sabato 16 ottobre 2010

Misure regionali per i disoccupati

I disoccupati in Campania non sono tutti eguali. Quelli di Napoli, violenti e delinquenti, sono degni di ogni attenzione, quelli della provincia di Napoli, anche se sono molti di più e hanno maggiori difficoltà di inserimento non contano niente, così come quelli delle altre province campane. Non si capisce perchè Napoli, la cui popolazione è meno di 1/5 di quella Campania, debba ingoiare più della metà delle risorse economiche della Regione, fondi europei compresi. Va bene che è la capitale, ma non si giustifica un assorbimento di risorse che è scandaloso ove si pensi al livello degli sprechi e delle malversazioni.L'esempio del reddito di cittadinanza è emblematico. A Napoli toccavano 1/5 delle misure di assistenza; ne sono state attribuite più della metà a danno delle famiglie povere del resto della Regione. Come era prevedibile, i controlli della Guardia di Finanza hanno evidenziato che a Napoli su dieci famiglie destinatarie del contributo ben sei non ne avevano diritto, mentre nel resto della regione solo due su dieci avevano presentato carte false. Oggi, le misure a favore dei disoccupati di lunga durata (leggi disoccupati organizzati) di Napoli non trovano alcuna giustificazione se non quella di alleggerire le situazioni di tensione in città, sulle quali non si vuole intervenire con misure di ordine pubblico, così come avviene nelle altre province della regione. Il paradosso è che nelle altre città capoluogo della Campania ai disoccupati è permesso manifestare ma senza creare problemi ai cittadini e soprattutto senza scontri con la polizia, incendio di autobus e di cassonetti, così come avviene quotidianamente a Napoli ad opera di delinquenti mascherati da disoccupati. Il risultato è che i facinorosi e i delinquenti vengono premiati da istituzioni pavide quando non colluse.

Rifiuti


Rifiuti, denuncia su Consorzi bacino: in 1250 pagati per non lavorare

Napoli, 13 ott (Il Velino/Il Velino Campania) - Il caos rifiuti in Campania si arricchisce, sul fronte burocratico, di nuove pagine. Nuove denunce aprono, infatti, squarci di cattiva gestione. Il Consorzio unico di bacino sta affondando nei debiti perché i Comuni non pagano. In una lettera di cinque cartelle indirizzata ai prefetti di Napoli e Caserta e alla magistratura, il commissario liquidatore Gianfranco Tortorano denuncia il paradosso: da una parte le stesse amministrazioni che dichiarano di non avere soldi per il Consorzio li trovano inaspettatamente per stipulare contratti con i privati; dall’altra questi distacchi per i contribuenti si traducono in un servizio pagato due volte. Un corto circuito evidente - poi - per i dipendenti (1250 solo per l’articolazione casertana) retribuiti - magari a singhiozzo, ma comunque retribuiti - per non svolgere il loro lavoro.


Rifiuti e tumori, scandalo Campania

INTERNAPOLI. È l’inizio del 2007 e la comunità scientifica internazionale lancia un allarme: c’è un aumento esponenziale dei tumori in alcune aree del napoletano del casertano. Tutto sarebbe legato allo smaltimento illecito dei rifiuti tossici , dall’inquinamento delle falde acquifere. L’opinione pubblica è allarmata e corre ai ripari la Regione che vuole vederci chiaro.


E decide di «allargare la quota di popolazione coperta da registri tumori, in particolare
estendendo l’osservazione alla provincia di Caserta e all’intera provincia di Napoli». La delibera è del 17 luglio e arriva l’ok unanime della giunta per stanziare 2,5 milioni di euro. E invece? E invece del registro non c’è traccia. Impossibile, quindi, istituire procedimenti penali per disastro ambientale o epidemia colposa. Perché non bastano pubblicazioni scientifiche o pur serie indagini epidemiologiche: occorre il registro ufficiale dei tumori che in Campania è istituito solo in provincia di Salerno e presso la ex Asl Napoli4.

Ci rientra per un pelo solo Acerra ma rimangono fuori comuni considerati a rischio come Giugliano, Villaricca o Qualiano. E Napoli, soprattutto. Tanto che ieri il pm Stefania Buda è costretta a chiedere l’archiviazione (si decide a novembre) dell’inchiesta per i presunti veleni smaltiti nella discarica di Pianura. Perché non bastano i dati a dispozione per dimostrare che abbiano inciso sulla salute di chi ha vissuto per anni accanto alla ex Difrabi. E così sarà per ogni inchiesta simile a meno che la presunta fonte di inquinamento non sia compresa nei 35 comuni dell’ex Napoli 4 o nel salernitano. 

Lo sappia in anticipo e si metta l’animo in pace chi abita vicino la discarica di Chiaiano o accanto quella di Terzigno. Nessuna inchiesta, nessuna ipotesi di futura class action senza il registro dei tumori. Senza contare che la finalità dello strumento è anche quella di sorvegliare l’insorgenza di patologia neoplastica in rapporto all’esposizione a sostanze cancerogene, biologiche e ad altri fattori di rischio. Niente da fare, per ora. 

«Ci fu un allarme e decidemmo - spiega l’ex assessore regionale alla Sanità Angelo Montemarano - di intervenire per evitare panico tra la popolazione. Coinvolgemmo pure l’Istituto superiore della Sanità e il ministero della Salute che inviò i propri tecnici per monitorare la situazione». E il registro per cui furono stanziati anche 2,5 milioni di euro? «Onestamente da lì a poco - spiega - lasciai la carica. E non saprei dirle perché non se ne fece nulla». Tre anni di buco, l’oblio sino alla richiesta di archiviazione per l’indagine di Pianura. Perché per dimostrare eventuali nessi tra le discariche e le morti non basta il registro dei decessi. «Il finanziamento fu stanziato ma non è mai seguito l’atto dirigenziale che erogava materialmente i fondi per il registro», spiega Vittoria Operato, giovane avvocato specializzata in tematiche ambientali e iscritta a Generazione Italia, l’associazione di Gianfranco Fini.

La legale segue l’associazione «la Terra dei fuochi», il gruppo che ogni giorno mette in rete i video dei roghi appiccatti nel Giuglianese per smaltire rifiuti tossici. Materie plastiche e copertoni, soprattutto. Miasmi terribili che appestano la salute della gente. «Se pure si istituisse il registro domani, ci vorrebbero almeno un paio d’anni - spiega il legale - per istituire un eventuale procedimento per il giuglianese. Altrimenti il muro delle risultanze probatorie non verrà mai scavalcato. Il registro delle morti, infatti, non basta a dimostrare nell’inquinamento ambientale la causa dei decessi».

Adolfo Pappalardo
ilmattino.it - 12/10/2010
http://www.internapoli.it

sabato 9 ottobre 2010

Patto delle tre mafie per uccidere magistrati

Raffaele Cantone

GIUGLIANO. Ci sarebbe un piano delle mafie per uccidere il giudice Cantone e i pm Lari e Pignatone. Questo il contenuto di una missiva anonima, confezionato da mani esperte, recapitato nei giorni scorsi alla Procura di Caltanisetta, la stessa che indaga sulle morte di Borsellino. La lettera, recapitata al capo dell’Ufficio, Sergio Lari, ha la forma di una nota riservata, che sembra essere stata compilata dagli organi investigativi o dagli apparati addetti alla sicurezza. Un documento che inserisce il bazooka fatto trovare ieri mattina a Reggio Calabria in una strategia più complessa, che parte da lontano e che rimanda all’epoca tragica delle stragi e delle bombe. Un disegno che coinvolgerebbe Cosa nostra, ’ndrangheta e camorra, insieme per rispondere all’offensiva dello Stato sul fronte della criminalità. Intanto, il Viminale ha deciso di mandare l’esercito a Reggio Calabria per vigilare sulle procure. 

Rosaria Capacchione
Il Mattino il 07/10/2010
http://www.internapoli.it/articolo.asp?id=19187

Emergenza roghi: In giro con i Rangers nel comprensorio

GIUGLIANO. “Vai, vott’ o’ sacchetto ‘nterr, tanto fra quacche juòrno qualcun appiccia tutte cose”. Girare nel comprensorio giuglianese è come visitare una mega discarica a cielo aperto di 94 chilometri quadrati. Soprattutto quando si calpestano le piccole viuzze di campagna, le stradine di periferia o le arterie della fascia costiera. Quelle dimenticate, dalle istituzioni che latitano, dai cittadini, almeno alcuni, assuefatti oramai nel vivere in piccole favelas. Via Bosco a Casacelle, via Ripuaria, via Madonna del Pantano, via Staffetta sono terre di nessuno. Inutili le segnalazioni dei Rangers d’Italia, corpo di volontari che, in supporto alle Istituzioni, ha come scopo la protezione dell'ambiente naturale, la prevenzione del degrado ecologico, la protezione civile e la protezione degli animali. Diciannove le unità operative a Giugliano. Una sola l’auto a disposizione, un’Alfa 155 con impianto a gas con la quale girano il territorio per segnalare discariche abusive e sversatoi illegali. Si autotassano per pagare le spese della benzina, “perché dal Comune non riceviamo un euro, ci è stata concessa solo la sede”. Operano non solo a Giugliano ma anche in altri paesi della provincia napoletana come Pozzuoli, Torre del Greco, Saviano, Brusciano e Mugnano, dove si occupano anche della vigilanza della villa comunale. Nessuna convenzione stipulata invece con il Comune di Giugliano. “Abbiamo pochi fondi a disposizione, riusciamo a fare il nostro lavoro solo grazie al volontariato di 19 persone che danno l’anima per salvaguardare il territorio – afferma Feliciano Pragliola, caposervizi del Corpo dei Rangers di Giugliano – oltre a segnalare le discariche inviando fax al Comune non possiamo fare nient’altro”. Perché non potete fare multe contro chi sversa i rifiuti fuori orario? “Ci vorrebbe l’autorizzazione del sindaco, non ci è stata concessa”. Sessanta le segnalazioni inviate al Comune nel 2010, la media di 5 al giorno. Lo ‘spazza tour’ inizia da via Bosco a Casacelle, dove qualche settimana fa si è registrato l’ennesimo mega rogo di rifiuti tossici. Materiali solidi urbani, cartoni, fusti tossici, pezzi d’auto, carcasse di elettrodomestici, mobili, amianto, buste di plastica: tutto pronto ad essere dato alle fiamme. “Siamo passati qui 48 ore fa e non c’era niente. Questa discarica è stata creata in meno di due giorni” – afferma Jean Pierre Coco, vicecapo servizi dei Rangers – tra qualche giorno non troveremo più niente”. “I rifiuti verranno rimossi?”. “No, è tutto pronto per essere incendiato. Quando vengono messi i materassi e i copertoni significa che è tutto pronto. Per non parlare degli allacci abusivi, abbiamo denunciato ai vigili questo scempio”. Il riferimento è ai fili che dalla cabina posta fuori strada, il cui percorso è stato modificato in modo da arrivare direttamente nelle case. Proseguiamo nel tour dirigendosi verso la fascia costiera. Via Madonna del Pantano e via Ripuaria sono praticamente due discariche a cielo aperto. Nei pressi della vecchia isola ecologica le situazioni più degradanti, con cumuli enormi di spazzatura accatastati sul ciglio della strada. L’area è stata posta sotto sequestro dalla polizia municipale dopo decine di denunce presentate dai cittadini”. Ai margini della strada ragazzi di colore attendono l’arrivo delle auto per guadagnarsi qualche spicciolo. In cambio di monete il cittadino non si sporca le mani facendo gettare il sacchetto all’extracomunitario. Una storia che si ripete giorno dopo giorno sotto l’occhio indifferente di una città che sta affogando nell’indifferenza.

domenica 3 ottobre 2010

«Le Vele? Un monumento da salvare»


NAPOLI (2 ottobre) - Da ecomostri a monumenti, da obbrobri a patrimoni da tutelare. Al centro della rivoluzione ci sono le Vele di Scampia, tristemente note in tutto il mondo come simbolo di degrado, insicurezza e illegalità. Da decenni si discute e si lavora per demolirle, ma molto presto saranno intoccabili. È la volontà di Stefano Gizzi, sovrintendente per i beni architettonici e paesaggistici, che ha avviato una procedura urgente per istituire un vincolo di legge sugli edifici. È tutto nero su bianco, in una lettera inviata ai funzionari della Sovrintendenza, alla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Campania ed al Comune di Napoli. L’obiettivo della missiva è la predisposizione in tempi rapidi di «tutti gli atti propedeutici ad un’eventuale dichiarazione di interesse culturale per il complesso storico-architettonico-urbanistico delle Vele, soprattutto in relazione a quanto previsto dal codice dei Beni culturali in riferimento ai valori della storia, della cultura, della civiltà e della vita sociale». 

Ma perché questa decisione? Secondo Gizzi si tratta di un’opera importante, «progettata dall’insigne architetto Franz Di Salvo e riportata in una copiosa letteratura». A questo punto dalla data di invio della lettera (il 14 settembre scorso) gli enti interessati hanno un mese di tempo per presentare eventuali osservazioni. Poi dovrà arrivare il via libera del ministro Sandro Bondi. Si va dunque verso lo stop alle ruspe che, nonostante la carenza di fondi, sono già entrate in azione nel quartiere per abbattere due delle sette Vele. 

Nati a seguito della legge 167 del 1962, gli edifici a forma triangolare si ispirarono ai princìpi delle unitées d’habitations di Le Corbusier e alle strutture «a cavalletto» proposte da Kenzo Tange. Il progetto iniziale messo a punto da Di Salvo prevedeva la realizzazione di grandi unità abitative dove centinaia di famiglie avrebbero potuto integrarsi e creare una nuova comunità, gettando le basi per un riscatto sociale. 

Accanto alle Vele, inoltre, avrebbero dovuto vedere la luce centri sociali, uno spazio di gioco per bambini ed altre attrezzature collettive. Il sogno si è però trasformato in un incubo poiché il complesso residenziale è diventato un ghetto, regno della spaccio e della delinquenza. 

Anche il regista Matteo Garrone ha scelto di ambientare nelle Vele molte scene del film «Gomorra». Da qui il pressing della politica per arrivare in tempi brevi alla demolizione o almeno ad un cambio di destinazione d’uso, come stabilito dal consiglio comunale...

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Arrestato l'avvocato che lesse in aula il proclama contro Saviano

INTERNAPOLI. Lesse in aula, per conto dei suoi clienti boss, un proclama che aveva il sapore inequivocabile dell'intimidazione nei confronti dello scrittore Roberto Saviano, della giornalista Rosaria Capacchione e del magistrato Raffaele Cantone che con il loro lavoro stavano dando molto fastidio ai Casalesi. L'avvocato Michele Santonastaso è stato arrestato dalla Dia di Napoli e con lui sono finiti in manette Michele Bidognetti, fratello del boss Francesco, il capoclan del quartiere Vomero Luigi Cimmino. Santonastaso nel processo Spartacus contro i vertici del potente clan casertano avanzò istanza di ricusazione del collegio giudicante leggendo una lettera, a nome dei boss, secondo la quale la Corte si lasciava influenzare dalle opinioni dello scrittore, della giornalista e del magistrato, oggi tutti sotto scorta per le minacce subite. La vicenda per la quale i tre sono stati arrestati non ha comunque a che fare con quel proclama: sono accusati di corruzione, falsa testimonianza e falsa perizia nell'ambito di un'inchiesta coordinata dai pm Antonello Ardituro, Francesco Curcio e Alessandro Milita.
L'inchiesta verte sugli espedienti adoperati per agevolare affiliati alle organizzazioni criminali Bidognetti, Cimmino e La Torre che ha portato all'emissione dei provvedimenti eseguiti dagli uomini della Dia diretti dal vicequestore Maurizio Vallone. Sono complessivamente dieci le persone indagate nell'ambito dell'operazione denominata Urania. Tra loro ci sono anche due periti fonici Alessandro Berretta ed Alberto Fichera, i quali, secondo l'accusa, attestarono falsamente che le voci intercettate in alcune conversazioni non appartenessero a Vincenzo Tammaro (affiliato al clan del quartiere Vomero capeggiato da Cimmino) ed Aniello Bidognetti, figlio del boss Francesco. Tammaro ed Aniello erano accusati di un duplice omicidio e grazie alla falsa perizia furono assolti. In cambio i periti ricevettero 120.000 euro. Santonastaso sarebbe stato l'organizzatore di questo e di un altro tentativo di «aggiustare» un processo, quello in cui il boss Augusto La Torre (poi divenuto collaboratore di giustizia) era imputato di un altro duplice omicidio. In aula si presentò l'imprenditore caseario Giuseppe Mandara, il quale fornì un falso alibi all'imputato: testimoniò infatti che il giorno del duplice omicidio di cui il boss era accusato, giorno di Sant'Augusto, era andato a casa sua per fargli gli auguri e consegnargli una tangente. Fu proprio La Torre, dopo la decisione di collaborare con la magistratura, a rivelare che l'alibi era falso. 
Ad accusare il penalista sono diversi collaboratori di giustizia tra cui Anna Carrino, ex compagna di Francesco Bidognetti. La donna riferisce che Santonastaso - retribuito dal clan con 10.000 euro al mese per la difesa del boss e dei due figli Aniello e Raffaele - si prestava a fare da collegamento tra il capoclan, i figli detenuti e gli altri affiliati. In una circostanza, l'avvocato si lamentò per il ritardo con cui gli venivano consegnati i soldi e la Carrino, proprio perchè il ruolo del legale era di importanza fondamentale per il clan, glieli anticipò prelevandoli dalla somma di denaro che lei stessa aveva ricevuto per Natale. (Il Giornale - 28/10/2010)
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Senza pane e senza speranza


Il messaggio del cardinale Crescenzio Sepe, durante la cerimonia dello scioglimento del sangue di S:Gennaro, è stato durissimo, chiaro e inequivocabile: a Napoli è mancato spesso il pane ma mai la speranza. Oggi, manca il pane e manca anche la speranza. Una condanna senza precedenti dei responsabili di questa situazione che è difficile non identificare con gli amministratori della città, i quali non riescono più nemmeno a riunirsi in Consiglio comunale per discutere le cose di ordinaria amministrazione che sembrano impegnare il loro tempo e la loro attenzione. All'ordine del giorno del Consiglio comunale non è mai stata messa: la povertà a Napoli e, quindi, il pane che manca a tante famiglie, a tanti bambini, a tanti anziani. Tanto meno il Consiglio comunale, magari su iniziativa del Sindaco, si è riunito sul tema: come possiamo dare una speranza a Napoli?
Il pane e la speranza non sono temi che interessano Sindaco, Assessori, Consiglieri comunali:Le cose che a loro interessano sono le assunzioni e le nomine nelle società partecipate; gli appalti e le consulenze per Bagnoli; la divisione dei posti nei CdA delle società controllate dal Comune; l'assunzione di amici e parenti; la distribuzione di cariche, consulenze professionali e prebende. Solo su queste cose sono tutti presenti e disposti anche a scannarsi. Persino l'assistenza alle fasce deboli della popolazione diventa mercato delle associazioni e delle cooperative cui distribuire i fondi disponibili non per alleviare la condizione umana e sociale dei derelitti ma per fare politica clientelare.
Il fatto che una famiglia su quattro sia in condizione di povertà, che i giovani diplomati e laureati siano costretti ad emigrare per cercare lavoro, che immigrati e rom vivano in condizioni indecenti, che l'economia della città vada a rotoli, non è un problema che li riguarda. Al massimo sono capaci solo di chiedere che se ne occupi il Governo, mandando in città altri soldi che prontamente verranno dirottati nella direzione delle cose che a loro più interessano e che non sono certo i poveri e i derelitti.
Alla speranza ci deve pensare la Chiesa, non certo il Comune.