Casandrino-Grumo Nevano. Genitori da zero in condotta.
Sembrerebbe trattarsi di una notizia di inizio Novecento dove, in un contesto socioculturale disagiato come quello del Mezzogiorno post-unitario, era veramente facile imbattersi in situazioni simili. Andare a scuola, anche solo per imparare a “leggere, scrivere e far di conto” era una condizione quasi privilegiata per i figli dei contadini campani. Mancanza di istruzione, arretratezza socioculturale, condizioni economiche che spingevano le famiglie più disagiate ad impiegare fin dalla tenera età i propri figli nelle attività di famiglia, come ad esempio il lavoro nei campi, minavano non poco l’efficacia delle riforma scolasticha che istituiva la scuola pubblica dell’obbligo (1859, Legge Casati). Sembrerebbe, dicevamo. Perché, di fatto, non è così.
La notizia della denuncia per inadempienza dell’obbligo scolastico è di quest’oggi. E fa riferimento a nuclei familiari residenti a Scampia e a Secondigliano. Ancora una volta, i quartieri famosi in tutto il mondo per essere stati il setting della faida di camorra che ha coinvolto il cartello camorristico dell’ “Alleanza di Secondigliano”, scatenando una guerra fratricida tra il clan Di Lauro e un cospicuo gruppo di famiglie distaccatesi e definite, poi, Scissioniste, salta alla ribalta della cronaca cittadina per un grave atto di illegalità.
Le indagini, che sono state condotte dal personale dell'ufficio minori, hanno evidenziato una gravissima tendenza alla dispersione scolastica. Tendenza frutto di problematiche serie che la periferia settentrionale tuttora non riesce a superare. La gravità della situazione è palesata dalle motivazioni per cui il fenomeno si è riacutizzato. Ciò che realmente sconcerta non è tanto la consapevolezza che i genitori dei ragazzi hanno del mancato rispetto dell’obbligo scolastico, bensì il fatto che siano proprio i genitori a spingere i loro figli a non frequentare la scuola dell’obbligo. Alcuni genitori, infatti, contattati dagli agenti della polizia municipale, coordinati dal generale Luigi Sementa, si sono giustificati dicendo che il lavoro dei loro ragazzi è necessario per contribuire a sostenere economicamente le famiglie disagiate.
Ci risiamo. La faida è cosa passata. L’attenzione dei media è completamente spostata sulle grandi politiche cittadine come il Forum delle Culture, la riqualificazione del Centro Storico ma nelle periferie si continua a vivere di stenti nel più buio disagio. Il numero delle denuncie effettuate dalla polizia municipale di Napoli stamani parla chiaro: i quartieri della periferia nord della città versano in uno stato di abbandono tale da meritare interventi massicci se si intende migliorare le condizioni di vivibilità dell’intero capoluogo campano.
Viene da chiedersi: come può accadere tutto ciò, se al posto di aprire nuovi centri di aggregazione e di scuole, si provvede a ridurre i costi della pubblica istruzione chiudendo edifici scolastici proprio nella periferia a nord della città?



