domenica 30 dicembre 2012

Sette arresti per omicidio, colpiti gli «Scissionisti» in guerra a Scampia


NAPOLI - Sette presunti esponenti del clan Abate-Abbinante-Notturno, coinvolto nella cosiddetta faida di Scampia, sono stati fermati dalla squadra mobile di Napoli. la polizia ha eseguito un provvedimento emesso dalla Dda. Sono stati catturati Arcangelo Abbinante, ritenuto il capo dell' omonima cosca, Giovanni Carriello, Giuseppe Ambra, Armando Ciccarelli, Vincenzo Brandi, Costantino Raio e Alessandro De Falco, tutti accusati di associazione camorristica; Abbinante e Ciccarelli anche di un omicidio avvenuto nell'agosto scorso.

I fermati farebbero parte del cartello di clan in guerra contro i cosiddetti Girati (Vinella Grassi-Leonardi-Marino). Le indagini hanno messo in luce come il clan si sarebbe riorganizzato sotto la guida di Arcangelo Abbinante e Giuseppe Montanera (indicato come reggente delle famiglie Abete e Notturno), attraverso la composizione di commandi di killer (i «gruppi di fuoco»). 

L'inchiesta, basata sulle rivelazioni di collaboratori di giustizia, ha anche ricostruito un omicidio attribuito al gruppo di fuoco dei Sette Palazzi. Vittima dell'agguato, avvenuto alla Vela Celeste il 28 agosto scorso quando fu ucciso Gennaro Ricci e rimasero feriti Vincenzo La Sorte e Salvatore Piedimonte. Per questo delitto, avvenuto nell'ambito della faida contro gli Girati, sono indiziati Arcangelo Abbinante e Armando Ciccarelli.
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venerdì 28 dicembre 2012

Camorra, aiutarono il boss Setola per falsa cecita’: arrestati avvocato e medico

Un medico ed un avvocato sono stati arrestati dai carabinieri del nucleo investigativo di Caserta per aver agevolato il boss dei casalesi Giuseppe Setola ad evadere da un clinica di Pavia nel 2008 per darsi poi alla latitanza durata circa un anno.


L’attività d’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha consentito di individuare in un avvocato, Gerri Casella di Casagiove (Caserta), ed un medico oculista, dottor Aldo Fronterré, di Pavia, coloro che attestarono falsamente la condizione di cecità di Setola, grazie alla quale lo stesso venne ammesso nel 2007 al beneficio degli arresti domiciliari a Pavia, dai quali evase il 7 aprile 2008, assumendo poi, in latitanza, il comando della cosiddetta “ala stragista” del clan dei casalesi, responsabile di efferati omicidi.

 Casella, attivo anche in politica (è esponente del Pd ed assessore, a Casagiove, con delega ai lavori pubblici), è accusato di associazione camorristica, il medico di concorso esterno. Fu un collegio del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, però, a scarcerare Setola sulla base semplice della perizia di parte.

Le altre misure cautelari sono state notificate in carcere allo stesso Setola e altri due componenti del suo gruppo stragista. Tra il 2 maggio ed il 12 dicembre 2008, in poco più di sette mesi, furono consumati 18 omicidi e ferite otto persone. Una lunga scia di sangue che investì familiari di pentiti, imprenditori che avevano denunciato il racket ed immigrati, culminata il 18 settembre 2008 nella strage di Castel Volturno dove persero la vita cinque cittadini ghanesi.

Dalle indagini è anche emerso come l’avvocato di Setola abbia fornito un consapevole e stabile apporto all’organizzazione camorristica, attraverso il recapito di disposizioni e messaggi che il latitante inviava ai suoi sodali in libertà. Indagati lo stesso Setola e altri due elementi del suo gruppo stragista, Massimo Alfiero Gabriele Brusciano, che finanziarono materialmente la realizzazione dei falsi documenti.

Lunedì scorso, nell’ambito di una diversa inchiesta, era stato arrestato, con l’accusa di millantato credito, un altro avvocato di Setola, Salvatore Maria Lepre, che, secondo gli investigatori, avrebbe chiesto forti somme di denaro ai clienti facendo loro credere di dover corrompere magistrati, soprattutto giudici di Cassazione.

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Arrestato il superlatitante dei «girati» Antonio Leonardi

SCAMPIA. Venti uomini per braccarlo, praticamente la punta di diamante del commissariato Vicaria-Mercato, oltre alla sezione catturandi della Squadra mobile della Questura di Napoli, guidata da Luigi Merolla. Lo braccavano da almeno quattro giorni. La trappola è scattata ieri sera a due passi dall’hotel Mercure di piazza Garibaldi, in via Ricciardi, in un appartamento al terzo piano. È finita la latitanza anche per Antonio Leonardi, 52enne iscritto dal Viminale nell’elenco dei quattro super-ricercati nell’ambito della faida di Scampia. Ne restano da prendere solo tre. E prima o poi arriverà anche per loro il tempo. Cinque giorni di appostamenti, per trovare la conferma. I poliziotti - il merito va dato tutto - si sono dati i turni anche la Vigilia e il giorno di Natale per stringere il cerchio intorno a quest’uomo, il cui nome e la cui foto sono tutto sommato comparse tardi nel super-elenco delle primule rosse dei super-latitanti di camorra, e che - invece - a quel che sembra pare sia il vero artefice della faida sanguinosa scatenata dai clan in lotta per il controllo del mercato degli stupefacenti nei quartieri settentrionali del capoluogo campano. La trappola è scattata seguendo i passi di sua moglie, che condivideva con il marito questo modesto appartamentino che per l’occasione era stato diviso in due alla Ferrovia. Il proprietario, un anziano (che aveva precedenti per droga) e sua moglie (le loro generalità non sono state ancora rese note) è in stato di fermo: verrà arrestato in nottatata con l’accusa di favoreggiamento. È stato infatti seguendo i movimenti della donna, che andava a fare la spesa ieri mattina e che - pare - avesse acquistato numerose buste di alimenti in vista della Vigilia del Capodanno, che i poliziotti diretti dai primi dirigenti della Mobile Ferdinando Rossi e del titolare del commissariato Vicaria Mercato hanno avuto conferma che al terzo piano di quell’anonimo stabile di via Giuseppe Ricciardi si nascondesse il super-ricercato. Seguendola, gli agenti sono riusciti a fare irruzione nel covo. Un rifugio modesto. Una camera da letto che disponeva solo di una branda a due piazze, di un frigorifero e di un paio di mobili. Leonardi non era armato. Alla vista dei poliziotti si è limitato a dire: «Sono io la persona che state cercando». Cade così una delle teste pensanti, forse la più raffinata, tra quelle dei latitanti di camorra ricercati per la faida di Scampia. Gli pendono addosso due accuse molto pesanti: associazione per delinquere di stampo camorristico finalizzata al traffico di droga. Ma gli inquirenti della Dda sanno bene che lui è uno dei principali protagonisti della nuova faida. Leonardi è considerato infatti uno dei capi del gruppo della Vannella Grassi: è amico da sempre di Paolo Di Lauro, e - seppur tra alterne vicende che gli hanno consentito di barcamenarsi in questa tragica parentesi di fatti che si stanno alternando tra Secondigliano e Scampia - quell’amicizia pare non l’abbia mai tradita. Il boss era ricercato dal 15 ottobre scorso. Nelle prossime ore Leonardi - detto “Chiappellone” - verrà interrogato dal gip. Difficile ipotizzare l’atteggiamento che assumerà, anche se sono in molti a giurare che difficilmente potrà decidere di avviare un percorso di collaborazione con la giustizia. Intanto ieri sera - alla notizia della sua cattura - sono giunti al questore Merolla i messaggi del ministro della Giustizia, Paola Severino, e del procuratore di Napoli Giovanni Colangelo, che si sono complimentati per l’arresto. «La cattura di Leonardi - ha dichiarato il ministro Paola Severino - è un fatto importantissimo che rappresenta un ulteriore passo avanti nella lotta alla guerra di camorra di Scampia».
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giovedì 20 dicembre 2012

Arrestato il reggente del clan Puca


Puntandogli una pistola alla testa avevano chiesto a un professionista una tangente di seimila euro. Due pluripregiudicati del clan Puca: Ferdinando Puca, 26 anni, detto «Nanduccio», ritenuto il reggente della cosca,di S. Antimo, ed Angelo Puca, 49, sono stati arrestati dalla polizia con l' accusa di tentativo di estorsione. 

Il 12 settembre i due si sono recati nello studio di un professionista, minacciandolo con una pistola. Ferdinando Puca si era qualificato come capo del clan ed aveva detto al professionista che a Sant'Antimo comandava lui. Impaurita, nei giorni seguenti la vittima degli estortori non si era recata al lavoro per paura di ricevere nuove visite degli uomini del clan, ma i due avevano cominciato a seguirlo. 

Il professionista, a quel punto ha deciso di rivolgersi alla polizia e si è recato al commissariato di Frattamaggiore. Ferdinando Puca ha precedenti penali per omicidio, resistenza a pubblico ufficiale, violazione della legge sulle armi ed altri reati minori. Il giovane - secondo gli investigatori - regge le fila del clan per conto del cugino, Pasquale Puca, attualmente detenuto dopo la condanna in primo grado per l'omicidio di Francesco Verde detto «Ò Negus». Angelo Puca, parente di Ferdinando, e soprannominato «Ò Fotografo», è un sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di Sant'Antimo. I due sono stati trasferiti nel carcere di Secondigliano.
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I Puca in cella, esplode la gioia dei taglieggiati e del clan rivale

di Marco Di Caterino
Il Natale a Gomorra. Giorni di attività frenetica dei clan, che passano a incassare una delle terze rate (la più consistente) del pizzo, dopo quella di Pasqua e Ferragosto. 

Ma anche la polizia non se ne sta con le mani in mano. Ieri mattina, in pieno centro a Sant’Antimo, hanno arrestato sotto gli occhi di centinaia di persone Ferdinando Puca, 28 anni, detto «Nanduccio» ma anche «‘o puorco» per la sua stazza, nipote del boss Pasquale Puca, detto «’o minorenne», che, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Francesco Verde, ha lasciato in mano al nipote la direzione del clan. 

Con il reggente è finito in manette un cugino, Angelo Puca, 49 anno, meglio noto come «‘o fotografo». I due sono stati arrestati a bordo di una potente Bmw X6 dagli agenti del commissariato di Frattamaggiore, diretto dal vice questore Angelo Lamanna, che hanno eseguito un fermo disposto dalla Dda di Napoli, per concorso in tentata estorsione, aggravata dalla circostanza di aver favorito il clan. Uno smacco per Ferdinando Puca che si vantava di avere la città sotto scacco.

Boss violento, capace di imporre il pizzo anche agli «amici». Uno che faceva paura solo a nominarlo, e che invece è stato denunciato dalla stessa vittima, e arrestato in piazza. Un senso di impunità tale da sovvertire le regole di camorra. Invece di mandare emissari del clan a imporre il pizzo, agiva in prima persona, terrorizzando le vittime. Lo scorso 12 dicembre, armi in pugno, spalleggiato dal cugino, ha fatto irruzione nello studio di un professionista, uno stimato consulente del lavoro. I due camorristi lo hanno sollevato di peso dalla poltrona, e mentre Angelo Puca lo teneva bloccato, il reggente del clan ha sfoderato la pistola, e puntando l’arma alla fronte della vittima ha sbottato: «A Sant’Antimo comando io. Domani mi dai seimila euro, altrimenti di uccido e mai nessuno saprà chi è stato». Poi sono andati via. In preda al terrore, la vittima, per un paio di giorni, è stata barricata in casa. E non ha aperto nemmeno lo studio. Il professionista sperava così di evitare altre minacce. I due pregiudicati, invece, lo aspettavano al varco. Tanto che, appena uscito di casa, è stato immediatamente seguito dai due estorsori. 

Di fronte a questa situazione, la vittima si è precipitata nel commissariato di Frattamaggiore, dal vice questore Lamanna. Ha chiesto aiuto. E ha denunciato, senza se e senza ma, in modo dettagliato, quanto aveva dovuto subire. Le indagini, davvero molto rapide, svolte dagli agenti della sezione investigativa (gli stessi che il mese scorso arrestarono Joe Banana, il capo dei girati), ha consentito agli inquirenti di identificare con certezza sia il reggente del clan che il suo complice. E rapida è stata anche la risposta dei magistrati della Dda, che in appena quattro giorni hanno formulato le prove, finite in un’ordinanza di una cinquantina di pagine, che ha portato alla emissione del fermo di polizia giudiziaria.

Poi l’arresto in pieno giorno e sotto gli occhi di un’intera città. Al centralino della polizia sono giunte decine di telefonate di commercianti e artigiani, «felici» per l’arresto e il mancato salasso economico. La zona d’ombra di Sant’Antimo ha festeggiato a suo modo. Nel rione 219 (regno incontrastato del clan Verde – rivali acerrimi dei Puca) al calare delle ombre sono stati esplosi per una decina di minuti i fuochi artificiali, accompagnati da grida di giubilo, per «o puorco» che invece di finire al macello, era finito in cella.
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domenica 16 dicembre 2012

Controlli nelle piazze di spaccio: 3 arresti

MARANO. Controlli nelle piazze di spaccio. A Marano, Melito e a Sant’Antimo, durante un servizio straordinario di controllo del territorio finalizzato a reprimere lo spaccio di stupefacenti, i carabinieri della compagnia di Giugliano con l'ausilio di colleghi dei battaglioni Campania e Sicilia e del nucleo cinofili di Napoli hanno tratto in arresto in flagranza di reato per detenzione e spaccio di stupefacenti Vincenzo Tecchio, 33enne, residente a Giugliano, incensurato, sorpreso nel parco Monaco mentre insieme a un complice era intento a spacciare. Alla vista dei carabinieri l’uomo si è dato alla fuga ma è stato bloccato dopo un breve inseguimento a piedi. Nel corso dell’operazione sono state rinvenute e sequestrate 180 dosi di cocaina del peso complessivo di circa 80 grammi, 2 confezioni di marijuana e 2 stecchette di hashish, il tutto abbandonato dal complice riuscito a darsi alla fuga.
Nel corso delle attività sono stati rintracciati e arrestati: Antonio Iar, 38 anni, residente a Marano, volto già noto alle forze dell’ordine, raggiunto da ordine di carcerazione in detenzione domiciliare emesso il 6 dicembre dalla procura di Napoli, dovrà espiare un anno e 4 mesi di reclusione per reati inerenti gli stupefacenti; Gennaro Vitale 24 anni, residente a Sant’Antimo in Via Saturno, già noto alle forze dell’ordine, raggiunto da ordine di carcerazione in detenzione domiciliare emesso il 6 dicembre dalla procura di Napoli dovendo espiare 10 mesi e 6 giorni di reclusione per reati inerenti gli stupefacenti; Gaetano Tufo 50 anni, residente Marano in via Parrocchia, già noto alle forze dell’ordine, raggiunto da ordine di carcerazione in detenzione domiciliare emesso il 5 dicembre dalla procura di Napoli dovendo espiare un anno di reclusione per falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico. Tecchio dopo le formalità di rito e’ stato tradotto nella casa circondariale di Poggioreale.

Arrestato il figlio di Carmela Attrice, la donna uccisa dal clan Di Lauro

È stato arrestato a Casavatore Francesco Barone, ritenuto affiliato al clan Marino, satellite del neo gruppo camorristico della Vanella Grassi operante a Napoli nord e al centro della sanguinosa faida con gli Scissionisti. Barone, che è stato fermato per resistenza a pubblico ufficiale, è il figlio di Carmela Attrice, la donna uccisa in un agguato avvenuto alle Case Celesti il 15 gennaio del 2005, nel pieno della guerra tra gli Scissionisti e gli uomini del clan Di Lauro per il controllo delle piazze di spaccio della droga a Napoli.

L’AGGUATO RACCONTATO ANCHE NEL FILM “GOMORRA” – L’episodio destò particolare clamore: Carmela Attrice fu fatta scendere in strada con un pretesto e uccisa con diversi colpi d’arma da fuoco. La sua unica colpa era proprio quella di essere la mamma di Francesco Barone, che secondo gli uomini dei Di Lauro si stava avvicinando ad un esponente del clan degli Scissionisti. La vicenda è stata raccontata anche nel film “Gomorra” di Matteo Garrone.
 
 

Presentato il mega-corno per difendersi dalla catastrofe della profezia Maya

NAPOLI - «Non è vero, ma ci credo», diceva Peppino De Filippo in una sua commedia teatrale degli anni '50. Il titolo descrive bene l'atteggiamento dei napoletani che, a nove giorni dalla profezia dei Maya, si sono attrezzati con un corno di ben 270 centimetri di altezza da toccare, per allontanare la fine del mondo.

In realtà nella città scaramantica per eccellenza ogni riferimento alla profezia si evita accuratamente, visto che la scaramanzia prevede proprio di ignorare una disgrazia in arrivo. Ma il corno c'è ed è dell'artista Lello Esposito, che qualche settimana fa ha donato alla città un Pulcinella e oggi rilancia un altro simbolo popolare facendolo diventare cultura.

Il corno di Esposito è stato scoperto alla presenza del presidente della Camera di Commercio, Maurizio Maddaloni, che ha ospitato l'evento, oggi, 12/12/12 alle 12.12 per opporsi al 21, data della profezia Maya.
Il corno farà poi parte di una mostra dal titolo Corno Show che si svolgerà da marzo nelle piazze della città. Un modo per sdrammatizzare, anche se «potremmo pure drammatizzare per poi uscirne con rinnovata forza», spiega Patrizio Rispo, attore di «Un posto al sole» che ha preparato anch'egli un corno che sarà però in commercio a Pasqua, scaramanticamente molto dopo la profezia degli antichi.

«In fondo - aggiunge Rispo - tutti siamo convinti che alla fine succederà niente, ma a Napoli si dice 'non è vero ma ci credò, per cui abbiamo preparato un grande corno per affrontare queste paure». La città aspetta la data con lo stesso fatalismo con cui convive con il Vesuvio.

E la sventura in arrivo diventa anche l'opportunità per fare qualche affare, con lo stesso spirito con cui, qualche anno fa, al mercato della frutta si vendevano le arance per guarire dall'influenza cinese: per Capodanno quest'anno è già pronta la «Bomba Maya», un vero e proprio ordigno esplosivo che pesa due chili e può provocare danni nel raggio di cinquanta metri.

Ma a risentire della sciagura incombente potrebbero essere anche le tradizioni gastronomiche. Al mercato della Pignasecca, in pieno centro storico, alcuni comprano già il capitone, il pesce che tradizionalmente si mangia, fritto, la sera di Natale: «A me piace molto - spiega la signora Raffaella - ma rispetto sempre la tradizione e aspetto il 24. Quest'anno, però, rischio di non poterlo mangiare e quindi ne preparo uno qualche giorno prima».

Ma Napoli è anche terra di grande sartoria e infatti Ugo Cilento ha preparato nella sua maison di moda la cravatta dei Maya: una cravatta scaramantica per elegantoni che non temono catastrofi e che, in barba a qualunque profezia, quel giorno indosseranno con classe una raffinata sette pieghe in pura seta, cucita a mano.

La cravatta, prodotta in soli 100 pezzi, ha un fondo blu e piccoli motivi che rappresentano il Sole del calendario Maya: c'è in due versioni, con la scritta «Napoli 21-12-2012» oppure con l'ironica frase "contro la fine del mondo" sul codino. E intanto nelle ricevitorie è già caccia al terno del Maya: tra i più gettonati c'è 12-21-90. Con la speranza che la profezia sia sbagliata, altrimenti la vincita non servirà a molto.