sabato 29 maggio 2010

Campania, case fantasma. A Napoli il record

Campania maglia nera per le case-fantasma. Su due milioni di immobili mai denunciati agli uffici del Catasto, oltre 200mila si trovano nella nostra regione. Per la precisione 208.409. Il secondo posto spetta al Lazio (186.916), seguito da Puglia (154.085), Marche (137.777) e Sicilia (121.913).

La regione più virtuosa è invece la Liguria, con 4.756 edifici non dichiarati, ma si piazza bene anche il Molise (17.293). Numeri che emergono dall’indagine capillare avviata dall’Agenzia del territorio su indicazione del ministro dell’Economia Giulio Tremonti nell’ambito delle misure anti-evasione. Le case-fantasma sono infatti immobili di varia quadratura (ville, capannoni, mansarde) per i quali non si versa un euro di tasse.

Da qui il pressing del governo per effettuare una mappatura aerea del Paese, pronta dallo scorso mese di dicembre, attraverso migliaia di fotografie. Proprio da questo monitoraggio emergono dati inquietanti sulle città campane: in valore assoluto quella maggiormente fuorilegge è Salerno, con 93.389 appartamenti non dichiarati. Sul podio salgono Roma e Cosenza, seguite da Napoli (59.859) e Avellino (55.161).

Chiudono la classifica delle prime dieci posizioni altre cinque realtà del Sud ovvero Lecce, Palermo, Catania, Bari e Potenza. Se si considera la percentuale ogni 100 abitanti il primato negativo spetta ad Avellino (con Viterbo, Potenza, Rieti e Cosenza), mentre per chilometro quadrato Napoli batte di gran lunga tutti (51,3%). Basti pensare che, in questo speciale elenco, il secondo posto è occupato da Varese con 29,9 locali «misteriosi» per chilometro quadrato (quasi la metà del capoluogo partenopeo).

Si piazzano quindi Avellino, Lecce e Latina. Sulle cifre record della Campania pesa naturalmente il dilagante fenomeno dell’abusivismo edilizio, che negli ultimi 30 anni ha devastato intere porzioni di territorio provocando frequenti tragedie: è il caso, tra l’altro, dei quartieri partenopei Pianura e Camaldoli, ma anche di Ischia e delle Costiere amalfitana e sorrentina. Peraltro proprio a causa delle colate di cemento il governo ha varato nelle scorse settimane un decreto legge che ha bloccato le demolizioni (ma non quelle nelle zone vincolate) avviate dalla Procura con la cabina di regia coordinata dal procuratore generale Vincenzo Galgano.

Il provvedimento è ora all’esame del Parlamento per la conversione in legge e vede in prima linea i senatori del Pdl Carlo Sarro e Vincenzo Nespoli che puntano ad estendere alle zone vincolate il condono edilizio contemplato dalla legge 326/2003. In merito alle case-fantasma è invece in arrivo una sanatoria anti-sanzioni che dovrebbe consentire al Tesoro di recuperare 1,5 miliardi di euro.

Si ragiona su tre strade: i trasgressori potrebbero regolarizzarsi entro due mesi dall’entrata in vigore della norma versando solo le imposte dovute negli ultimi due anni; in alternativa i proprietari «in nero» avranno sei mesi di tempo ma in questo caso dovranno sborsare le tasse dei cinque anni precedenti; infine chi non si metterà in regola sarà costretto a versare anche le sanzioni. In due casi su tre, dunque, non ci sarebbero penali.

Una soluzione che potrebbe essere accolta dagli enti locali, che avrebbero così un beneficio diretto derivante dal pagamento delle tasse per gli anni successivi. Accanto a ciò è allo studio un maxi-condono da 5 miliardi di euro, di cui vanno però ancora definiti tempi e criteri.

Gerardo Ausiello
Il Mattino il 23/05/2010

Incompatibilità: 251 parlamentari con il lavoro-bis

INTERNAPOLI. Antonio Galdo Il senatore Claudio Fazzone rischia grosso. Fino a poche ore fa era parlamentare e consigliere regionale, due incarichi incompatibili, ma non avendo comunicato la sua decisione di optare per il seggio a palazzo Madama, la Giunta delle elezioni lo ha dichiarato decaduto e Fazzone si ritrova disoccupato. Vedremo come le alchimie politiche restituiranno a Fazzone un seggio, ma il fenomeno dei doppi incarichi dei parlamentari è diventato esplosivo: se ne contano, tra Camera e Senato, ben 251, dei quali circa la metà macchiati da incompatibilità formale e sostanziale. Il vizietto del doppio lavoro è bipartisan, e tutti fingono di avere le carte in regola per passare con disinvoltura da una votazione a Montecitorio a una seduta di giunte comunali, provinciali e regionali. Risultano misteriose, per esempio, le doti di ubiquità delll'avvocato Raffaele Stancanelli, allo stesso tempo sindaco di Catania, città di 313.000 abitanti sull'orlo di un perenne dissesto finanziario, e deputato del Pdl. Per non parlare del tris di poltrone tra le quali deve spostarsi il leghista Daniele Molgora, deputato, presidente della provincia di Brescia e sottosegretario all'Economia, con delega al bollente dossier del federalismo fiscale.

La sovrapposizione tra il seggio in Parlamento e un ruolo di responsabilità negli enti locali è diventata quasi naturale, come dimostrano i doppi ruoli dei sindaci di Brescia, Adriano Paroli, Afragola, Vincenzo Nespoli, Orbetello, Altero Matteoli; dei vicesindaci di Roma, Mauro Cutrufo, e di Milano, Riccardo De Corato, dei presidenti della provincia di Asti, Maria Teresa Armosino, Foggia, Antonio Pepe, e Napoli, Luigi Cesaro; di una pletora di assessori a partire dal sottosegretario Paolo Romani, componente della giunta comunale di Monza. Oltre alle cariche elettive, il fenomeno dei doppi incarichi investe anche le sfere del sottogoverno, con posizioni sospese sul filo del conflitto di interessi. La capitale, in questo caso, è Milano, dove nessun parlamentare ha voglia di rinunciare a ruoli strategici nel sistema amministrativo e finanziario della città che dovrà cambiare volto grazie ai finanziamenti per l'Expo 2015. La Fiera del capoluogo lombardo, per esempio, potrebbe trasferirsi in Parlamento. Il senatore Giampiero Cantoni la presiede, mentre l'emergente ciellino Maurizio Lupi è vice presidente della Camera e amministratore delegato di Fiera Milano Congressi, e la Sviluppo Sistema Fiera, controllata dalla Fondazione, è presieduta dal deputato leghista Marco Reguzzoni. Un gioco di incastri, di porte girevoli, dove l'alleanza politica si traduce in una ragnatela di incarichi, con l'ombrello parlamentare, a presidio del territorio. Un nome simbolo di questo meccanismo è sicuramente quello dell'ex ministro della Funzione Pubblica Lucio Stanca, che divide i suoi impegni tra l'agenda di deputato e la postazione di amministratore delegato di Expo 2015.

E se nella precedente legislatura il senatore del Pd Pietro Fuda rivendicava le sinergie tra il ruolo di parlamentare e quello di amministratore unico della Sogas, l'azienda che gestisce l'aeroporto di Reggio Calabria, in questo giro ci pensa il collega Vincenzo Speziali, senatore del Pdl, a tenere i piedi in due scarpe, occupando il seggio e un posto nel consiglio di amministrazione della Sacal, la società che gestisce lo scalo di Lamezia Terme. Sempre nell'esclusivo interesse dei cittadini calabresi, ovviamente. Il malcostume parlamentare non poteva lasciare indifferenti i colleghi dei consigli regionali. I più abili, nell'affermare il diritto al doppio incarico, sono stati i deputati siciliani. Si sono scritti e hanno approvato una legge ad hoc, visto che l'80 per cento dei parlamentari dell'isola fanno il doppio lavoro: l'opzione diventa obbligatoria soltanto dopo una sentenza definitiva in Cassazione che con i tempi della giustizia italiana non arriva prima di una decina d'anni. Come dire: palla in tribuna e capitolo chiuso. Al punto che le riunioni dell'amministrazioni comunale di Messina possono tenersi comodamente anche a Palermo, visto che hanno un seggio a Palazzo dei Normanni il sindaco, Giuseppe Buzzanca, il vice sindaco e assessore alla Cultura, Giovanni Ardizzone, l'assessore alla Protezione Civile, Fortunato Romano. Certo: rinunciare a un seggio in Parlamento, magari per rischiare la carriera politica nella scivolosa palude di una giunta comunale o di un'azienda municipalizzata, non è una scelta facile. Spulciando tra la carte dei bilanci della Camera e del Senato si scopre, infatti, che il welfare abbinato allo status di parlamentare è ancora un regno del Bengodi. Sono state eliminate alcune spese capricciose, come i 150 euro al mese di rimborso per la messa in piega delle senatrici, o il taglio dei capelli gratuito per i senatori.

Ma il Parlamento italiano continua a distribuire pensioni sotto i 50 anni e soltanto la Camera si concede una voce di rimborsi spese per quasi 73 milioni di euro. Il presidente del Senato, Renato Schifani, aveva annunciato in tempi di austerity una sforbiciata al budget di Palazzo Madama, 594 milioni di euro di dotazione annua, ma in realtà i costi, e i relativi finanziamenti del Tesoro, anche per il prossimo anno sono previsti in crescita, ben oltre il tasso di inflazione. Più 8 milioni di euro. E quanto possa rendere un posto in Parlamento è confermato da una semplice statistica: in media, una volta eletti, deputati e senatori presentano denunce dei redditi con tassi di crescita pari al 78 per cento rispetto a quando erano dei normali cittadini. Mentre si parla di trasparenza, di nuove norme anticorruzione, in realtà non si riesce neanche ad applicare quelle vecchie. C'è sempre un cavillo, una scappatoia formale per rinviare sine die l'appuntamento con la rinuncia al doppio lavoro. Il sindaco di Brescia, per tagliare corto alle polemiche sul suo doppio incarico, per esempio ha messo in rete, a chiusura della sua biografia, la motivazione tecnica che gli consente di continuare indisturbato nel doppio lavoro: poiché l'elezione alle due cariche, è scritto nel testo on line, è stata contestuale, il caso non è previsto dalle attuali norme sull'incompatibilità. Un appiglio al quale si è immediatamente aggrappato anche Giulio Marini, collega di Paroli in Parlamento, e sindaco di Viterbo. Le maglie larghe della legge, che in Italia è sempre abbinata all'inganno, sono state esaminate dai componenti della Giunta delle elezioni a Palazzo Madama che hanno passato al setaccio tutte le posizioni di incompatibilità Alla fine, di fronte all'evidenza, tre parlamentari della Giunta, di maggioranza e di opposizione, Marco Follini del Pd, Andrea Augello del Pdl e Gianpiero D'Alia dell'Udc, hanno sottoscritto una proposta di legge bipartisan che dovrebbe azzerare le precedenti, vischiosissime norme, e introdurre una griglia, chiara e stretta, di incompatibilità. La proposta, però, non è mai stata portata in aula o in qualche commissione, e in questa legislatura non ci sarà certo il tempo per discuterla. Il vizietto del doppio lavoro, per i parlamentari italiani, è un tabù, e pazienza se si tratta di un atto di prepotenza che gonfia qualche portafoglio ma contribuisce alla caduta verticale del principale valore di un uomo politico: la sua reputazione. (Il Mattino - 22/05/2010)
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Gli scout ridonano un pezzo di spiaggia alla cittadinanza

GIUGLIANO. Tra le tante spiagge di Licola, spesso piene di rifiuti di ogni tipo, oggi ce n’è una finalmente pulita. È il frutto del lavoro di oltre 40 scout dei gruppi di Giugliano e Frattamaggiore che ieri mattina hanno colorato con le loro camicie azzurre il litorale a confine tra Giugliano e Pozzuoli. In quanto abituati, per dettame del loro fondatore, a “lasciare il mondo un po’ migliore di come l’hanno trovato”, gli scout dei diversi gruppi hanno portato avanti anche quest’anno un progetto dal nome simbolico: “Mare nero”. L’iniziativa nasce, oltre che per ridonare un pezzo di spiaggia alla cittadinanza troppo spesso indifferente, anche per cercare di sensibilizzare coloro che non si sono mai chiesti cosa abbia ridotto il nostro litorale a una discarica a cielo aperto. Protagonista della giornata anche Raffaele Del Giudice, Direttore Legambiente Campania, che è intervenuto per spiegare il reale disastro ambientale che si nasconde sotto le spiagge – e sotto le case - nella zona di Licola. Un piccolo segno, certo, che unito alla sensibilità dei cittadini e soprattutto delle istituzioni, può restituire ai cittadini campani uno dei litorali più belli d’Italia, con un potenziale turistico così alto da far invidia alle Cinque Terre o alla Riviera Romagnola.
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sabato 22 maggio 2010

Il corno

di Sirena Megaride
Varie sono le notizie sull'epoca e sulle modalità d'uso del corno. Intorno al 3500 a.C., età neolitica, gli abitanti delle capanne erano soliti appendere sull'uscio della porta un corno, simbolo di fertilità. La fertilità, allora, era abbinata alla potenza e quindi al successo. Si era soliti offrire dei corni come voto alla dea Iside affinchè assistesse gli animali nella procreazione. Secondo la mitologia, Giove per ringraziare la sua nutrice le donò un corno dotato di poteri magici. Nell'età medievale il corno per portare fortuna doveva essere rosso e fatto a mano.

ImageIl rosso simboleggiava la vittoria sui nemici e doveva essere fatto a mano perché ogni talismano acquisisce poteri benefici dalle mani che lo producono. Il corno è il simbolo che allontana un'influenza magica maligna. Secondo la scaramanzia napoletana il corno deve essere un dono quindi per portare fortuna non deve essere comprato, inoltre deve essere: rigido, cavo all'interno, a forma sinusoidale e a punta.
TRADIZIONE NAPOLETANA
Il corno, è rigorosamente rosso e preferibilmente di corallo e fatto a mano (anche se oggi si trova soprattutto in plastica e prodotto industrialmente).
sembra che fin dall'epoca neolitica fosse simbolo di potenza e di fertilità e quindi era di buon augurio per chi lo possedeva. In corallo, perché la mentalità popolare considerava il corallo una pietra preziosa col potere di scacciare malocchi e proteggere le donne incinte. Rosso perché è un colore che viene associato spesso, e in molte culture, alla fortuna. Fatto a mano perché acquista poteri benefici dalle mani che lo realizzano. Il corno non si compra: si regala, tutt'al più si ruba (scherzo.): in caso di necessità - se vediamo uno iettatore, se un gatto nero ci attraversa la strada, se passiamo distrattamente sotto una scala - dobbiamo sfregarlo energicamente tra le dita.
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Napoli, lettera choc di una 12enne: «Voglio sposare un camorrista»

NAPOLI (19 maggio) - Una lettera choc. Che rivela tutto il disagio di un quartiere: «Voglio sposare un camorrista, così posso essere ricca...». A svelare al cardinale Sepe le intenzioni di una bambina di 12 anni, sono gli alunni della scuola media Virgilio IV di Scampia, durante la visita dell’arcivescono nell’istituto, ieri mattina.
Accendono uno dei computer di cui la scuola è dotata e mostrano al cardinale la risposta scritta, come un temino, alla loro coetanea: «È una scelta sbagliata, un camorrista è la persona più ingiusta al mondo». I ragazzi della II B, via Antonio Labriola, nel cuore di Scampia, non ci stanno. Sono la parte onesta e dicono alla loro coetanea che «i soldi non rappresentano il potere e non servono a costruire la felicità». Per loro «un boss è una persona che crede di essere migliore, ma i migliori, invece, sono quelli che vanno avanti pur non avendo niente e si sacrificano con un lavoro onesto».
È a loro che il cardinale Sepe, ieri mattina, è andato in visita. E trova la Scampia che non ti aspetti: alla Virgilio IV, scuola materna, elementare e media, ci sono laboratori informatici dove gli studenti imparano la storia e la geografia con giochi interattivi studiati per loro, laboratori scientifici dove bimbi di seconda elementare studiano i microbi, i germi, «ma anche come sono fatti i pidocchi», dice divertita Maria, 7 anni, sguardo sveglio e per nulla intimidito dalla visita del cardinale.

Con i 660 ragazzi della Virgilio IV Sepe trascorre una lunga mattinata, accompagnato dal dirigente scolastico Paolo Battimiello, la vicepresidente Paola Cortellessa, i rappresentanti della VIII municipalità Giuseppe Tortoriello e l'assessore alla Cultura Maria De Marco, i parroci del territorio don Alessandro Gargiulo, don Luigi Merluzzo, padre Pasquale Fioretti. Qui la scuola fa rete. «È questa la nostra forza - spiega Battimiello - interagire con il territorio ed offrire ai ragazzi un'alternativa alla strada».
I ragazzi hanno realizzato un video «Scancelliamoci» dove chiedono di abbattere i cancelli costruiti perché la scuola in 7 anni è stata vandalizzata 13 volte. «Ora - assicura il dirigente - non accade più. Grazie anche alla collaborazione incessante delle famiglie». «La vostra forza - commenta l'arcivescovo - sta nell'essere insieme: così fermerete chi vuole contrastarvi. Saremo vincitori sempre, se avremo dalla nostra parte tutti gli altri: istituzioni, scuole famiglia e chiesa». E ai giovani Sepe chiede un impegno di coraggio e responsabilità. «Arruolatevi nel mio esercito: l'esercito del bene e della legalità. Oggi nasce qui con voi, che siete la speranza e il futuro di Scampia», dice Sepe.
«Venendo in questa scuola vedo concretizzarsi il mio auspicio», aggiunge, e ricorda il suo arrivo a Napoli. «Il 1 luglio del 2006 ho baciato questa terra e mi ripromettevo di fare di Scampia l'emblema della speranza: con voi può diventare terra di giustizia, pace, legalità». Ne sono la conferma Rossella, Rosario, Monica, Antonio: hanno accolto il cardinale con tre scatole rosse con le scritte «fede, speranza e carità».
Dentro i loro messaggi: «Da grande voglio fare il dottore». «Io l'avvocato», «Io il dentista». A Scampia si continua a sognare un futuro. La lettera dei ragazzi della II B è la risposta alla loro giovane amica senza speranza: «Rifletti bene - dicono i ragazzi - dici che vuoi sposare un camorrista qualunque, una persona che guadagna molti soldi ma facendo affari sporchi. I soldi servono per mangiare, per bere, ma non rappresentano la ricchezza della gente. Quello che vuoi è solo una scorciatoia che ti porterebbe solo miseria e schiavitù, perché la camorra vuole solo schiavi! Solo con l'amore puoi avere il mondo tra le dita».
Rosanna Borzillo
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FINANCIAL TIMES: Un beneventano leader della musica classica mondiale


Napoli, 21 mag (Il Velino/Il Velino Campania) - I turisti sono impegnati a immortalare le strisce pedonali più famose del mondo: quelle di Abbey Road, a Londra, dove si trovavano gli studios utilizzati dai mostri sacri della musica contemporanea come Beatles a Pink Floyd. Oggi, in quegli stessi studios, è portata vanti la tradizione quasi centenaria creata da compositori e musicisti di fama internazionale. Una tradizione portata oggi avanti da Antonio Pappano che ricopre una delle posizioni più importanti nel campo della musica classica. A Covent Garden, dove è diventato direttore artistico nel 2002, è attualmente il responsabile del cartellone e degli artisti. Dal 2005 ha ricoperto lo stesso ruolo all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma ed è uno dei pochissimi direttori d'orchestra ad avere un contratto. Basti pensare che le sue recenti direzioni, per la Emi, del Requiem di Verdi e di Madama Butterfly di Puccini, rappresentano una vera e propria pietra miliare nell'interpretazione contemporanea di questi lavori.


È dedicata alla scoperta di Antonio Pappano e, in un certo qual modo, alle sue origini la rubrica del prestigioso Financial Times “A lunch with” (ovvero: A pranzo con), pubblicata settimanalmente dal quotidiano londinese e finalizzata alla “conoscenza” di personaggi famosi a tavola.
Pappano è, senza dubbio, una delle personalità di punta della musica classica a livello internazionale, visto sia i ruoli che ricopre tra Londra, Roma e Berlino che per le sue interpretazioni delle opere liriche più famose al mondo. Se, tuttavia, la lingua di ha un forte accento americano, nonostante sia nato nel Regno Unito, nelle vene e nel cuore di Pappano scorre sangue italiano o, per più essere precisi, beneventano. I genitori dell'artista inglese naturalizzato americano, infatti, erano originari di Castelfranco in Miscano, in provincia di Benevento, e residenti in Inghilterra dal 1958, anno in cui emigrarono nel Regno di Elisabetta II per cercare lavoro.
La famiglia di origini semplici, la madre faceva la cuoca e il padre ha fatto prima il cameriere e poi il cuoco, ha sempre sostenuto e spronato il giovane Antonio a seguire i propri interessi nel campo musicale diventando, in breve tempo, uno dei più stimati e ricercati pianisti. Ma, è bene sottolineare, ci tiene sempre a rimarcare le proprie origini italiane.

Pappano – scrive il Ft –, è in una posizione migliore della mia per giudicare la situazione in cui si trova l'Italia. Al di la del suo lavoro a Roma, il pianista ogni anno si reca a Castelfranco, un piccolo paesino della Campania, per dirigere un concerto e ritrovarsi con i suoi parenti beneventani. Basti pensare che suo padre è nato e, per un caso fortuito, anche morto nel paesino a Nord di Napoli durante una vacanza. In merito al futuro del Belpaese aggiunge: Ogni società che ha raggiunto vette altissime in passato può, per un po', sedersi sugli allori. Basti pensare alla Grecia o alla Germania. L'Italia vede il suo passato come una sorta di vitalizio, ma io vedo un Paese che potrebbe dare spazio creatività e alle opportunità. Altrimenti tutto ciò sarebbe solo un museo. La lunga intervista all'artista di origini campane si conclude proprio sugli italiani e sulla cultura italiana. Il giornalista chiede al pianista, in modo diretto e conciso, quali sono gli ingredienti della cultura del Belpaese. Il tempo è fondamentale – conclude –. ma non è una questione solo relativa al sole o al caldo. È il modo con cui l'Italia ti abbraccia facendoti capire l'importanza di vivere. E ciò che forgia i cuori è il senso della bellezza. Grazie, infatti, all'utilizzo della lingua italiana loro (gli italiani) sono riusciti ad avvicinarsi al concetto stesso di essere umano. E questo accade perché noi, quando cantiamo, ci esprimiamo con i più profondi dei nostri impulsi.
 (Francesco Maria Cirillo) 21 mag 2010 17:25
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sabato 15 maggio 2010

Sugo Napoli", così la Knorr conquista la Germania

Napoli, 14 mag (Il Velino/Il Velino Campania) - Il silenzio, si sa, in Germania è prassi. Quasi di rigore. C'è un solo luogo dove, oltre agli stadi e alle discoteche, sembra vedere infervorarsi gli animi e le passioni dei teutonici e non: il supermercato. Sì, perché se è vero che ogni mondo è paese, anche nella fredda ex Prussia occidentale i cuori e le passioni di massaie, casalinghi o semplici studenti sono pervasi dagli stessi ardori: cosa è meglio mangiare? Ebbene, ad accendere una vibrante discussione in uno dei centri commerciali più noti di Berlino è stata la nota salsa “Napoli”, una specie di sugo già pronto commercializzato dalla Knorr e commercializzato in tutto il mondo. Ad attirare l'orecchio degli ignari acquirenti del supermercato è stata la frase: Nein!Napoli ist zweifellos die beste Soße! Die anderen sind nichts dagegen. (No, il sugo Napoli è senza dubbio il migliore! Gli altri sono spazzatura). Protagonisti del curioso siparietto un'anziana coppia tedesca intenta nell'acquisto di vari sughi precotti. A causare il diverbio è stata la ferma contrarietà del marito, o compagno della signora, che si è rifiutato categoricamente di acquistare il sugo, sempre della Knorr, “Bolognese”. “Sono stato numerose volte a Napoli – spiega l'anziano -, e i sapori e gli odori di quella città sono indimenticabili. Di tempo ne è passato, ma non posso né mai potrò dimenticare quei giorni felici e, soprattutto, quelle mangiate così corpose e salutari. Sì, proprio salutari perché oltre alla salute facevano bene anche all'anima”. Ed è proprio questo, forse, il motivo per cui il colosso industriale tedesco ha deciso di identificare il nome di un suo prodotto proprio con la città e non, come avviene in altri casi, con il suo aggettivo. È chiaro che “Napoli” rappresenta un vero e proprio brand a se stante, un marchio di cose positive, e spesso negative, che sono ben presenti nelle menti dei cittadini di buona parte d'Europa. La scelta di chiamare proprio “Napoli” un sugo, infatti, sembra vole avvalorare l'ipotesi che la città partenopea sia un punto di riferimento per la gastronomia a livello internazionale. Spesso, si dice, in Germania come in altri paesi del Nord Europa, gli italiani e in particolar modo i meridionali vengono identificati secondo classificazioni spesso infamanti e ingiuste, che stereotipizzano i difetti di una città affetta da sempre da mille mali. Quel che non si dice, invece, è la frequenza di “esempi” e “prestiti” positivi che prendono spunto proprio dalle caratterizzazioni positive dei partenopei. L'aver identificato con la parola Napoli qualcosa di “buono, sano e gustoso” nonché a un prezzo molto conveniente, rappresenta un chiaro esempio di valorizzazione delle tradizioni locali, di cui tanto spesso si parla proprio a Napoli e per le quali, purtroppo, si fa sempre troppo poco, o male. La decisione della casa tedesca di nominare uno dei propri prodotti di punta “Napoli”, la confezione è di fatto presente in ogni tipo di supermercato, potrebbe rappresentare persino uno spunto di “nuovo marketing” per la città. Dagli spaghetti e pistole dello Spiegel di qualche anno fa, che ogni tanto pure rispuntano, al sugo presente su tutte le tavole dei tedeschi. Insomma, se le occasioni fanno l'uomo approfittatore, allora forse è il caso che chi governa la città si ridesti e sfrutti, non questa, ma le occasioni “fortuite” che il nome stesso della città dona quotidianamente ai suoi cittadini.
(Francesco Maria Cirillo) 14 mag 2010 17:45