domenica 25 settembre 2011

Camorra e scommesse

DENARO RICICLATO CON LE PUNTATE

NAPOLI - Proseguendo un’indagine che nel 2010 ha portato all’arresto di 25 persone, i carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata (NA) hanno eseguito un decreto di fermo della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli (Dda)
a carico di 8 personaggi affiliati o prestanome del clan camorristico dei “D’Alessandro – Di Martino” responsabili a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione finalizzata all’elusione di misure di prevenzione patrimoniale, esercizio di scommesse clandestine e riciclaggio di denaro. Tra i fermati, Maurizio Lopez, il dirigente nazionale dell’Ufficio Quote e Rischi della Intralot S.p.A.

Si indaga su 150 partite di calcio, per la maggior parte di serie minori ma alcune anche di serie A, il cui elenco è stato inviato dall'Agenzia dei monopoli che ha giudicato «anomali» i flussi di scommesse. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Napoli, Rosario Cantelmo, durante la conferenza stampa per illustrare i fermi eseguiti dai carabinieri nell'ambito dell'inchiesta su clan e scommesse. Cantelmo ha anche riferito che è in corso una rogatoria con un Paese straniero e altre ne saranno avviate: dalle indagini sono emersi contatti tra i D'Alessandro-Di Martino e alcuni loro referenti in Spagna e Sudamerica.

La Dda, con la procura di Torre Annunziata, sta esaminando il comportamento, definito «anomalo», di alcune tifoserie nei confronti di calciatori di squadre minori: c'è il sospetto che possano esserci contatti con i clan. «Si nota che la criminalità organizzata si fa sentire o addirittura le si chiede di intervenire», dice Cantelmo. Tra i fermati, oltre Maurizio Lopez, definito «persona intranea all'organizzazione», anche Antonio De Simone, direttore ufficio commerciale Intralot.

Sono state inoltre sottoposte a sequestro preventivo 2 agenzie di scommesse a Pimonte (NA) e Gragnano (NA) gestite da prestanome per conto del clan per riciclare denaro di illecita provenienza ed eludere le misure di prevenzione patrimoniali ed è emerso un tentativo di espansione in Emilia Romagna tramite la gestione occulta di agenzie di scommesse (una è stata localizzata a Rimini).

L'inchiesta che ha portato ad ulteriori sviluppi nelle indagini sul riciclaggio dei soldi dei clan nel mondo delle scommesse è una tranche di una più ampia indagine che il 15 ottobre dell'anno scorso portò a 25 fermi nel Napoletano. Droga, usura e scommesse unite in un solo filone che portava dritto ai guadagni illeciti dei clan di Castellammare di Stabia e dei Monti Lattari. Nel corso dell'operazione fu anche fermato il calciatore Cristian Biancone, svincolato dopo aver giocato nell'Avellino, accusato di truccare le partite in cambio di denaro per favorire gli interessi della cosca dei D'Alessandro nel mondo del gioco clandestino. Indagato un altro calciatore, il portiere Vitangelo Spadavecchia che, insieme con Biancone, secondo l'accusa, avrebbe fatto perdere al Sorrento, squadra nella quale militavano, la partita con la Juve Stabia.

«Con riferimento agli accadimenti odierni», Intralot Italia SpA, in una nota manifesta «la totale estraneità dell'azienda alla vicenda oggetto d'indagine della Procura di Napoli, con la quale intrattiene rapporti di leale collaborazione fin dall'inizio delle indagini». Intralot Italia Spa, nella sua qualità di concessionario pubblico, si ritiene parte lesa e si riserva di attivare «ogni azione utile a tutela dei propri interessi».
Nel mirino finiscono anche due gare del Napoli
di Francesco De Luca
NAPOLI - Colpo di scena nel corso dell'inchiesta sul calcio scommesse culminata in otto fermi due giorni fa. E stato scarcerato Lopes, difeso dagli avvocati Alberto Tortolano e Gerardo Auletta, dirigente di vertice di Intralot e ritenuto testa di ponte del clan D'Alessandro nell'inchiesta sul riciclaggio dei proventi della camorra stabiese. E' stato il Gip Bonaventura del tribunale di Roma a scarcerare Lopes: il giudice non ha convalidato il fermo, ne ha emesso misura. Ha respinto la richiesta della procura di Napoli, ritenendo che era venuto meno il profilo delle esigenze cautelari, ma anche i gravi indizi di colpevolezza. Decisiva probabilmente la condotta dell'indagato, che si è sottoposto per ben due volte a interrogatori, non si è sottratto, ha dato chiarimenti. Le accuse a Lopes risalgono al 2008, quando Vincenzo d'Alessandro era libero. Scommesse clandestine? Anche qui la materia e' controversa.

Quella domenica, 10 aprile, il Napoli volò per quattro ore in testa alla classifica, fino alla vittoria del Milan
sul campo della Fiorentina. Quindicimila tifosi in festa dopo il 2-0 sul campo del Bologna, partita finita dopo quattro mesi nel mirino della Procura napoletana.

Allo stadio Dall’Ara si ascoltavano solo i cori dei tifosi azzurri perché i sostenitori rossoblu erano «in sciopero» dopo la sconfitta subita dalla squadra di Malesani otto giorni prima a Brescia. Il Napoli segnò due gol in diciassette minuti. Prima la rete di Mascara, favorito da una difettosa respinta del portiere Viviano; poi il rigore di Hamsik. Secondo tempo noioso, senza tiri in porta, aspettando la fine della partita che consentì, anche se poche ore, al Napoli di scavalcare il Milan in testa alla classifica. Sotto inchiesta c’è anche la precedente gara del Bologna, persa il 2 aprile a Brescia, contro i lombardi che dopo 9’ erano in vantaggio già per 2-0 con i gol di Hetemaj e Zoboli. Finì 3-1 e il portiere Viviano realizzò una serie di miracolosi interventi.

L’allenatore Malesani respinse i sospetti piovuti sui giocatori: «Abbiamo fatto il massimo in una disastrosa situazione societaria». Su Brescia-Bologna venne aperta un’inchiesta della Procura federale; quel match finì nel fasciscolo dei magistrati della Procura di Cremona. Tra le partite osservate dalla Procura di Napoli c’è pure quella che il Bologna giocò dopo il ko contro gli azzurri, in casa del Chievo: successo dei veronesi per 2-0 il 17 aprile.

A proposito di lotta per la salvezza, pesanti furono i tre punti conquistati dal Catania il Primo maggio nella partita contro il Cagliari al Massimino. I sardi, guidati dall’ex ct Donadoni, erano ormai certi della permanenza in serie A. Sullo 0-0 il Catania si ritrovò in dieci per l’espulsione di Alvarez e incredibilmente riuscì a segnare in sette minuti, prima con Silvestre e poi con Bergessio, vincendo per 2-0. Al setaccio anche ben quattro partite giocate nelle ultime due giornate.

Il 14 maggio la vittoria della Lazio sul Genoa per 4-2: dopo un anonimo primo tempo, accompagnato dai fischi dei tifosi biancocelesti per i giocatori e per il tecnico Reja, una scintillante ripresa. E il 15 maggio il successo dell’Udinese, a caccia di punti per arrivare al quarto posto e qualificarsi per il preliminare Champions, sul campo del Chievo, «salvo e rilassato», secondo i resoconti.

Nell’estate 2010 la Procura di Napoli aveva aperto un’inchiesta sulle partite del precedente campionato, sulla base di un anomalo volume di scommesse su tre partite che riguardavano gli azzurri, in particolare Napoli-Parma, terminata con il successo degli emiliani per 3-2: tra primo e secondo tempo si erano registrate molte puntate favorevoli ai gialloblu. Peraltro, a distanza di mesi, sarebbe stato individuato tra i presenti a bordocampo Antonio Lo Russo, figlio del boss Salvatore Lo Russo, accreditato dalla ditta che si occupa della manutenzione del campo di gioco: pochi giorni dopo, si sarebbe reso latitante. Le altre partite erano Chievo-Napoli (1-2) e Napoli-Cagliari (0-0). Gli atti erano stati trasmessi al procuratore federale Palazzi, che aveva svolto un’indagine, ascoltando alcuni tesserati.

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Il procuratore Lepore: «Stiamo continuando le indagini. Spero che le accuse che si stanno facendo possano essere smentite - conclude lepore - altrimenti i campionati saltano in aria». Così il procuratore di Napoli, Giandomenico Lepore. Dalle indagini svolte dalla Dda sarebbero anche emerse altre vicende inquietanti come, le presunte pressioni degli ultras nei confronti di squadre che militano in serie minori.

Sotto esame dieci incontri di seria A. Sarebbero una decina gli incontri di serie A dello scorso campionato su cui sono in corso approfondimenti nell'ambito dell'inchiesta su camorra e calcioscommesse coordinata dalla Dda di Napoli. I carabinieri del gruppo di Torre Annunziata, che ieri hanno eseguito otto fermi per associazione camorristica e riciclaggio, stanno incrociando da mesi le segnalazioni ricevute dall'Agenzia dei monopoli e dalla Procura della Figc con le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e le notizie acquisite attraverso le intercettazioni telefoniche e ambientali. A quanto si è appreso, la maggior parte delle segnalazioni non trova riscontro investigativo. Su alcune partite, invece, si continua a lavorare perché più elementi lasciano pensare ad anomalie.

Le segnalazioni avvengono in particolare quando ci sono molte puntate su un esito improbabile dell'incontro. Nelle ultime settimane i pm Pierpaolo Filippelli e Claudio Siragusa e il procuratore aggiunto Rosario Cantelmo hanno sentito come testi diversi dirigenti di squadre di calcio, oltre ad alcuni giocatori di serie minori. Quello delle gare truccate è tuttavia solo un filone di un'inchiesta più ampia, che punta a individuare i canali attraverso cui il clan camorristico D'Alessandro - De Martino, attivo nella zona di Castellammare di Stabia e dei Monti Lattari, ricicla il denaro proveniente da estorsioni e spaccio di droga.


Camorra

Camorra, scacco al clan Stolder

NAPOLI - Imponevano tangenti un po' a tutti. Nella “pressa” racket dei picciotti del boss Raffaele Stolder anche l'ex centrocampista del Napoli Gianni Improta, proprietario dela scuola calcio Virgiolio, a Posillipo. Il particolare è contenuto nell'ordinanza di custodia cautelare, emessa dl gip Isabella Iaselli su richiesta dei pm antimafia Sergio Amato e Roberta Simeone, notificata all'alba di oggi dagli uomini del centro Dia (direzione investigativa antimafia) di Napoli.

Riciclaggio danaro sporco a San Marino. Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi c'è anche il boss in persona, Raffaele Stolder, imparentato con la famiglia Giuliano (la sorella Amalia, morta a marzo di quest'anno, era sposata con il boss Carmine Giuliano, anch'egli morto, fratello di "re" di Forcella, Luigi) e già detenuto per altri reati. Dalle indagini è emerso che il capoclan, tornato in libertà nel 2008 dopo aver trascorso 16 anni in carcere, aveva immediatamente ripreso il controllo del territorio di Forcella, imponendo tangenti ai commercianti e commissionando furti e rapine, soprattutto con la tecnica del buco. Il denaro così ricavato veniva riciclato da “una sofisticata rete di riciclatori attiva nel centro e nord d'Italia, che utilizzava colletti bianchi nella Repubblica di San Marino a San Marino con la complicità di professionisti”. Secondo quanto riferiscono gli investigatori, “attraverso il canale degli Stolder venivano riciclati anche i proventi della camorra dei Casalesi di Giuseppe Setola e della famiglia mafiosa dei Fidanzati, da tempo stanziati a Milano”.

L'estorsione all'ex centrocampista del Napoli. Da un'intercettazione ambientale emerge che il boss è seccato dal fatto che i proprietari non paghino la somma richiesta asserendo di essere in difficoltà economiche, mentre a suo giudizio hanno molti soldi, dal momento che, anni fa, proprio lui portò al centro sportivo i giocatori del Napoli Maradona e Carnevale e, grazie a questa trovata pubblicitaria, molti ragazzi si iscrissero alla scuola di calcio. «A 'sto cornuto - dice in particolare Raffaele Stolder - lì sopra sai a chi ci portai? A Maradona, con l'amicizia di Palummella (ex capo della tifoseria azzurra, ndr). Quello stava bene, stava bene anche con quell'inguacchiato di mio cognato (il boss Carmine Giuliano, ndr), stava proprio bene... Con Carnevale li portai lì sopra perchè all'inaugurazione del coso... uscì su tutti i giornali quel cesso... dopo un poco aveva un sacco di abbonati... tutti i ragazzi che andavano lì ad iscriversi». Dall'intercettazione emerge anche che gli uomini di Stolder minacciarono Salvatore Improta, fratello di Gianni: «Io gli ho detto: tu diglielo per imbasciata tua che siamo venuti qua... Ce la prendiamo con tutti, quanti gli ho detto, se tra una settimana non porti i soldi». La circostanza è stata smentita agli investigatori dai gestori del centro «sebbene - è scritto nell'ordinanza - sia rimasta confermata la descrizione degli uffici come risultante dalla ambientale».
Camorra, estosione al cantiere: arrestati emissari di clan di Secondigliano

NAPOLI - Nell’aprile del 2010 si erano presentati come emissari di un noto clan di Secondigliano (Licciardi) presso un cantiere edile chiedendo la somma di 500,00 euro per il proseguimento dei lavori di ristrutturazione. Alla richiesta estorsiva, avvenuta il 21 aprile, Iourano Esselen, di 47 anni, venne immediatamente arrestato dagli agenti della squadra mobile mentre il complice Giuseppe Pellegrino, di 29 anni, fu rintracciato il giorno dopo essendo riuscendo a fuggire a bordo di un’auto.

In relazione all’episodio intimidatorio, ieri pomeriggio gli agenti della squadra mobile hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda. Pellegrino è stato rintracciato dai poliziotti nei pressi della propria abitazione mentre ad Esselen il provvedimento è stato notificato in carcere dove è detenuto dal 21 aprile 2010. Entrambi dovranno rispondere di associazione per delinquere di tipo mafioso, ritenuti vicini al clan Licciardi di Secondigliano. Pellegrino, registra precedenti per associazione di tipo mafioso e rapina mentre Esselen ha precedenti per associazione di tipo mafioso, tentato omicidio, rapina ed armi.



Rifiuti e dintorni

Scandalo alla Napoliservizi: stipendi
aumentati con emergenza rifiuti
Il motivo: più decoro alla città

di Luigi Roano
NAPOLI - La parola magica è: superminimo. Assicura stipendi di 1,7 milioni di euro all’anno di qui all’eternità. A percepirlo, in virtù di un aumento messo a punto in piena crisi rifiuti, sono i membri del cda dell’azienda addetta al decoro urbano. Uno dei paradossi purtroppo non inusuali di Napoli. A essersi elargiti il regalo di un aumento di 5mila euro mensili sono gli uomini della Napoliservizi, azienda interamente di Palazzo San Giacomo. L’aumento che è stato loro accordato - durante l’ultimo mandato della Iervolino - è di quelli che nelle aziende virtuose vanno dati a chi è ritenuto di un certo spessore. E i dirigenti che si sono occupati di decoro urbano hanno percepito quella gratifica a titolo di riconoscimento per il buon lavoro effettuato. Nei giorni peggiori dei cumuli di rifiuti in città.

Stipendi gonfiati, De Magistris: «A casa
il Cda di Napoliservizi, via le cricche»

NAPOLI - Piazza pulita alla Napoliservizi: Cda azzerato e quadri con la valigia in mano. Gli stipendi d’oro della società stanno provocando un terremoto. Sulla gestione dell’azienda che ha come scopo - tra le altre cose - il decoro urbano e la cura del verde stanno venendo fuori altri particolari «a cominciare da extrabudget di 3,5 milioni per la guardiania armata non sono passati - racconta l’assessore al Bilancio Riccardo Realfonzo - per il Consiglio comunale».

Il sindaco è una furia: «Quello che sta venendo fuori è la conferma che la strada intrapresa del cambiamento delle partecipate è quella giusta. È un’operazione che stiamo portando avanti a ritmi velocissimi ma richiede del tempo perché ci sono resistenze e per quanto riguarda i quadri, essendo nomine politiche fatte nel passato, è difficile scardinare. Ci sono forti ostacoli giuridici, si rischia anche di perdere dei ricorsi. Noi stiamo operando con molta rapidità ma nel rispetto delle regole»

De Magistris: portare i rifiuti all'estero
costa meno che mandarli a Giugliano

NAPOLI - Portare per due anni i rifiuti di Napoli all'estero via nave «costerà meno che trasferirli a Giugliano, che si trova a cinque chilometri da qui. È un modo anche per combattere le ecomafie, il sistema dei subappalti, stroncare i rapporti politica-affari». Lo ha detto il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, in piazza Trieste e Trento nel corso della diretta di Rai 3 Ambiente Italia per la manifestazione 'Puliamo il mondo' di Legambiente. «Quando mi sono insediato - ha spiegato - ho trovato 2.500 tonnellate di rifiuti a terra. Ora, tra un paio di criticità, la città è pulita». Tra il 21 e il 22 settembre partirà la raccolta differenziata nel quartiere di Scampia. Proprio la differenziata, insieme con l'invio temporaneo di navi all'estero e un sistema impiantistico autonomo rappresenta la svolta «contro inceneritori e discariche». De Magistris è convinto che «non sia affatto utopistico» l'obiettivo di raggiungere il 70% di differenziata. «Abbiamo poche risorse ma - sottolinea - dalla parte nostra c'è una straordinaria mobilitazione di popolo».

Muore a 71 anni per uno scippo

SANT'ANTIMO. E' morta dopo circa un mese di agonia. Aveva battuto con la testa a terra e poco prima di perdere conoscenza ad una nipote aveva detto che era stata trascinata da alcuni sconosciuti. Ieri a Sant'Antimo, si sono tenuti i funerali della donna di 71 anni, Anna Angelino che, secondo quanto finora ricostruito, sarebbe stata derubata da qualcuno il 23 agosto scorso. La donna sarebbe stata scippata per strada ma non ci sono testimonianze. E questo sta rendendo il lavoro delle forze dell'ordine molto difficile. Il giorno dell'aggressione, la 71enne, si recava all'ufficio postale, nella sua borsa 50 euro e i suoi effetti personali. Anna Angelino stava attraversando via Di Vittorio a Sant'Antimo, quando qualcuno l'ha strattonata per toglierle la borsa, facendola sbattere violentemente a terra. L'appello a chi c'era è di rivolgersi ai carabinieri per raccontare ciò che hanno visto ed aiutare a dare un nome agli aggressori della povera vittima. La donna subito dopo la rapina venne soccorsa dai passanti e nessuno è stato in grado di ricostruire l'accaduto. L'ipotesi dello scippo quindi, sarebbe avvalorata dal fatto che i familiari non hanno trovato la borsa e dalle poche frasi pronunciate dalla donna poco prima di perdere conoscenza. Una agonia durata circa un mese. La donna e' morta domenica scorsa ed ieri si sono tenuti i funerali. Il sindaco di Sant'Antimo ha espresso il cordoglio a nome dell'amministrazione e dell'intera citta'. ''L'amministrazione si stringe attorno alla famiglia della signora Anna, vittima di un gesto vile di microcriminalita'. Ancora una volta - ha detto Piemonte - una vita umana e' stata strappata ai suoi cari per l'arroganza e la moralita' di persone che credono che la vita valga pochi euro''. (Ansa)

domenica 18 settembre 2011

Esposizione Fotografica “Non tacerò”

Venti ragazzi dell’agro aversano. Fotografi ai primi scatti, spesso armati di una digitale compatta a buon mercato. Sono loro i veri protagonisti del lavoro fotografico “Non tacerò. Il nostro sguardo sul territorio”.
70 scatti per raccontare Terra di Lavoro, da Aversa al Litorale Domizio passando per i Mazzoni, attraverso i suoi contrasti, dalla cementificazione alla mozzarella di bufala, dalla criminalità organizzata all’economia sociale.
Il progetto guidato da Luigi Caterino ed Antonio Lagravanese, ha avuto l’obiettivo di riflettere sul territorio attraverso la fotografia e di raccontarlo senza enfatizzarne gli stereotipi come facilmente può accadere raccontando questo pezzo di Campania.

Attraverso la fotografia gli autori hanno avuto modo di confrontarsi con il territorio e di chiedersi cosa raccontare e soprattutto come.
Gli autori delle foto sono ragazzi che vivono nell’Agro Aversano : Natalia Alekseeva, Chiara Arrichiello, Massimo Capano, Mariangela Caterino, Nicola Caterino, Davide De Filippis, Ida D’angelo, Elvira Diana, Francesca Diana, Rosanna Diana, Salvatore Diana, Ilaria Iavazzo, Roberto Fusciello, Emilia Ledda, Emma Melucci, Anna Paolella, Amerigo Romano, Lia Sardaro, Nicoletta Zara.
L’esposizione fotografica, frutto del Corso di Fotografia Sociale “La forza dell’immagine” organizzato dalle associazioni di volontariato Sinistra 2000, Amici della Musica ed Omnia e finanziato dai Bandi di Idee 2010, avrà un carattere itinerante e sarà presentata in diversi comuni della provincia.
http://www.oltregomorra.it

Rifiuti: situazioni non risolte

Asse mediano immondezzaio
di Giovanni Mauriello

MUGNANO - La rampa-immondezzaio e i detriti di lavori edili sono la nuova visione settembrina dell’asse mediano. La superstrada che dalla città conduce a Napoli nord dà il benvenuto nella terra dei fuochi, dove tutto si crea e tutto si distrugge. Per strada, sotto gli occhi di migliaia di automobilisti che a tutte le ore transitano per quei pochi chilometri di spazzatura.

Da Mugnano comincia la ramificazione stradale, attraverso un lungo e continuo serpentone di sacchetti lasciati ai margini della rampa. Alle auto restano appena due metri per il transito. Uguale scena appare nello svincolo in uscita su Cupa Perillo, al confine tra Napoli e Mugnano, una discarica a cielo aperto. A nulla sono valse le proteste del sindaco di Mugnano Giovanni Porcelli e le lettere inviate al comune di Napoli: pulire quell’area sembra non interessare.
Viaggiare è come sversare. Addirittura lungo i piloni che sovrastano la favelas abitata dai nomadi di Scampia adesso scaricano anche i detriti dai cassoni dei camion. Materiale da risulta di lavori stradali e di ristrutturazione edilizia, pezzi di asfalto ormai fuori uso. Il cumulo si “accompagna” ai copertoni di camion ed auto giacenti da mesi, al mobilio in disuso e agli avanzi di pelletterie e concerie. Un odore nauseabondo che accompagna un lungo elenco di sporcizia. Lo spazio sembra non finire mai. E quando accade allora si cambia corsia, per ricominciare nella piazzola opposta.

In quegli slarghi ed a poche centinaia di metri da uno dei maggiori centri commerciali della zona si sversa ogni cosa, a tutte le ore, meglio se di notte. Quando col buio cominciano i fuochi ed i fumi di materiale tossico, provenienti dall’area sottostante l’arteria. I tentacoli della monnezza s’allargano nelle varie direzioni, fino ad arrivare nella vicina circumvallazione esterna, la cosiddetta strada degli Alleati, perché costruita per facilitare l’arrivo degli Americani per la liberazione della città dagli oppressori. Adesso servirebbero per liberare questi luoghi da ben altra cosa.

Eppure non molti mesi fa l’intera superstrada che congiunge la periferia nord con il litorale domiziano ha subito un “pesante” maquillage. Una serie di interventi strutturali ed estetici per cambiare il volto al degrado ed all’incuria. Maxi tabelloni di indicazione, rifacimento delle aiuole spartitraffico, diserbamento e piantumazione di cespugli fioriti, posa di pietre colorate ai piedi dei pini centrali e soprattutto nuova segnaletica stradale.
Adesso fatevi una passeggiatina in auto e noterete come la completa mancanza di manutenzione ha di fatto buttato al vento la spesa economica di quei lavori. Molti cartelli stradali sono stati divelti da chi vende di tutto lungo la strada o abbattuti dagli automobilisti, che transitano sul ciglio destro della carreggiata, per evitare il traffico e le lunghe code alle rotatorie. Rami tagliati e spazzatura tra le pietre colorate, nei lunghi spartitraffico anneriti dall’incuria e dalle erbacce. Alla faccia del maquillage!
http://www.ilmattino.it

Incendi tossici, nel mirino il quartiere Casacelle

GIUGLIANO. I luoghi sono sempre gli stessi, gli orari anche. Anche ieri notte il quartiere di Casacelle e via Santa Caterina da Siena sono stati teatro di due grossi incendi tossici. Spaventoso quello verificatosi a pochi metri dalle palazzine popolari, al liceo Cartesio e alla scuola media Gramsci a Casacelle. In fiamme un cimitero di autovetture misto a materiali tossici e speciali tra cui eternit e pneumatici. La lunga scia di fumo nero e di puzza ha invaso l’intero quartiere rendendo per l’intera notte l’aria irrespirabile, tanto da spingere i residenti della zona a chiudere le finestre nonostante le temperature elevate. Le campagne di Casacelle sono da sempre gli sversatoi preferiti di persone incivili che, dopo aver scaricato di tutto, nella notte danno alle fiamme i materiali per liberare di nuovo l’area e ricominciare così daccapo. Teatro dell’ennesimo incendio anche la stradina di via Santa Caterina da Siena, sotto il cavalcavia dell’asse mediano. Qui si incendia a tutte le ore, anche la mattina. E non importa se a pochi passi c’è una delle cliniche di cura più imoprtanti della provincia di Napoli. I residenti della zona sono stanchi e si sono dati appuntamento a lunedì pomeriggio alle 18:30 fuori al cento Hera per denunciare il fenomeno: “Basta con gli incendi, stiamo morendo piano piano” - afferma un cittadino residente in zona che invita le altre persone a partecipare alla riunione di lunedì. Ogni giorno, a qualsiasi ora, si vedono piccoli furgoncini, apecar ed automobili accostare lungo l’arteria stradale su cui capeggia il cavalcavia dell’asse mediano. Qui non ci troviamo nella zona del Ponte Riccio, ma a pochi passi dal centro cittadino di Giugliano. Eppure è possibile toccare con mano la ‘Terra dei fuochi’. Cresce ogni giorno di più il cumulo di immondizia, fino a quando qualcuno non decide che bisogna fare ‘piazza pulita’ ed appicca il fuoco, come accaduto due giorni fa, gettando del materiale infiammabile sui pneumatici abbandonati. E non è possibile dare la colpa ai rom per i continui scarichi illegali e gli incendi di rifiuti. Ancora oggi è possibile vedere i residui di quell’incendio, al quale probabilmente in questi giorni ne sono susseguiti degli altri, visto l’immane quantità di rifiuti giacenti da settimane e settimane sul posto.       

Continuano gli arresti nei confronti di affiliati della camorra

Casalesi: preso Gaetano Cerci ritenuto affiliato al clan
CASERTA. Un noto esponente del clan dei Casalesi, Gaetano Cerci, - pregiudicato per associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico illecito di rifiuti, falsi e ricettazione - e' stato arrestato nella notte dalla squadra mobile di Caserta. In manette e' anche finito un carabiniere che - secondo quanto emerso dalle indagini - abitualmente faceva da autista al pregiudicato. Il militare e' ritenuto responsabile della rivelazione di notizie coperte da segreto d'ufficio. Arrestato anche un altro pregiudicato del Napoletano che si era rivolto al militare per ottenere informazioni riservate. Il carabiniere, inoltre, e' stato arrestato anche per detenzione e cessione di numerose dosi di sostanze stupefacenti che, sequestrate durante i turni di pattugliamento, consegnava ad una donna, tossicodipendente, anch'essa sottoposta a misura cautelare, con la quale intratteneva una relazione sentimentale. Gli arresti sono avvenuti a conclusione di indagini coordinate dalla Procura Distrettuale di Napoli e in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale partenopeo. Il militare dell'Arma arrestato nel corso dell’operazione era gia' sospeso dal servizio. L'uomo aveva frequentazioni con affiliati del clan dei casalesi. Il carabiniere ha prestato servizio a Napoli, era stato trasferito ed infine sospeso.

Boss dei Polverino preso durante la partita
QUARTO. Il blitz è scattato ieri sera durante la partita del Napoli. Il latitante è stato catturato in una villetta di campagna a Quarto mentre seduto in poltrona stava guardando in tv l'incontro di calcio Napoli-Manchester United insieme a un complice che ne favoriva la latitanza. I carabinieri del Reparto Operativo, Nucleo Investigativo di Napoli, hanno catturato il latitante Salvatore Liccardi, 37 anni, ritenuto affiliato di spicco del clan camorristico dei Polverino attivo nell'Hinterland Nord del capoluogo campano. All'uomo, che era riuscito a sfuggire al blitz dei carabinieri che nel maggio scorso portò all'arresto di 39 affiliati e prestanome del clan e al sequestro epocale di beni per oltre un miliardo di euro, i carabinieri hanno notificato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa su richiesta della Dda di Napoli con le accuse di associazione per delinquere di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsioni, usura, traffico e spaccio di stupefacenti, riciclaggio e reinvestimento di beni di provenienza illecita e altro.