giovedì 27 giugno 2013

Giochi e scommesse: 57 arresti contro il clan dei casalesi

CASERTA. 57 arresti contro il clan dei casalesi quelli compiuti dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Caserta, in un’operazione congiunta con Guardia di finanza e polizia, coordinati dalla procura di Napoli.

Nel mirino attività economiche del settore del gioco e delle scommesse gestite dalla camorra. Le catture sono avvenute nelle province di Napoli e Caserta, Frosinone, Modena, Reggio Emilia e Catania. Eseguiti sequestri di beni mobili e immobili per 400 milioni di euro. Tra gli arrestati anche esponenti della cosca siciliana dei Santapaola di Catania e di clan del napoletano.

"RISCHIATUTTO". L'operazione "Rischiatutto" ha preso avvio a seguito di atti violenti e vicende societarie che hanno interessato una sala bingo ubicata in Ciociaria ed hanno preso in esame assetti proprietari e collegamenti con la criminalità organizzata arrivando a disvelare una fitta rete di affiliati e prestanomi della camorra in grado di acquisire il controllo di rilevanti attività economiche.

SIGILLI A SALA BINGO DI TEVEROLA. Scoperto un vasto giro di riciclaggio in sale bingo situate a Nord e a Sud della penisola, e attraverso slot machine e gioco online. Sigilli alla mega struttura Bingo di Teverola, nel Casertano.

LE ACCUSE. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di partecipazione e concorso esterno in associazione a delinquere di stampo camorristico, associazione per delinquere finalizzata all'esercizio abusivo dell'attività di gioco e scommesse, illecita concorrenza con violenza e minacce, truffa aggravata ai danni dello Stato, frode informatica, riciclaggio e reimpiego, intestazione fittizia di beni, estorsione e altri delitti aggravati dalle finalità mafiose.Tra le sale bingo coinvolte anche quelle di Teverola (Caserta) e Parco San Paolo (Napoli).

INDAGINE PARTITA DA PROCESSO FERRARO. L'indagine è nata cinque anni fa dall'inchiesta "Normandia" del pm Antonello Ardituro che portò in carcere oltre 40 persone e da cui si staccarono le posizioni di due prefetti di Caserta, Maria Elena Stasi e Paolino Maddaloni, imputati in un procedimento che si è chiuso presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Stasi e Maddaloni sono stati poi condannati l'inverno scorso, per aver favorito alcune ditte vicine al clan dei casalesi, come la Orion, per l'installazione di alcune centraline per verificare la qualità dell'aria di Caserta. Dall'inchiesta principale sono nati poi altri due processi: il primo concluso un anno fa con la condanna di Nicola Ferraro, ex consigliere regionale Udeur, a nove anni e quattro mesi, accusato di essersi accordato col clan nella doppia veste di imprenditore nel settore dei rifiuti e di politico per ottenere vantaggi per le sue aziende e voti. In cambio, con il fratello, Luigi, avrebbe favorito i casalesi e le aziende da loro controllate.

GESTORE SALA BINGO CHIESE AIUTO A SETOLA. Dalle indagini è un singolare episodio: stanco delle continue minacce da parte di una famiglia Rom di Frosinone, il titolare di una sala Bingo, presente nel capoluogo ciociaro, tramite delle conoscenze, chiese protezione al sanguinario killer dei casalesi, Giuseppe Setola, arrestato nel gennaio 2009. La sala Bingo ciociara, gestita da alcuni casertani, secondo le indagini portate avanti dalla squadra mobile di Frosinone, era ritenuta scomoda dalla famiglia rom insediata da anni nel frusinate e titolare a sua volta di un’altra sala.

Sant’Antimo, “Puliamo insieme il nostro quartiere”

SANT’ANTIMO. La Giornata ecologica, organizzata dal Consorzio Cite venerdì 28 giugno, dalle ore 10 alle 22, al Rione Gescal di Sant’Antimo, vedrà di mattina la votazione, da parte degli abitanti di quel quartiere, per la scelta del nuovo nome da dare al rione.
 
Al pomeriggio l’iscrizione in squadre ad una gara speciale di raccolta rifiuti. In serata i gruppi partecipanti, dopo tre ore di gioco, assisteranno alla premiazione delle prime due classificate che avranno raccolto in maniera differenziata la maggiore quantità di rifiuti.

“Un’iniziativa incentivante e responsabilizzante – affermano i dirigenti Cite – che vuole sempre più avvicinare i cittadini alle istituzioni. Abbiamo già riconosciuto a oltre 150 nuclei familiari santantimesi premi per un valore complessivo di euro 11.000 circa come annunciato lo scorso 5 giugno durante la presentazione della nuova campagna di comunicazione. Con questa giornata assegneremo ancora premi in soldi e tante altre sorprese”. 
 

mercoledì 26 giugno 2013

Cappella Sansevero: il miglior museo d'Italia secondo Trip Advisor




Viaggiatori e turisti da tutto il mondo stilano annualmente le loro classifiche sul celebre sito internet. La cappella del centro storico napoletano si piazza in prima posizione, davanti a celebri gallerie come gli Uffizi e i Musei Vaticani
La Galleria degli Uffizi, i Musei Vaticani, la collezione Peggy Guggenheim a Venezia, il Museo Egizio di Torino. Fiori all'occhiello della cultura italiana, inseriti nell'annuale classifica Traveller Choice di Trip Advisor. Ma ciò che risalta è il museo che occupa la prima posizione: quello della Cappella Sansevero di Napoli, con il suo celebre Cristo Velato, le “macchine umane” del principe e alchimista Raimondo de Sangro, le sue pavimentazioni che richiamano motivi massonici, così come le statue che ne ornano le pareti. È questo, secondo i viaggiatori che annualmente stilano questa classifica, il miglior museo italiano. A livello europeo la Cappella si aggiudica la nona posizione, dietro a gallerie celebri in tutto il mondo come il British Museum e il Louvre di Parigi.
 
DALL'ARCHEOLOGICO AL VIRGILIANO – Ma le soddisfazioni per Napoli non finiscono qui. Nella top ten della classifica guidata dalla Cappella Sansevero troviamo, in decima posizione, il Museo Archeologico Nazionale, dove è possibile ammirare, fra le altre cose, le sontuose statue della collezione Farnese, nonché quelle che ornavano le antiche ville e terme degli imperatori romani. Anche nella sezione “parchi” il capoluogo partenopeo brilla: il celebre Virgiliano di Posillipo, da cui è possibile ammirare tutto il Golfo, si piazza in quarta posizione dietro i Giardini Pubblici di Taormina, il Parco di Monza e il Valentino di Torino.

Rimproverano il figlio e lui li spara

Sant'Antimo. Rimproverano il figlio e si vendica sparando alle finestre. Accade a Sant'Antimo. In manette ci finisce Andrea Bonanno, un commerciante 40enne del posto.

I fatti. L'altra sera verso mezzanotte, insieme a un accompagnatore armato ancora in via di identificazione, si e’ recato per un “chiarimento” a casa di una 48enne in via delle ginestre. Il figlio di Bonanno infatti era stato severamente rimproverato dalla donna perché la infastidiva giocando al pallone. La cosa, a quanto pare, non era stata ancora “chiarita”. La discussione del pomeriggio era però avvenuta tra la donna e la mamma del bambino. Il rimprovero evidentemente non è andato giù alla donna così che di sera ha poi riferito tutto al marito. L'uomo quindi si reca dalla vicina di casa che ha rimproverato il figlio e nel corso dell’accesa discussione spara un colpo d’arma da fuoco verso la finestra della donna. Fortunatamente nessuno e’ rimasto ferito.

L'arresto. Dopo il fatto Bonanno si e’ allontanato a bordo della sua seicento. Sul posto sono poi accorsi i carabinieri della Compagnia di Giugliano, che hanno rinvenuto e sequestrato il proiettile sparato.
 

sabato 8 giugno 2013

Gomorra-la serie: in corso a Napoli le riprese del kolossal di Sky

NAPOLI. Trenta settimane di riprese, ambientate principalmente a Napoli e dintorni, con alcune giornate di set anche a Barcellona, Milano e Ferrara. Gomorra - La Serie ha battuto il primo ciak a marzo, diretta da Stefano Sollima, regista della serie cult  Romanzo Criminale, che nel progetto Gomorra ha anche un ruolo di supervisione artistica.

Dietro la macchina da presa anche  Francesca Comencini e Claudio Cupellini che firmano parte dei 12 episodi, attesi nel 2014 su Sky. Un cast di attori legati al territorio, con esordienti che si mischiano ad attori professionisti: Marco D’AmoreFortunato CerlinoMaria Pia CalzoneSalvatore EspositoMarco PalvettiDomenico Balsamo. Gomorra - La serie è un progetto ambizioso, che Sky realizza in collaborazione con due tra le maggiori società italiane di produzione televisiva e cinematografica, Cattleya e Fandango, e con La7. 

La distribuzione internazionale è affidata a Beta Film che collabora anche alla produzione della serie. Un caso letterario da oltre 10 milioni di copie vendute in tutto il mondo, che il film di Matteo Garrone ha messo in scena con straordinaria intensità, diventa un kolossal televisivo, realizzato in collaborazione con partner internazionali e con le potenzialità per varcare i confini del mercato italiano. Un’operazione già riuscita pienamente con Romanzo Criminale, caso raro per una produzione interamente italiana, esportato con successo in oltre 60 paesi, e il cui cast tecnico, di altissimo livello, è in gran parte coinvolto anche nella realizzazione di questa nuova serie.

Il progetto televisivo parte da una storia del tutto originale, un monumentale arco narrativo che racconta in maniera avvincente e spettacolare il destino di due grandi famiglie.  L’affresco di una realtà nella quale è difficile distinguere il bene dal male e i valori seguono spesso logiche perverse, dettate dall’istinto di sopravvivenza. Non solo logiche criminali, nella serie trovano spazio anche le dinamiche e i legami familiari tipici della grande saga televisiva.

Una struttura narrativa da lunga serialità, che iscrive idealmente Gomorra – La Serie  nel novero dei grandi racconti contemporanei. Da un lato, un potente clan e i complessi meccanismi che regolano la gestione e il mantenimento di un impero camorristico, partendo dall'ordinario esercizio del potere, passando per l'ideazione di nuove strategie di ampliamento, fino ad arrivare alla guerra armata, strumento ultimo di affermazione.

Dall’altro figure grandi e piccole che la Camorra la combattono, e che con gesti che vanno dall’eroismo quotidiano all’affermazione della legalità, lavorano incessantemente per contrastare e smontare un “Sistema”, che è solo foriero di morte.

La scrittura di Gomorra – La Serie, è stata affidata a Stefano Bises (che ne ha curato anche il coordinamento editoriale),  Leonardo FasoliLudovica Rampoldi eGiovanni Bianconi, a cui si sono aggiunti in fase di sceneggiatura Filippo Gravino e Maddalena RavagliRoberto Saviano ha partecipato all'elaborazione del soggetto di serie.


Alla base della scrittura c’è la profonda e accurata ricerca che Roberto Saviano porta avanti da anni, indagando, ancora oggi senza sosta, le dinamiche criminali di un territorio complesso e stratificato. Un’analisi incessante delle ragioni storiche, delle ricadute sociali, economiche e politiche delle mafie, delle forze che quel male lo combattono spesso a rischio della propria vita, di come si è evoluto lo scenario criminale in questi ultimi anni. E di quali enormi sforzi abbia fatto lo Stato per non consegnare un intero territorio nelle mani dei clan. 

Megablitz contro il clan Polverino: 150 arresti fra Spagna e Italia

«Il colpo finale». Così è stato definito dalle autorità iberiche il megablitz contro il clan Polverino che ha portato all’arresto di 150 persone fra Spagna ed Italia. L’operazione, condotta congiuntamente dalla Guardia Civil, dalla polizia italiana e dai carabinieri e coordinata dalla Procura nazionale, ha colpito il giro di stupefacenti che, per gli inquirenti, riforniva il sud Italia riciclando i proventi in Spagna. Gran parte delle persone fermate farebbero parte del clan di Giuseppe Polverino, arrestato in Spagna nel marzo dello scorso anno insieme a Raffaeele Vallefuoco, ritenuto principale “capo paranza” del gruppo. Tra i fermati anche Gennaro Principe, ex consigliere comunale di Quarto, già sospeso un anno fa. 
LE CITTA’ – Le città maggiormente interessate sia agli arresti sia alle proprietà dei clan sono Malaga, Alicante, Terragona, Ceuta, Castellon e Cadice, ma si ritiene che il clan agisse su tutta la costa mediterranea spagnola. Mentre a Napoli le aree di maggiore influenza dei Polverino sarebbero Marano, base operativa della cosca, ed i quartieri Vomero e Camaldoli.
Tutti i giornali spagnoli sui Polverino
di Concetta Visconti
Marano. La notizia in Spagna è stata di quelle da urlo. A sancire l’importanza dell’accaduto la conferenza stampa del Ministro degli interni che ha dichiarato: “Smantellato il clan Polverino nelle penisola iberica”. Molti i siti spagnoli che hanno riportato l'accaduto dal più noto quotidiano “El Pais” che ha puntato l’attenzione sulle 136 proprietà immobiliari del clan al conservatore “El Mundo” che ha titolato sulla vicenda della festa a Marbella dopo la quale i boss sono stati arrestati. “60 milioni per l’hachis” è invece l’apertura dell’Opinion de Malaga. La notizia non si è fermata in Spagna ed è stata ripresa anche da “El Universal” di Caracas in Venezuela che ha parlato dei 99 arresti e da “Terra” in perù. Più romantico ABC  il sito ha invece raccontato delle amanti dei “camorristas fugidos”.A sottolineare la potenza economica del clan anche i titoli dedicati alla vicenda dal sito internazionale economico come Bloomberg, nota testata specializzata in finanza. 
Un impero del narcotraffico messo in piedi da Marano e giunto poi in tutto il mondo. Centrale operativa la Spagna che proprio ieri, attraverso la guardia Civil, ha messo a segno un durissimo colpo al clan Polverino. Un impero messo in piedi tramite le cosiddette paranze di fedelissimi. 
Le dichiarazioni del Ministro degli Interni spagnolo. "Con questa azione possiamo dire di aver smantellato il clan polverino in Spagna. Usavano il nostro paese per ripulire il denaro che veniva dal traffico di hashis" ha dichiarato in conferenza stampa il Ministro Jorge Fernande Diaz- 
Tre paranze, con un solo punto fermo: alternarsi nella gestione dei contatti con il Magreb e con la Spagna, i due lati di un triangolo che ha in Napoli il proprio punto fermo. Un sistema complesso che puntava su prestanomi, quotasti  e staffettisti che in 30 anni hanno reso possibile l'espandersi dell'impero.  Gli staffettisti, trasportavano la droga,i  quotisti, che finanziavano i traffici illeciti gli stoccatori, insospettabili, mettevano custodire panetti di hashish e cocaina.  Soldi che rientravano sull’asse Barcellona-Civitavecchia,quando i tir al noleggio - rigorosamente spagnoli o portoghesi - sbarcavano per raggiungere il sud Italia. Ed era sempre lo stesso il metodo usato: i tir. 
Droga che viaggiava indisturbata.  Una macchina perfetta organizzata dal clan e scoperto dopo numerose indagini della DDA che da oggi ha inflitto un durissimo colpo alla criminalità organizzata. quando i tir al noleggio -rigorosamente spagnoli o portoghesi - sbarcavano per raggiungere il sud Italia. Ed era sempre lo stesso il metodo usato: i tir. Droga che viaggiava indisturbata.  Una macchina perfetta organizzata dal clan e scoperto dopo numerose indagini della DDA che da oggi ha inflitto un durissimo colpo alla criminalità organizzata.
Il ruolo della Guardia Civil. Fondamentale l'azione della Guardia Civil spagnola che per la prima volta ha emesso degli ordini di cattura nei confronti di un Clan napoletano. La Guardia Civil ha accertato che il Clan Polverino ha accertato era leader nell'esportazione dell'hashish e erano pronti ad accaparrarsi catene di supermercati. 
Clan Polverino: in manette anche due agenti
MARANO. Ci sono anche due poliziotti tra le persone arrestate oggi tra Italia e Spagna nell'ambito dell'operazione contro il clan Polverino. Si tratta di Roberto Naziazieno e di Massimo Principe, accusati di corruzione: nel 2009 avrebbero ricevuto 2.000 euro in cambio del rilascio del passaporto a Mario Marino, affiliato al clan poi deceduto. Marino non avrebbe potuto ottenere il documento di espatrio perche' gravato da precedenti penali. Per i due la Procura aveva chiesto il carcere, ma il gip Alberto Capuano ha concesso loro il beneficio dei domiciliari. Si tratta di un documento che il latitante Domenico Verde, a capo della struttura insieme al boss Giuseppe Polverino, ha usato nel corso della sua lunga fuga in Spagna. Questo retroscena è spiegato in un capo di imputazione contenuto nelle oltre 1.200 pagine di ordinanza emessa dal gip Alberto Capuano. In particolare Antonio Cardamone avrebbe fornito a Domenico Verde un passaporto e una patente di guida false, a fronte del pagamento di 5.800 euro. Il passaporto, rilasciato tramite una agenzia privata allo stato non identificata, era stato consegnato con una fotocopia della riproduzione della carta di identità di Cardamone con la fotografia di Domenico Verde. Oltre un milione di euro è la stima della somma impiegata dal clan Polverino per la sistematica corruzione di funzionari della Guardia Civil spagnola. I pubblici ufficiali chiudevano entrambi gli occhi sui traffici di droga gestiti dalla camorra in cambio di somme altissime. L’indagine della procura di Napoli condotta dai carabinieri, ha accertato che Raffaele Vallefuoco, vice del boss Giuseppe Polverino, in qualita’ di ‘quotista’ dei carichi di droga (cioé destinatario di una quota parte dei proventi, ndr), aveva ricevuto 750mila euro da tre degli oltre 150 indagati in questo filone d’indagine. Soldi in parte destinati all’acquisto di droga e in parte al pagamento di tangenti. In più casi provato, anche con l’ausilio di registrazioni, che alcuni funzionari pubblici spagnoli prendevano ‘bustarelle’ dai narcos italiani.
Da panificatori a signori mondiali della droga
La parabola dei Polverino e l'impero ormai solidissimo in Spagna
MARANO. Da panificatori di periferia a signori mondiali della droga, con un impero ormai solidissimo in Spagna: e' la parabola dei Polverino, clan che dal quartiere napoletano di Pianura ha da tempo esteso i suoi affari alla penisola iberica. Un'operazione congiunta di Carabinieri e Guardia civil ha assestato oggi un pesante colpo all'organizzazione, con piu' di cento arresti tra Italia e Spagna. Nel mirino degli investigatori l'imponente traffico di stupefacenti, soprattutto hascisc, gestito dai Polverino (il capoclan, Giuseppe, era stato rintracciato a Jerez de la Frontera un anno fa). Fatta luce anche sugli investimenti, soprattutto nel settore turistico e in quello immobiliare, grazie ai quali il clan ricicla in Spagna il denaro di provenienza illecita. Tra i destinatari delle misure cautelari c'e' anche Gennaro Prencipe, ex consigliere comunale di Quarto,Comune contiguo a Pianura dove pure la cosca e' molto radicata: i pm Antonello Ardituro e Marco Del Gaudio lo accusano di associazione camorristica. Ex militante del Pd, era stato espulso dal partito nei mesi scorsi. Di corruzione sono invece accusati due poliziotti, Roberto Naziazieno e Massimo Principe: nel 2009 avrebbero ricevuto 2.000 euro in cambio del rilascio del passaporto a Mario Marino, affiliato al clan poi deceduto. Marino non avrebbe potuto ottenere il documento di espatrio perche' gravato da precedenti penali. Per i due la Procura aveva chiesto il carcere, ma il gip Alberto Capuano ha concesso loro il beneficio dei domiciliari. Fondamentale il contributo fornito alle indagini dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e dalle intercettazioni. Poiche' la notifica delle misure cautelari si e' protratta per buona parte della giornata, la Procura di Napoli avrebbe voluto dare domani le notizie relative all'operazione. La notizia, tuttavia, e' trapelata da Madrid, dove l'interesse per le attivita' della cosca italiana e' altissimo. Il clan Polverino e' giudicato dagli inquirenti spagnoli come il monopolista del traffico di hascisc senza disdegnare gioco d'azzardo ed estorsioni. La 'grande redada', come l'hanno definita i media spagnoli, avrebbe messo in ginocchio l'organizzazione, attiva in modo particolare nelle zone di Alicante, Malaga, Ceuta, Castellon e Cadice.

Camorra, il ministro spagnolo:
«Distrutto l'impero dei Polverino»

MADRID - Oltre 136 immobili sulla costa mediterranea della Spagna, fra case, ville ed esercizi commerciali. È l'impero immobiliare in cui il clan Polverino aveva reinvestito il danaro proveniente dal monopolio del traffico di hashish proveniente dal Marocco e diretto al sud Italia, sequestrato nel corso dell'operazione condotta ieri congiuntamente dalla guardia civil spagnola e dai carabinieri. 
È stato oggi il ministro degli interni, Jorge Fernandez Diaz, a tracciare in conferenza stampa un bilancio dell' inchiesta, che ha portato «allo smantellamento dell' infrastruttura che il clan Polverino aveva in Spagna dal 2006», ha assicurato.
In quell'anno si stabilì, infatti, a Tarragona il capoclan, Giuseppe Polverino, detto 'O Barone, attualmente detenuto a Napoli, «da dove muoveva i fili dell' organizzazione», come ha ricordato il titolare del dicastero degli interni. Trenta gli arresti effettuati in Spagna, 69 in Italia. 
Oltre ai 130 immobili sono stati sequestrati 263 conti correnti bancari e 30 auto di gamma alta; 26 le perquisizioni domiciliari effettuate, delle quali 9 in aziende, nelle province di Barcellona, Tarragona, Malaga, Alicante, Castellon, Cadice e Ceuta. Il ministro ha sottolineato la complessità dell'operazione ribattezzata Laurel VIII, costata «vari mesi di intenso lavoro», per ricostruire la fitta trama di società e prestanome facenti capo al clan napoletano. Fra gli arrestati, anche il direttore di una filiale della Banca Sabadell a Marbella, nel quartiere di San Pedro de Alcantara, che, secondo fonti vicine alle indagine, effettuava gli investimenti in cui il clan ripuliva il danaro proveniente dal narcotraffico.

lunedì 3 giugno 2013

Plebiscito anno zero: tra vandali e rifiuti così muore una piazza reale

di Pietro Treccagnoli
NAPOLI. Piazza del Plebiscito è di tutti. E si vede. È di chiunque voglia insudiciarla, deturparla, stuprarla. Per i vandali è accogliente e disponibile. La cartolina strappata, che fu quella dell’effimero Rinascimento napoletano, al quale è seguita una buia Controriforma con gli ayatollah dell’immobilismo a dettare regole e decreti, l’immagine che fa il giro del mondo riprodotta in milioni di scatti dei turisti è quella di uno spazio lercio, scassato, una terra di nessuno, svuotata, al centro della città. Il cuore di una Napoli che, tra sistole e extrasistole, mette in circolo solo zella. E allora diamo un’occhiata a quanto, secondo Soprintendenza ai Beni architettonici e Direzione regionale dei Beni culturali, viene negato ai napoletani e ai forestieri in occasione dei grandi eventi pubblici, come il concerto di Bruce Springsteen. Seguiteci, e se siete deboli di stomaco, portate con voi un fazzoletto per tapparvi il naso. Non esitate a varcare il cancello di Palazzo Reale dove proprio la Soprintendenza ha sede, perché quello che andiamo cercando, trovandolo senza troppa fatica, dirigenti e impiegati ce l’hanno quotidianamente sotto gli occhi, occhi che vanno aperti non solo quando le note rock di Springsteen fanno risvegliare dal lungo sonno, da una pennichella ventennale. Già entrando al Plebiscito, da piazza Carolina, si è accolti dai panni stesi alle finestre del retro del colonnato. Molto pittoresco. A coronare tutto c’è il trionfo dell’erba cresciuta rigogliosa sui tetti della chiesa di San Francesco di Paola tra le statue delle virtù borboniche. È l’assedio della parietaria, la madre di tutte le allergie respiratorie primaverili. I fazzoletti ritornano utili. L’Infopoint è deserto. Del resto, ci spiegano, è rarissimo che un turista venga a chiedere informazioni a chi è seduto dietro quella porticina quasi segreta. Piazza del Plebiscito è tradizionalmente attraversata nella direzione Trieste e Trento–Cesario Console, da via Toledo al Lungomare. Quasi nessuno s’incammina tra basoli e sanpietrini per dare un’occhiata circostanziata alla basilica. Gli basta scattare una foto da lontano. E via, è fatta. Perché, avvicinandosi, il fascino svanirebbe, schiacciato dal peso delle scritte indecenti sulle colonne e alle pareti. Davanti alla chiesa sono parcheggiate quattro auto, compresa una Porsche blu. C’è un matrimonio. All’uscita, tra il lancio dei petali, la sposa in abito nuziale è obbligata a farsi fotografare tra le indegne ed eterne scritte spray: «Manu e Genny 2009» (‘sta roba è lì da quattro anni) oppure, a piacere, «Viva Inter» o «Inter merda» (neanche fossimo a San Siro). Tutto lavoro supplementare per i fotografi che devono mettere mano a Photoshop per ripulire le immagini. E fate attenzione a non inquadrare le due statue equestri che stanno messe pure peggio. Il colonnato sembra la location di un film neorealista: Napoli anno zero. Porte di legno sbarrate, vandalizzate, reti sotto il soffitto a proteggere i passanti dalla caduta di calcinacci, mura gonfie, marce di umidità, in metastasi, chiazze di urina in ogni angolo, marmi spezzati e scritte scritte scritte, nomi nomi nomi, date date date, zella zella zella. Persino i leoni, recentemente ripuliti, sono di nuovo ricamati di scemenze. Tutti i bambini napoletani, la prima volta che hanno guardato la sfilata dei sovrani sulla facciata di Palazzo Reale si sono sentiti raccontare la scenetta dei quattro re, che va riportata, per i pochi che non la conoscono, con la medesima fanciullesca esplicitezza usata dai genitori. Ebbene, Carlo V d’Asburgo (la statua nella prima nicchia a destra dell’ingresso principale, guardando l’edificio) punta il dito a terra, indicando uno spazio indefinito. «Chi ha fatto pisciato là?» chiede. Carlo di Borbone, accanto a lui, si schermisce: «Non sono stato io». L’impetuoso Murat mette la mano sul petto gonfio e risponde enfatico: «Sono stato io». Ultimo, Vittorio Emanuele II di Savoia, con la spada sguainata, sancisce: «Tagliamogli uccello». Pene da ayatollah, senza dubbio. Ma, di questi tempi, i monarchi se la passano male. Proprio a Carlo V da anni è stato spezzato lo scettro. E Alfonso d’Aragona ha le dite di una mano mozzate dalle pallonate. Essere di marmo a Napoli può diventare una condanna. Immobili loro, per costituzione artistica, immobili chi li deve salvaguardare, per costituzione burocratica. Di urina in compenso ce n’è quanta ne volete. Dentro, fuori e accanto. Di infissi rotti, pure. Sulla facciata del Palazzo, all’interno dei cortili. Ce ne sono persino ammucchiati, sotto un portico, accanto a due storiche vasche da bagno di marmo abbandonate e decorate con guano di volatili e pacchetti vuoti di Marlboro. Palazzo Reale di regale ormai ha ben poco. Di realmente triste ha, invece, tanto, assai. Anche qui dal soffitto dei portici vengono giù calcinacci. Ma soprattutto tra portici e cortili è un viavai di auto e moto. Hanno dovuto mettere un minimo di segnaletica stradale, quasi fosse un autodromo e non un monumento storico da proteggere. Cartelli con il divieto di sosta (sotto ai portici), piccoli divieti di accesso (in cortili dove, invece, ci sono auto, furgoni e camion) e pure uno specchio di quelli che si usano per evitare incidenti nelle curve pericolose, per scarsa visibilità. Benvenuti a Maranello.