sabato 5 aprile 2014

Carabinieri irrompono durante vertice del clan: 5 pregiudicati in manette

Tre degli arrestati nel blitz dei carabinieri
MELITO. Nel corso di servizi di osservazione di soggetti d’interesse operativo i carabinieri di Napoli fatto irruzione in un edificio di edilizia popolare nella Masseria Cardone, a Secondigliano.

Dopo aver circondato un edificio di via Emilia i carabinieri delle compagnie Stella e Vomero e del nucleo investigativo, hanno proceduto all’irruzione, sorprendendo 5 personaggi ritenuti a vario titolo legati al clan camorristico dei “Licciardi”: Paolo Abbatiello 47enne residente alla Cupa della Vedova, sorvegliato speciale con obbligo di dimora e ritenuto elemento apicale del clan, Raffaele Prota 48 anni residente in via Emilia e Pietro Izzo 47enne residente in via Mianella, oltre a un 50enne di viale della resistenza e un 31enne di Melito di Napoli. Nelle fasi concitate dell’intervento Prota e Izzo hanno opposto resistenza ai militari dell’Arma spintonandoli per riuscire a darsi alla fuga ma sono stati comunque raggiunti e immobilizzati venendo tratti in arresto per resistenza e lesioni a pubblici ufficiali avendo cagionato a due carabinieri contusioni guaribili in 5 e 10 giorni. Paolo Abbatiello è stato tratto in arresto per inosservanza alla sorveglianza speciale essendo stato trovato in compagnia di 4 pregiudicati. Il 50enne e il 31enne sono stati fotosegnalati e liberati.
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giovedì 3 aprile 2014

Sant’Antimo. Maltrattava e picchiava la moglie davanti ai figli: 40enne in manette

SANT'ANTIMO. I carabinieri della tenenza di Sant’Antimo hanno arrestato su ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli un 40enne del luogo, responsabile di maltrattamenti in famiglia. L’ordinanza è stata emessa a conclusione di indagini svolte dai militari, dalle quali è emerso che il 40enne nel corso dell’ultimo anno aveva più volte picchiato e ingiuriato la moglie 30enne, anche alla presenza dei figli minorenni. L’arrestato è stato tradotto nella casa circondariale di Poggioreale.
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Tratto in arresto Nicola Cosentino

NAPOLI - Questo il testo del comunicato stampa inviato dalla Procura di Napoli dopo l'arresto di Nicola Cosentino. In uno dei passaggi, i magistrati scrivono: «Con le minacce avvantagiavano la loro azienda».

Nelle prime ore della mattinata odierna, nell'ambito di un'articolata indagine coordinata da questa Procura della Repubblica, i Carabinieri del Reparto Operativo - Nucleo Investigativo di Caserta hanno eseguito un'ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di sei indagati e degli arresti domiciliari nei confronti di altri sette, tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, di estorsione (art. 629 c.p.), concussione (art. 317 c.p.), illecita concorrenza con violenza o minaccia (art. 513 bis c.p.), calunnia (art. 368 bis c.p.), favoreggiamento personale (art. 378 c.p.), riciclaggio (art. 648 bis c.p.), con l'aggravante del metodo mafioso (art. 7 L. 203/91).

Le persone tratte in arresto si identificano in Cosentino Giovanni, Cosentino Nicola, Cosentino Antonio„ Falconetti Vincenzo, Letizia Giacomo, Schiavone Vincenzo, tutti funzionari dell'Ufficio Tecnico del Comune di Casal di Principe, Letizia Luigi, funzionario della Regione Campania, Adamiano Giovanni, Sorrentino Bruno, dipendenti della Kuwait Petroleum Italia, Zagaria Pasquale, Zagaria Antonio, Sagliocchi Michele Patrizio.

L'indagine, svolta dal 2011 ad oggi, ha consentito di ricostruire l'illecita attività di gestione di impianti di distribuzione carburanti svolta dalle società "Aversana Petroli", "Aversana Gas" e "IP Service", cui sono interessati, Antonio, Giovanni e Nicola Cosentino. Gli indagati, con il concorso di dirigenti pubblici, funzionari Regionali e del Comune di Casal di Principe, nonché con la complicità di funzionari della società petrolifera Kuwait Petroleum Italia (Q8), due dei quali destinatari del provvedimento cautelare, si assicuravano il rapido rilascio di permessi e licenze per la costruzione degli impianti, anche in presenza di cause ostative.

Gli stessi, attraverso un sistema di coercizioni in danno di amministratori e funzionari pubblici locali, costringevano le Pubbliche Amministrazioni competenti (Comune di Casal di Principe e Regione Campania) ad adottare atti amministrativi illegittimi per impedire o rallentare la creazione di altri impianti da parte di società concorrenti. Di estrema importanza, al fine della compiuta ricostruzione dei fatti, é stata la collaborazione della parte offesa Luigi Gallo, titolare di una stazione di servizio in corso di costruzione in Villa di Briano, le cui dichiarazioni accusatorie hanno trovato ampi e significativi riscontri nelle investigazioni svolte dalla polizia giudiziaria.

La vicenda, tuttavia, ha formato oggetto anche di dichiarazioni di collaboratori di giustizia, l'approfondimento delle quali ha richiesto accertamenti particolarmente complessi che, partendo dall'acquisizione della copiosa documentazione riguardante l'apertura di due impianti di distribuzione, sia presso il Comune di Casal di Principe (per quanto attiene i Cosentino) che presso il Comune di Villa di Briano (per quanto riguarda il Gallo) sono proseguiti con attività d'intercettazione e di escussione sia della parte offesa che di coloro che, a vario titolo, avevano preso parte alle attività istruttorie relative al rilascio delle autorizzazioni richieste dal Gallo e dai Cosentino.

Il nucleo essenziale della vicenda (integrante delitti di estorsione e di concorrenza illecita) ruota intorno alla pratica di autorizzazione, ottenuta da Gallo Luigi dal Comune di Villa di Briano, alla apertura di un impianto di carburanti, autorizzazione che di fatto paralizzava la possibilità per i fratelli Cosentino di averne una analoga dal confinante Comune di Casal di Principe per ragioni legate alla mancanza della distanza minima di 5 km richiesta dalla normativa dell'epoca.

Antonio, Giovanni e Nicola Cosentino istigavano, allora, Falconetti Vincenzo e Schiavone Vincenzo, dirigenti dell'UTC di Casal di Principe a rilasciare comunque ed illecitamente all'Agip Petroli (società partner dei Cosentino ai quali in seguito avrebbe ceduto l'impianto e volturato le licenze) un'autorizzazione edilizia (le successive varianti in corso d'opera e l'autorizzazione all'esercizio dell'impianto) con palesi vizi di legittimità ed in mancanza dei principali pareri previsti dalla legge (VV.FF., ANAS), al fine di indurre il Gallo a recedere dalla sua iniziativa imprenditoriale.

Le minacce nei confronti della persona offesa sono state reiterate nel tempo, anche dopo l'entrata in vigore della legge numero 133/2008, con cui il settore della distribuzione di carburanti era stato liberalizzato, sicché la apertura di nuovi impianti non poteva più essere bloccata per via amministrativa attraverso il meccanismo del rispetto delle distanze minime fra impianti. Cosentino Giovanni e Nicola, attraverso minacce dirette nei confronti del Gallo ed indirettamente, attraverso l'utilizzazione strumentale del rapporto preferenziale — e di sostanziale assoggettamento — da essi instaurato con l'Adamiano e il Sorrentino, funzionari e rappresentanti di zona della Kuwait Petroleum Italia, in più occasioni, minacciavano e intimidivano il Gallo, condizionandolo nella realizzazione della propria attività economica.

Le indagini hanno consentito di accertare, l'esistenza di analoghi episodi così da evidenziare un vero e proprio 'sistema' criminoso capace di incidere profondamente sul regolare andamento del mercato ed hanno soprattutto evidenziato una illecita posizione di vantaggio, in cui si trovavano ad operare le ditte riconducibili alla famiglia Cosentino, derivanti da tre diversi e convergenti fattori: - in primo luogo, dal 'canale privilegiato' di cui questa poteva godere nella interlocuzione con le pubbliche amministrazioni preposte al rilascio delle licenze edilizie e amministrative; si è infatti accertato che gli interessi della Aversana Petroli e delle imprese collegate sono stati tutelati attraverso l'espletamento di pratiche amministrative sempre veloci e prive degli ostacoli burocratici generalmente frapposti ai concorrenti, sfociando in alcuni casi nell'omissione della verifica della regolarità delle stesse. In questo ambito si è rivelato decisivo il potere politico di Nicola Cosentino e quello criminale promanante dal rapporto stabile che l'ex parlamentare ha potuto vantare con il clan dei casalesi. in secondo luogo, dalla possibilità di poter negoziare con le società petrolifere operanti su scala internazionale, specie la Kuwait Petroleum Italia (Q8), in posizione analogamente privilegiata, sia per la notevole potenza economica di cui sono capaci le società dei Cosentino, sia per l'influenza politica e criminale della famiglia, che consente al colosso dei petroli di fare affidamento su gestori che garantiscono al massimo grado il buon andamento degli esercizi di distribuzione del carburante, pur in una zona controllata dalla criminalità organizzata. Con ciò determinandosi, di conseguenza, una situazione di notevole svantaggio per le iniziative private provenienti da altri imprenditori del settore i quali, o sono stati costretti a rinunciare alla propria impresa (come nel caso di Gallo Luigi) o sono stati costretti a realizzarla in partnership con gli stessi Cosentino (come nel caso di Vozza Francesco o del c. di g. Amodio Piero, gestori di impianti in Casagiove). in terzo luogo, dallo stabile rapporto di cointeressenza di Nicola Cosentino — ed in misura minore anche del fratello Giovanni — con esponenti del clan dei casalesi, con alcuni dei quali fra l'altro sussistono rapporti di parentela e/o affinità — documentata dalle ordinanze di custodia cautelare già contestate all'ex parlamentare per gravissimi reati e dalla contestazione, operata in questa sede, in danno di Giovanni Cosentino, di riciclaggio del denaro del clan attraverso il sistema del cambio assegni. Dall'indagine è emerso che i vertici del clan avevano imposto agli affiliati il divieto di operare estorsioni ai danni degli impianti riconducibili ai Cosentino (così, ad esempio, l'impianto gestito dal c. di g. Amodio in Casagiove, l'impianto gestito da Piccolo Giuseppe in San Cipriano d'Aversa), a differenza di quanto avveniva per i loro concorrenti. In atti è infatti documentata una estorsione di notevole entità operata dal clan Zagaria nei confronti di Gallo Luigi.

La contestazione prende in esame una serie di condotte tenute dagli indagati, anche in tempi diversi. In particolare Cosentino Nicola e Stasi Maria Elena, convocavano il sindaco di Villa di Briano, Zippo Raffaele, nell'ufficio del Prefetto di Caserta, al fine di intimargli di provvedere alla rimozione dall'incarico del tecnico comunale geom. Nicola Magliulo, colpevole sia di avere contribuito al rilascio della autorizzazione al Gallo che di avere resistito alle incessanti pressioni esercitate dai Cosentino e da Letizia Luigi per revocarla, pena azioni ritorsive del Cosentino e della stessa Prefettura contro l'Amministrazione comunale di Villa di Briano.

Antonio e Giovanni Cosentino, unitamente a Letizia Luigi, esercitavano, in modo coordinato con l'azione posta in essere da Nicola Cosentino e dal funzionario prefettizio Stasi, indebite ed illecite pressioni, sia sul Sindaco che su tutti gli addetti dell'UTC di Villa di Briano (Tornincasa e Magliulo), affinché si addivenisse alla revoca — sospensione dell'autorizzazione edilizia del Gallo; Antonio Cosentino inoltre presentava una denuncia strumentale presso la AG di S. Maria CV nella quale, venivano evidenziati presunti abusi dell'Amministrazione Comunale di Villa di Briano atti a favorire il Gallo nel rilascio di licenze relative al suo distributore, denuncia che seppure in seguito archiviata, nell'immediato determinava un pronto accesso della PG presso gli Uffici del Comune di Villa di Briano per acquisire atti ed informazioni relativi alla pratica dl Gallo, con conseguente ulteriore rafforzamento dello stato di soggezione indotto nella PA di Villa di Briano. Dalle indagine è emersa dunque la spregiudicatezza dei fratelli Cosentino nelle gestione del loro potere economico e l'asservimento a tale scopo del concorrente potere politico accumulato da Nicola Cosentino e del rapporto di scambievole interesse con esponenti del clan dei casalesi. Quanto alle esigenze cautelari, il g.i.p. ha ritenuto significativo il fatto che Nicola Cosentino si sia attivamente interessato per l'andamento degli affari delle imprese di famiglia, circostanza finora sempre negata dallo stesso indagato e l'ulteriore circostanza costituita dalle risultanze dell'analisi di alcuni recenti tabulati telefonici che danno atto dei frequenti contatti del Cosentino, anche nel periodo in cui era agli arresti domiciliari, con importanti esponenti della politica e delle istituzioni locali e nazionali, comprovandosi in tal modo il persistente svolgimento, da parte dello stesso, di attività politica. Determinante è stata altresì considerata l'attività di inquinamento probatorio posta in essere da Giovanni Cosentino in concorso con Reccia Enrico, concretizzatasi nella presentazione di una querela, da parte del primo, fondata sulla registrazione di un colloquio eseguita dal secondo in maniera preordinata e su istigazione dello stesso Cosentino, volta a screditare il Gallo. Il g.i.p. ha espressamente escluso qualsivoglia volontà diffamatoria e calunniatoria da parte di quest'ultimo. Al Cosentino Giovanni è stata poi contestata una continuata attività di riciclaggio in favore del clan dei casalesi, svolta attraverso il meccanismo del cambio degli assegni di provenienza illecita con denaro contante. In sostanza, così come è emerso da plurime e convergenti dichiarazioni, esponenti di primo piano del clan casalese, incassati - a seguito di attività illecite (per lo più estorsive ed usurarie) - titoli ed assegni (talora post-datati) direttamente, o attraverso loro incaricati, hanno consegnato gli stessi al Cosentino ricevendone in cambio, .nel giro di pochi giorni, moneta contante di valore corrispondente. Si è trattato di un sistema attraverso cui il Cosentino, stabilmente, ha agevolato il sodalizio casalese che è stato rifornito di denaro sicuro ed immediatamente utilizzabile.

A Pasquale e Antonio Zagaria ed a Sagliocchi Michele Patrizio (noto imprenditore di Villa Literno) sono state contestate due ipotesi estorsive, la prima relativa ad una tangente di dieci milioni di lire, ed all'imposizione dell'affidamento dei lavori di scavo e realizzazione nel sito destinato ad ospitare l' impianto di carburanti del Gallo alle imprese gestite di fatto dai fratelli Zagaria Pasquale ed Antonio, con il pagamento di una somma complessiva di circa centomila euro; la seconda legata al tentativo di costringere Gallo Luigi a mantenere la società che aveva iniziato con Sagliocchi Michele Patrizio e che invece il Gallo aveva deciso di sciogliere proprio a seguito dei contrasti sorti in relazione alle richieste estorsive formulate dagli esponenti del clan Zagaria. Durante l'esecuzione dei provvedimenti sono state eseguite anche perquisizioni a soggetti coinvolti nella presente vicenda investigativa, ma non destinatarie di misura cautelare, attraverso cui è stato possibile rinvenire documenti utili al proseguo delle indagini...

ELENCO DELLE PERSONE SOTTOPOSTE A MISURA CAUTELARE IN CARCERE

1. COSENTINO Antonio, nato a Casal di Principe (CE) il 19.01.1969;
2. COSENTINO Giovanni, nato a Casal di Principe (CE) il 20.11.1954;
3. COSENTINO Nicola, nato a Casal di Principe (CE) il 02.01.1959;
4. SAGLIOCCHI Michele Patrizio, nato a Villa Literno (CE) il 17.03.1949.
5. ZAGARIA Pasquale, nato a San Cipriano d'Aversa (CE) il 05.01.1960;
6. ZAGARIA Antonio, nato a San Cipriano d'Aversa (CE) il 29.06.1962;

agli AA.DD.

7. ADAMIANO Giovanni, nato a Napoli il 7.03.55
8. FALCONETTI Vincenzo, nato a Casal di Principe (CE) il 21.11.1949:
9. LETIZIA Giacomo, nato a Casal di Principe (CE) il 21.03.1951;
10. LETIZIA Luigi, nato a Casal di Principe (CE) il 13.11.1950;
11. SCHIAVONE Vincenzo, nato a Casal di Principe (CE) il 12.08.1954;
12. SORRENTINO Bruno, nato a Portici (NA) il 18.10.1957;
13. RECCIA Enrico, nato a Capua (CE) il 10.11.1963

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mercoledì 2 aprile 2014

Olio d'oliva prodotto nel Casertano vince premio internazionale

L'olio extravergine di olive casertano prodotto dall'azienda agricola «Monte della Torre» di Francolise è stato premiato come il migliore olio bio alla XIX edizione del Premio Internazionale Biol 2014, assegnato a Castel del Monte (Andria).

L'olio campano è stato giudicato da una giuria di esperti internazionali come il migliore in assoluto dell'ultima annata tra i 425 oli in gara, giunti da ben 17 Paesi nel mondo.

L'azienda «Monte della Torre» si trova sulle colline di Francolise, ha un'estensione di 20 ettari ed è specializzata nella produzione di olio extravergine. «Questo premio - ha detto Raffaele Puoti, Presidente Confagricoltura Caserta - testimonia, ancora una volta, che l'assoluta maggioranza delle aziende presenti sul territorio casertano lavora in modo serio e qualificato per una produzione di altissima qualità, utilizzando materie prime genuine uniche al mondo e attrezzature di ultima generazione, nel rispetto delle più antiche tradizioni».
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Camorra, l'omicidio di Lino Romano: arrivano due ergastoli

Altre due condanne per l'omicidio di Lino Romano, il giovane operaio assassinato per errore nel quartiere Marianella a Napoli il 15 ottobre 2012.

La V Corte d'assise, accogliendo la richiesta del pm Enrica Parascandolo, ha infatti inflitto l'ergastolo a Giuseppe Montenera, considerato il mandante dell'omicidio, e a Giovanni Vitale, che organizzò l'agguato. La sera dell'omicidio, Vitale avrebbe inoltre dovuto accompagnare in corso Marianella il killer, Salvatore Baldassarre, ma rinunciò all'ultimo momento.

Baldassarre era già stato condannato all'ergastolo in novembre al termine del processo con rito abbreviato. L'omicidio di Lino Romano avvenne nel corso dello scontro tra gli «scissionisti» del clan Di Lauro e il gruppo della «Vanella Grassi».

«Vogliamo semplicemente che sia fatta giustizia, consapevoli che il dolore dei familiari di Lino non si attenuerà mai». Così, in una nota, la Fondazione Polis in merito alla condanna all'ergastolo per il mandante e per chi ha organizzato l'omicidio di Lino Romano. Oltre alle alle due condanne, è stato riconosciuto il risarcimento danni di 200mila euro ai familiari della vittima e di 30mila euro alla Regione Campania, al Comune di Napoli e alla Fondazione Polis, costituitesi parti civili, oltre alle spese legali. «Esprimiamo gratitudine alla magistratura e alle forze dell'ordine per il prezioso lavoro svolto e la nostra più sentita e concreta vicinanza ai familiari di Lino Romano. Oggi la giustizia e la società civile segnano un importante punto a loro favore - aggiunge - Nello stesso tempo occorre che i temi della sicurezza e della legalità siano una priorità assoluta di chi ci governa affinchè quello che è successo a Lino e alle centinaia di vittime innocenti della criminalità non si verifichi più».
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Sant'Antimo. Fiamme al Palazzetto dello sport: Seri danni alla struttura sportiva

Sant'Antimo, il palazzetto dello sport
SANT'ANTIMO. Un atto di vandalismo ha colpito uno dei centri sportivi più importanti della cittadina di Sant’Antimo. Nella notte scorsa, intorno alla mezzanotte, il custode dell’Istituto Superiore “Moscati” di Sant’Antimo, il sig. Luigi Pirillo, è stato svegliato dal fumo che si levava dalla zona del Palazzetto dello sport, che ospita le attività sportive dei giovani santantimesi, oltre che quelle, anche didattiche, degli studenti del Moscati. Il sig. Pirillo ha subito iniziato a sedare le fiamme che avvolgevano uno dei tabelloni con canestro, prima che giungessero sul luogo i Vigili del fuoco prontamente avvertiti. Sulle modalità dell’atto vandalico eseguito durante la notte a danno di una delle strutture necessarie ai giovani di Sant’Antimo, stanno indagando le autorità e le forze dell’ordine. Il tabellone destro è andato parzialmente distrutto, il palazzetto è allagato in seguito all’uso degli idranti, i giovani sono stati privati di un luogo di incontro fondamentale. Dispiace, perché proprio lì, sugli spalti del Palazzetto, circa una settimana fa gli studenti del Moscati avevano ricevuto una grande lezione di legalità e l’invito al coraggio di fare scelte lontane da intenti criminali, durante l’incontro con il magistrato Giovanni Conzo (DDA) e con il Comandante Provinciale dei Carabinieri Marco Minicucci. Le scelte coraggiose sono difficili, ma i giovani che dissentono da atti come quelli della notte scorsa, sanno fare le scelte giuste.

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martedì 1 aprile 2014

Al via le «Cinque giornate di Giugliano contro la camorra»

Giugliano. La lapide in memoria di Mena Morlando
Scoperta la lapide in memoria di Mena Morlando.
di Matteo Giuliani
GIUGLIANO. Al via le "Cinque giornate di Giugliano contro la camorra". Ieri mattina la celebrazione in Via Monte Sion, luogo simbolo per la lotta contro le mafie, a Giugliano, dove nel 1980 fu uccisa Mena Morlando. La giovane fu usata come scudo umano da Francesco Bidognetti durante un agguato. Ieri è stata scoperta una lapide in suo onore e le è stata dedicata una strada, nel vicoletto del centro storico, proprio dove fu ammazzata 34 anni fa. Alla cerimonia hanno preso parte anche i suoi familiari e le istituzioni, tra cui i commissari Guetta e Colucci, Anna Copertino e Paola Cipolletta dell'associazione "Contro le mafie". I commissari presenti alla cerimonia, hanno esortato i giuglianesi a «fare ognuno la propria parte, per restituire dignità a questo territorio e a scuotere le coscienze dei suoi abitanti». Oggi prenderanno il via una serie di incontri e iniziative dove prenderanno parte anche personaggi importanti nel panorama della lotta alla camorra, come il magistrato giuglianese Raffaele Cantone, Roberto Ruocco, referente della Campania di Agende Rosse, lo scrittore Tonino Scala. Nel corso della cinque giorni, sono previsti anche numerosi incontri con le scuole e gli studenti.
Per approfondire
www.facebook.com/lecinquegiornatedigiuglianocontrolacamorra

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