sabato 31 gennaio 2015

Esecuzione di camorra, ucciso e abbandonato nel boschi di Mugnano


di Bianca Bianco


Il sangue si staglia evidente nella neve. È quello di Attilio Di Grezia, 30enne di Mercogliano e presunto affiliato al clan Cava, trovato cadavere a Campo di Spina. Lì, a 975 metri, tra la neve caduta in questi giorni e davanti il rifugio bivacco dedicato agli escursionisti che vogliono raggiungere Montevergine, i killer hanno abbandonato il suo corpo privo di vita.

Gli hanno sparato quattro volte con una pistola: tre volte all'addome, una volta alla nuca. Un'esecuzione di camorra, compiuta altrove, terminata lassù, tra i faggi del bosco del Cupone, in pieno Parco del Partenio, al centro di un sentiero imbiancato. Il cadavere di Di Grezia era riverso supino a due passi dalla segnaletica della Comunità Montana, proprio al centro del bivio tra Vallifredda e Montevergine, poco lontano dalle tabelle che spiegano che un tempo in questi luoghi esistevano le neviere, antica fonte di sostentamento del Baianese.

Ad imbattersi nel corpo quasi congelato del giovane è stato, intorno alle 9,30 di ieri mattina, un cercatore di tartufi di Mugnano; la zona ne è ricca, l'escursionista era uno dei tanti che battono quei sentieri ricchi di tuberi. L'uomo si è accorto del fagotto al centro della strada, è sceso dall'auto e quando si è reso conto che si trattava di un morto ha chiamato i vigili urbani del Comando di Mugnano.
I caschi bianchi hanno raggiunto l'area insieme ai carabinieri sfidando i tornanti ghiacciati ed arrivando alla rada circondata dal faggeto subito circoscritta dal nastro bianco e rosso della Scientifica. Il cadavere di Di Grezia era cristallizzato nella posizione di chi è stato colto di sorpresa: le braccia in alto, le gambe scomposte, gli occhi aperti, una maglietta bianca alzata sul torace completamente intrisa di sangue. Indosso aveva anche un giubbotto nero, un paio di jeans e scarpe da ginnastica poco adatte al clima rigido di quelle altitudini.

Particolari che, insieme all'esame della salma effettuato dal medico legale Carmen Sementa, avrebbero confermato che il trentenne è stato picchiato selvaggiamente, ucciso probabilmente altrove almeno ventiquattro ore prima del ritrovamento e poi trasportato a Campo di Spina e abbandonato come la carcassa di un animale. I primi rilievi, coordinati dal sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Avellino Maria Teresa Venezia sono stati accompagnati da operazioni lunghe, rese difficili anche dal ghiaccio.

Solo in serata l'identità dell'uomo è stata resa nota, e con quella anche l'ipotesi che si sia trattato di un regolamento di conti interno al clan Cava. Il nome di Di Grezia spunta infatti tra i fascicoli dell'Operazione «Scacco agli estorsori», costola dell'operazione «Tempesta» con cui fu decapitato, nel 2008, il clan Cava, egemone nel Vallo di Lauro e con diramazioni anche nel capoluogo ed a Mercogliano. L'allora 24enne Di Grezia fu arrestato in quella occasione insieme a Bernardo Cava e Santolo Fabi per una serie di episodi estorsivi compiuti nei confronti di imprenditori dell'Avellinese. Poi un nuovo arresto nel 2009, con le stesse accuse, una condanna in primo grado e la scarcerazione nel duemiladodici. Un curriculum che pesa e lascia ipotizzare che Di Grezia sia stato vittima di un regolamento di conti.
Ora è caccia agli assassini che hanno giustiziato e abbandonato il 30enne. Si stanno mettendo a setaccio gli ambienti malavitosi della fascia del Partenio. Già ieri mattina a circa cinquecento metri dal cadavere è stato avvistato un furgone carico di legna forse rubata.

Il mezzo è stato poi trovato a Quadrelle, in località Morricone dagli agenti del Corpo forestale dello Stato, mentre due persone sono state ascoltate dai carabinieri. Secondo quanto emerso, non ci sarebbe collegamento con l'omicidio ma si tratterebbe di due persone scappate alla vista dei militari a Campo di Spina perché avevano caricato legname tagliato senza autorizzazione. Un giallo nel giallo.
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venerdì 30 gennaio 2015

La classifica di Trivago: Sorrento terza città al mondo per qualità hotel

NAPOLI. Torna nuovamente la tradizionale classifica di trivago, il motore di ricerca hotel più grande al mondo, che premia le 100 città del globo i cui hotel si sono distinti nel corso dell’anno passato per l’ottima reputazione online espressa dai clienti che vi hanno soggiornato. Trionfa nuovamente l’Italia con Sorrento, che scende di 2 posizioni nella classifica mondiale ma tiene forte il primato europeo ed è, ovviamente, la prima in Italia.

Dopo un anno torna il trivago Online Reputation Ranking*, una speciale classifica delle 100 città al mondo con gli hotel meglio valutati online, che prende in considerazione le destinazioni con un minimo di 130 strutture e almeno 60 recensioni per singola struttura. Vincitrice assoluta per il 2014, Sorrento mantiene saldo il podio mondiale con una valutazione di 84,70 su 100, anche se si classifica terza dopo Sanya in Cina e Hanoi in Vietnam, entrambe new entry con una reputazione rispettivamente di 86,94 e 84,76.

“Questa particolare classifica nasce lo scorso anno con lo scopo di decretare e premiare le destinazioni turistiche mondiali che si sono distinte per l’altissima qualità delle proprie strutture ricettive, valutate non da esperti del settore ma da chi fa la differenza, ovvero i clienti. – commenta Giulia Eremita, Marketing Manager di trivago Italia - Sorrento ha saputo mantenere alta l’asticella della qualità per il secondo anno consecutivo, facendosi nuovamente portavoce dell’eccellenza italiana nel mondo.”

“Merito degli sforzi costanti ed ingenti degli albergatori del territorio”, ha commentato il presidente della Federalberghi campana e sorrentina Costanzo Iaccarino, secondo cui “è evidente come sia innanzitutto la cultura dell’accoglienza che contraddistingue gli imprenditori del posto a far sì che si mantenga sempre alto il livello della qualità delle strutture. Sorrento del resto – ha concluso Iaccarino – è una meta turistica in cui si è trovato un perfetto equilibrio tra qualità dei servizi offerti e prezzo proposto, quest’ultimo peraltro sempre concorrenziale rispetto al mercato turistico internazionale”.


TOP 10 - La top 10 del trivago Online Reputation Index è molto variegata quest’anno, spazia infatti dalla Cina in prima posizione, al Vietnam in seconda, Italia terza, Marocco con Fès in quarta (84,64), ancora Cina con Suzhou (84,54), città patrimonio dell’UNESCO per i suoi giardini è chiamata anche la “Venezia dell’Est” a chiudere la top 5. Si prosegue in sesta posizione con la peruviana Cusco (84,43), nota come la Capitale dell’Impero Inca, per passare a Sedona (84,39) nello stato dell’Arizona e tornare in Europa con le città di Cracovia (84,23), Dresda (84,20) e Dubrovnik (84,17).

ITALIA - Non dista molto dalle prime 10 un’altra italiana, Lucca, che con un indice di reputazione dell’84,06 si posiziona al 12° posto, subito dopo Budapest e superando nomi noti come Belgrado, Spalato, Marrakech, Porto o Lisbona. La presenza del tricolore è forte in tutta la top 40, infatti dopo Lucca si posiziona 24a Verona (82,90) e 40a Bologna (81,91) che supera addirittura Berlino al 42° posto.
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martedì 27 gennaio 2015

Preso pericoloso latitante: Si nascondeva a Villaricca in casa di insospettabili

Arresto Latitante
di Matteo Giuliani


VILLARICCA. Lui muratore, lei casalinga, tre figli. Una famiglia di insospettabili denunciata per favoreggiamento dai carabinieri della compagnia di Bagnoli, perchè ospitava in casa Luigi Messuri, un 43enne casertano ritenuto affiliato al clan camorristico dei “Ligato-Lubrano”, cartello attivo a Pignataro Maggiore (Ce) e legato comunque alla criminalita’ organizzata dell’Agro Caleno.
Messuri era ricercato dall’agosto scorso, quando si era sottratto alla cattura perchè colpito da un ordine di carcerazione. emessa dal Tribunale di Napoli in quanto presunto responsabile di estorsione aggravata dalle finalita’ mafiose.
Gli operanti si sono messi sulle tracce del ricercato avendo recepito dal territorio la voce di una famiglia i cui componenti erano “improvvisamente aumentati”.
All’alba di oggi i militari hanno bussato alla porta di A.N., 50enne di Villaricca, il capo famiglia (trovandolo pronto per uscire e andare a lavoro). I carabinieri gli hanno domandato chi ci fosse in casa e lui, impacciato, ha farfugliato sulla presenza di un parente, poi di un amico molto stretto, poi restando in silenzio quando i militari hanno salutato Messuri vedendolo uscire in pigiama dalla stanza degli ospiti. Il latitante si e’ arreso senza profferire parola.
Nel corso dell’operazione i carabinieri hanno riscontrato la complicità di tutti i componenti della famiglia e la “normalita’ ” domestica verso l’ospite, arrestando per favoreggiamento A.N., il capo famiglia, e denunciando a piede libero la moglie e i figli (tutti incensurati) per lo stesso reato.
Sia messuri che A.N. dopo le formalita’ di rito sono stati accompagnati presso il penitenziario di Napoli Secondigliano.

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mercoledì 21 gennaio 2015

Alto impatto: 4 arresti tra Giugliano, Marano, Mugnano e Sant'Antimo

Gli arrestati: Salvatore Sequino, Fioravante Fabozzo e Giovanni Liccardodi Matteo Giuliani
GIUGLIANO. I Carabinieri della compagnia di Giugliano hanno effettuato un servizio ad alto impatto a Giugliano, Sant’Antimo, Marano e Mugnano, con il supporto di un elicottero dell’elinucleo di Pontecagnano. Nel corso delle varie perquisioni eseguite a carico di soggetti d’interesse operativo della zona e’ stato tratto in arresto per detenzione a fini di spaccio di sostanza stupefacente amicone Emanuele Ioime , 26enne, residente a Giugliano al vico Nilo, già noto alle forze dell'ordine, trovato in possesso nella sua casa di 29 confezioni di marijuana (circa 30 grammi) rinvenuti all’interno di un mobile della cucina. 

Sono stati inoltre eseguiti 3 provvedimenti restrittivi emessi dalla magistratura, con l’arresto di Fioravante Fabozzo , 23 anni, residente a Sant’Antimo in Piazza della Repubblica, già noto alle anche lui noto alle forze dell'ordine e giudicabile per reati inerenti agli stupefacenti, raggiunto da misura di aggravamento emessa dalla corte di appello di Napoli che ha disposto la sua custodia ai domiciliari dopo violazioni all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria; 

Giovanni Liccardo, 50 anni, residente a Marano in via San Rocco, già noto alle forze dell'ordine, raggiunto da un ordine di carcerazione emesso dalla procura della Repubblica di Napoli per l’espiazione di 2 anni, 2 mesi e 10 giorni di reclusione per furto, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale commessi a Marano il 13.05.2011. 

Salvatore Sequino, 25 anni, residente a Mugnano in via Cesare Battisti, già noto alle forze dell'ordine, raggiunto da un ordine di carcerazione emesso dalla procura di Napoli per l’espiazione di 4 anni di reclusione per detenzione e spaccio di stupefacenti commessi a Napoli il 18.09.2011. Durante i servizi su strada eseguiti contestualmente sono state denunciate 3 persone per detenzione e vendita di tabacchi di contrabbando, con il sequestro di circa 4 kg di “bionde” e segnalate al prefetto 8 persone trovate in possesso di modiche quantità di sostanze stupefacenti detenute per uso personale. Dopo le formalità di rito Amicone e’ ai domiciliari in attesa di rito direttissimo, Fabozzo e’ stato tradotto ai domiciliari, Liccardo e Sequino sono stati tradotti nella casa circondariale di Poggioreale.
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Trenta arresti tra il clan Moccia, tra loro affiliati di Qualiano, Mugnano e Melito

Gli arrestati: Pasquale Allotta, Giuseppe Iodice e Luigi Di Vaiodi Matteo Giuliani
QUALIANO - MUGNANO - MELITO. Nel blitz dei carabinieri di Casoria, contro i fiancheggiatori del clan Moccia di Afragola e dei gruppi a loro collegati, sono stati arrestati anche tre persone dell'hinterland: Giuseppe Iodice di Qualiano, Pasquale Allotta di Mugnano e Luigi Di Vaio di Melito. I tre sono finiti in manette, insieme altri 27 affiliati, perchè facenti parte di un'associazione per delinquere finalizzata al racket e all'usura nei comuni di Casoria, Frattamaggiore, Frattaminore fino ad espandersi verso Orta d'Atella nel basso casertano. Il clan estorceva denaro a qualsiasi ditta edile che operava nei suddetti comuni, fino a bloccare i lavori al primo circolo didattico di Casoria e a minacciare gli operai che vi lavoravano alla ristrutturazione. Una parte fondamentale dei loro traffici illeciti era costituito dall'usura con tassi d'interesse arrivati anche al 3000%. Pressati dai "cravattari" del clan anche casalinghe, operai, piccoli imprenditori che si vedevano costretti a pagare cifre esorbitanti per piccoli prestiti. Il "cambio" che pretendeva il clan era pari a 30 euro per ogni singolo euro prestato. Come detto tra gli affiliati era assurto agli onori dell cronaca anche il qualianese Giuseppe Iodice, che nel 2010 a seguito di un alterco con un altro degli arrestati, Federico Maldarelli suo sodale nel clan, venne ferito a colpi di pistola. I due erano venuti alle mani e Maldarelli aveva avuto la peggio, poi si cercò una riappacificazione tra i due, ma non essendo avvenuto ciò, Maldarelli sparò per vendetta a Iodice alla caviglia e al braccio sinistro, mandandolo al pronto soccorso. Iodice, portato poi al San Giovanni Bosco, dichiarò ai carabinieri di essere stato rapinato e perciò ferito.
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Camorra. ​Nel garage la «camera di tortura» per chi diceva no agli estorsori

Casoria. Lo scacco alla nuova camorra. È stato difficile e più complicato delle altre indagini sulla criminalità organizzata, perché questa volta i gruppi di Afragola e Casoria si erano spariti il territorio e le competenze criminali, ma solo geograficamente. Perché la cassa era in comune e, come hanno accertato i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia, si era radicato tra gli affiliati un inaspettato senso della solidarietà, sia con la disponibilità totale offerta, nei momenti di difficoltà per i singoli appartenenti, dagli altri sodali nell'assicurarsi vicendevolmente il necessario soccorso, come di evince dalle intercettazioni ambientali dei fratelli Cervi, detenuti che parlano con la mamma sulla puntualità del loro stipendio e delle parcelle pagate agli avvocati dal clan.

Una tabella stipendiale che prevedeva per i cosiddetti senatori del clan, Angelino Giuseppe, Francesco Favella, Michele Puzio, Antonio Cennamo – detto Tanuccio ‘o malommo” - uno stipendio che oscillava tra i cinquemila e i seimila euro al mese, mentre per tutti gli altri affiliati il compenso mensile variava tra i 1.500 e i 2.000 euro, a seconda dell'anzianità di affiliazione. Proprio come gli scatti di anzianità, per un lavoro normale, che lo stato non corrisponde più ma la camorra si. Ma questa sorta di welfare criminale, non terminava qui. C'era lo stipendio per i detenuti e i loro familiari e il pagamento delle spese legali. A occhio e croce, insomma chi era sulla piazza doveva fare fronte a qualcosa come centomila euro al mese, solo per le «spese per i dipendenti».

L'ordinanza che ha portato in cella questi trenta affialiati dei gruppi criminali che compongono quella che è oramai la «galassia dei Moccia», riporta almeno quindici estorsioni portate a segno sotto il loro nome. Anche se una sentenza dell'ottobre del 2013, non ha solo assolto Antonio Moccia dall'accusa di essere il capo del clan, ma ha ribadito che la cosca non esiste più. Per intimorire le vittime, gli indagati hanno utilizzato una «comunicazione» diversa, senza mai pronunciare il clan ma un generico «Mettetevi a posto con gli amici di Casoria». Come hanno poi dovuto testimoniare ben quindici impreditori, caduti nella rete degli estorsori e intercettati dai carabinieri.

Per realizzare i centomila e più euro al mese per pagare i «dipendenti» del clan, soprattutto i detenuti per reati più gravi con pene lunghe da scontare e sempre a rischio per il clan di diventare collaboratori di giustizia, i due gruppi di Casoria e Afragola, aveva formato più di una squadra di malavitosi dai modi bruschi e «molto noti» per l'appartenenza mai sconfessata al clan di Afragola. Per questo quando si presentavano nei cantieri, oltre al «mettetevi a posto con gli amici di Casoria», seguiva anche l'ordine perentorio di bloccare all'istante i lavori per evitare di essere uccisi a colpi di pistola. Qualche imprenditore ha pure resistito.

E allora è intervenuta la «squadra della morte», che letteralmente prendeva di peso la vittima e la portava in un garage di Casoria, dove chi aveva detto no, oltre ad accettare l'imposizione del pizzo (rate tra i cinquemila e settemila euro) doveva sborsare anche qualche centinaio di euro in più come tassa per il rifiuto. E chi non ce la faceva a pagare, veniva portato dagli amici usurai con il portafoglio pieno, che piazzavano un euro di prestito a trenta per la restituzione. E quei centomila euro al mese erano già in cassa dopo i primi dieci giorni.

Perché nulla sfuggiva agli esattori del clan : dai lavori pubblici o privati che fossero, alle aziende che facevano manutenzione stradale e nei cimiteri, fino ai venditori ambulanti di frittelle e crocché che pagavano una tassa alla camorra di cento euro a settimana. Persino i contrabbandieri di sigarette agli angoli delle strade, erano costretti all'obolo tra i cinque e i dieci euro la giorno per «gli amici di Casoria».

m.d.c.
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Camorra, sanità e appalti in Campania: ecco i nomi degli arrestati

Ventiquattro persone sono state arrestate in un'operazione della Dia di Napoli nell'ambito di un'inchiesta su appalti truccati delle Asl di Caserta aggiudicati a imprese del clan dei Casalesi, con l'appoggio di politici e amministratori pubblici. In corso anche numerosi sequestri di società e di beni.

Ecco i nomi degli arrestati in carcere

- Remo D'Amico
- Elvira Zagaria
- Antonio Magliulo (consigliere provinciale di Forza Italia)
- Raffaele Donciglio
- Bartolomeo Festa (dirigente unità operativa complessa di ingegneria ospedaliera)
- Vincenzo Cangiano
- Orlando Cesarini
- Domenico Ferraiuolo
- Gabriele D'Antonio
- Luigi Iannone 

I nomi degli indagati agli arresti domiciliari

- Francesco Alfonso Bottino (direttore generale azienda ospedaliera S'Anna e San Sebastiano)
- Salvatore Cioffi
- Antonio Della Mura
- Roberto Franchini
- Nicola Frese (dipendente unità operativa complessa di ingegneria)
- Giuseppe Gasparin (Direttore asl caserta ed ex sindaco caserta)
- Antonio Maddaloni (dipendente unità operativa complessa di ingegneria)
- Paolo Martino (dipendente unità operativa complessa di ingegneria)
- Mario Palombi
- Angelo Polverino ex consigliere regionale Pdl
- Giuseppe Porpora
- Rocco Ranfone
- Giuseppe Raucci (dipendente unità operativa complessa di ingegneria)
- Umberto Signoriello (dipendente unità operativa complessa di ingegneria)
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