sabato 11 febbraio 2012

A Napoli e provincia 2 negozianti su 3 non fanno scontrini

NAPOLI. In Campania i redditi sottratti a tassazione nel 2011 ammontano a circa 3 miliardi di euro, cifra riscontrata a seguito di circa 9mila verifiche patrimoniali e controlli fiscali effettuati. Questo il dato fornito dal comandante del Comando regionale Campania della Guardia di Finanza Generale, Giuseppe Mango, in occasione della presentazione dei risultati conseguiti lo scorso anno. Attenzione delle Fiamme Gialle sul fenomeno dell'economia sommersa che ha portato alla scoperta di 701 evasori totali che hanno celato all'erario redditi per un miliardo e 400mila euro, di 1.361 lavoratori a nero e 1.335 'irregolarì da cui il conseguente recupero di ritenute fiscali per oltre 26,3 milioni di euro e di contributi previdenziali per 3,5 milioni. Un'azione che, ha sottolineato il generale Mango, «è costante perchè la lotta all'evasione fiscale deve rifuggire da metodologie e strumenti sbrigativi, ma è anche vero che gesti simbolici come quelli di Cortina servono soprattutto quando riescono a scuotere la sensibilità pubblica provocando una modifica dei comportamenti della collettività e invocando virtù civiche spesso sopite e sacrificate se in conflitto con interessi personali». Dal generale, l'invito a non «circoscrivere il fenomeno e a non criminalizzare soltanto alcune categorie».

Secondo i dati forniti, infatti, non solo i commercianti evadono il fisco non emettendo gli scontrini, ma anche i liberi professionisti e i lavoratori autonomi. I dati, infatti, dicono che in Campania il 67,5 per cento dei commercianti non emette scontrino, pari dunque a due commercianti su tre, percentuale che sale nella provincia di Napoli attestandosi al 70 per cento, con punte del 90 per cento per alcuni tipi di servizi. Un comportamento che ha affermato il comandante del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, generale Giuseppe Grassi, «è trasversale a tutte le categorie commerciali e in particolare ai piccoli esercizi». Situazioni che hanno portato alla proposta di chiusura temporanea dell'attività in 873 casi. Ma il quadro non migliora se ci si riferisce ai liberi professionisti da cui è stato recuperato a tassazione un imponibile di circa 90 milioni di euro su 228 controlli effettuati. In aumento, «nell'ultimo periodo», come evidenziato dal generale Mango, «le chiamate di cittadini». «Questo - ha affermato il generale - è segno che forse si è risvegliata una coscienza pubblica, in relazione al fenomeno dell'evasione fiscale. Credo che forse c'è maggiore condivisione da parte del contribuente, che l'indecenza di nullatenenti che possiedono auto di lusso e imbarcazioni di pregio abbia superato la soglia di tolleranza e che siano situazioni avvertite come un oltraggio a chi paga regolarmente le tasse su cui, di conseguenza, grava una maggiore pressione fiscale».

Incremento alla lotta all'evasione fiscale, intensificazione del controllo sulla spesa pubblica e potenziamento delle azioni di contrasto alla criminalità organizzata. Sono questi gli obiettivi che il Comando regionale della Campania della Guardia di Finanza si è posto per il 2012. Obiettivi e azioni in linea di continuità rispetto a quanto realizzato nel 2011, «un anno - ha detto il comandante generale Giuseppe Mango - ha portato a ottimi risultati che sono indice dell'efficacia dei nostri controlli effettuati con strumenti sempre più sofisticati e con personale sempre più professionale». Nel corso del 2011, secondo i dati forniti, le Fiamme Gialle campane hanno accertato 37.807 violazioni penali e amministrative, 9.693 denunce a piede libero e 886 arresti. Accanto al contrasto all'evasione, di rilievo le azioni per il controllo della spesa pubblica a tutela del bilancio dello Stato. In questo ambito, attenzione non solo verso «i falsi poveri», ma anche verso imprese contrastando, è stato sottolineato, «comportamenti illeciti volti a ottenere indebite concessioni, fondi o agevolazioni». In particolare, i finanziamenti comunitari e nazionali indebitamente percepiti e scoperti ammontano a oltre 31 milioni di euro, mentre sono stati scoperti prima dell'erogazione e bloccati finanziamenti per 15 milioni e sono stati sottoposti a sequestro beni per 9 milioni di euro. Le frodi al bilancio comunitario riguardano soprattutto i fondi strutturali con particolare riferimento al Fondo europeo di Sviluppo regionale e al Fondo Sociale europeo.

La lotta agli sprechi della pubblica amministrazione ha consentito di segnalare alla Corte dei Conti 252 milioni di euro di danni erariali. Numerosi i reati di corruzione, concussione e abuso d'ufficio scoperti dai finanzieri che hanno portato a 195 denunce e 44 arresti. In merito al contrasto alla criminalità organizzata, 148 le persone denunciate e 16 gli arresti cui si aggiungono 336 milioni di beni sequestrati. Lotta al crimine che si configura con azioni contro il riciclaggio, l'usura, il traffico di droga che ha visto il sequestro di oltre 2 tonnellate di stupefacenti, il contrabbando e giochi e scommesse illegali su cui ha detto il generale Mango «a breve dovremmo conseguire un grosso risultato a seguito di operazioni». Attenzione anche al fenomeno della contraffazione del 'made in Italy': 6 milioni il valore delle merci sequestrate e 76 gli opifici chiusi. Tra le azioni anche la tutela del patrimonio ambientale che ha prodotto il sequestro di 53 discariche.
Il Mattino 08/02/2012

Camorra, preso latitante dei Di Lauro inserito in elenco primi 100 ricercati

NAPOLI - I carabinieri del nucleo Investigativo e del Ros di Napoli hanno catturato, a Salsomaggiore Terme (Parma) , un latitante inserito nell'elenco dei 100 ricercati più pericolosi: Antonio Petrozzi, 44 anni, ritenuto affiliato al clan camorristico dei «Di Lauro» operante nell'area Nord del capoluogo campano.

L'uomo è un elemento di spicco del traffico di stupefacenti, cocaina, eroina e hashish per conto dei Di Lauro. Era uccel di bosco da tre anni, per l'emissione di un ordine di carcerazione emesso a suo carico nel 2009 relativo a una condanna definitiva di 10 anni di reclusione per traffico internazionale e spaccio di stupefacenti.

I militari dell’Arma lo hanno individuato in una casa a 2 piani in via Parma, a Salsomaggiore Terme, che era stata presa in fitto dalla cognata e dove il latitante si era rifugiato insieme alla famiglia, la moglie e 2 figli maschi, di 17 e 11 anni. Quando i carabinieri questa notte hanno bussato alla sua porta nessuno ha aperto, cercando così di fare intendere che in casa non c’era nessuno. I militari non hanno desistito e hanno fatto irruzione nell'appartamento, trovando i suoi familiari al primo piano. Tutti hanno detto ai carabinieri di non aver sentito il campanello, aggiungendo di non avere idea di dove potesse essere il latitante.

Gli inquirenti hanno pertanto esteso le ricerche all'intero edificio e, al secondo piano, i carabinieri hanno invece scovato un mini appartamento nascosto in una sorta di mansarda all’interno del quale si era rifugiato il latitante. Vistosi scoperto, Antonio Petrozzi non ha opposto resistenza e si è lasciato ammanettare. Da ulteriori accertamenti è emerso che il ricercato, insieme con la famiglia, si era rifugiato da tempo nel parmense: se ne stava quasi sempre chiuso in casa perché temeva di essere catturato; moglie e figli invece conducevano una vita tutto sommato normale: la donna aveva iniziato a lavorare saltuariamente in ristoranti o pizzerie della in zona mentre il figlio più grande aveva trovato lavoro come pizzaiolo.

m.cer.

Al Pacino: «Napoli mi ricorda il Bronx, felice di venire e aiutare i suoi giovani»

di Luigi Roano
NAPOLI - «Sono felice di venire a Napoli, mi ricorda il Bronx il quartiere dove sono cresciuto. Sono ansioso di fare qualcosa per i giovani di questa bellissima città». Firmato Al Pacino. Evidente il riferimento alla possibilità di installare in città una costola della più famosa scuola di drammmaturgia al mondo, gli «Actors Studio». Come anticipato da Il Mattino il grande attore sarà in città al più presto per la prima europea del suo ultimo film: «Wilde Salomè» che sarà presentato al San Carlo e in contemporanea con altre 2500 sale. Il messaggio di Al Pacino è stato recapitato a Palazzo San Giacomo dopo una call conference con Marta Bifano, la responsabile di Ichnos Network Project hd che distribuirà il film del grande attore.

«Abbiamo comunicato via skipe - spiega la Bifano - in piena notte perché lui è a Los Angeles, è entusiasta dell’iniziativa e non vede l’ora di essere qui tra noi». Dunque il cerchio si sta stringendo e presto ci saranno le date ufficiali. «Accetto con entusiasmo l’invito del sindaco Luigi de Magistris e sono felice che dall’Italia, da Napoli parta una nuova modalità di fare cinema» l’ultimo pezzo del messaggio dell’attore.

Infondata la notizia di installare nella villa che fu di Walter Schiavone - a Casal di Principe - la sede della scuola di teatro. Comune e ministero dell’Interno hanno sì intenzione di proporre come sede un bene confiscato alla camorra. Ma quella villa è già stata affidata al consorzio Agrorinasce. «Intanto quella villa non è più come quella di Scarface che volle il boss - spiega il resposanbile Gianni Allucci - Non esiste più nulla di quel disegno, oggi è un’altra cosa. Inoltre sono lavori ancora in corso, ma soprattutto è stato già assegnata a dei giovani per altri progetti. Preciso anche che al di là di ogni considerazione nessuno mi ha mai contattato».

Tornando ad Al Pacino la vera stranezza è che il suo film, presentato a Venezia, non è stato ancora distribuito. Una sfortuna per il grande attore una fortuna per la città che ha avuto modo di aprire con lui questo canale. Che nasce a Venezia in occasione del Festival del cinema con il sindaco che andò li in missione. La presenza del protagonista de «Il Padrino» in città potrebbe in un futuro prossimo essere più stanziale grazie questa specie di dependance dell’Actors Studio, scuola di recitazione di cui Al Pacino è direttore. Del resto la volontà di voler «fare qualcosa per i giovani di Napoli» è qualcosa in più di un semplice desiderio. «A Venezia - ricorda la Bifano - Donald Ranvaud, head of Quarter di Ichnos, proponemmo a de Magistris di costruire insieme un evento distributivo e mediatico senza precedenti ci sono interessi comuni, Donald Ranvaud è anche coproduttore con Enrica de Biasi del film ”Wilde Salomè”. Organizzare la prima europea del film al San Carlo, in contemporanea con altri networks europei legati ad Ichnos invece fa bene alla nostra città». I costi? Non ci sarà o non dovrebbe esserci un caso Vecchioni, nel senso che la quota di Palazzo San Giacomo è irrisoria rispetto all’evento: 20mila euro, ovvero la location, il San Carlo e il relativo patrocinio. Saranno sostanzialmente gli sponsor a foraggiare l’evento con la Regione pronta a intervenire.
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mercoledì 1 febbraio 2012

Melito. Un corteo per dire no alla camorra

MELITO. Melito si mobilità per dire no alla camorra. L'iniziativa organizzata dalle associazioni presenti sul territorio, tra cui il Cominato per la Legalità e l'associazione Melitonline, è scaturita dopo gli agguati di camorra sfociati all'interno del clan degli scissionisti delle ultime settimane. Un lungo corteo di centinaia di persone ha preso il via per il centro cittadino. Il messaggio che i partecipanti hanno voluto dare alle istituzioni è stato: “Insieme per riscattare l'orgoglio di essere melitesi” rivolto esclusivamente alla malavita organizzata che, come è noto, attanaglia la città da molti anni. Il corteo ha preso il via alle 10.30 da Via Don Raffaele Abete. Tra i partecipanti anche gli alunni delle scuole elementari, medie e superiori, le associazioni di categoria e le istituzioni cittadine, tra cui la fascia tricolore Venanzio Carpentieri. Il corteo è stato guidato dalle associazione che hanno promosso la manifestazione, tra cui Melitonline, la web radio Wrong, la locale Pro Loco, il circolo Interforze Coip, la Protezione Civile e il Centro Sociale Anziani.
In serata si è svolto il consiglio comunale monotematico sulla sicurezza, alla quale hanno preso parte anche i parlamentari del Pd della Commissione Antimafia Luisa Bossa, Teresa Amato, Salvatore Piccolo e Andrea Orlando e dell'Idv Nicola Marrazzo. Assenti gli esponenti del Popolo della Libertà.

Scampia, il clan impone il coprifuoco

di Marco Di Caterino
NAPOLI - I clan sono in guerra, la camorra impone il coprifuoco. A Scampia e Melito. L’ordine, perché di questo di tratta, è stato recapitato con un porta a porta, degno dei migliori addetti di come si faceva una volta il censimento. Le donne «devono» stare in casa. E limitare al massimo le uscite di giorno. Di notte mai. I negozi devono chiudere tra le sette e mezza e le 8. I bar, per le ventidue. E guai a chi trasgredisce. Non era mai accaduto. Nemmeno durante la fase più tragica di quel bagno di sangue criminale che fu lo scontro tra la cosca di Paolo Di Lauro e quella degli scissionisti o spagnoli che dir si voglia. La libertà contingentata per oltre duecentomila anime, è scattata subito dopo la mattanza dei primi giorni di quest’anno, con cinque morti ammazzati in pochi giorni.

Sotto coprifuoco sono finite le zone di via Monterosa, quella della 167 e quella del quartiere Ises (ex Ice Snei) e del rione Don Guanella, un intreccio di parchi e rioni tra Scampia e i territori di Secondigliano e Miano. A Melito, la libertà ad orario è scattata per i due quartieri nati nel post terremoto del 1980, che come dappertutto sono chiamati quelli della «219», dal nome della legge per la ricostruzione. E nessuno ha protestato, contro questo provvedimento che sa di truppe di occupazione. A dare retta a radio piazza, il coprifuoco è stato imposto dal cartello Abbinante–Abate, che cerca di serrare le fila, dopo aver contato cinque morti ammazzati tra Scampia e Melito.
Questi avrebbero chiesto un aiuto «militare» al clan Polverino di Marano, che avrebbe inviato gente spietata. Dalla pistola facile. E dai modi spicci. Hanno collaborato al piano del contrattacco. E deciso di attuare un cordone protettivo, con le strade sgombre, per individuare meglio e all’istante la presenza dei nemici. E colpirli. Senza che ci scappi il solito morto che non c’azzecca e che poi scatena l’attenzione intorno a tutto «‘o sistema» con polizia, carabinieri e altre divise a presidiare il territorio.
E da una settimana le «facce dei maranesi» girano, come vere e proprie pattuglie, per la zona. Soprattutto di notte. Come le truppe di occupazione. Il cartello Abbinante–Abate, che nella Faida, aveva voltato le spalle a Paolo Di Lauro, schierandosi con gli scissionisti, dopo la spaccatura di questa galassia criminale, avvenuta esattamente tra gennaio e marzo del 2011, è ritornato sui suoi passi. Sotto l’ombrello dei referenti di «Ciruzzo ‘o milionario». E allora si è trovato al centro di un fuoco incrociato. I vecchi scissionisti (il gruppo Amato–Pagano) quelli nuovi (che radio piazza indica come capo da tale «Joe Banana», latitante da mesi), e poi la storica cosca dei Licciardi (masseria Cardone) che propende per una possibile alleanza con i nuovi scissionisti, hanno scatenato l’inferno. Non solo per l’ennesimo voltafaccia, ma soprattutto per un prepotente ritorno della cosca Di Lauro, data per morta troppo presto, ma che in realtà era, e lo è ancora, impegnata in un lavoro «diplomatico», senza spargimenti di sangue, finalizzato al recupero dei vecchi pezzi della clan.
Chi vive da queste parti, dopo la mattanza dei primi giorni di gennaio, aveva già percepito quale pericolosa sterzata aveva preso vicenda della guerra tra le cosche di Scampia. E così hanno fatto buon viso a questo gioco. Cattivissimo, inaccettabile e anche truffaldino. In questa parte di Napoli, mortificata, offesa e ora occupata dalla criminalità, nessuno ha mai creduto, nemmeno per un istante, che i delinquenti avessero avuto un atto di riguardo per le donne. Loro volevano, ed hanno ottenuto, l’unico scopo prefissato: le strade libere e il controllo totale del territorio.
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Coprifuoco a Scampia, allarme Ascom
di Paola Perez
NAPOLI - Scampia, Secondigliano, Melito, Miano: nel quadrilatero della faida le saracinesche dei negozi si abbassano e le porte delle case si chiudono prima del calar del sole, vuoi per ordine esplicito di chi deve gestire con maggiore comodità qualche affare illecito, vuoi per paura. Un fenomeno allarmante che il presidente dell’Ascom, Pietro Russo, arricchisce di dettagli e numeri: «Purtroppo è tutto vero. La parte sana del commercio, che insiste soprattutto sul quartiere di Secondigliano, è costretta a ”inchinarsi” di fronte alla prepotenza dei clan. Questo vuol dire sottomettersi al diktat del coprifuoco ma anche limitare la propria attività. Resistere, in quelle zone di periferia, significa venire a patti con i meccanismi del business illegale. Chi non lo fa è costretto a cedere terreno. Nel giro di un anno il trenta per cento dei negozi ha chiuso i battenti. Ed è solo in parte colpa della crisi: tra Scampia, Secondigliano, Miano e Melito questo succede essenzialmente per la pressione della camorra, per l’impossibilità di vivere una vita normale».

Ma davvero tutto il male si annida nell’estremo margine nord tra città e provincia? Purtroppo no, prosegue il leader dei commercianti: «Lo stesso fenomeno di coprifuoco, imposto o spontaneo, si comincia a verificare nel centro di Napoli. Ho già ricevuto numerose segnalazioni dalla zona dello Spirito Santo».

Da dove ripartire? Russo ha la sua ricetta: «Dall’Esercito. Perché sul territorio servono pattuglie in continuo movimento, capaci di imprimere un forte effetto deterrente. L’esperienza già fatta ci insegna che funziona. Alle forze dell’ordine non posso imputare alcuna colpa, lavorano tantissimo e con impegno. Ma serve uno scatto in avanti, altrimenti la morte del commercio e della legalità diventerà irreversibile. Non possiamo combattere con la fionda squadre di criminali armate fino ai denti».
Intanto il caso approda in Parlamento, con una pioggia di interrogazioni al ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri annunciate dal Pd: «A Napoli esiste ancora lo Stato? - si chiede la deputata Pina Picierno - il ministro riferisca immediatamente sulla vicenda del coprifuoco. Sarebbe intollerabile che un intero territorio fosse sottratto alla normale giurisdizione senza alcuna reazione da parte dei più alti rappresentanti delle istituzioni».

Sollecita un intervento immediato anche la deputata Luisa Bossa, puntando sulla necessità di alzare una barriera sociale: «È necessario che i Comuni, gli enti locali, le associazioni organizzino subito iniziative per il tempo libero, nelle ore serali, per dimostrare che i quartieri restano aperti a dispetto dei clan». La senatrice Teresa Armato parla di «guerra di camorra» e sollecita «un immediato rafforzamento della presenza della forza pubblica e con il pieno sostegno alle attività di inchiesta». «Non consentiremo a nessuno di tenere in ostaggio i cittadini», conclude il deputato Salvatore Piccolo .

Da Scampia si leva però un’altra voce, una voce che respinge al mittente la «gogna mediatica» del territorio. È quella di Angelo Pisani, presidente dell’ottava municipalità: «Ogni sera, qualche volta anche molto tardi, attraverso in moto o in auto le strade di Scampia per far ritorno a casa e non mi sono mai reso conto di un coprifuoco in zona, né mi è mai accaduto nulla. Purtroppo la gente non affolla le strade per il freddo, la crisi economica e forse anche per paura ma come in tutti i quartieri di Napoli. Basta gettare fango su Scampia, lavoriamo per sviluppare le sue potenzialità».

Pisani deve comunque ammettere, con amarezza, che sulla via della legalità c’è ancora strada da fare. «Nel quartiere ci sono ragazzini che hanno sul cellulare la foto del boss - racconta - e a parlare di coprifuoco c’è il rischio di alimentare miti sbagliati, qualcuno addirittura già esulta per la vittoria del clan».

'Seconda faida': tre scissionisti arrestati

NAPOLI. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli hanno dato esecuzione a un Decreto di Fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia a carico di 3 affiliati di spicco a un gruppo camorristico strettamente legato al clan dei cosiddetti “Scissionisti”, ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso e di associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti. L’attività investigativa, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha permesso ai Carabinieri, con indagini tradizionali e tecniche poi avvalorate da dichiarazioni di ben 10 collaboratori di Giustizia, di comprovare la gestione di una “piazza di spaccio” di eroina e cocaina nella Vanella Grassi, a Secondigliano, delineando l’organigramma del gruppo, composto da oltre 20 affiliati e documentare l’abbandono, durante la cosiddetta “faida di Secondigliano”, del precedente clan di appartenenza (i Di Lauro) per passare nelle fila dell’emergente clan “Scissionista” guidato dagli Amato-Pagano. Il gruppo della “vinella”, militarmente forte e ben organizzato, viene ritenuto in grado di spostare gli equilibri a favore di una delle fazioni che si stanno fronteggiando dall’inizio dell’anno nell’area a Nord di Napoli e che stanno originando quella che appare come una “seconda faida”, che ha già causato ben 5 omicidi.

Gli arrestati. Tra i nomi dei fermati, spicca quello di Salvatore Petriccione, 41 anni, conosciuto con il soprannome di ‘Totor ‘o marenar’ e indicato, anche da diversi collaboratori di giustizia, come il promotore del sodalizio criminale. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine per i suoi trascorsi nelle fila dei Di Lauro, è stato fermato dai carabinieri di Roma, dove si trovava sottoposto al regime della libertà vigilate. Altro personaggio di primo piano finito nella rete dell’Arma, è Salvatore Frate, 36 anni, alias “o paparacianni’, in passato, fermato con l’accusa di essere l’esecutore materiale dell’omicidio di Lucio De Lucia, padre del più noto Ugo. Omicidio che avrebbe commesso per accreditarsi agli occhi degli ‘scissionisti’ dopo aver abbandonato le fila dei Di Lauro. Accuse, però, ritenute senza sufficienti elementi probatori e, per questo, fu scarcerato pochi giorni dopo. L’ultimo a finire in manette è stato, invece, Gaetano Cursale, 38 anni, il meno noto dei 3 fermati. Si tratta di un ‘fedelissimo’ del gruppo come dimostra una conversazione intercettata durante una sua precedente detenzione e in cui l’uomo, pur di favorire due esponenti apicali del sodalizio, si dichiara disposto a ‘accusarsi tutta la droga’ trovata dalle forze dell’ordine. Risultano, invece, irreperibili, Fabio Magnetti, 23 anni tra pochi giorni, Rosario Guarino, 28, conosciuto con il soprannome di ‘Jo Banana’, e il ventinovenne, Mario Pacciarelli. I fatti contestati, si legge nel provvedimento, si basano, oltre che sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia ma anche su attività intesa di investigazione.

Casalesi, arrestato il figlio di Sandokan

La camorra casertana e la mafia siciliana avevano stretto un accordo per il monopolio dei trasporti su gomma e della commercializzazione di prodotti ortofrutticoli. In manette anche Gaetano Riina, fratello di Salvatore, capo dei capi di Cosa Nostra.

Maxi operazione contro il clan dei Casalesi. La squadra mobile di Caserta e il Centro Operativo Dia di Roma hanno eseguito sei ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip del Tribunale di Napoli, nei confronti di elementi di spicco del gruppo Schiavone della cosca casertana e della famiglia mafiosa Riina-Messina Denaro.

MONOPOLIO NEI TRASPORTI – Le indagini hanno evidenziato la strategica alleanza tra la camorra casertana ed imprenditori siciliani organici alla cosca Riina-Messina Denaro, al fine di conquistare il controllo monopolistico dei trasporti su gomma e della commercializzazione all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli provenienti dalla Sicilia in regime esclusivo sui mercati campani e del basso Lazio. Svelato anche un ingente traffico di armi, acquistate nell’Est Europa dai Casalesi, realizzato utilizzando gli autotreni delle imprese di trasporto controllate e gestite dalle organizzazioni camorristiche.
GLI ARRESTATI – Tra i destinatari delle misure restrittive figurano Nicola Schiavone, 32enne figlio di Francesco, soprannominato “Sandokan”, capo indiscusso dei Casalesi, e Gaetano Riina, 78 anni, fratello di Salvatore, capo dei capi di Cosa Nostra. In manette sono finiti anche Carmelo Gagliano, 45enne di Marsala (Trapani) e Pasquale Coppola, 24 anni, nato a Pollena Trocchia (Napoli). Tutti sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, illecita concorrenza, detenzione e porto illegale di armi da guerra, reati aggravati dalla metodologia mafiosa.
PROVVEDIMENTI ANNULLATI IN PRECEDENZA PER VIZI FORMALI – Ai destinatari delle misure restrittive erano già stati notificati analoghi provvedimenti lo scorso 15 novembre, annullati poi dal Tribunale del Riesame di Napoli per vizi formali, cioè «per mancanza delle motivazioni autonome» del gip rispetto alle richieste conclusive della Procura Antimafia di Napoli. Vizio formale poi superato che ha consentito di reiterarli lo scorso 20 gennaio sulla base dei gravi indizi di colpevolezza acquisiti.