo relativi, in gran parte, a consulenze, lavori edili e prestazioni di servizi da terzi, in relazione ai quali la società verificata non è stata in grado di esibire le pertinenti fatture e/o altra documentazione giustificativa.

Inoltre, nell'anno 2011, è stata emessa una fattura per operazioni inesistenti per euro 400mila più 80mila euro di vita a favore di un'altra società di diagnostica appartenente al "Gruppo Cesaro" per lavori di ristrutturazione, che sarebbero avvenuti nel 2010 , ma che in realtà non risultano essere mai stati eseguiti.

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Sant'Antimo. Spacciavano cocaina, 2 donne arrestate in flagranza di reato

SANT'ANTIMO. La zona di via delle Azalee era stata messa sotto osservazione da tempo. I carabinieri stavano infatti monitorando il territorio di Sant'Antimo perché avevano appreso che nella zona c'era una "frequente attività" legata allo smercio di sostanze stupefacenti. I militari hanno atteso pazientemente il momento opportuno poi, quando hanno notato che sotto i loro occhi venivano effettuati gli scambi, sono passati all'azione. Nel corso dell'operazione hanno arrestato in flagranza di reato, con l'accusa di "detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente" Rosa Del Sole, classe 1984 e Addolorata Orefice, 52 anni. Le donne, poco prima, sono state sorprese dai carabinieri proprio mentre cedevano un involucro del peso di un grammo di cocaina a due giovani, di cui uno originario di Santa Maria Capua Vetere. Questi ultimi sono stati segnalati alla prefettura come assuntori di stupefacenti. Ma non è tutto. All'arresto in flagranza sono seguite delle perquisizioni a seguito delle quali sono stati rinvenuti ulteriori otto involucri di cocaina, per complessivi quattro grammi oltre alla somma di 200 curo in contanti, ritenuta provento di attività illecita. Nel contesto della stessa operazione è stata anche denunciata in stato di libertà, sempre con l'accusa di "detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti" una giovane napoletana che, sottoposta a controllo effettuato nelle vicinanze, è stata trovata a bordo della propria autovettura in possesso di tre involucri di cocaina, per complessivi due grammi. Il denaro e lo stupefacente sono stati sottoposti a sequestro. Le arrestate, invece, sono state trasferite presso i rispettivi domicili a disposizione della competente autorità giudiziaria. Secondo quanto hanno ricostruito gli investigatori che si occupano del territorio, la zona a nord del capoluogo sta vivendo una nuova 'primavera' dal punto di vista del business della droga. Si tratta di picchi che si succedono ciclicamente. Rallentano dopo i blitz e le grandi retate, rifioriscono quando le condizioni criminali lo consentono. Nella fattispecie la rifioritura dei business legati alla droga nei comuni dell'hinterland è coincisa con la pressione martellante delle forze dell'ordine nei grandi. supermarket della droga di Secondigliano, Scampia e Melito a seguito dell'ultima faida. Dopo la chiusura o il ridimensionamento di numerose piazze, i clienti hanno incominciato a disseminarsi seguendo l'offerta. Seguendo, cioè, il flusso dei traffici. Caivano è tra i territori che hanno risposto a quella incessante domanda ed ha riportato prepotentemente le zone del Parco Verde e del rione Iacp sul proscenio criminale. A Caivano, svelò un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia che culminò con una retata e con l'esecuzione di decine di ordinanze, i nascondigli preferiti per occultare la droga erano i vani degli ascensori dei palazzi dove vive chi deve occuparsi del confezionamento e dello smistamento della 'roba'. Locali non riconducibili ad ma persona in particolare (il che rende complicato risalire alla proprietà dello stupefacente in caso di sequestro del 'carico' da parte delle forze dell'ordine) ma facilmente accessibili da chi deve lavorare. Il sistema viene utilizzato ancora oggi e non solo lì. (fonte: Gennaro Scala - Cronache di Napoli)

giovedì 22 maggio 2014

Casalesi, il boss Iovine si è pentito: svolta dopo quattro anni di carcere duro


Il boss della camorra, Antonio Iovine, soprannominato ’o ninno, si è pentito. Tra i capi del clan dei Casalesi, arrestato dal’ex capo della Mobile di Napoli Vittorio Pisani dopo una lunga latitanza, ha deciso di collaborare con la giustizia. Una decisione inaspettata, clamorosa, destinata a provocare forti ripercussioni non solo negli ambienti criminali. Il pentimento ha peraltro un valore simbolico significativo: è sostanzialmente la resa dei Casalesi.

Una scelta storica, destinata ad aprire una nuova stagione nella lotta alla camorra dei casalesi, nelle indagini sulle collusioni tra clan e mondo degli affari, della politica e delle istituzioni.

Antonio Iovine si è arreso, ha deciso di collaborare con la giustizia - in una parola - di pentirsi. Da qualche giorno ha iniziato una ricostruzione destinata a scavare nei torbidi intrighi di trent’anni di storia criminale, a partire dal potere di Antonio Bardellino, alle guerre con Cutolo, per finire all’abbraccio mortale (per il nostro territorio) con il mondo politico, con interi spaccati dell’imprenditoria regionale, fino ad arrivare a possibili contatti con apparati deviati dello Stato.
Quindici anni di latitanza, poi quattro anni di carcere duro, infine la decisione di collaborare con la giustizia grazie alle indagini condotte da due veterani del pool anticamorra di Napoli, vale a dire i pm Antonello Ardituro e Cesare Sirignano, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. Un indiscutibile successo della Procura di Giovanni Colangelo, quello legato al pentimento di Iovine, paragonabile solo alla scelta collaborativa di boss del calibro di Alfieri e Galasso (primi anni Novanta, era la Nuova famiglia), che diedero la stura alla tangentopoli napoletana o al ruolo svolto da Buscetta per «cosa nostra».

Iovine, il boss dei segreti: rifiuti, omicidi e rapporti politici

La politica, prima di tutto. Poi il mondo degli apparati, delle istituzioni: quel mondo fatto di burocrati, di impiegati, ma anche di funzionari e dirigenti, passando per gli eletti dal popolo, quelli mandati in Parlamento o nelle varie assemblee locali. E non solo: imprenditori, manager, gente cresciuta negli anni del grande silenzio. Eccoli quelli che ora tremano per le accuse di Antonio Iovine: sono il mondo dei palazzi, delle istituzioni, delle camere di compensazione, dei tavoli di spartizione.

Da dieci giorni (forse anche da un periodo più ampio), Antonio Iovine ha iniziato quel periodo assegnato dal Codice per dire tutto quanto in suo possesso. Lo Stato assicura sei mesi per dire tutto, per parlare senza zone d’ombra, senza amnesie, senza lacune. A cominciare da una domanda su tutte: negli ultimi trenta anni, un intero pezzo di regione per chi ha votato? Chi sono i cavalli vincenti alle urne premiati da un esercito di camorristi nella zona di Casal di Principe? Politica, affari e apparati, dunque.

Quante persone hanno fatto carriera grazie a un silenzio complice, a omissioni calcolate? Quanti manager e amministratori ora faranno i conti con le possibili dichiarazioni del boss pentito? E non solo. Chiara la strategia dei pm Antonello Ardituro e Cesare Sirignano: puntano all’effetto domino, a far cadere anche altri boss ritenuti irriducibili, gente del calibro di Michele Zagaria, di Francesco Bidognetti o di quel Francesco Schiavone diventato famigerato per la sua somiglianza a «Sandokan».

Quando Iovine disse: se parlassi inguaierei un sacco di gente

«Chi mi ha protetto durante la latitanza? Se parlassi, inguaierei un sacco di persone». Così ruppe il silenzio Antonio Iovine, in un’aula giudiziaria, il 4 dicembre 2013, nel processo per le minacce alla giornalista de “Il Mattino” Rosaria Capacchione e allo scrittore Roberto Saviano, quando il boss Francesco Bidognetti prese le distanze dal documento firmato nel marzo del 2008, la richiesta di trasferimento del processo letta dall’ex avvocato Michele Santonastaso nell’aula bunker di Poggioreale. Con queste parole: «Mi dispiace se ho creato loro qualche problema (i due giornalisti vivono da allora sotto scorta, ndr), ma non so niente di quel testo, mi sono limitato a firmarlo il giorno dopo solo perché per le questioni tecniche mi rifacevo integralmente alle mosse del mio avvocato. Non ho letto Gomorra, ho criticato quel testo quando mi attribuisce un ruolo nell’omicidio di Antonio Bardellino, vicenda per la quale non sono mai stato imputato».

Sulla vicenda ’O Ninno assunse una posizione diversa: «Non mi scuso, perché non ho nulla di cui scusarmi. Non so nulla di questa storia, all’epoca ero latitante, non potevo essere in aula».

Il boss dei Casalesi Iovine pentito, parenti allontanati dal Casertano

NAPOLI - Nei giorni scorsi sono stati tutti trasferiti in località segrete i parenti del boss Antonio Iovine, soprannominato «'o ninno», arrestato a Casal di Principe il 17 novembre del 2010, dopo una latitanza durata 15 anni.

L'ex primula rossa del clan dei Casalesi, da una decina di giorni, sta collaborando con gli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. È stato lo stesso Iovine ad indicare i parenti «a rischio» da includere nel programma di protezione e quindi da allontanare dal Casertano. Ovviamente, tra questi, la moglie, Enrichetta Avallone, 45 anni, finita in carcere nel 2008 per una vicenda di estorsione e tornata in libertà nel luglio del 2011; e il figlio, Oreste, 25 anni, attualmente in carcere: fu fermato il 19 ottobre del 2013, insieme ad altre quattro persone vicine alla fazione del clan guidata dal padre, con l'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione e spaccio di sostanze stupefacenti.

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mercoledì 21 maggio 2014

Minacce a Saviano e Capacchione, il pm: condannare boss e avvocati

Un anno e sei mesi di reclusione aggravati dal metodo mafioso: è la richiesta di pena formulata dal pm della Dda di Napoli Antonello Ardituro nei confronti di tre imputati accusati di intimidazioni nei confronti dello scrittore Roberto Saviano e della giornalista del Mattino Rosaria Capacchione.

Gli imputati, per i quali è stata chiesta la condanna, sono il boss del clan dei Casalesi Francesco Bidognetti e gli avvocati Michele Santonastaso e Carmine D'Aniello. Il pm ha invece proposto l'assoluzione per l'altro boss dei Casalesi Antonio Iovine.
La vicenda risale al marzo 2008 quando davanti alla Corte d'assise di appello era in corso il processo Spartacus. Santonastaso, che assieme a D'Aniello assisteva Bidognetti e Iovine (quest'ultimo all'epoca ancora latitante) lesse in aula una lettera firmata dai due boss con cui si chiedeva il trasferimento del processo in altra città per legittimo sospetto. Il testo della lettera conteneva riferimenti minacciosi nei confronti della giornalista e dello scrittore, e dei magistrati Raffaele Cantone e Federico Cafiero de Raho. L'assoluzione per Iovine è stata chiesta «non perchè non sia certo della sua colpevolezza - ha spiegato il pm - ma perchè non c'è la possibilità di dimostrarlo».

Nel corso dell'udienza di oggi davanti ai giudici della III sezione del Tribunale, collegio A, hanno testimoniato l'ex capo della squadra mobile di Napoli Vittorio Pisani e l'ex direttore del «Mattino» Virman Cusenza, citati dalla difesa. A Pisani in particolare sono state fatte domande su un' intervista rilasciata al magazine del «Corriere della Sera» ove il poliziotto affermava di non ritenere necessaria la scorta per Saviano. Pisani ha precisato che quella opinione si basava solo sugli elementi in possesso della squadra mobile di Napoli, mentre il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza che decise per l'assegnazione della scorta, disponeva anche di elementi in possesso delle altre forze di polizia. Nella requisitoria, il pm ha definito l'avvocato Santonastaso «un camorrista». La prossima udienza è fissata per il 9 giugno, mentre la sentenza è prevista per il 23.

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