sabato 24 ottobre 2009

Ruspe pronte in venti Comuni. Al via gli abbattimenti di case abusive

NAPOLI - Pronti a buttarli giù. Manufatti abusivi individuati dalla magistratura e destinati ad essere demoliti. All'inizio della prossima settimana, la Procura Generale di Napoli darà il via agli abbattimenti. Sono infatti stati conferiti tutti gli incarichi alle ditte, dunque si può procedere. Sotto il profilo dell'ordine pubblico, sono stati mobilitati polizia e carabinieri. Stando a quanto apprende l'agenzia Il Velino, le ruspe entreranno in azione scortate, in tre comuni che fanno parte della lista generale degli abbattimenti. Gli interventi infatti sono stati programmati una volta a settimana fino a fine novembre.
L'ELENCO COMPLETO - Ecco l'elenco completo dei comuni su cui interverrà l'azione demolitrice della Giustizia: Casola, Napoli, Afragola, Pompei, Pimonte, Gragnano, S. Maria La Carità, S.Antonio Abate, Lettere, Cardito, Massa Lubrense, Forio d'Ischia, Procida, Villaricca, S. Antimo, Capri, Pozzuoli, Somma Vesuviana, Villa Literno e Casal di Principe.
PRESIDI DI RESISTENZA - In alcuni di questi territori, si stanno tenendo in queste ore riunioni volte ad organizzare un presidio di resistenza. La situazione è molto delicata visto che gli abbattimenti obbligheranno molti nuclei familiari ad abbandonare le proprie abitazioni. Alla Procura Generale di Napoli, è giunto nei giorni scorsi un dossier che elenca quanti bambini e quanti diversamente abili sono presenti nei manufatti che dovranno finire sgretolati. È stato il tentativo in extremis di fermare gli interventi, ma non è servito. Saranno i sindaci, come stabilito per legge, a garantire una sistemazione alle fasce deboli.

mercoledì 21 ottobre 2009

ABUSIVISMO:CASE E HOTEL SU ANTICA DOMIZIANA,38 INDAGATI

A VARCATURO DI GIUGLIANO SCOPERTE PRATICHE CONDONO FALSIFICATE (ANSA) - NAPOLI, 19 OTT - Appartamenti, villette e un albergonon distanti dal mare, in un posto dove si respira ancora lastoria perche' li', via Ripuaria a Giugliano, in provincia diNapoli, incrocia un tratto dell'antica Domiziana che conservaancora le pietre dell'epoca. Fotografie aeree ritoccate,bollettini postali con date precedenti all'introduzione deimacchinari con cui sono stati stampati, falsi documenti relativia pratiche di condono, concessioni edilizie rilasciate a personeche risultavano gia' decedute: era stato tutto predisposto concura per realizzare il complesso residenziale composto da 98unita' abitative e un albergo, un affare da 20 milioni di euro.Oggi la Guardia di Finanza di Giugliano, diretta dal comandanteLuigi Migliozzi, ha posto sotto sequestro preventivo un'area dioltre 52 mila metri quadrati, per un valore complessivo di 40milioni di euro, destinata in origine a usoturistico-alberghiero e diventato, invece, di tipo residenziale. Per la prima volta, sottolineano le Fiamme Gialle, e' statoaccertato il diretto coinvolgimento di organizzazionicamorristiche nella speculazione edilizia. Le indagini hannorivelato che, negli anni, sono stati tre i clan che siinteressati all'affare: Rea, Nuvoletta e Mallardo, tuttioperanti nella zona di Giugliano. A confermare le ipotesi degli investigatori anche ledichiarazioni di due pentiti Salvatore Izzo, faccendiere di unesponente del clan Nuvoletta, e Gaetano Vassallo, che ha gestitole discariche tra Giugliano e Parete per lo smaltimento dirifiuti speciali e vicino al clan dei Casalesi, storici alleatidei Mallardo. Entrambi hanno confermato che le speculazioniedilizie sono riconducibili ai clan. Le loro dichiarazioni, chesi sono dimostrate convergenti e rese in maniera indipendente,hanno permesso agli inquirenti di contestare l'aggravantedell'agevolazione camorristica per alcune delle personecoinvolte nell'inchiesta. Il villaggio dei clan e' stato realizzato in un'areasottoposta a vincoli di natura archeologica - per la presenzadell'Appia Antica - e militare per la presenza di una baseaeronautica. L'amministrazione comunale, poi, ha provveduto aregolarizzare la situazione, rilasciando concessioni insanatoria illecite fondate su 105 atti falsi per il condonoedilizio che si riferivano a lavori non ancora eseguiti almomento dell'inoltro della domanda. Il villaggio dei clan e' stato realizzato materialmente negliultimi 7 anni, ma la storia comincia da lontano, dal 1976 quandoil terreno viene acquistato da Eleonora Basso, moglie diFrancesco Rea. Nel '90, l'area e' stata rivenduta a due societa'la Solemar e la Marenola '89. Solo in anni recenti, nel 2004, e'arrivata una terza societa' L'Obelisco che ha poi dato il nomeanche al parco posto sotto sequestro. (ANSA).
ABUSIVISMO: GIUGLIANO; TRA INDAGATI 2 SINDACI PRO TEMPORE (ANSA) - NAPOLI, 19 OTT - Sono 38 le persone indagate instato di liberta' coinvolte nell'operazione ''Puff Village''condotta dalla Guardia di Finanza di Giugliano (Napoli) con ilcoordinamento della Dda di Napoli che ha portato alla luce unafitta rete di connvienza tra criminalita' organizzata eamnministratori e tecnici comunali. Tra loro due sindaci pro tempore del Comune alle porte diNapoli, Pasquale Basile, primo cittadino nel '90 e GiacomoGerlini, nel '93. Indagato anche il sindaco uscente FrancescoTaglialatela che, all'epoca dei fatti, era assessoreall'Urbanistica del Comune di Giugliano e componente dellaCommissione edilizia. Anche l'attuale direttore generale dell'ospedale Cardarellidi Napoli, Rocco Granata, risulta indagato perche' nel 1993faceva parte della Commissione edilizia del Comune. Anche un magistrato coinvolto nell'indagine della Guardia diFinanza: e' Giuliano Perpetua, presidente della cooperativaSolemar che nel '90 aveva acquistato il terreno sul quale orasorge il complesso immobiliare abusivo. L'uomo ha lasciatol'incarico di presidente della societa' quando ha saputodell'esistenza di un'indagine. Tra le persone indagate 27 risultano essere funzionaripubblici, un ufficiale sanitario e numerosi gli imprenditori e icostruttori. (ANSA).

giovedì 1 ottobre 2009

La Lega e il Sud, così Bossi e i suoi tolgono due miliardi alla sanità meridionale

NAPOLI (13 agosto) - Cosa vuole la Lega? È la domanda che si fanno i commentatori sui giornali, stupiti e forse un po’ storditi dalla raffica di proposte su gabbie salariali, bandiere e dialetti. Le cose, forse, sono molto più semplici: la Lega vuole soldi. I primi conti sul federalismo fiscale, infatti, mostrano che il cosiddetto dividendo per il Nord non ci sarà o sarà molto modesto.Al contrario di quel che si pensa, infatti, il Sud non è affatto il bengodi della spesa bensì la patria della cattiva spesa. Per la sanità, la principale voce dei bilanci regionali, la spesa procapite è in Campania e in tutte le regioni del Mezzogiorno (Molise escluso) inferiore alla media nazionale. Certo, i servizi offerti al cittadino sono molto carenti, ma secondo i principi che ispirano la riforma federalista gli standard di qualità del servizio dovrebbero migliorare. Quindi il Sud dovrà imparare a spendere bene le risorse ma non dovrebbe vedersele tagliare. La Lega allora ha pensato di aggirare il problema ripescando un’ipotesi già presente nel disegno di legge sul federalismo fiscale approvato dalla Regione Lombardia e poi accantonato. La proposta era di ridurre la perequazione, cioè il fondo di solidarietà verso le regioni deboli, in proporzione al minor costo della vita. Se per gestire un ospedale in Veneto si paga 100, è il ragionamento, per un identico ospedale del Sud devono bastare meno soldi perché al Sud la vita è meno cara. La Banca d’Italia ha stimato in un 16% il differenziale Nord-Sud e questo vorrebbe dire che 100 in Veneto si traduce in 84 in Sicilia o Campania. Il progetto della Lega è di partire dal costo del personale, perché i macchinari sanitari e i farmaci non hanno prezzi regionali. Nelle otto regioni del Sud secondo i dati più aggiornati (relativi al 2007) il costo del lavoro è di 11,7 miliardi, considerando i quattro comparti: sanitario, professionale, tecnico e amministrativo.La quota di costo del personale sanitario del Sud non desta scandalo, perché è del 35% cioè in linea con la popolazione residente. Ma se la si potesse ridurre del 16% ci sarebbe un risparmio di quasi 2 miliardi (per l’esattezza 1.866 milioni, di cui 504 in Campania) con un’immediata riduzione del fondo di perequazione. E quindi con l’arrivo di un primo dividendo al Nord. Per ora una cinquantina di euro per abitante, poi l’operazione si potrebbe ripetere per gli insegnanti e per tutti i dipendenti pubblici che non sono ancora a carico dei bilanci regionali.

Napoli, palazzo San Giacomo discarica sotto le finestre di sindaco e assessori

NAPOLI (16 settembre) - Rifiuti sotto i balconi di Palazzo San Giacomo. Cumuli di immondizia dietro l’angolo del municipio, sotto le finestre di sindaco e assessori. L'allarme scoppia al civico 15 di via San Giacomo, dove i residenti sono impegnati da oltre un anno, in denunce, querele ed esposti alla procura della Repubblica. Ogni giorno, il marciapiede e lo stesso porticato, di cui è dotato il palazzo, traboccano di rifiuti di ogni genere al punto di impedire la normale circolazione dei passanti, dei veicoli ma soprattutto, ostruendo l'ingresso nel portone del civico, che vede i condomini costretti a scavalcare l'immondizia.La situazione, che nonostante le segnalazioni all'Asl di competenza e ai dirigenti per la raccolta rifiuti è oramai cronica, riguarda la presenza di cinque cassonetti depositati di fronte al palazzo e destinati ad un'utenza circoscritta alla zona limitrofa degli stessi. Nonostante ciò all'interno dei bidoni viene buttato ogni tipo di materiale, dai rifiuti organici sversati dagli esercizi commerciali di frutta e verdura, agli oggetti destinati alla raccolta differenziata, operazioni illecite svolte ad ogni ora del giorno, così da riempire i cassonetti già in tarda mattinata e occupare, nelle ore successive, il marciapiede ed il porticato con sacchetti con un vero e proprio tappeto di immondizia maleodorante. «Ci vergogniamo di invitare a casa ospiti - confessa un residente- e subiamo un vero e proprio danno psicologico alla vita di relazione a causa dei mucchi di immondizia che quasi invadono l'ingresso del portone». Gli abitanti del quartiere affermano che i cassonetti, a dispetto del loro giusto utilizzo, vengono adoperati da molti negozianti di via Toledo e dei vicoli adiacenti, raccogliendo anche la differenziata, che invece dovrebbe essere depositata nelle campane su via Medina. «Il culmine dell'immondizia - afferma un condomino - si raggiunge in tarda serata, ma già alle dieci del mattino i cassonetti si riempiono, senza contare che nelle ore notturne i barboni utilizzano il portico come toilette, siamo arrivati al punto di pagare privatamente un servizio per igienizzare il pavimento stradale con l'amuchina e salvaguardare la nostra dignità». A gran voce i residenti pretendono la rimozione della sporcizia ed un ricollocamento dei cassonetti. (m.chiap.)

venerdì 18 settembre 2009

Dal “Report sulla competitività mondiale 2009-2010″

L’Italia sale di una posizione quest’anno, arrivando 48ima, restando tuttavia al gradino inferiore fra i membri del G7. Il paese continua a comportarsi bene nelle aree piu’ complesse misurate dall’Indice di Competitivita’ globale, particolarmente per quanto riguarda la sofisticatezza dell’ambiente economico. L’Italia si classifica 20ima per la propria sofisticatezza economica, producendo beni che occupano posizioni di alto livello nella catena dei valori e usando i piu’ recenti processi di produzione (14ima), grazie anche a forti agglomerati industriali (3a). L’Italia trae beneficio anche dall’ampiezza del suo mercato, il 9o piu’ vasto al mondo, che permette larghe economie di scala. Tuttavia, la competitivita’ globale dell’Italia continua ad essere frenata da alcune critiche debolezze strutturali presenti nell’economia. Il mercato del lavoro resta tra i piu’ rigidi al mondo, con l’Italia al 117imo posto su 133 paesi in quanto a efficienza del mercato del lavoro, il che costituisce un forte ostacolo alla creazione di posti di lavoro. Un’altra area problematica e’ rappresentata dalle finanze pubbliche deboli e da un debito pubblico che raggiunge un livello estremamente alto (si classifica 128ima su questo indicatore, persino piu’ in basso dell’anno scorso). Altre debolezze istituzionali includono alti livelli di corruzione e crimine organizzato e una percepita mancanza di indipendenza all’interno del sistema giudiziario, il che aumenta i costi del business e mina la fiducia degli investitori, con l’Italia al 97imo posto per quanto riguarda il proprio ambiente istituzionale.
italliadallestero.info

domenica 6 settembre 2009

Imprese, Napoli è la capitale italiana del caffé

Napoli, 21 ago (Velino/ Velino Campania) - Napoli è la regina del caffè. A dirlo non è solo il gusto forte e la notorietà transnazionale della più caratteristica bevanda partenopea, ma la Camera di Commercio di Milano secondo cui nel capoluogo campano c’è il più alto numero di imprese del settore d’Italia. Secondo la ricerca elaborata dall’ente camerale meneghina, e basata sui dati del registro delle imprese al quarto trimestre 2008 e 2007 e Istat 2007 e 2008, sono oltre mille le imprese italiane attive nella lavorazione del caffè, tè e altri infusi, che hanno fatto registrare la crescita del comparto del 3,5 per cento nell'ultimo anno. Secondo i dati diffusi ieri l’espresso si dimostra l’elemento trainante dell’intero settore, grazie alle 634 imprese attive sul territorio nazionale, in crescita del 5 per cento dal 2007. Regione leader la Campania (con 77 imprese e il 12 per cento del corrispondente totale), con Napoli che produce da sola il 5,6 per cento dell’indotto italiano. In crescita anche l’interscambio con i paesi esteri. Secondo la ricerca risulta che nel 2008 è stato importato caffè per un valore di oltre 900 milioni di euro ed esportato per 640 milioni. Tra i paesi amanti del caffè made in Italy figurano Stati Uniti (17,2 per cento), dalla Francia (16,5 per cento) e Spagna (9,3 per cento).

www.ilvelino.it

sabato 15 agosto 2009

Provincia di Napoli - E' polemica sui premi record ai dirigenti

NAPOLI (15 agosto) - Caccia ai responsabili del blackout telematico. In Provincia il Ferragosto è movimentato come mai, c’è chi addirittura teme un’azione dolosa per i frequenti guasti alla rete. Luigi Cesaro, il presidente, è fra questi, e promette di fare chiarezza senza se e senza ma in tempi rapidi. Ha aperto una inchiesta interna sull’accaduto. Spuntano, sul sito di Metronapoli, anche gli stipendi dei 49 dirigenti dell’ente di Piazza Matteotti. Tutti sopra - abbondantemente - i 100mila euro per un ammontare complessivo di oltre 6 milioni. Ed è questo il tema cogente. Perché non sono mancate le sorprese.I dati sono relativi al 2008 e contengono le «retribuzioni di risultato» del biennio 2006 e 2007. Si tratta di premi che scattano quando si raggiungono determinati obiettivi stabiliti dall’ente. E a giudicare dalla quantità di premi erogati c’è da giurare che i dirigenti abbiano ottenuto notevoli risultati. Peccato che la provincia di Napoli con i suoi 94 Comuni è ritenuta - dati alla mano - sinonimo di arretratezza sotto tutti i punti di vista. Nel monte stipendi dei dirgenti va registrato un altro cadeau - tassativamente, s’intende, per motivi istituzionali - quello del telefonino di servizio. Il meno pagato, si fa per dire, è Vincenzo Cortese, dirigente dell’area «Assetto del territorio» con 107mila e 637 euro. Il record è invece del segretario generale Franco Cardone con 233mila e 377 euro incassati. Cardone ha intascato solo per i premi la considerevole somma di 79mila 753 euro. Sul podio, dietro Cardone c’è Luciano Scetta dell’Area legale con 187mila 816 euro. Che supera il segretario però sul fronte dei premi, perché l’avvocato a questa particolare voce premi associa ben 96mila euro. Non se la passa male nemmeno Michele Castaldo dell’area Edilizia scolastica con i suoi 138mila e 378 euro dentro ai quali di premi ci sono 33mila 596 euro. Torniamo al blackout. A partire dal lungo comunicato che la Provincia ha diramato nel pomeriggio di ieri per spiegare lo stato dell’arte: «A causa di un blackout alla linea elettrica - si legge - che ha lasciato senza corrente per più volte e per diverse ore l’intero edificio di via don Bosco, sede dell’amministrazione provinciale presso la quale sono allocati i principali impianti informatici provocando ingenti danni alle apparecchiature che presiedono alla gestione dei servizi informativi dell’ente, non è al momento visualizzabile on line il sito istituzionale della Provincia di Napoli».Dunque la conferma che la rete è in panne e con essa tutte o quasi le attività della Provincia sono al palo. «I tecnici - scrivono ancora dalla Provincia - sono al lavoro dal momento del verificarsi del guasto e stanno procedendo al graduale ripristino dei servizi interrotti. La Provincia ha già avviato le procedure per l’accertamento di eventuali responsabilità sull’accaduto». È scattata - nella sostanza - l’inchiesta interna e il presidente sta valutando se è il caso di fare un esposto alla magistratura per verificare l’effettiva possibilità del dolo in questa vicenda che ha assunto i contorni del giallo. Prima di partire lancia in resta Cesaro attende la relazione dei tecnici. L’ente sta utilizzando il portale di Metronapoli per le comunicazione più urgenti: «In relazione alla mancata possibilità di accesso agli altri dati presenti sul sito istituzionale, l’amministrazione sta effettuando un’approfondita verifica circa il regolare prosieguo dell’esercizio della funzione amministrativa di competenza, riservandosi di adottare i provvedimenti opportuni per consentire sempre la massima trasparenza e la massima partecipazione».