sabato 23 giugno 2012

Poliziotti travestiti da muratori: emissario clan Rinaldi arrestato in cantiere edile

NAPOLI - Per catturare l'estorsore del clan i poliziotti si travestono da muratori mentre uno di loro si finge geometra. L'emissario della cosca si presenta all'appuntamento per prelevare i soldi e viene arrestato. Con questo stratagemma gli agenti della sezione criminalità organizzata della Squadra Mobile della Questura di Napoli hanno arrestato Salvatore Mirra, napoletano 23enne, con l'accusa, in concorso con altre persone in corso di identificazione, di tentata estorsione continuata ed aggravata ai danni di una impresa edile impegnata nei lavori di rifacimento di uno stabile nell'area cittadina di San Giovanni a Teduccio. I poliziotti hanno accertato che il cantiere edile era entrato nel mirino di appartenenti al clan Rinaldi, che in più occasioni avevano effettuato delle incursioni minacciando gli operai che vi lavoravano ed in alcune occasioni anche prelevandoli per portarli nel Rione Villa al cospetto di appartenenti al clan stesso che intimavano ai lavoratori di riferire al loro titolare di contattarli per definire l'entità della tangente da ricavare da una percentuale sul complessivo capitolato di spesa. Acquisite queste informazioni, gli agenti, in servizio di appostamento, travestiti da operai e uno fingendosi geometra, sono riusciti a bloccare uno degli emissari del clan Rinaldi, che era giunto per portare a termine la trattativa con il titolare dell'impresa, cioè cadendo quindi nella trappola predisposta dei poliziotti. Attualmente sono in corso ulteriori accertamenti per individuare eventuali ed ulteriori complici coinvolti nella vicenda.

In manette il reggente del clan Puca

Il boss Luigi Di Spirito è stato arrestato ad Aversa. Latitante dal 31 gennaio, aveva preso il posto di Lorenzo Puca.

I militari del gruppo di Castello di Cisterna hanno arrestato Luigi Di Spirito, ritenuto l’attuale reggente del clan Puca, attivo tra Sant’Antimo, Casandrino e Grumo Nevano. I carabinieri sono entrati in azione a Sant’Antimo pedinando un’auto a bordo della quale c’erano il 54enne cognato del capoclan Antonio Petito e la sorella Nicolina Di Spirito di 49 anni. Nel centro abitato di Aversa la macchina si è fermata per farvi salire Di Spirito. I militari dell’Arma hanno bloccato poco dopo il terzetto in via Kennedy, arrestando il boss latitante. Individuato anche il nascondiglio utilizzato da Di Spirito e Puca, un appartamento in via Dante Alighieri, ad Aversa. Il proprietario, Nicola Buoninconti, 44 anni, è stato arrestato per favoreggiamento.

QUASI SEI MESI DI LATITANZA – Di Spirito era latitante dal 31 gennaio, ricercato sulla base di un’ordinanza di custodia cautelare del gip del Tribunale di Napoli per trasferimento fraudolento di valori insieme a Pasquale Puca e a Lorenzo Puca, con l’aggravante di aver favorito il clan. Secondo gli investigatori, Di Spirito aveva preso il suo posto al vertice dell’organizzazione criminale dopo l’arresto del 26enne Lorenzo Puca avvenuto lo scorso 2 giugno in Romania.

Imprenditore finge assumere uomini del clan per racket, poi denuncia: 3 arresti

NAPOLI - «Fingi di assumere un dipendente per pagare il pizzo e mantenere i conti in regola». È il 'consiglio' che gli uomini del clan avevano dato ad un imprenditore per poter riscuotere liberamente il pizzo. L'uomo non c'è stato ed ha fatto arrestare i tre emissari del cosca che sono stati bloccati dai carabinieri stazione di Acerra, nel Napoletano. Si tratta di Vincenzo Di Nuzzo, di 51 anni, Pasquale Scudiero, di 46 e Ciro Damiano, di 42, tutti già noti alle forze dell'ordine. I tre sono stati raggiunti da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso avvalendosi del vincolo associativo al fine di agevolare il clan camorristico dei Crimaldi operante proprio nel comune di Acerra. I militari hanno accertato che i tre, sfruttando l'intimidazione derivante dalla loro appartenenza alla consorteria camorristica, avevano minacciato ripetutamente un imprenditore avicolo locale tentando di costringerlo a fingere di assumere a tempo indeterminato un affiliato (il modo per poter pagare il pizzo attraverso un finto stipendio mantenendo in regola la contabilità dell'azienda), chiedendo successivamente 'un contributo' in denaro contante per il sostentamento dei 'fratelli del clan detenutì. Gli arrestati sono stati condotto nella casa circondariale di Poggioreale.

Casalesi, dieci arresti per l’omicidio dell’imprenditore che denunciò pizzo

Domenico Noviello, imprenditore-coraggio
Domenico Noviello fu ucciso nel 2008 perché con la sua testimonianza fece arrestare tre uomini di Setola.

Il Tribunale di Napoli su richiesta della Procura Antimafia partenopea ha emesso dieci ordinanze di custodia cautelare in carcere per l’omicidio di Domenico Noviello, l’imprenditore assassinato a Castel Volturno (Caserta) il 16 maggio del 2008 per aver denunciato un tentativo di estorsione da parte del gruppo di Giuseppe Setola del clan dei Casalesi. Le accuse sono di omicidio, detenzione e porto illegale di armi, aggravati dal metodo mafioso e dal fine di agevolare la cosca di Casal di Principe.

LA SUA COLPA: SFIDARE SETOLA – Titolare di una scuola guida a Castel Volturno, nel 2001 Domenico Noviello denunciò un tentativo di estorsione da parte di esponenti del clan dei Casalesi, consentendone successivamente l’arresto e la condanna. Per questo motivo, Giuseppe Setola ne ordinò l’uccisione che venne eseguita in un agguato particolarmente efferato: una ventina di colpi di pistola calibro 38 e calibro 9, l’ultimo dei quali esploso alla testa di Noviello. Un chiaro tentativo da parte dei clan di riaffermare il proprio predominio imponendo un clima di terrore nel territorio controllato dal gruppo Bidognetti dei Casalesi di cui Setola era divenuto reggente.


Faida nel clan dei casalesi: 4 ergastoli per omicidi del 1992

CASERTA. La Corte d’Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha inflitto quattro ergastoli per tre omicidi di camorra compiuti in due distinti agguati nel 1992, durante la faida tra gli Schiavone e i De Falco.

Condannati Antonio Basco, Giuseppe Diana e Corrado De Luca per il duplice omicidio, del 15 dicembre del 1992, di Vincenzo Maisto e Italo Venosa. Lo stesso Basco, insieme a Pasquale Spierto, è stato condannato anche per l’altro omicidio, nel luglio 1992, di Luigi De Cicco. Delitti commessi, secondo gli inquirenti, supportati dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, per ripianare gli equilibri tra i vari clan nell’ambito della guerra intestina al clan dei casalesi.

In particolare, l’omicidio De Cicco mise fine alla faida, avvenuta all’epoca in cui erano a piede libero i capi delle più potenti famiglie del clan, Francesco Schiavone, alias “Sandokan”, e Francesco Bidognetti, detto “Cicciotto ‘e mezzanotte”, mentre l’altro capofamiglia Vincenzo De Falco fu ucciso il 2 febbraio del 1991. Assolti Maurizio Di Porto, Raffaele e Salvatore Venosa, e Francesco Carannante.

Camorra, sotto sequestro il Lido Nettuno di Ischitella

Il tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha sequestrato lo stabilimento balneare Lido Nettuno di Ischitella di proprietà di Guido Zagaria, ritenuto appartenente al clan dei Casalesi. All’imprenditore è stata applicata la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di 2 anni e 6 mesi, e il pagamento delle spese della procedura.


DUE FRATELLI – Guido Zagaria, 45enne di Casapesenna, comune del Casertano dove fu catturato il super latitante Michele Zagaria, è ritenuto appartenente al clan dei Casalesi. Fin dal 1987 fu oggetto di indagini, assieme al fratello Vincenzo, nonché ad altri affiliati locali dell’organizzazione camorristica “Nuova Famiglia”. Le indagini accertarono che Vincenzo e Guido Zagaria instaurarono un clima di terrore e di omertà in Casapesenna, favorendo le infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore pubblico e privato, condizionandone le scelte ed i programmi.

SEQUESTRI – Il valore approssimativo dei beni sequestrati ammonta a circa 700mila euro. Tra i beni facenti parte del consistente patrimonio riconducibile a Zagaria, il 50% del capitale sociale del “Lido Nettuno S.r.l.”, con sede a Casapesenna, il complesso di beni adibiti a stabilimento balneare balneare “Lido Nettuno S.r.l.” situato al chilometro 41.830 della Statale Domitiana nel comune di Castel Volturno, gestito dalla società “Frine s.n.c.” di cui Guido Zagaria è amministratore unico e il 50% del capitale sociale.

Clan dei casalesi: sequestato il 'Lido Nettuno'

CASERTA. Beni per un valore di oltre 700mila euro sono stati sequestrati, dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere, a Guido Zagaria, 45 anni di Casapesenna, ritenuto appartenente all'organizzazione camorristica denominata dei "casalesi". A Zagaria e' stata anche applicata la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, per la durata di 2 anni e 6 mesi. Tra i beni facenti parte del consistente patrimonio riconducibile a Zagaria sono stati sottoposti a sequestro il 50% del capitale sociale del "Lido Nettuno S.r.l.", con sede a Casapesenna; il complesso di beni adibiti a stabilimento balneare balneare"Lido Nettuno S.r.l." situato in loc. Ischitella al Km 41.830 della SS Domitiana del comune di Castel Volturno (CE), gestito dalla societ… "Frine s.n.c. di cui Guido Zagaria e' amministratore unico e il 50% del capitale sociale di quest'ultima societa'.

Il decreto di confisca.Il tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Sezione misure di prevenzione), ''accogliendo in parte la proposta avanzate dal Direttore, ha emesso a carico di Zagaria Guido, 45enne di Casapesenna (Ce) il decreto di confisca beni e l'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, per la durata di 2 anni e 6 mesi e il pagamento delle spese della procedura''. E' quanto si legge in una nota della Direzione investigativa antimafia, Centro operativo di Napoli. Il valore approssimativo dei beni sequestrati ammonta a circa 700 mila euro. Zagaria, prosegue la nota, ''e' ritenuto appartenente all'organizzazione camorristica denominata dei 'casalesi'. Fin dal 1987 fu oggetto di indagini, assieme al fratello Vincenzo, nonche' ad altri affiliati locali dell' organizzazione camorristica 'Nuova Famiglia'. Le investigazioni accertarono che Zagaria Vincenzo e Guido avevano instaurato un autentico clima di terrore e di omerta' in Casapesenna, favorendo le infiltrazioni della criminalita' organizzata nel settore pubblico e privato, condizionandone le scelte ed i programmi''. ''Com'e' noto -rimarca la Dia- la peculiarita' del gruppo criminale dei 'casalesi' e' la sistematica infiltrazione nel tessuto economico della provincia di Caserta, attuata sia direttamente, mediante la costituzione da parte di appartenenti al clan di attivita' imprenditoriali finalizzate all'acquisizione di appalti pubblici, sia mediante il controllo di attivita' economiche facenti capo ad imprenditori compiacenti''.

Guido Zagaria e' stato condannato nel 2004 per associazione a delinquere di stampo mafioso nell'ambito del processo Spartacus 2 ed e' considerato dagli investigatori la 'faccia pulita' di Vincenzo, indispensabile nell'attivita' di riciclaggio dei capitali illeciti del clan attraverso le societa' da lui o da Raffaele controllate, destinatarie anche di appalti pubblici attraverso procedure non regolari. Nel novembre 2010, Guido e Raffaele furono destinatari di un provvedimento di sequestro beni per 3,5 milioni di euro. Oggi lo Stato incamera un complesso di strutture legate a uno stabilimento balneare, "Lido Nettuno", sulla domitiana, quote della societa' "Frine" che lo gestisce e di cui Guido e amministratore unico e il 50% del capitale sociale della srl.
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domenica 17 giugno 2012

Il Viminale promuove "assessore" un pentito di camorra

CASERTA. Il pentito Gaetano Vassallo, ex imprenditore del settore rifiuti, appare sul sito internet Ministero dell’Interno nella lista degli assessori della giunta comunale di Cesa (Caserta), sua cittadina d'origine.

Un errore, ovviamente, che comunque ha prodotto la segnalazione del segretario del Pd e consigliere comunale di opposizione Enzo Guida, che, in una lettera, ha chiesto al sindaco Cesario Liguori di far rilevare l’errore al Ministero per non ledere l’immagine della cittadina.
Il sito internet istituzionale del Ministero dell’Interno presenta una sezione relativa agli enti locali. Nella parte relativa ai comuni è possibile accedere all’anagrafe degli eletti per ogni comune, gestita dal Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali.
“Da una recente consultazione di questa sezione, con riferimento all’anagrafe degli eletti del Comune di Cesa – afferma Guida – ho scoperto con mio grande stupore che tra gli assessori della giunta recentemente varata dal sindaco Cesario Liguori compare anche il noto collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo. E’ evidente che si tratta di un errore, anche perché Vassallo ha svolto funzioni politiche a Cesa ma nel lontano 1992. tale indicazione non corrisponde a verità ma soprattutto, in relazione al personaggio, credo anche che ciò vada a ledere l’immagine dell’ente e dunque del paese”.
Per questa ragione, il consigliere comunale ha immediatamente segnalato la questione al sindaco “affinché ci si attivi presso gli uffici competenti della Prefettura e del Ministero dell’Interno, affinché, in tempi rapidi, la composizione dell’attuale giunta pubblicata sul sito Internet sia corretta con l’esclusione del collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo tra i componenti dell’esecutivo”. Resta, tuttavia, l'interrogativo di come il Ministero abbia potuto compiere un errore simile.
Guarda la pagina del sito del Viminale

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