martedì 15 settembre 2015

Camorra: Casalesi; 44 arresti,colpita fazione Russo

(ANSA) - NAPOLI, 15 SET - Sono loro ad aver ereditato ilcompito di dirigere il clan e riorganizzare la gestione degli affari dopo i pesantissimi colpi inferti negli ultimi anni con la cattura dei capi storici. Ed e' stata la famiglia Russo, in stretti rapporti con il boss Francesco Schiavone, detto Sandokan, l'obiettivo dell'operazione della Dia (Direzione investigativa antimafia) di Napoli che ha portato all'alba di oggi all'esecuzione di 44 misure cautelari: 28 di custodia in carcere (parte delle quali nei confronti di persone gia' detenute), 11 agli arresti domiciliari e 5 divieti di dimora. Un'altro duro colpo ai Casalesi. "Stato piu' forte", ha commentato in un tweet il ministro dell'Interno Angelino Alfano. Nel corso dell'operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, sono state sequestrate cinque aziende attive nel settore delle slot machine e dei videopoker per un valore di dieci milioni di euro (uno degli affari piu' lucrosi gestiti dalla cosca), 3200 slot distribuite in bar e vari locali della provincia di Caserta (ma anche in Lazio e in Toscana) e 30 immobili a Marano, in provincia di Napoli. Le indagini si sono concentrate sul gruppo Schiavone-Russo, ritenuto il nucleo centrale del clan, alle dipendenze di Sandokan e di Giuseppe Russo, soprannominato 'o Padrino, entrambi detenuti da anni in regime di 41 bis. Dopo i numerosi blitz che avevano disarticolato l'organizzazione, la famiglia Russo - Corrado, l'unico ancora libero, e il fratello Raffaele Nicola - aveva preso le redini della cosca dei Casalesi: a loro sarebbe stato affidato il compito di riorganizzare le fila "soprattutto da un punto di vista militare", come sottolineano gli investigatori. Gli sviluppi dell'inchiesta si fondano su intercettazioni e sulle dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia. I Russo si erano imposti nella gestione delle estorsioni e del controllo degli appalti, in rapporti con rappresentanti delle amministrazioni locali, e nel controllo - anche attraverso commercianti e imprenditori "compiacenti" - delle principali attivita' economiche. Uno dei business principali - oltre a quelli tradizionali delle estorsioni e del controllo degli appalti pubblici - era costituito dalla gestione dei videopoker e delle slot che imponevano ai titolari di bar del Casertano. Un
settore che prima era affidato ai fratelli Grasso e, dopo le indagini che li avevano coinvolti, passato sotto il controllo dei Russo. Questi ultimi riuscirono a istallare il doppio degli apparecchi che prima venivano gestiti dai Grassi. Il segno di come la camorra, nel giro di poche settimane da un duro colpo da parte di magistratura e forze di polizia, riesca a riorganizzarsi, come ha sottolineato il procuratore di Napoli Giovanni Colangelo che ha illustrato i dettagli dell'operazione insieme con il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e con il capocentro della Dia di Napoli Giuseppe Linares. I Russo erano impegnati anche nella distribuzione del caffe', nella gestione di sale Bingo, nell'attivita' di ristorazione presso centri commerciali e investivano ingenti somme nel mondo dell'ippica. Tra i destinatari di una ordinanza agli arresti domiciliari figura anche un noto fantino: Mario Minopoli, accusato di essersi fittiziamente intestata la proprieta' del cavallo Madison OM, di fatto appartenente invece - secondo l'accusa - a presunti esponenti del clan che lo acquistarono per la cifra di 47mila euro. Cio' allo scopo, sempre secondo l'accusa, di occultare gli utili ricavati da Massimo Russo, indicato come effettivo proprietario del cavallo. "Abbiamo fiducia nella magistratura e confidiamo che la vicenda si chiarisca al piu' presto. La nostra scuderia da' da vivere a 13 famiglie e, in un momento di forte crisi che sta attraversando l'ippica, questa situazione puo' portare alla rovina", ha dichiarato Salvatore Monopoli, padre del driver finito agli arresti.

lunedì 14 settembre 2015

Commissione Antimafia a Napoli,camorra dato costitutivo

(ANSA) - NAPOLI, 14 SET - A Napoli la situazione "e' preoccupante", senza dubbio. Del resto la camorra e' "il dato costitutivo della citta'". In azione ci sono "frange, terze e quarte file" che "non hanno nulla a che vedere con gli storici clan" ma che "sono pericolosissime". Un quadro, questo, dove i minori, ormai capi e non solo piu' manovalanza, agiscono secondo "una logica imprevedibile" che proprio per questo rende ancora piu' complicate le indagini.  il quadro che ha delineato la prima giornata della missione, a Napoli, della Commissione parlamentare antimafia. L'omicidio del 17enne Genny, nel cuore del centro storico di Napoli e poi l'escalation di violenza che si sta registrando sia in citta' sia in provincia sono fatti "molto significativi in termini negativi", dice il prefetto di Napoli, Maria Gerarda Pantalone. La risposta? Non solo la repressione, non l'esercito, hanno ripetuto la presidente della Commissione, Rosy Bindi, il Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti. Piuttosto una maggiore risposta dello Stato, della politica di tutte le forze coinvolte. Perche', come ha sottolineato il procuratore di Napoli Giovanni Colangelo, ad oggi l'azione di contrasto e' stata "giudiziaria o di polizia giudiziaria". Il concorso di tutte le forze coinvolte, delle istituzioni "ad oggi non si e' mai visto". Oggi le prime due audizioni. Nella prima sono stati ascoltati i vertici delle forze dell'ordine; nella seconda i vertici della magistratura. Domani sara' la volta del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, e dei rappresentanti della societa' civile. Una "missione completa" la definisce la Bindi che parla della camorra "come di un dato costitutivo di Napoli, della societa', della regione" e avverte: "L'Italia non ripartira' se ci saranno queste diseguaglianze e se noi non ci convinceremo che questa e' una parte d'Italia che va accompagnata per riscattare vite umane". "Il Mezzogiorno deve essere definitivamente adottato da questo Governo nazionale", auspica senza se e senza ma. Guai, poi, a parlare di esercito. Certo, la risposta repressiva serve, "l'impunita' non ha mai rieducato nessuno", mette in chiaro il procuratore generale della Corte di Appello di Napoli, Luigi Riello. Pero' su un punto, oggi, tutti sembravano concordare. Serve piu' sicurezza. Il che significa piu' investigatori, piu' impianti di videosorveglianza, dice Roberti. Servono "risposte non a singhiozzo ma coerenti visto che siamo di fronte non a un'emergenza ma a problemi strutturali", aggiunge Riello. "Le stesse forze di polizia e magistratura lamentano questa solitudine. Non e' solo sul piano repressivo che combattiamo questo fenomeno. Nessuno vuole l'esercito - ribadisce la Bindi - e noi siamo d'accordo, pero' ci vuole piu' intervento delle istituzioni e della politica". Proprio nel giorno della missione della Commissione Antimafia, vi e' stato l' ennesimo delitto nel napoletano: a Terzigno una donna - Vincenza Avino - e' stata uccisa con colpi di arma da fuoco sparati da un'auto in corsa. Aveva 36 anni, era incensurata. Si indaga a 360 gradi, tra le ipotesi anche la pista passionale. La donna era separata.

sabato 5 settembre 2015

La mamma: «Mio figlio ucciso nella faida di camorra, non mi ha ascoltato»

Addolorata della Vedovadi Daniela De Crescenzo

«Non è giusto che una mamma debba soffrire come un cane. I nostri figli devono finalmente capire il pericolo che corrono e il dolore che possono darci facendosi ammazzare: io, da quando non c’è il mio Emanuele, mi sto distruggendo. Sto morendo piano piano. A tutti ripeto quello che ho detto agli amici di mio figlio dopo il funerale: se pure non siete dei camorristi, se commettete dei piccoli reati, smettetela, fate una vita onesta e finalmente potrete dormire tranquilli. E anche noi genitori troveremo pace».
Addolorata della Vedova è la madre di Emanuele Esposito, ucciso in via Gasparini nella notte tra il 9 e il 10 luglio. Una delle vittime della faida dei ragazzini che sta insanguinando il centro storico. Il 21 marzo, quando Papa Francesco venne a Napoli, la donna tentò di consegnargli una lettera: gli chiedeva di aiutarla a salvare il figlio che allora stava ancora in carcere. Poi il ragazzo è stato liberato e dopo tre mesi è stato ucciso. Proprio il giorno successivo al delitto la segreteria del Pontefice la contattò: troppo tardi. 

Il procuratore Colangelo ha detto: «Le madri di questi ragazzi che si atteggiano a boss o a camorristi devono sapere che chi delinque ha come sbocco il cimitero o la prigione». E lei replica: «Sappiamo bene i rischi che corrono i nostri figli: vorrei avere il mio ancora qua almeno per dargli uno schiaffo. Vorrei dirgli: vedi come mi hai ridotta? Vedi quello che stanno soffrendo le tue bambine? Al mio ragazzo ho sempre detto ”fai una vita onesta”. Avrei preferito che tornasse in galera, perché non gli avrei portato né i soldi, né i vestiti, né il mangiare, così magari avrebbe capito. Non era un camorrista, ma aveva sbagliato e aveva pagato. La sua vita era in bilico, poi lo hanno ammazzato»

Addolorata è un fiume in piena. Si rivolge al killer: «Non so il motivo e non so la ragione, non so perché hai ucciso mio figlio. Non so se sei in una banda, non so se sei un uomo anziano, come mi hanno detto gli inquirenti. Ma so quello che voglio dirti: costituisciti. Costituisciti e pentiti davanti a Dio. A lui puoi chiedere perdono. A me no. Perché io non posso perdonare, per me e per le figlie di mio figlio che stanno soffrendo come non posso nemmeno raccontare. Ma se hai dei figli, se sei un papà ascoltami: io non voglio che ti facciano quello che hai fatto a me. Perciò ti dico: vatti a costituire, è la sola strada che ti resta». 

E agli amici del figlio chiede: «Se sapete qualcosa, se potete dare una mano alle indagini, parlate. Fatelo subito. E fate una vita onesta: andate a vendere pure i calzini per la strada, ma non fate reati. Anche se non siete assassini, lasciate perdere tutto quello che vi mette in pericolo. Non date alle vostre madri lo stesso dolore che sto patendo io». Poi l’invocazione: «Le mani di questi assassini si devono fermare: che Dio li fulmini».
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Napoli, dieci colpi per giustiziare il «pensionato» della camorra

di Leandro Del Gaudio

Strana coincidenza, dietro l’ultimo delitto di camorra in città: la vittima era legata a clan che oggi fanno la voce grossa tra i vicoli del centro storico (dove è in atto una faida) e sugli spalti del San Paolo (dove domenica notte è scoppiata una rissa che nulla ha a che spartire con il tifo). Strana coincidenza dietro la morte di Pasquale Ceraso, una vita da mediano per conto dei Misso, dei Sequino, ucciso a 67 anni in perfetto stile camorristico.

Un colpo alla testa, altri nove in diverse parti del corpo, per liquidare un pregiudicato sopravvissuto a ben altri contesti cittadini, a ben altre faide criminali. Intendiamoci: da un punto di vista investigativo, gli inquirenti non hanno elementi per collegare la morte di Pasquale Ceraso a quanto avvenuto allo stadio domenica notte, tanto da smentire sul nascere suggestioni tra quanto avvenuto negli ultimi tempi al San Paolo. Ma restiamo a quanto avvenuto ieri mattina non lontano dal rione Sanità. Sono passati da alcuni minuti le sette del mattino, quando Pasquale Ceraso è stato ucciso in uno dei vicoli a ridosso di via Santa Teresa degli scalzi. Siamo in vico Santa Maria alla Purità, la vittima è stata affiancata dai killer, che lo hanno colto di sorpresa. Dieci colpi, uno alla testa, il resta a raffica in altre zone del corpo.

Momenti di terrore in una delle zone più popolari di Napoli, anche alla luce di quanto sta avvenendo negli ultimi mesi, quando sono stati sferrati agguati e attentati dimostrativi per la conquista del malaffare locale. Che succede nella Sanità? Inchiesta affidata alla mobile del primo dirigente Fausto Lamparelli e del suo vice Lucio Vasaturo, si scava negli ambienti del crimine organizzato cittadino. Non si esclude alcun movente, si scava nel passato della vittima. Aveva precedenti penali, dieci anni fa l’ultima segnalazione per contatti con un sistema criminale oggi dissolto da indagini, arresti, processi e condanne. Droga, estorsione, ancore più antiche le accuse che hanno segnato il debutto di Ceraso: nel 1992 fu arrestato nell’ambito di un’operazione contro il traffico di droga tra Milano e Napoli. Fu bloccato nell’abitazione di Mario Savio, allora capo dell’omonimo clan camorristico dei Quartieri Spagnoli.

Una organizzazione, con base a Milano, riusciva a inviare notevoli quantitativi di stupefacenti in Italia meridionale ed in Europa. Si trattava, in particolare, di hashish e cocaina destinati principalmente ai mercati di Spagna e Germania. Pochi anni dopo, nel ’95 Ceraso, latitante, ritenuto esponente di spicco del clan Savio, fu arrestato nel rione Sanità. Ma non è finita. Siamo nel 2008, quando su Ceraso piovono accuse da parte di un personaggio di spicco. Si tratta di Giuseppe Misso, che raccontò del ruolo di Ceraso come riscossore di una tangente ad un ristorante di Cuma. Da allora, il silenzio. Vita da fantasma. Nel Rione, dove lo conoscevano come «O sicc» per via della sua corporatura esile, dicono che passava le sue giornate a giocare a carte nella sede dell’Unione Cattolica Operaia. Vita da fantasma fino a ieri mattina, quando i killer hanno atteso al varco il 67enne, approfittando della strettoia del vicolo che ha costretto l’autista a decelerare, rendendo più facile il compito degli assassini.

Inchiesta condotta dal pool anticamorra del procuratore aggiunto Filippo Beatrice, nessuna pista viene esclusa al momento. Inevitabile l’accostamento con quanto avvenuto al San Paolo pochi giorni fa, quando un gruppo di tifosi (riconducibili ai Sequino) avrebbero scatenato una sorta di controffensiva verso alcuni soggetti dei Mastiffs, a loro volta legati ai Sibillo. Una circostanza che potrebbe entrare poco con la vita di Ceraso, anche se spinge gli inquirenti a ragionare su più livelli. In questo senso, la storia del San Paolo resta sullo sfondo ma non viene completamente eliminata. Resta quella sorta di aut aut lanciato all’inizio del secondo tempo, con una serie di frasi minacciose rivolte verso alcuni elementi dei cosiddetti «mastini»: via di qui, in questa curva non ci dovete più entrare... Parole riconducibili a gente del rione Sanità, ieri mattina teatro dell’ultimo delitto di camorra consumato a Napoli, con l’omicidio di una sorta di «pensionato» del crimine organizzato.
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Sant'Antimo. Piante di cannabis e 74 dosi di coca in casa: arrestato 31enne

Sant'Antimo. Il 31enne Salvatore Cecere e le dosi di droga nel diffusore per ambiente
di Ivan Marino



SANT'ANTIMO. I carabinieri della locale tenenza hanno arrestato, per coltivazione e detenzione a fini di spaccio di stupefacenti, Salvatore Cecere, 31 anni, del luogo, incensurato. Durante controlli, i militari dell’arma hanno perquisito l’abitazione dell’uomo, trovandolo in possesso di 2 piante di cannabis indica in fase di fioritura, alte 2,5 metri, rinvenute sul terrazzo e 74 dosi di cocaina, del peso complessivo di 15,35 grammi, abilmente nascoste in un diffusore per ambiente messo nel bagno. L’arrestato è stato tradotto nel carcere di Poggioreale.

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sabato 29 agosto 2015

Napoli, parcheggiatore abusivo minaccia automobilista: arrestato

Ha minacciato un automobilista, perché colpevole di non avergli pagato il parcheggio, ma è stato arrestato dagli agenti della polizia, a Napoli.

A finire in manette, perché responsabile del reato di tentata estorsione, è stato M. D. M., di 66 anni. L'uomo, improvvisatosi parcheggiatore, in Via Sedil di Porto, altezza Calata Santi Cosma e Damiano, pretendeva del denaro da un automobilista per aver parcheggiato la sua autovettura in una zona da lui «monitorata».

La vittima ha detto di non essere in possesso di monete ma, nonostante ciò il 66enne annunciava ritorsioni fisiche qualora l'uomo avesse nuovamente parcheggiato in quella zona.

L'immediata denuncia dell'automobilista alla Polizia, ha consentito di sorprendere in flagranza il parcheggiatore mentre era seduto in strada. I poliziotti hanno arrestato il parcheggiatore abusivo, sottoponendolo al regime degli arresti domiciliari, in attesa d'esser giudicato, oggi, con rito per direttissima.

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martedì 25 agosto 2015

Sant'Antimo. Polizia Locale e carabinieri sequestrano capannone e area di circa 500 metri quadri

SANT'ANTIMO. Avevano cercato di approfittare del giorno di ferragosto, dove il personale addetto ai controlli è ridotto per ferie e altro, per realizzare un capannone industriale senza alcun permesso. L'area di interesse è quella adiacente la stazione ferroviaria dove, allertati da segnalazioni, gli uomini della Polizia Locale e della Tenenza dei Carabinieri si sono recati sul posto notando dall'esterno che erano stati posizionati dei pilastri in ferro prossimi alla chiusura con coperture e tramezzature. Nel corso delle verifiche, gli operatori si sono accorti che nell'area vi erano degli operai che cercavano di darsi alla fuga ma gli stessi sono stati prontamente bloccati e condotti in ufficio per le identificazioni. All''esito delle attività, è stato disposto il sequestro del manufatto in corso di realizzazione senza alcun permesso e autorizzazione. In totale quattro i soggetti denunciati con informativa inoltrata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord dove il Magistrato ha disposto la convalida del sequestro. Per le violazioni relativa alla mancata regolarizzazione degli operati, è stato inoltrato rapporto agli enti previdenziali e all'Ispettorato del lavoro. Nell'ultimo mese circa tre i manufatti controllati in quella zona, di cui due sono risultati in regola con la documentazione mentre per il terzo, sottoposto a ristrutturazione, sono state adottate le violazioni di legge con sanzioni fino a duemilaeuro. L'attività di controllo continua senza sosta per tutelare vari beni, soprattutto quelli ambientali.

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