sabato 24 novembre 2012

Pulcinella Days, tre giorni di festa per la maschera simbolo di Napoli

NAPOLI. E’ la maschera per antonomasia di Napoli: Pulcinella. E da domani la città che le ha dato i natali le dedicherà un giorno di festa.

Anzi, tre giorni di festa. Sono i “Pulcinella days” che si svolgeranno venerdì, sabato e domenica tra il Teatro instabile (Tin), l’Istituto per gli Studi Filosofici, il conservatorio di Musica San Pietro a Majella e la chiesa Santa Maria delle anime del Purgatorio ad Arco. Una kermesse culturale a costo zero, promossa dal Comune di Napoli, aperta a tutti e gratuita. “Pulcinella è un messaggero di vita – dice lo scrittore Jean Nol Schifano, ospite della rassegna – Un essere ermafrodito, Horus del popolo, figura esemplare del barocco esistenziale”.
L’evento si apre domani alle 11 all’ingresso di vico Fico al Purgatorio ad Arco, angolo via Tribunali, dove sarà inaugurata una grande scultura in bronzo di Pulcinella donata dall’artista Lello Esposito, con progetto dall’architetto Andrea Florio, istallata in uno spazio ripulito dal degrado e liberato dalle auto in sosta. All’inaugurazione sono annunciate le presenze del sindaco di Napoli Luigi de Magistris, dell’assessore all’Urbanistica, Luigi De Falco, dello scultore Lello Esposito, del regista Michele Del Grosso e dello scrittore Jean Noel Schifano.
http://www.pupia.tv

Iniziative contro la camorra


«Contro la camorra senza prudenza» Il 7 dicembre iniziativa contro i clan

NAPOLI - Il 7 dicembre il Comune di Napoli promuoverà «una grande iniziativa» contro la camorra. Ad annunciarlo il sindaco Luigi De Magistris a margine della presentazione di una mostra al Pan. Slogan della manifestazione "Contro la camorra senza prudenza" frase che, come ha riferito il sindaco, gli è stata detta da Rosanna, la fidanzata di Lino Romano ultima vittima innocente della criminalità organizzata a Napoli.

«Oggi nel 2012 - ha detto de Magistris - il "fuitvenne" di Eduardo noi lo diciamo alla camorra. Chi non si vuole convertire se ne vada da questa città in cui la stragrande maggioranza dei cittadini sono brave persone».

«Facciamo un “pacco” alla camorra» l'idea per Natale del comitato don Diana
NAPOLI - Fare un “pacco” alla camorra utilizzando i prodotti agricoli tipici coltivati nelle terre confiscate alle mafie: è l'idea del comitato don Peppe Diana per Natale. Che vuole in questo modo raccogliere fondi, valorizzare le produzioni no-camorra, e diffondere la cultura della legalità. 
L'idea è di proporre i cesti natalizi firmati Nco, Nuovo commercio organizzato. Dentro i prodotti tradizionali: fagioli, olio extravergine, cioccolato, pasta, pomodoro. Tutto però prodotto nelle terre confiscate alla malavita, inserito nel paniere della filiera etica nata in Campania.

Tre le tipologie di cesto disponibili: pacco Impegno, pacco Responsabile e pacco Memoria. «L'anno scorso - spiega Valerio Taglione, referente di Libera Caserta e presidente del Comitato don Peppe Diana - abbiamo venduto quasi 5 mila pacchi. E molti in altre regioni d'Italia. La novità di quest'anno è che il pacco cresce: sono infatti 16 le cooperative e due imprenditori che hanno denunciato il racket, ad entrare nel pacco. Quattro anni fa le cooperative erano solo due. Con il nuovo marchio Nco i produttori non perdono la loro identità ma fanno parte di una sfida più grande». 

«Facciamo un pacco alla camorra» è stato presentato oggi con la collaborazione di Libera e Polis alla presenza di numerosi produttori e parenti delle vittime della criminalità organizzata.

http://www.ilmattino.it

Faida Scampia, catturato il giovane boss Mariano Abete

NAPOLI. I carabinieri hanno catturato Mariano Abete, 21enne, residente in via Ghisleri, a Napoli, reggente dell’omonimo gruppo camorristico.


Il latitante è stato catturato dal nucleo operativo Stella e dalla stazione quartiere 167. Abete era uno dei ricercati per la nuova faida di Scampia.
Il giovane boss, arrestato all’alba, è stato scovato in un nascondiglio nella casa della madre, ricavato tra due pareti alle quali si accedeva tramite una parete mobile con apertura azionata a telecomando. Era ricercato per un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Napoli, per associazione mafiosa e associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti.
L'identikit di Abete era stato diffuso lo scorso 20 ottobre da carabinieri e polizia insieme con gli altri quattro latitanti che secondo gli investigatori hanno un ruolo di primo piano nella riesplosione della faida di camorra a Scampia.
"Aspettate, apro io, sono Mariano Abete", così il boss si è arreso nelle mani dei carabinieri della compagnia Stella del comando provinciale di Napoli. Quando i militari hanno intuito che nell'abitazione della madre di Abete era stato ricavato un nascondiglio tra le intercapedini di due pareti, hano iniziato ad abbatterle. A quel punto il latitante eccellente si è reso conto che per lui era finita, ha preferito arrendersi ed aprire con il telecomando la parete mobile. Abete è stato ammanettato intorno alle 5.30 sotto gli occhi della madre che lo teneva nascosto in casa da tempo.
Circa cento carabinieri avevano circondato poco prima l'edificio per dare inizio alla perquisizione. Ogni giorno, ed anche più volte in una sola giornata i carabinieri arrivano in forza a Scampia ma anche a Secondigliano e a Melito e in tutti i luoghi 'sensibili' dove è in atto la faida per perquisire edifici, garage e cantine.
Nelle scorse settimane la procura aveva deciso di rendere pubbliche le foto di cinque latitanti più pericolosi della faida di Scampia.  TRa questi Mariano Abete, seppur giovane, già potente e pericoloso. Una decina di giorni fa era stato arrestato un altro dei cinque latitanti più pericolosi, Rosario Guarino, 29 anni. Tra gli altri è ancora ricercato il giovane boss Marco Di Lauro, figlio del boss Paolo, detto “Ciruzzo 'o milionario”', protagonista con l'ala degli scissionisti della prima faida di Scampia. Restano ancora liberi anche Mario Riccio, di 21, Antonio Mennetta, di 27.
Calca di parenti davanti la caserma dei carabinieri “Pastrengo” a Napoli per salutare Mariano Abete, il ventunenne reggente dell'omonimo clan catturato questa mattina all'alba. Tra questi anche la giovane convivente. Vani i tentativi dei familiari di avvicinarsi al boss, che è uscito dalla caserma per essere accompagnato in carcere in tuta di acetato, leggermente ingrassato rispetto alle foto segnaletiche in possesso degli inquirenti.
Il procuratore della Repubblica di Napoli, Giovanni Colangelo, si è congratulato con il comandante generale dei carabinieri, generale Leonardo Gallitelli, e con i comandanti regionale della Campania e provinciale di Napoli per “l'esito brillante dell'operazione che ha portato alla cattura del latitante Mariano Abete'', reggente dell'omonimo gruppo camorristico. Il procuratore ha pregato di ''estendere le proprie congratulazioni” a tutti i militari che hanno operato. L'operazione - ha detto il procuratore Colangelo - dimostra “l'alto livello dell'impegno delle forze dell' ordine e la tensione che anima il loro lavoro quotidiano”.
http://www.pupia.tv

Clan dei Casalesi


CASERTA. La Squadra Mobile della Questura di Caserta, nell'ambito dell'operazione ''Thunderball 2'', ha arrestato Antonio Zagaria, fratello del boss Michele, ritenuto il reggente del clan dei Casalesi. In manette anche il nipote di Zagaria, Filippo Capaldo, e notificate in carcere provvedimenti ad altri due fratelli: Carmine e Pasquale. Il nipote dei Zagaria era stato scarcerato da circa un mese. Complessivamente sono nove, e riguardano elementi ritenuti di vertice del clan dei Casalesi, le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea, nell'ambito dell'operazione 'Thunderball 2'. Le accuse sono di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le indagini hanno consentito di fare luce, in particolare, su due diverse vicende estorsive subite da un imprenditore che, oberato da debiti usurari, e' stato costretto dalle minacce dei membri del clan camorrista a vendere attrezzature e beni strumentali della propria azienda agricola per restituire il denaro. I provvedimenti sono stati eseguiti dalla Squadra Mobile della Questura di Caserta, diretta dal vicequestore aggiunto Angelo Morabito, che contribuirono alla cattura del superlatitante Michele Zagaria, avvenuto il 7 dicembre 2011, dopo una latitanza di oltre 16 anni. 
Sono accusati di estorsioni aggravate dal metodo mafioso. In tutto sono nove gli arrestati nell'ambito delle indagini su una serie di estorsioni commesse ai danni dell'imprenditore Roberto Battaglia, titolare di un'azienda bufalina a Capua che ha denunciato pressioni e richieste di pizzo da parte del clan dei Casalesi. Battaglia, il giorno dopo la cattura del boss Zagaria aveva chiesto di essere ascoltato dai magistrati della Dda di Napoli ai quali, in un primo interrogatorio del 2 febbraio 2012, aveva riferito di richieste estorsive pregresse da parte del clan. Destinatari dell'ordinanza sono Carmine, Pasquale e Antonio Zagaria di 52, 48 e 50 anni, i cognati di Zagaria, Filippo, Francesco e Raffaele Capaldo, Nicola Diana, Pasquale Fontana e Ciro Benenati.
www.internapoli.it


Clan Pianese, depositati gli interrogatori dei pentiti

QUALIANO. Udienza rinviata a dicembre. Si tratta del primo atto del processo con rito abbreviato scelto da 51 persone ritenute affiliate al clan Pianese di Qualiano. Ieri, in aula, i pm hanno depositato gli interrogatori dei tre nuovi collaboratori di giustizia: Bruno D’Alterio (nella foto) fratello di Raffaella vedova del defunto boss Nicola Pianese, e dei fratelli Vito e Vincenzo Guadagano. Il giudice Cananzi, nell'aula Bunker 'Ticino 1' presso il carcere di Poggioreale, ha acquisito i verbali degli interrogatori dei collaboratori di giustizia, rinviando di fatto l'udienza per poi discutere, con gli avvocati degli imputati, i tempi di deposito dei verbali depositati. Intanto, a metà dicembre, partirà il processo con rito ordinario che vede alla sbarra ventidue persone, tra cui il ras del clan Mallardo di Giugliano Biagio Micillo. Gli imputati devono rispondere delle accuse di associazione mafiosa, estorsioni aggravate dall'articolo 7 e di altri reati. Alla sbarra 51 persone: Francesco Astuccia (36 anni di Qualiano), Zacaria Bara (36 anni di Qualiano), Salvatore Campanile (56 anni di Marano), Raffaele Campochiaro (40 anni di Piscinola), Biagio Cante (31 anni di Villaricca), Domenico Cante (31 anni di Villaricca), Agostino Ciccarelli (38 anni di Giugliano), Angelo Conte (28 di Qualiano), Maria Coppola (34 di Qualiano), Giovanni Correale (26 anni di Qualiano), Antonio D’Alterio (27 anni di Qualiano), Bruno D’Alterio (60 anni di Qualiano), Bruno D’Alterio (40 anni di Qualiano), Domenico D’Alterio (43 anni di Qualiano), Raffaella D’Alterio (50 anni di Qualiano), Giuseppe De Cario (33 anni di Qualiano), Giuseppe De Fenza (33 anni di Marano), Ciro De Meo (46 anni di Qualiano), Paride De Rosa (47 anni di Mugnano), Salvatore Di Marino (46 anni di Mugnano), Vincenzo Di Maro (23 anni di Qualiano), Salvatore di Palma (44 anni di Qualiano), Francesco Esposito (34 anni di Villaricca), Salvatore Ferrara (36 anni di Qualiano), Immacolato Fiorillo (46 anni di Qualiano), Alfonso Formisano (32 anni di Scampia), Vincenzo Guadagno (32 anni di Villaricca), Vito Guadagno (37enne di Villaricca), Fortuna Iovinelli (46 anni di Villaricca), Paolo Iovinelli (47 anni di Qualiano), Luigi Iuffredo (27 anni di Qualiano), Maurizio Lanna (46 anni di Giugliano), Luigi Mallardo (49 anni di Villaricca), Filippo Mastrantuono (27enne di Qualiano), Agostino Migliaccio (56enne di Qualiano), Anna Miraglia (41enne di Qualiano), Luigi Murolo (27 anni di Villaricca), Sergio Palumbo (52enne di Qualiano), Angelo Passarelli (38enne di Qualiano), Nicola Perillo (35enne di Qualiano), Costanza Pianese (30enne di Qualiano), Diego Pianese (55enne di Qualiano), Nicola Raffaele Pianese (23enne di Qualiano), Ramon Pizzo (29enne di Qualiano), Luigi Poerio (44 anni di Qualiano), Giuliano Quaranta (52enne di Milano), Domenico Russo (41enne di Giugliano), Giuseppe Scoglio (40enne del Rione Alto), Massimo Scoglio (37enne del Rione Alto) e Gerardo Strazzulli (41enne di Villaricca). A dicembre la prossima udienza che vedrà in aula gli imputati (il collegio difensivo è composta, tra gli altri, dagli avvocati Pasquale Pianese, Pietro Ciccarelli, Michele Giametta, Pasquale Russo ed Emilio Martino). (Mariano Fellico – 24/11/2012 – CdN)

Clan Mallardo praticamente sgominato

Mallardo: clan praticamente sgominato, ma all'appello mancano ancora i due latitanti: Moraca e Amicone
GIUGLIANO. Quattro boss catturati, oltre 50 tra affiliati, fiancheggiatori e prestanomi arrestati, oltre 100 le persone indagate a piede libero accusate di favorire le attività del clan, sequestro di un ingente patrimonio di beni mobili e immobili per un valore stimato di 1,3 miliardi di euro. Tutto in due anni e mezzo. Numeri impressionati quelli riguardanti il clan Mallardo, organizzazione criminale che per potenza economica e criminale - secondo gli inquirenti - è seconda solo al clan dei Casalesi. Da marzo 2010 a oggi, grazie a un’attività della procura di Napoli, che ha coordinato le operazioni eseguite dal Gico di Roma, Squadra Mobile e Comando Provinciale dell’Arma di Napoli, il clan Mallardo può considerarsi smantellato. Almeno nei suoi vertici. In cella, in due anni, sono finiti infatti i capi dell’organizzazione criminale che avevano presto il controllo della cosca dopo l’arresto dei super boss eccellenti Francesco e Giuseppe Mallardo, richiusi al 41 bis. In cella anche Feliciano Mallardo, che aveva preso le redini del clan dopo l’arresto dei cugini e anche lui rinchiuso al 41bis. Dopo qualche mese a finire in manette anche Francesco Napolitano, uno dei vertici del clan, e Biagio Micillo, ritenuto dagli inquirenti il luogotenente dei Mallardo nel territorio di Qualiano. Adesso gli inquirenti danno la caccia a Giuliano Amicone, uno dei fedelissimi dei Mallardo, e a Mauro Moraca, sfuggito al blitz di mercoledì scorso.
Clan Mallardo: arresti e sequestri della GdF
GIUGLIANO. Estorsione, intestazione fittizia di beni, perfino l'imposizione di una determinata marca di caffe': sono soprattutto questi i reati contestati alle cinque persone - una e' latitante - destinatarie di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere e considerate affiliate al clan Mallardo, nell'ambito della cosiddetta operazione 'Crash' che oggi ha portato anche al sequestro di beni per un valore di cinque milioni di euro. Arresti, quelli di oggi, che segnano le conclusioni di una indagine coordinata dalla direzione distrettuale antimafia della Procura di Napoli ed eseguita dal Gico della Guardia di Finanza. 

Gli arresti. Tra le persone destinatarie dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere, spicca Feliciano Mallardo, già in carcere, e considerato reggente pro tempore del clan. Ordinanze anche per Mauro Moraca, genero di Feliciano Mallardo, organizzatore nel settore delle estorsioni; Giuliano Amicone, considerato affiliato e uomo di fiducia dei Mallardo. Ed ancora, provvedimenti anche per Carlo Antonio D'Alterio, anche lui già in carcere e nipote di Feliciano Mallardo e per Silvio Diana, ritenuto uomo di assoluta fiducia del capo clan. Grazie alle intercettazioni ambientali, definite dal procuratore aggiunto Alessandro Pennasilico, ''determinanti e cruciali'' e grazie anche ai collaboratori di giustizia si e' ricostruito il sistema delle estorsioni messe in atto dai Mallardo, in particolare in due diverse vicende ai danni di due imprenditori edili giuglianesi. Svariate le operazioni economiche e imprenditoriali realizzate da Mauro Moraca, tra l'altro, per conto dei Mallardo. Non solo, Carlo Antonio D'Alterio, e' risultato componente di una cellula connessa al clan Mallardo, con particolare riferimento alla gestione nella distribuzione del caffe' Seddio rivelatasi poi un'autentica imposizione di tipo estorsivo del clan Mallardo nei confronti degli esercizi commerciali giuglianesi. Tra i beni sequestrati, otto immobili, terreni e quote societarie, beni strumentali, rapporti finanziari e beni immobili nella misura del 35% della 'Dream House'. 

Le indagini della Procura partenopea si inseriscono in un filone che ha già' portato a due operazioni con arresti e si sono avvalse di dichiarazioni di collaboratori di giustizia, ma anche di intercettazioni ambientali, ha ricostruito l'operatività di una 'cellula' del clan, gestita dal genero del boss che, attraverso le estorsioni, acquisiva in modo diretto o indiretto il controllo di attività economiche, per poi consentire a ditte del clan la partecipazione a appalti in ospedali ed enti pubblici. Nel corso dell'inchiesta, infatti sono state eseguite anche perquisizioni negli uffici della Asl Napoli 2 Nord accertando l'infiltrazione dei Mallardo in diversi settori. Come ad esempio la partecipazione di imprese 'amiche' a gare pubbliche, fra cui un appalto all'ospedale Cardarelli di Napoli, l'affidamento del servizio di derattizzazione, la vendita di terreni di proprieta' dell'Asl Napoli 2 nord, l'inserimento di imprese 'amiche' nell'elenco delle ditte accreditate dell'Asl Napoli 2 Nord, permettendo di procurare ai Mallardo ingenti profitti, da utilizzare per effettuare investimenti o per il reimpiego di soldi del clan. 

Tra i metodi estorsivi praticati, anche l'imposizione del caffè agli esercizi commerciali del giuglianese. Perquisizioni degli uomini del Gico della Guardia di Finanza nei locali degli uffici dell'Asl Napoli 2 Nord, sede di Giugliano di Campania. Accertata l'infiltrazione del clan Mallardo attraverso personaggi referenti: in particolare un dipendente, nei confronti del quale non è stato attuato alcun provvedimento penale, avrebbe fornito al gruppo camorristico informazioni relative a gare di appalto. Non e' escluso, ed e' in fase di accertamento, che il clan sia riuscito a partecipare se non a vincere qualcuna di queste gare.

Clan Mallardo: racket sui lavori al San Giuliano
GIUGLIANO. Costruzione di grandi parchi, ristrutturazione di ospedali, vendita di terreni di proprietà di enti pubblici. Il clan Mallardo, attraverso una dettagliata organizzazione, controlla il settore edilizio in città. E non solo quello privato ma anche quello pubblico. E laddove non riusciva a infiltrarsi con ‘ditte privilegiate’ negli appalti imponeva il pagamento del pizzo. Come avvenuto per esempio nei confronti di due imprenditori che hanno realizzato un complesso residenziale in via degli Innamorati a cui è stato imposto il versamento della somma complessiva di 115mila euro. Somma pagata in tre rate da 75mila euro nel novembre 2009, 20mila euro nel dicembre 2009 e altri 20mila euro nel febbraio 2010. Vittima del racket anche un altro imprenditore che ha effettuato lavori di ristrutturazione all’interno dell’ospedale San Giuliano di Giugliano. Il boss, attraverso la ‘talpa’, si informava degli appalti che l’Asl Napoli 2 preparava, i reparti da aprire e quelli da ristrutturare. Come avvenuto nel maggio 2009 quando Feliciano Mallardo diede incarico a Silvio Diana e Carlo Antonio D’Alterio di convocare un imprenditore che stata effettuando lavori di ristrutturazione all’ospedale San Giuliano. La vittima fu costretta a sborsare la somma di 60mila euro, di cui 55mila per la costruzione di 12 unità immobiliari e 5 mila euro, appunto, per alcune ristrutturazioni edilizie eseguite presso l’ospedale di Giugliano, tra cui il reparto di Radiologia. A darne conferma sono le intercettazioni ambientali eseguite presso l’agenzia di assicurazioni di via San Vito. Qui Feliciano convocò l’imprenditore che aveva da poco avviato l’esecuzione di lavori di costruzione degli appartamenti e aveva iniziato la realizzazione di interventi edili presso il presidio ospedaliero San Giuliano commissionati alla ditta dall’Asl Napoli 2 Nord, senza essersi prima recato dal Mallardo Feliciano al fine di conoscere l’entità della somma di danaro da corrispondere al clan. “Sta a fare pure un lavoro all’ospedale e non è venuto a dire niente, eh…”, commentano Feliciano Mallardo, Silvio Diana e Carlo Antonio Mallardo in attesa dell’arrivo dell’imprenditore nell’agenzia in via San Vito. La vittima precisa che aveva già ricevuto la visita di D’Alterio Carlo Antonio, nipote di Feliciano, il quale gli aveva ordinato di non iniziare in alcun modo l’attività edilizia prima di essersi recato al cospetto dello zio al fine di stabilire la somma di danaro da versare al clan. La somma fissata da Feliciano fu 25mila euro “…ci dai venticinquemila euro…”, disse. A quel punto il boss chiese chiese informazioni anche riguardo gli interventi edili che aveva di già iniziato presso al San Giuliano, rimproverandolo per il fatto che lo stesso non si fosse prima recato da lui “…poi stai lavorando nell’ospedale…tu me lo devi dire prima, ‘o frat’…io devo sapere prima queste cose qua…”, fu ‘il rimprovero’ del boss. “Ho peccato sopra a questa cosa…”, ammise a capo chino la vittima che così fu costretta a pagare in totale 60mila euro. A quel punto fu lo stesso imprenditore a chiedere al boss una mano per aggiudicarsi lavori per la ristrutturazione dell’impianto fognario al Cardarelli. “Te la do io una mano, basta che dopo la dai a me”, replico il boss facendo capire che qualora avesse vinto la gara avrebbe dovuto pagare la mazzetta al clan.

www.internapoli.it

sabato 17 novembre 2012

Preso il capo dei 'girati': «Joe Banana»


SCAMPIA. I poliziotti del commissariato di polizia di Frattamaggiore (Napoli) hanno arrestato Rosario Guarino, detto "Joe Banana", 29 anni, latitante dal marzo 2011, ritenuto al vertice del clan dei cosiddetti "Girati" di Scampia. Gli agenti hanno rintracciato l’uomo in un covo segreto al Vico Santa Giustina, ad Arzano. L’uomo era nell’elenco dei cinque latitanti, diffuso lo scorso 20 ottobre, con le relative foto, come invito rivolto alla cittadinanza napoletana al fine di collaborare per le ricerche degli stessi.
Dormiva quando i poliziotti del commissariato di Frattamaggiore, coordinati dal dirigente Angelo La Manna, lo hanno sorpreso nel suo covo. Guarino, capo della cosca della Vanella Grassi, ha detto subito “non sparate”, temendo più che i poliziotti l’arrivo di un gruppo di fuoco dei rivali Notturno-Abete-Abbinante-Mennella. La polizia è arrivata al boss in poco tempo, con una indagine tradizionale, cominciata due giorni fa con l'arresto di un altro affiliato al gruppo, un 29enne che era già ai domiciliari. Nella sua abitazione hanno trovato un bigliettino, consegnato da S.L., 18 anni, incensurato, ora denunciato per favoreggiamento. L’appartamento di Arzano in cui si rifugiava Guarino, 30 metri quadrati a piano terra in un vecchio fabbricato, è del padre. Il ragazzo faceva da collegamento tra il capo e i suoi affiliati. Guarino in persona non ha lasciato nel dubbio gli agenti: “Sono Joe Banana”, ha detto subito.
http://www.internapoli.it

Faida Scampia/ Joe Banana confida: «Questa guerra durerà altri 50 anni»
NAPOLI - Le braccia muscolose le ha piene di tatuaggi. Parla in dialetto in slang stretto, alternato a frasi forzate in italiano. Rosario Guarino fa parte della generazione figlia di quei capi che animarono la prima faida di Scampia. A Vanella Grassi lo chiamano Joe Banana da quando era adolescente. Niente a che vedere con il famoso boss americano Joseph Bonanno, detto Bananas, dei primi del Novecento. Il soprannome affibbiatogli dai «compagni» è legato al film di Steno del 1982 Banana Joe, interpretato da Bud Spencer. Mangiava molte banane, Guarino, ed era anche molto grasso, così gli amici gli dissero: «Uà, ti stai facendo troppo chiatto. Mangi troppe banane, come a Bud Spencer nel film». 
Il soprannome è etichetta duratura, che identifica in certi ambienti più di un nome anagrafico. Da anni, Rosario Guarino è Joe Banana. Quando gli agenti lo hanno arrestato, non si è scomposto. Si è lasciato però andare, con pacatezza, a considerazioni. Forse per stemperare la tensione. Considerazioni da capo: «Quando io uscirò, voi sarete andati tutti in pensione, lo so». 

Poi su Scampia e la faida: «Questa è una guerra trasversale che andrà avanti per altri 50 anni, senza regole. Non stiamo comandando più un cazzo, siete voi poliziotti che ci state distruggendo». E poi Secondigliano, il quartiere che con il clan Licciardi riuscì negli anni Novanta a diventare egemone nelle geografie della camorra cittadina prima dominata dai gruppi del centro storico, come i Giuliano di Forcella. L’area nord, periferia del degrado della 167 e della disperazioni di drogati in cerca di dosi nei pressi del Sert aperto in quell’area per la distribuzione del metadone ai tossicodipendenti da disintossicare. Periferia nord, dominio di gruppi di spaccio in aree assegnate, sotto il controllo dei clan. 

Chi ci è nato e ci è cresciuto, attratto dai guadagni della droga e dalla sottocultura dei clan, si è nutrito del mito del quartiere. Joe Banana ne è figlio e ricorda un’altra Secondigliano, quella dei Licciardi o di Aniello La Monica, poi anche di Paolo Di Lauro. Allora era un ragazzino, ma con gli agenti Guarino si è sfogato: «C’è una guerra tra noi di Secondigliano, ma prima eravamo davvero tutti uniti. Una cosa sola».

Nei documenti giudiziari, viene considerato un capo con Mario Riccio e Antonio Mennetta. Nell’ordinanza di custodia cautelare del marzo scorso, i magistrati lo accusano di essere tra i promotori dei «girati» che si contrappongono al clan Amato, storico gruppo di scissionisti. Sono i rampanti, i giovani di Vanella Grassi una volta legati al clan Di Lauro. Poi divennero scissionisti e in seguito scissionisti degli scissionisti, alleati di nuovo dei Di Lauro. 

Rosario Guarino è tra i più decisi. Nelle informative di polizia e nelle indagini della Dda napoletana lo considerano responsabile, mandante o esecutore, di non meno di una decina di omicidi. Per ora, nell’unica ordinanza firmata nei suoi confronti, quella per cui era latitante, figura solo l’accusa di associazione camorristica. 

Per interrogarlo, il pm Maurizio De Marco è tornato da una missione in Spagna. È la dimostrazione che l’arresto di Joe Banana viene considerato tappa importante nelle indagini sulla seconda faida di Scampia. All’appello, però, mancano ancora gli altri quattro.
http://www.ilmattino.it