mercoledì 15 aprile 2015

Sant'Antimo. Arrestati mentre clonavano carte di credito usando i social network

SANT'ANTIMO. I poliziotti del Commissariato di Frattamaggiore hanno denunciato in stato di libertà due uomini: un 39enne, dipendente delle Poste Italiane in servizio in Lombardia, ed un 54enne, residenti entrambi nella provincia di Napoli, resisi responsabili in concorso tra loro, del reato di ricettazione di carte di credito. Gli agenti, ieri mattina, in servizio di controllo del territorio, mentre percorrevano via Giotto, nel Comune di Sant’Antimo, hanno udito alcuni rumori provenire da un box in quella via. 

Immediatamente intervenuti, i poliziotti, giunti all’interno del box , hanno sorpreso i due uomini che, in forte stato di agitazione, tentavano di nascondere missive di varie società e materiale per il collegamento ad internet. Pertanto, gli agenti hanno accertato che i due, impossessandosi di dati personali da alcuni social network, ricostruivano le generalità di ignari malcapitati, per poi intestargli ed attivargli verosimilmente, delle carte di credito. I poliziotti quindi hanno recuperato 19 missive di varie società, ognuna di esse con una carta di credito incollata e tutte intestate a persone residenti in Milano, Roma e Napoli; una chiavetta per il collegamento ad internet, varie schede telefoniche, un pc portatile e diversi fogli manoscritti recanti dati personali, partita iva e codici fiscali. Il tutto è stato sequestrato.

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Salvatore Liccardi, boss del clan Polverino condannato a 30 anni

di Luigi Marra
Salvatore Liccardi dopo l'arresto nel settembre scorso
QUARTO. Era finito in manette nel settembre dl 2011, durante la partita Napoli - Manchester City. Salvatore Liccardi 40 anni, detto pataniello, noto esponente del clan Polverino, fu catturato in una villetta di campagna a Quarto mentre seduto in poltrona stava guardando in tv l'incontro il match in compagnia di un complice che ne favoriva la latitanza. Il tribunale di Napoli lo ha condannato a 30 anni, insieme a Fabio Allegro e a Salvatore Cammarota. L'operazione scattò nel settembre del 2011, quando i carabinieri del Reparto Operativo, Nucleo Investigativo di Napoli, dopo una soffiata fecero irruzione nella villetta a Quarto, dove il latitante si nascondeva. All'uomo, che era riuscito a sfuggire ad un altro blitz dei carabinieri, nel maggio del 2011 che portò all'arresto di 39 affiliati e prestanome del clan e al sequestro epocale di beni per oltre un miliardo di euro, i carabinieri notificarono un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa su richiesta della Dda di Napoli con le accuse di associazione per delinquere di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsioni, usura, traffico e spaccio di stupefacenti, riciclaggio e reinvestimento di beni di provenienza illecita e altro.

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domenica 12 aprile 2015

Ponticelli, ancora un morto: la faida di camorra continua

Napoli. L'uomo ucciso oggi a Ponticelli si chiamava Vincenzo Pace, di 47 anni. Aveva precedenti per estorsione e spaccio di sostanze stupefacenti. Indagano gli investigatori del commissariato di Ponticelli e la Squadra Mobile della Questura.

Nella zona orientale della città è in atto, da tempo, una faida di camorra. Lo scorso 25 marzo un extracomunitario rimase ferito per errore in un agguato costato la vita a un pregiudicato, Ciro D'Ambrosio, di 42 anni. Il ragazzo bengalese fu colpito mentre si trovava alla fermata dei bus in attesa del mezzo.

Il giorno precedente c'era stata una maxi operazione delle forze dell'ordine nei quartieri Ponticelli e Barra con l'arresto, in 48 ore, di 63 persone, operazione che, secondo gli inquirenti, aveva consentito di sgominare i clan Cuccaro-Adinolfi e De Micco e d'Amico, famiglie camorristiche in guerra tra loro per il controllo delle attività illecite nella zona orientale della città. Video girati dai carabinieri ripresero raid, sparatorie in strada tra le gente terrorizzata, persino davanti ai bambini.

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venerdì 10 aprile 2015

Napoli, defibrillatori sui mezzi pubblici dell’Anm

Napoli – Anche un defibrillatore in metrò può salvare la vita. Con questo obiettivo parte il “progetto salvavita” finalizzato nei casi di emergenza, alla tutela della salute dei passeggeri che utilizzano i mezzi pubblici.

A presentare l’iniziativa, nella sala Giunta del Comune di Napoli, l’assessore alle Infrastrutture e Mobilità, Mario Calabrese, l’amministratore unico dell’Anm, Alberto Ramaglia, il presidente della Commissione Infrastrutture e Mobilità, Giovanni Formisano, e Antonio Letteri della onlus “Carmine Speranza”.

Un progetto pilota promosso dall’amministrazione comunale e curato dall’Azienda Napoletana Mobilità, assieme all’associazione intitolata ad un giovane sportivo rapito dalla “morte improvvisa”.

Uno di quei 60mila decessi annui dovuti all’assenza di defibrillatore. Una vita spezzata ogni 8 minuti. Casi dispersi tra le brevi di cronaca, con l’eccezione del trauma di Piermario Morosini, calciatore del Livorno morto tre anni fa a Pescara, sotto gli occhi delle telecamere. “In quel caso il defibrillatore c’era, ma parte del problema è anche la scarsa capacità di farne uso” sottolinea Lettieri.

Il progetto pilota prevede in una prima fase di dotare di 10 defibrillatori semiautomatici le principali stazioni della Linea 1 metropolitana: Garibaldi, Vanvitelli, Museo, Toledo, Piscinola, Chiaiano; le stazioni superiori delle Funicolari Centrale e Montesanto; il capolinea bus di Via Brin e il parcheggio del Centro Direzionale.

L’obiettivo è corredare gradualmente, l’intero sistema integrato dei trasporti Anm (gomma, ferro e parcheggi) di questo importante strumento salvavita. Affinché non capiti quanto accadde tempo fa ad un utente, della Funicolare centrale, spirato mentre era in una carrozza.

Per l’utilizzo dei defibrillatori è prevista la formazione di 250 unità scelte tra il personale addetto Anm, in parte somministrata dall’azienda, in parte a cura della Onlus “Carmine Speranza”.

Addetti di stazione, operatori Fta e di controlleria saranno impegnati ciascuno in una sessione di otto ore di corso per acquisire le competenze necessarie a praticare correttamente la rianimazione cardiopolmonare e l’utilizzo del defibrillatore in caso di arresto cardiaco.

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giovedì 5 marzo 2015

Sant'Antimo. Boato nella notte in via Croce: scoppia ordigno nei pressi di un barbiere

Sant'Antimo. Via Benedetto Corce
di Matteo Giuliani

SANT'ANTIMO. L'esplosione di un ordigno rudimentale ha svegliato i residenti di Via Benedetto Croce a Sant'Antimo nel cuore della notte. La bomba artigianale è stata posta nei pressi di un negozio di barbiere e non vi sono stati feriti per l'esplosione. Sul posto gli agenti della Polizia che stanno portando a termini i primi rilievi per risalire alla dinamica dell'accaduto. Non si esclude la pista dell'intimidazione ai danni dell'esercente. Qualche settimana fa un'altra esplosione scosse la tranquillità della notte santantimese, con un'altra bomba posta vicino alla serranda di un bar del centro a pochi passi dalla sede del comando della Polizia Locale.
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mercoledì 4 marzo 2015

Casal di Principe. Condannato in Appello il figlio del boss Schiavone, Carmine: dovrà scontare 11 anni di carcere

CASAL DI PRINCIPE - I giudici della Corte d'Appello di Napoli hanno condannato a 11 anni e 4 mesi Carmine Schiavone, figlio del capoclan dei Casalesi, Francesco Sandokan Schiavone per associazione a delinquere di stampo camorristico. In primo grado il rampollo del boss era stato condannato a 12 anni.

Pene ridotte anche per gli altri
imputati, accusati a vario titolo di estorsione aggravata dal metodo mafioso e tentata estorsione.
In particolare Carmine Iaiunese è stato condannato a 3 anni e otto mesi rispetto ai 7 anni presi in primo grado; la Corte lo ha infatti assolto da un episodio di estorsione consumata. Francesco Caterino, figlio del boss Giuseppe Caterino alias «peppinotto», è stato condannato per tentata estorsione a 3 anni e sei mesi contro i 5 anni e 8 mesi avuti nel grado precedente. Pene pari a tre anni e mezzo di cella anche per i tre pentiti del gruppo, Luigi D'Ambrosio, Eduardo Di Martino e Raffaele Maiello.

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Camorra, arrestato il boss degli “Scissionisti” Vincenzo Pariante. Era latitante dal 2013

Vincenzo-Pariante-scissionisti
HINTERLAND –  Questa mattina gli agenti della Polizia di Stato di Napoli hanno localizzato ed arrestato il latitante di camorra Vincenzo Pariante, 63enne.


Latitante da Aprile 2013 Pariante Vincenzo è stato condannato all’ergastolo dal Tribunale di Napoli il 14.12.2014 perché ritenuto il mandante del duplice omicidio di MONTANINO Fulvio e SALIERNO Claudio, consumato il 28 ottobre del 2004.

ale grave fatto delittuoso ha dato avvio alla cosiddetta prima faida di Scampia (2004/2005) e sancito il definitivo affrancamento dal clan camorristico facente capo a Paolo Di Lauro (Ciruzzo il Milionario) di altre famiglie prima fedeli al capo clan Di Lauro e poi coalizzatesi nel cosiddetto cartello “Scissionista”.

Vincenzo Pariante attualmente era il reggente dell’omonima famiglia malavitosa avendo assunto il ruolo ricoperto da suo fratello, Rosario, detenuto dall’ottobre 2002 e recentemente divenuto collaboratore di giustizia.

Il boss è stato rintracciato, a seguito di approfondite indagini coordinate dalla Procura della Repubblica- Direzione Distrettuale Antimafia, da personale della Squadra Mobile di Napoli e del Commissariato di P.S. di Secondigliano in Via Monte Rosa a Napoli, all’interno dell’abitazione della moglie, dove si era recato nelle ore precedenti. Ha provato a sottrarsi alla cattura nascondendosi all’interno di un divano nel quale era stato ricavato un apposito nascondiglio.

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